L’appello e la convocazione lanciati dall’Associazione Culturale Piazza.

La “Valle dei Dinosauri” sta per
essere devastata da insediamenti industriali che stanno sorgendo a poche decine
di metri dalla cava Pontrelli. Questo uso spregiudicato del territorio, applicando
una legge straordinaria come se fosse uno strumento urbanistico ordinario, pone
in discussione la valorizzazione turistico culturale di tutta quell’area,
proprio quando tutto il mondo (la Walt Disney in testa) guarda con estremo interesse
all?importante scoperta.

Piazza insieme ad altre Associazioni aveva da
tempo lanciato l’allarme. Addirittura prima del Consiglio Comunale che
ratificò quegli accordi di programma, si inviava all’Amministrazione
Comunale un appello a riflettere sulle gravi conseguenze che avrebbero indignato
tutto il mondo e si chiedeva di sospendere la decisione.

Non accadde nulla. Anzi l’Amministrazione
decise di andare avanti proponendo altre decine e decine di accordi di programma
che devasteranno definitivamente il nostro territorio, nonostante ad Altamura
ci sia un?area artigianale e industriale prevista dal PRG.

E’ evidente allora che i cittadini e le associazioni
devono darsi impegni di partecipazione per evitare che qui si crei una sorta
di “complicità  collettiva”, dove tutti alla fine saremo colpevoli
di fronte all’opinione pubblica nazionale e internazionale e alle future
generazioni.

Ti invitiamo pertanto GIOVEDI’ 18 gennaio
2001 alle ore 19.00 presso il Centro Servizi Culturali
(Viale Martiri,
75) a partecipare ad un incontro per la eventuale costituzione di un Coordinamento
Cittadino per la difesa dei Beni Culturali del territorio e della Murgia e per
esaminare tutte le iniziative da intraprendere al fine di evitare che il “cemento
speculativo” seppellisca anche la nostra storia e la nostra identità .

Altamura, 15 gennaio 2001

Associazione Culturale Piazza

Corso Federico II, n. 90 Altamura

Il cemento assedia la ”casa” dei dinosauri.

sabato, 30 dicembre 2000

ARCHEOLOGIA

Il cemento assedia la
“casa” dei dinosauri

Le costruzioni previste dagli “accordi di programma”
con la Regione. Il presidente Fitto: ma i controlli spettano ai
Comuni Il cemento assedia la “casa” dei dinosauri Capannoni
industriali alle soglie del parco archeologico in Puglia. “Bloccheremo
il progetto” DAL NOSTRO INVIATO ALTAMURA (Bari) – Non sappiamo
se si chiamasse Aladar, come il bestione buono del film Dinosauri
della Walt Disney. Sappiamo però che era tale e quale Aladar.
E che potrebbe scomparire una seconda volta, non più per
colp a di una glaciazione, ma del cemento dei capannoni industriali
che stanno sorgendo proprio intorno alla vera Valle dei Dinosauri.
Il nostro Aladar era un dinosauro iguanodonte, alto una decina di
metri, che 65 milioni di anni fa, nel Cretacico superi ore, viveva
qui, nella Valle dei Dinosauri a quattro chilometri dalla città ,
insieme con duemila suoi compagni di branco. La scoperta, a maggio
dell’ anno scorso, è stata del paleontologo Umberto Nicosia,
dell’ università  di Roma, e dei geologi Massi mo Santantonio,
Massimo Sarti e Michele Claps, dell’ ateneo di Ancona. Gli studiosi
quasi non credevano ai loro occhi: nella cava di pietre “Pontrelli”,
che si apprestava a diventare una discarica di rifiuti, c’ erano
trentamila orme di dinosauri. Un a rivoluzione, dissero subito gli
esperti italiani e stranieri di Paleogeografia, poiché fino
a quel momento si era creduto che 65 milioni di anni fa l’ altopiano
della Murgia non era fra le terre emerse. Un tesoro da far fruttare,
perché no, speraro no tutti, magari insieme con l’ altra
recentissima ed eccezionale scoperta, a pochi chilometri dalla Valle
dei Dinosauri: l’ Homo Arcaicus, lo scheletro intatto e completo
del più antico esemplare umano mai rinvenuto, la cui “età ”
si aggirerebbe into rno ai 250 mila anni. Diciotto mesi dopo, niente
di tutto questo. Diciotto mesi dopo, a non più di cinquanta
metri in linea d’ aria dalla cava “Pontrelli”, si ergono
due capannoni in cemento armato (ma ne sono previsti sei, per 25
mila metri quadrati ) in cui si produrranno salotti. “Sono
soltanto i primi diecimila metri quadrati della grande pietra tombale
che rischia di seppellire un intero territorio e le sue ricchezze”,
dicono da tempo, inascoltati, molti imprenditori, diversi tecnici
e le as sociazioni culturali Archeoclub, Piazza e Mercadante. Che
non si tratti di una “svista” urbanistica, o di un fatto
isolato, lo si capisce dando un’ occhiata alla cartina: altri 17
opifici industriali sorgeranno proprio sul cranio dell’ Homo Arcaicus,
che dalle viscere della grotta di Lamalunga, in cui si trova, non
deve aver mai visto una cosa del genere. Ma non è finita.
Ci sono altri 50 capannoni (e fanno 73) che per la quasi totalità 
ricadranno “a pioggia” in un territorio che due anni fa
una legge dello Stato ha dichiarato “Parco nazionale dell’
Alta Murgia”. Basta così? Macché. Sono pronti
altri 70 progetti dello stesso tipo. Come gli altri, disseminati
qua e là , che utilizzano i finanziamenti europei previsti
per lo sviluppo e l’ occu pazione, costi quel che costi. I 73 progetti,
approvati a valanga dal Consiglio comunale di Altamura, per numero
e dislocazione costituiscono un unicum nel panorama italiano. Si
tratta di “accordi di programma” (intese tra Regioni e
Comuni) che hanno lo scopo – “quando mancano i piani regolatori
e gli altri strumenti urbanistici”, stabilisce la legge regionale
– di decidere dove e come insediare nuove attività  produttive,
senza perdersi in lungaggini burocratiche. Una finalità  buona,
ma pur semp re l’ eccezione, non la regola. Soprattutto quando già 
esistono aree industriali attrezzate. Come quella di un milione
di metri quadrati che si estende tra Altamura e Matera, dove, fra
gli altri, è presente il gruppo Natuzzi, leader del salotto.
Un’ area, questa, che l’ ex presidente del Cnel, Giuseppe De Rita,
in tempi non sospetti aveva individuato come il “nuovo distretto
del salotto italiano”. Ma allora perché non si è
scelto di andare lì, o anche altrove, a realizzare gli “accordi
di progra mma”, invece di ferire la Valle dei Dinosauri, l’
Homo Arcaicus, il Parco naturale? “Perché così
hanno scelto gli imprenditori riunitisi in consorzio – risponde
il sindaco Vito Plotino, di An -. Diventeremo la Milano del Sud,
qui abbiamo uno sviluppo impetuoso, con questi accordi creeremo
1542 posti di lavoro. Quanto ai dinosauri, quell’ area è
stata scelta prima che fossero scoperte le orme”. Sì,
ma si è cominciato a costruire dopo. “E allora vuol
dire che bloccheremo quel progetto – annuncia P lotino -. E interverremo
ovunque si presentino incompatibilità  simili”. Come
farà , il sindaco Plotino non lo spiega. “Nemmeno in
Consiglio comunale – ironizza – mi hanno fatto tutte queste obiezioni”.
“Ci credo – afferma Pietro Pepe, consigliere regi onale del
Ppi -, là  dentro ormai ci sono solo anime morte. Sotto elezioni,
poi, sembrano tutti un po’ più accondiscendenti. La verità 
è che la politica non esiste più. E così vincono
i clan d’ ogni tipo: per esempio quelli formati da studi tecnici,
i mprenditori, funzionari, che hanno la vera regia di queste operazioni”.
Un’ accusa che lascia indifferente Plotino, ma che viene commentata
con prudenza dal presidente della Giunta regionale, Raffaele Fitto,
che ha firmato gli accordi di programma. ” A noi, le domande
presentate risultano regolari – dice Fitto -. Poi, ogni Comune fa
le sue scelte e si assume le sue responsabilità , è
ovvio. Non spetta a me fare il controllore dell’ attuazione di quegli
accordi”. Adesso è il procuratore della Repub blica
di Bari, Emilio Marzano, che vuol vederci chiaro. Povero Aladar:
finire in tribunale, per non finire prima sotto i rifiuti e poi
sotto il cemento. Carlo Vulpio DALLA REALTA’ AL FILM La Walt Disney:
è la valle del nostro Aladar “Mentre noi stava mo lavorando
di fantasia, la realtà  ce lo faceva trovare qui. Avevamo
Aladar in casa e non lo sapevamo”. Così Fabiola Bertinotti,
della Walt Disney, racconta “l’ incontro” tra il protagonista
del kolossal “Dinosauri”, l’ iguanodonte Aladar (nella
fot o), e i suoi fratelli gemelli della Valle dei Dinosauri di Altamura.
Una scoperta che ha entusiasmato la Walt Disney e l’ ha portata
a proiettare il film in anteprima a Bari, oltre che a Roma e Milano.
“Il film racconta una storia di speranza – dice Bertinotti
– e rovescia la morale del branco: non più solo la sopravvivenza,
ma anche la protezione dei deboli”. C. Vul.


domenica , 14 gennaio
2001


ARCHEOLOGIA

La Disney vuole salvare la “Valle dei dinosauri”


ALTAMURA La Disney vuole salvare la “Valle dei dinosauri”
DAL NOSTRO INVIATO ALTAMURA (Bari) – La natura l’ ha conservata
per 65 milioni di anni. Ma ora che di fronte alla minaccia del cemento
nemmeno la natura può far nulla, è la magistratura
che ce rcherà  di impedirne una rapida “sepoltura”.
Nell’ attesa (di vincoli della Soprintendenza che non arrivano,
o di un intervento diretto del ministero dei Beni culturali), la
Valle dei dinosauri, che è proprio quella dell’ iguanodonte
Aladar, protagoni sta del film Dinosauri della Walt Disney, potrebbe
essere “salvata” dalla stessa multinazionale dei cartoon.
“Farne noi un Parco dei dinosauri sarebbe un sogno, burocrazia
permettendo”, spiega Fabiola Bertinotti, della Disney. Nel
frattempo, “per acc endere i riflettori sulla Valle, un tesoro
unico in Europa”, l’ idea da realizzare subito è legata
alla versione home-video del film. “Per l’ occasione, pensiamo
a un intervento diretto, di tipo culturale – spiega la Bertinotti-.
Un’ iniziativa inedi ta anche per noi, ma ne vale la pena”.
Per il momento, i dinosauri devono sperare nel lavoro del pm Elisabetta
Pugliese, che accerterà  perché, in base agli accordi
di programma tra Comune e Regione Puglia, si stanno costruendo sei
capannoni industria li per 25 mila metri quadrati proprio a due
passi dalla Valle, dove sono conservate trentamila orme di duemila
iguanodonti vissuti nel Cretacico superiore. Ma l’ indagine riguarderà 
anche gli altri insediamenti industriali approvati con il medesimo
s trumento degli accordi di programma (73, ma in tutto sono 150),
poiché oltre alla Valle dei dinosauri rischiano di essere
compromessi anche il sito archeologico dell’ Homo arcaicus (il più
antico esemplare completo di essere umano mai rinvenuto, 250 mila

anni) e il Parco nazionale dell’ Alta Murgia, in cui ricadrebbero,
come una “rosa” sparata da un fucile a pallini, il 90
per cento dei nuovi opifici. La scelta, rivendicata con orgoglio
dal sindaco Vito Plotino (“Creeremo 1542 posti di lavoro”)
e dalla giunta di centrodestra, ha scatenato polemiche infuocate:
se la città  ha un piano regolatore e può creare altrove
un’ ordinata area industriale, è la contestazione, perché
questo scempio? “Affari e poi affari, con quattro-cinque studi
tecnici alla regia delle operazioni”, sostengono Raffaele Crivelli,
Pietro Pepe e Michele Ventricelli, esponenti regionali di Rifondazione,
Ppi e Ds. Che sottolineano anche la “stranezza” di due
lettere dell’ assessorato regionale all’ Ambiente, ricevute da lla
Giunta comunale prima dell’ approvazione dei progetti ma protocollate
dopo, in cui si rammenta “l’ obbligo di rispettare le leggi
europee e nazionali per queste zone di protezione speciale”.
In città  intanto il protagonista è l’ iguanodonte
Alada r. Per lui, opposizione e associazioni culturali stanno preparando
una grande manifestazione pubblica: “Non sfrattate i dinosauri”.
Carlo Vulpio

Appello per un’Altamura nuova. Altamura2001.

L’inadeguatezza delle forme della
rappresentanza politica ed amministrativa rispetto alle trasformazioni
economiche, sociali e culturali in atto si fa di giorno in giorno
più drammatica. Il fenomeno è nazionale, ma nella
nostra città esso assume caratteri specifici di tale evidenza
che lo aggravano ulteriormente.

Altamura sembra essere incosciente
della trasformazione che la attraversa, disinteressarsi a una mutazione
che coinvolge l’interezza del suo corpo; viene governata da
pochi nell’interesse di pochissimi. Il suo ceto politico appare
incapace di prospettare un governo collettivo, condiviso e pubblicamente
riconosciuto della trasformazione. L’immobilismo, l’incapacità,
l’afasia della sinistra e il successo degli slogan semplicistici
della destra sono lì a dimostrarlo.

Eppure se si vuole segnare una svolta
ideale e politica in città, se si vuole sottrarre Altamura
alle logiche di un’esclusione sociale sempre più grave,
di una privatizzazione dello spazio pubblico messa in atto in questi
anni, se si vuole restituire voce alla politica come governo collettivo
della trasformazione e fare in modo che non sia il solito "comitato
d’affari", è necessario guardare alle trasformazioni
della spazio politico, indagare e comprendere la compressione della
partecipazione che si è verificata nell’inarrestabile
e inevitabile declino delle forme classiche della politica e dei
suoi attori dell’ultimo ventennio. Gran parte del mondo dell’associazionismo
e delle professioni, della cultura, dei giovani, sembra rassegnata
al silenzio, all’impossibilità di cambiare il corso
delle cose. A volte si ha l’impressione che siano molti, davvero
molti, coloro che non riescono più a trovare punti di riferimento
credibili nella politica del centrosinistra altamurano.

Le forme organizzative di partito
sono rimaste bloccate, culturalmente incapaci di rispondere adeguatamente
a vecchie e nuove esigenze dei cittadini, delle forze imprenditoriali,
culturali e sociali del territorio; ingessate in logiche centralistiche
e settarie che credevamo inesorabilmente appartenenti al passato.

Vistosi ed allarmanti appaiono i ritardi
e le inefficienze della Pubblica Amministrazione, inadeguati i tentativi
di risposta alle grandi e piccole sfide dell’immigrazione,
del disagio giovanile, delle crisi ambientali, della scuola e della
formazione, dell’economia globalizzata ed informatizzata, del
degrado civile e sociale, della domanda di strutture, spazi e servizi
aperti alla fruizione collettiva ed alla partecipazione dei cittadini.

Sembra che le forze partitiche, chiuse
a quanti non rientrino nella ristretta cerchia di intimi e fedelissimi,
si aggreghino o disaggreghino su tutto fuorché su questi
temi, che le coalizioni nascano e muoiano non sui contenuti, ma
sulla conservazione di piccoli apparati o di piccole carriere personali;
tutto si riduce nella conversazione tra pochi addetti ai lavori.
Tanto più si parla di programmi e di contenuti, tanto minore
è la concreta volontà di realizzarli.

L’interesse di tutti interessa
davvero a qualcuno?!

Quand’anche, in qualche singola
forza politica o singolo esponente politico, emerge la consapevolezza
dell’assoluta necessità di proporre alla città
un concreto e radicale piano di riforme e di sviluppo civile, questa
finisce per inaridirsi in estenuanti contese o per esprimersi in
modo tardivo, confuso e contraddittorio, finisce per tradursi in
iniziative inutili ed occasionali. Sono mancate le parole e le idee
chiare; anzi, su molte questioni, sono mancate del tutto le parole
e le idee.

Che cosa aspettiamo allora?
Che un centrodestra caotico ed inaffidabile si proponga per altri
cinque anni alla guida della città?

Che cosa aspettiamo? Che questo centrosinistra
si dissolva completamente nelle rivalità personali e nella
sterile ricerca di un leader?

Che cosa aspettiamo ancora? Che una
politica delle marionette e delle ambizioni personali occupi definitivamente
lo spazio un tempo assegnato alla ragione, alle idealità,
alla passione ed alla partecipazione dei cittadini, ai progetti
ed alle realizzazioni?

Che cosa aspettiamo? Che scribi e
farisei locali continuino a discutere di questo o quel successo
elettorale, di posti di potere occupati o da occupare, mentre carovane
di elettori si muovono verso l’astensione, verso l’indifferenza,
lontani dall’impegno civile?

Che cosa aspettiamo? Che tutti si
convincano davvero che le cose non cambiano, i metodi restano sempre
gli stessi ed i soliti pochi continuano comunque a fare i loro affari?

L’aspetto più desolante
della situazione altamurana è che tutti, del ceto politico,
sembrano d’accordo nell’aspettare. Aspettare cosa? Non
lo capiamo. E’ necessario allora uscire velocemente da questo
appiattimento. Per fare questo bisogna mirare alto. Serve
un metodo di governo fatto di capacità, di sensibilità
e di scelte coraggiose. Serve un piano di sviluppo civile
che punti ad una migliore qualità della vita per tutti e
non solo ad una vita di qualità riservata a pochi: attraverso
una migliore organizzazione e modernizzazione dell’apparato
istituzionale ed amministrativo, la valorizzazione dell’impegno
e delle professionalità degli altamurani, il coinvolgimento
dei cittadini nelle scelte amministrative; attraverso infrastrutture
e servizi adeguati alle effettive necessità dei cittadini
e non agli interessi di pochi; attraverso investimenti massicci
nella formazione e nella ricerca per nuovi percorsi professionali
e mestieri; attraverso il rispetto della legalità e degli
interessi collettivi, la valorizzazione e l’apertura alla fruizione
collettiva di tutti gli immobili di interesse pubblico; attraverso
il sostegno alle attività di volontariato e del settore no
profit
, il ricorso a forme di cooperazione pubblico-privato;
attraverso la difesa del territorio e dell’ambiente da tutte
le forme di speculazione e di distruzione, una crescita urbana programmata
e qualificata, la piena attuazione delle destinazioni urbanistiche
di piano, l’effettiva realizzazione di tutte le opere primarie
e secondarie di urbanizzazione.

E’ per queste ragioni che Altamura
ha assoluto bisogno di una nuova stagione politica. Questa necessità
non si riferisce soltanto all’esigenza di delineare un’idea
diversa di governo della città, ma soprattutto all’urgenza
di rivitalizzare una rete di persone, rapporti ed esperienze che
oggi appare priva del mordente necessario, utile per assicurare
condizioni migliori al confronto politico e sociale. La scelta tra
destra e sinistra dipende certo dalle scelte, dalle proposte, ma
anche e soprattutto dalla capacità di comunicare, parlare
e ascoltare; quella capacità, per intenderci, che è
mancata negli ultimi anni alla sinistra, non solo altamurana.

E’ necessario riconquistare il
senso di uno "spazio pubblico" (oggi immiserito a terra
di conquista di avventurieri, opportunisti ed affaristi) per tracciare
un possibile sentiero di riflessione che possa indicare la città
futura come luogo comune di diritti eguali ed interi per tutti,
sottratto alle strategie dell’intolleranza, dell’esclusione,
della repressione, e che possa immaginare una città non più
corpo e spazio amorfo di una socialità perduta o ridotta
a un circolo chiuso di produzione e consumo. Non possiamo accettare
passivamente che le trasformazioni in atto non siano governate collettivamente.
Tutto ciò implica una decisa capacità di rinnovamento
politico e culturale del centrosinistra altamurano, di apertura
autentica verso la società, i suoi soggetti, i diversi interessi.

Per fare questo non è più
sufficiente piangere, lamentarsi, disperarsi e recriminare se un
territorio è quotidianamente saccheggiato, se dilagano forme
di inciviltà, intolleranza, di teppismo o delinquenza di
ogni genere, se l’unico teatro cittadino è chiuso da
dieci anni, se mancano spazi verdi, se mancano servizi e strutture
a disposizione della collettività… mentre il tormentone
partitico continua e lascia imputridire la nostra città.

Diciamo la verità: di chi è
la colpa di tutto questo. Sono solo amministrazioni fatiscenti e
distratte i colpevoli? Solo una classe politica mediocre e sterilmente
rissosa, priva di di idee e passioni? O questo non è anche
il risultato ovvio di scelte da tutti noi fatte in questi anni?

E’ giunto il momento, allora,
di un impegno diretto di noi cittadini. Spetta a noi scegliere
la qualità dello sviluppo che vogliamo e su cui intediamo
impegnarci. Spetta a tutti noi prendere cura delle cose che a noi
stanno a cuore e che non hanno sinora trovato un’adeguata risposta
nel funzionamento della politica altamurana. Spetta a noi prendere
l’iniziativa e proporre un piano di sviluppo civile adeguato
alle nostre esigenze di cittadini.

Vogliamo dare inizio ad nuova iniziativa
politica e civile
che sia un segno di speranza, di libertà
e di responsabilità
. Perché è giunto il
momento di ricominciare a rappresentare gli interessi di tutta la
comunità per opporsi finalmente a quella rappresentanza dei
pochi e dei forti attuata in questi ultimi anni.

Un’iniziativa autenticamente
libertaria, aperta alla partecipazione di tutti.

Vogliamo verificare – diteci, dunque
– se questo Movimento, come crediamo, ha un senso o potrà
averne, se potrà essere utile ad Altamura ed a noi stessi
che in questa città ci viviamo. Chiunque voglia sottoscrivere
questo appello, sia interessato o voglia aderire a questa nuova
iniziativa che punta alla costruzione di una città aperta
a tutti ed a disposizione di tutti può contattarci ai seguenti
indirizzi:

lacittaditutti@hotmail.com
(la a va scritta senza accento)

oppure

altamura2001@hotmail.com

oppure

Movimento cittadino per la costruzione
di una città di tutti – Altamura2001

C.so Federico II di Svevia n. 90
(recapito provvisorio c/o Associazione culturale Piazza)

 

Il documento con il resoconto della manifestazione del 14 dicembre 2000.


Scaricalo da qui in formato pdf (da leggere con Abobe Acrobat).

Scarica i documenti in formato
PDF

Manifesto
fotografico
ManifestoProgramma
Volantino

Vi trasmetto messaggio e documento
ricevuti dagli amici di Torre
di Nebbia
. Il documento e l’appuntamento del 16 dicembre a Castel
del Monte (su cui spero di acquisire presto ulteriori e più
dettagliate informazioni) appaiono decisivi, anche alla luce della
presenza, all’incontro del 16, del Ministro per l’Ambiente Bordon
e del Presidente della Regione Fitto, vale a dire dei soggetti a
cui à? istituzionalmente demandato il raggiungimento dell’intesa
sull’istituzione del Parco dell’Alta Murgia. E’ l’occasione per
contarsi e far contare le ragioni di chi non si rassegna ancora
all’idea di un territorio immiserito a luogo di discariche (abusive
e no), cave, capannoni e lottizzazioni (abusivi e no), spietramento,
poligoni e depositi militari. Le ragioni, insomma, di chi, come
noi, ritiene che la Murgia, come la citt?, sia di tutti e non riservata
allo sfruttamento esclusivo dei soliti pochi.

DOCUMENTO DI ADESIONE ALLA MANIFESTAZIONE
INDETTA DAI COMITATI TERRITORIALI ALTA MURGIA
PER IL 16 DICEMBRE 2000 A CASTEL DEL MONTE

Da anni ormai il territorio dell’Alta
Murgia è al centro di un dibattito che vede coinvolti, a
diversi livelli, gruppi di base, associazioni di categorie, operatori
economici, Enti locali e Istituzioni nazionali. Tale dibattito si
è incentrato principalmente sull’esigenza di salvaguardare
il patrimonio naturale e antropico e sul ruolo da assegnare a quest’area
nel più vasto contesto territoriale in cui si colloca.

L’esito più importante
e tuttavia ancora provvisorio di questo articolato percorso va individuato,
come è noto, nell’approvazione della L.S. 426 del dicembre
1998 che sancisce la volontà da parte del Parlamento di istituire
il Parco nazionale dell’Alta Murgia, previa l’intesa
tra Ministero dell’Ambiente e Regione Puglia.

Questa intesa, a tutt’oggi, non
è stata raggiunta soprattutto a causa dell’ostracismo
e dell’indifferenza manifestati dal governo della Regione Puglia.

Nonostante l’esistenza di una
serie di norme tese a tutelare il suo patrimonio ambientale, Il
territorio dell’Alta Murgia risulta oggi subire una sorta di
ultimo assalto che sta compromettendo irreversibilmente la vita
dei suoi delicati ecosistemi

 

Negli anni più recenti la principale
causa di degrado è rappresentata dalla pratica cosiddetta
dello “spietramento”. Dopo aver impoverito la diversità
genetica delle culture tradizionali con l’estensione della monocoltura
cerealicola, un’assurda politica di sovvenzioni pubbliche ha consentito
di estendere lo spietramento ben oltre il limite del ragionevole.
Eufemisticamente definito “recupero del franco di coltivazione”,
la trasformazione dei pascoli spontanei in colture, per lo più
cerealicole, attraverso la frantumazione delle pietre calcarce,
produce terreni poveri soggetti ad un veloce processo di desertificazione,
a causa dell’azione erosiva dei venti ed al dilavamento delle acque
piovane, azioni non più contrastate dalla presenza degli
apparati radicali della vegetazione spontanea. Attualmente lo spietramento
ha trasformato in coltivazioni cerealicole più della metà
di quell’habitat, la pseudo steppa meditennea, Sito di Importanza
Comunitaria (SIC) ai sensi della direttiva 43/92/CEE. Tale devastante
pratica di dissodamento dei suoli rischia altresi di perturbate
il delicato equilibrio idrogeologico sotterraneo, sottoposto a vincolo
di “Riserva di acqua potabile’ (R.D. 3011M923 n. 3267, L 10/5/76
n° 319 e sue modifiche, Piano Regionale Acque del. Cons. Reg.
n. 455 dei 10/5/1984). E’ un disastro ecologico ma non finisce qui.

Inoltre i cosiddetti invasi artificiali
costruiti lungo il Costone dell’Alta Murgia, nonostante che da più
parti si sia evidenziato il danno ambientale, la poca trasparenza
nelle concessioni e, soprattutto l’inutilitá idraulica del
progetto (sbarramento di 6 lame, copertura in cemento di 8 ha di
Murgia, 40 km di canali, 100 ponti, 5 pozzi artesiani e tre torri
coliche) propedeutico ad una diga (Capodacqua) che non c’é:
grandi distese di cemento in cambio di insignificanti pozzanghere
d’acqua, come testimonia da anni l’invaso costruito a Monte Caccia.

L’Alta Murgia rischia di diventare
ricettacolo di fanghi di depurazione e reflui, in violazione
al Piano Regionale delle Acque.

La proliferazione di seconde case
e di villaggi residenziali (alcuni dei quali di dimensioni ragguardevoli)
e dei numerosi "accordi di programma" che consentono grazie
alla famigerata L.R. n°34, di costruire in modo indifferenziato
nelle zone agricole capannoni industriali, continua a “consumare”
e frammentare porzioni sempre più vaste di territorio.

L’Alta Murgia paga il prezzo di una
pesante servitù militare: 5 poligoni di tiro pressoché
permanenti ed una polveriera (quella di Poggiorsini) su cui grava
il sospetto di essere stata utilizzata come deposito di scorie
nucleari.

Infine, la piaga delle cave:
la presenza di centinaia di atti di estrazione ha trasformato gran
parte del territorio in una desolante distesa di enormi buchi con
il loro corollario di emuli di materiale di scarto. Le cave dismesse,
mai ripristinate dal punto di visto paesaggistico (come prescrive
la legge), sono potenziali discariche di rifiuti di ogni tipo, con
conseguenze inimmaginabili per quello che rimane dell’ecosistema
e per la falda.

Il quadro è senza alcun paradosso
catastrofico. Ci sentiamo tuttavia in dovere di lavorare per invertire
tale tendenza e le possibilità per riuscirci ci sono tutte.

Intanto c’è ancora una piccola
(ma ancora più preziosa proprio per questo) fetta di territorio
integro da salvare.

Per salvaguardare il reddito anche
futuro degli operatori agricoli è necessario promuovere un
processo di riqualificazione del territorio nella sua globalità,
e delle pratiche agricole in particolare, capace di integrare le
attività tradizionali con mezzi e strumenti non solo compatibili
con l’ambiente ma tali da determinante il miglioramento e la ricostruzione.
Le politiche rurali approvate dalla CEE vanno tutte nella direzione
di coniugare tutela e sviluppo (ex Reg CEE 20-78/92 ora Reg 1257/99
sugli aiuti all’agricoltura biologica) e l’Alta Murgia. in questo
scenario, può assumere certamente un ruolo fondamentale.

Altra risorsa su cui puntare è
il turismo rurale e culturale: i nostri centri storici sono m patrimonio
notevole da valorizzare, le testimonianze storiche-architettoniche
delle masserie e delle emergenze più significative (spicca
fra tutte Castel del Monte, il monumento più visitato della
Puglia) della civiltà delle Murge, inserite in uno scenario
naturale unico, rappresentano le basi ideali per far decollare un
turismo basato sulla scoperta del territorio e sul rispetto della
natura.

Per fare questo però è
necessario:

l. porre un argine immediato alle
forme di degrado che stanno compromettendo definitivamente le risorse
di cui l’Alta Murgia dispone;

2. attuare la legge 426/98 art.2 comma
5 sull’istituzione del Parco Nazionale.

Non deve sfuggire a nessuno che ogni
ritardo nell’emanazione dei decreto istitutivo del Parco dell’Alta
Murgia non puó che comportate il rinvio di urgenti attivazioni
di dinamiche di sviluppo economico sostenibile, dei relativi finanziamenti
previsti sia statali che comunitari (Piani triennali per l’Ambiente,
LIFE NATURA, Q.C.S, Agenda 2000, Programma Agrombientale, Delibera
Cons. Reg. n. 357/1998 Agricoltura Biologica, ecc … )

La nostra richiesta non è piú
derogabile data la velocitá dei processi di degrado in corso.

 

Considerato che:




- i processi di degrado rischiano
di cancellare per sempre gli ecosistemi naturali ed antropici
dell’Alta Murgia;

- la legge 426/98 art.2 comma
5 che istituisce il Parco, d’intesa con la Regione da raggiungersi
entro il temine di 180 gg (centottanta giorni, 0, 0);

- la Regione Puglia con la
Legge Regionale ‘Norme per l’istituzione e la gestione delle
aree naturali protette nella Regione Puglia~’ con l’art.5
ha individuato l’Alta Murgia come area protetta;

- che associazioni di categoria
(CIA, ACLI, Confcommercio) ed i sindacati unitari CGIL, CISLI,
UIL hanno espresso consenso all’istituzione dei Parco;

- che si registra un consenso
diffuso ed a piú riprese rinnovato nella societá
civile ed in altri settori produttivi, da parte dell’Universitá,
del mondo della scuola e della ricerca scientifica, delle
associazioni culturali, ambientaliste e professionali, delle
comunitá ecclesiastiche e religiose.

- Che il Ministero dell’Ambiente
ha piú volte sollecitato la Regione Puglia a sottoscrivere
l’intesa (note dei 61/10/99 e 22/12/99 del Servizio Conservazione
Natura, 0, 0);

- Che i Comuni inclusi nell’area
dei Parco, ad eccezione della sola Amministrazione di Altamura
hanno giá e più volte espresso il loro assenso,
presso la Regione Puglia, all’intesa per l’istituzione del
Parco Nazionale dell’Alta Murgia (vedi Documento approvato
dalla Conferenza di Servizi presso il Comune di Andria il
2711012000).

 



Visto:




- la legge 426/98 art.2 comma
5;


- il D.P.R n° 357 del
819197 “Regolamento di attuazione della direttiva 43/92/CEE
relativa alla conservazione degli habitat naturali e seminaturali,
nonché della flora e della fauna selvatiche- ;

- la direttiva 409/79/CEE;

- il P.U.T.T. e P.B.A. Piano
Urbanistico Territoriale Tematico – Piano beni Ambientali adottato
dalla G.R. con delibera n’ 69/65/1994;

- il P.R.A. (Piano Regionale
Risanamento Acque) approvato con delibera del Cons. Reg. n.455
del 10/5/1984;

- la L 43111985 (Tutela di
zone di particolare interesse ambientale, 0, 0);

- la L.R. 1911997, art. 5 (individuazione
dell’Alta Murgia come area protetta, 0, 0);

- il D.P.R. 12/4/1996 (atto
di indirizzo e coordinamento concernente disposizioni in materia
di valutazione di impatto ambientale)

- la nota dell’Assessorato
Regionale all’Ambiente del 16/2/2000 recante le nome di attuazione
dei D.P.R. n. 357 per la Zona di Protezione Speciale “Alta Murgia”;

- il D.M. 310412000 (elenco
siti SIC e delle zone di protezione speciale-G.U. n. 95 del
2210412000)

- il Reg CEE 1765/92, art 9
(PAC seminativi)

- i( Reg CEE 1257199 (sostegno
allo sviluppo rurale- FEAOG)

- il Reg CEE 1260199 (disposizioni
generali sui fondi strutturali, 0, 0);

- il Programma Operativo Regionale
(P.O.R.) 2000-2006 fondi strutturali;

- la L-R. n. 7198 (nome per
l’esercizio delle funzioni relative agli usi civici e terre
collettive)

- le risultanze della Conferenza
di servizi convocata dal Presidente Regione Puglia pre-tempore
il 24/11 111993 in Bui, per la proposta di perimetrazione e
nome di salvaguardia provvisoria del Parco Nazionale dell’Alta
Murgia;

- il documento approvato dai
Comuni del Parco nella conferenza di servizi convocata presso
il comune di Ruvo di Puglia il 27102198;

- l’impegno ad attivare, sui
rispettivi territori comunali inseriti nell’area parco, politiche
urbanistiche ed ambientali rispettose dei vincoli e dei valori
ambientali ivi presenti;

 


SI CHIEDE



- al Sig. Ministro dell’Ambiente
di emanare Ordinanza ministeriale urgente di divieto della pratica
dello spietramento (dissodamento dei pascoli) su tutto il territorio
di pertinenza ai comuni dell’Alta Murgia in attesa della perimetrazione
del Parco, in quanto opera di distruzione irreversibile delle
componenti biotiche ed abiotiche di tale sito rilevante sul
piano della Biodiversitá;

- alla Regione Puglia di attuare
immediatamente la L 426198 art.2 comma 5; e di procedere immediatamente
alla perimetrazione, definitiva del Parco;

- alla Regione Puglia, assessorato
all’Ambiente, di sottoporre a “valutazione d’incidenza”, come
previsto dal D.P.R. 357, tutte le opere di dissodamento a qualunque
estensione esse si riferiscano;

- alla Regione Puglia, assessorato
all’Ambiente, di sottopone a Valutazione d’Incidenza” e/o Valutazione
di Impatto Ambientale tutti i progetti (in particolare modo
le attività estrattive, ed il cambio di destinazione
d’uso agricolo dei suoli ricadenti nell’area, giusta prescrizione
ex art.5 D.P.R. 357197 ed art. 1, comma 6 D.P.R. 12/4/96 (G.U.
12/9/96, 0, 0);

- alla Regione Puglia di bloccare
ogni eventuale pratica di spandimento dei lunghi e reflui nell’area
dell’Alta Murgia quale “arca di riserva di acqua potabile” prevista
dal P.R,A.

- alla Regione Puglia di attivate
il P.R.A.E (Piano Regionale Attività Estrattive) nel
rispetto delle aree protette e/o dei Siti di Importanza Comunitaria;

- alla Regione Puglia, Assessorato
all’Agricoltura, di verificare la legittimità in ordine
all’erogazione di contributi previsti dal Reg CEE n. 1257199
(ex Reg CEE 2079/92 e Reg. del. Cons: Reg. n’ 357 dei 25111/1998)
inerenti le tecniche di agricoltura biologica, limitatamente
agli interventi effettuati nell’area dell’Alta Murgia previo
spietramento e trasformazione dei pascoli; atteso che tale pratica
di trasformazione di suoli in pascolativi è in contrasto
con le finalitá dei regolamenti stessi;

- alla Regione Puglia, assessorato
all’Agricoltura, la rigorosa applicazione dell’art. 9 del Reg.
CEE 1765199 (PAC seminativi, divieto di indennità
compensativa per i terreni destinati al 3111211991 a
pascolo permanente),

- alla Regione Puglia di attivarsi
per il rispetto e il recupero al demanio pubblico dell’enome
patrimonio di “uso civico” insistente nell’arca dell’Alta Murgia
quale categoria vincolata, sul piano paesaggistico, dalla L
413185 e dalla L:R: 30190 e quale patrimonio, dei vari Comuni
al servizio dei benessere e della fruizione ambientale collettiva;
giusta L.R. n. 7198;

- alla Regione Puglia, assessorato
all’Ambiente, di emanare le nome di salvaguardia della Zona
di Protezione Speciale nonché SIC “Alta Murgia”, giusta
art.4 D.P.R. 357197;

- alla Regione Puglia, la previsione,
nell’ambilo del POR 2000-2006 e dei relativi “Complementi di
programmazione,’, di conferire risorse per le aree protette,
per misure di sviluppo sostembile, anche a fini compensativi
dei vincoli ambientali;

- alla Regione Puglia, la modifica
della L.R. n’ 13 del 25/09/2000 (procedure per l’attuazione
dei POR) in ordine alla revisione ex art.37 di riduzione percentuale
del cofinanziamento anche per i Comuni interessati al Parco
dell’Alta Murgia;

- all’AIMA una efficace azione
di controllo in ordine alla corretta applicazione dei regolamenti
comunitari di sostegno a[l’agricoltura;

- alla Commissione europea,
Direzione Generale per l’Ambiente, la verifica di osservanza
delle direttive CEE 791409 e 92143;

- alla Commissione europea,
Direzione generale per l’Agricoltura, la verifica di osservanza
del Reg. CEE 1765192 art.9 e Reg.CEE 2078/92 ora 1257199;

- al Corpo Forestale dello
Stato di attivarsi nel controllo del territorio dell’Alta Murgia
e nel bloccare tutti gli spietramenti in corso che non dimostrano
di avere ottenuto un risultato positivo con la ‘valutazione
d’incidenza” così come prescritto dal D.P.R. 357/1997;


 

Lettera del prof. avv. Gagliardi La Gala, consulente legale del Comune di Altamu


Lettera indirizzata
al Sindaco di Altamura il 28 novembre 2000 (protocollata al Comune
di Altamura il 30 novembre 2000 con il n. 34133) dal prof. avv.
Gagliardi La Gala, consulente legale del Comune di Altamura incaricato,
con la delibera di Giunta n. 67 del 9 febbraio 2000, di seguire
gli aspetti legali della procedura espropriativa del Teatro Mercadante.

* * *

 

Bari lì 28 novembre 2000

 

Illustre Signor Sindaco
del Comune di Altamura
SEDE

 

 

OGGETTO: procedimento ablatorio concernente l’acquisizione
del Teatro Mercadante

RIF.TO: delibera di incarico della Giunta Municipale
n. 67 del 9/2/2000.

 

Illustre Sindaco,

in riferimento al fax ricevuto in
via breve in data odierna contenente la nota del Soprintendente
per i Beni AA.AA.AA.SS., prot. n. 17909 (data illeggibile), ritengo
necessario sollecitare un formale incontro di chiarimenti tecnici
con il Soprintendente, soprattutto per quanto concerne la richiesta
(ultronea ed attualmente impossibile da soddisfare) di una "copia
conforme del provvedimento di approvazione del progetto di restauro
e della relativa spesa".

In questa prospettiva ho predisposto
l’allegata lettera che invierò al Soprintendente Arch.
Mario Antonio De Cunzo ove non vi sia un diverso avviso dell’Ente.

Nel contempo, si rende urgente
e necessario un incontro del sottoscritto con l’Amministrazione
Comunale
al fine di impostare il procedimento di riscontro alle
ulteriori legittime richieste della Soprintendenza.

Avv. Franco Gagliardi La Gala

 

* * *

ALLEGATO

 

Bari 1° dicembre del 2000

 

Gentilissimo Signor Soprintendente
Arch. Mario Antonio De Cunzo
SEDE

OGGETTO: procedimento ablatorio del Teatro Mercadante
di Altamura

 

Illustre Soprintendente,

seguo con civile partecipazione (al
di là del formale incarico conferitomi con delibera della
Giunta Municipale n. 67 del 9/2/2000) il nobile tentativo del Comune
di Altamura di restituire alla città in tempi brevi l’antico
Teatro Mercadante.

Il Comune mi ha trasmesso la Sua nota
prot. n. 17909 del novembre u.s., con la quale si chiede, tra l’altro,
"copia conforme del provvedimento di approvazione del progetto
di restauro e della relativa spesa".

Poiché il Comune intende predisporre
sollecitamente tutti gli atti richiesti ma versa in qualche difficoltà
per la redazione di un progetto di restauro (che può essere
solo un posterius rispetto all’ablazione) sono, a nome
e nell’interesse del Comune di Altamura, a chiederLe, cortesemente,
un incontro tecnico di chiarimenti presso la sede della Soprintendenza
per il giorno e l’ora in cui sarà disponibile.

Avv. Franco Gagliardi La Gala

I miracoli lasciamoli al divino e ai bugiardi di professione.

Oh! Ma cos’è
‘sta roba? Sono stato a guardare per un po’ nella speranza
che l’attesa mi avrebbe aiutato a capire, forte della sicurezza
che la calma e la ponderatezza siano inidiscutibilmente delle virtù.
Ora che non ho capito ancora niente chiedo aiuto a chi può
darmelo. Questo forum mi pare un po’ uno sfogatoio collettivo
di cui si sono avvalsi finora in pochi, ma in compenso di questi
pochi uno vive in Australia, due a Milano, uno sta per "emigrare"
accompagnandosi ai suoi gloriosi quanto vani "andate a fare
in culo"… uno si chiede se non è diventato cinico
fingendo di non sapere che lo è sempre stato, qualcuno dice
di essere di centro destra come per scusarsi o per sussurrare —senza
esserne troppo convinto- che ci sono anche persone decenti in quell’area
politica. E molti, non capisco perché, mantengono rigorosamente
l’anonimato (Roberto, moreau, uperlage, Jack 2000 e compagnia
bella, chi cazzo siete? Ce l’avete un nome? Vi stancate a scriverlo
in calce alle vostre missive?). Qui non stiamo chattando sulle tette
di Jennifer Lopez e, per quanto paradossale per una faccenda nata
in rete, abbiamo bisogno di vederci in faccia. Francamente non credo
che con i presupposti di cui sopra si possa andare da nessuna parte.
Ho provato a leggere il "manifesto", il grande lamento.
E non mi pare che sia diverso dal grande lamento di ieri, dell’altro
ieri o di domani. Non voglio dire con questo che non apprezzo il
lavoro che alcuni stanno facendo per dare una risposta alla situazione
insostenibile della nostra città, dico solo che secondo me
non è la risposta giusta, non la più efficace. E’
nobile l’intento di dare rappresentanza ad una fetta di cittadini
che pensano e vivono la città in maniera diversa, vivono
(o meglio, vorrebbero vivere) la città in maniera partecipata,
democratica, ma si sappia che un eventuale rappresentante di queste
realtà sarebbe il rappresentante di una piccolissima porzione
della cittadinanza. Non è quindi il "rompicoglioni"
in consiglio comunale che salverà questa città dall’asfissia,
ma meglio e di più potrebbero fare mille "persone normali"
che si attivano nelle scuole, nelle associazioni, nei circoli, nelle
piazze, nelle famiglie, per attivare processi di "acculturazione".
Insomma il solito lavoro dal basso…. e su questo ha ragione
il buon vecchio cinico Ant, occorrono anni e anni e quindi io ho
già rinunciato a vivere in una città migliore prima
dell’età della pensione. Ma per quello che posso, già
lavoro perché questa città possa essere, magari tra
vent’anni, migliore. Forse stiamo vivendo una stagione un tanto
meno angosciante e cogliamo un po’ tutti nell’aria qualche
segnale che ci fa ben sperare, ma io non cambierò di una
virgola quello che faccio anche se un nuovo nugolo di ignoranti
prenderà il potere alle prossime elezioni. Il lavoro quotidiano
è la cosa più importante e se sarò riuscito
a far capire a qualcuno che il musulmano non è l’anticristo
mi parrà di aver fatto abbastanza, e questo si può
fare tanto con quanto senza un rappresentante in consiglio comunale.
I segnali positivi stanno nella nascita di nuove realtà associative
e nella capacità, mi pare — e questa non la riterrei
una novità di poco conto — di lavorare insieme. Spero
che i i fatti non mi smentiscano. Dai tempi delle faide e dei "piccoli
trash" credo che sia cambiato parecchio: mi ha fatto molto
piacere assistere all’alternarsi su uno stesso palco di progetti
musicali (politici?) diversi e mi pare che il valore adesso sia
non "combattere il nemico" e se non esiste inventarselo,
ma guardare con curiosità e rispetto a quello che fa l’inquilino
della porta accanto e pensare, di tanto in tanto, anche di fare
qualcosa insieme. In una "terra fertile" credo che possa
attecchire qualsiasi tipo di pianta e se questa terra manterrà
le sue promesse i frutti non potremo che vederli sulla distanza.
Per quanto mi riguarda non so se il mio disincanto (o chiamatelo
pragmatismo, se preferite) potrà essere di qualche aiuto
a questo tentativo di "reagire", in ogni caso non sono
tra quelli che stanno a guardare e non pretendo che tutti facciano
e pensino come me. Credo che da tempo il politico sia fuori dai
palazzi e non perché all’interno del palazzo ci siano
persone sbagliate; piuttosto credo che ci sia una specie di incantesimo
che colpisce chiunque varchi quella soglia e mi sono convinto che
le cose serie e pulite si possono fare fuori molto meglio che dentro.
Non invento niente: la crisi è nel modello di rappresentanza,
è nel sistema bipolare che il libertario autore del "manifesto"
tanto ama, è nel rapporto cosa pubblica/interesse privato….
E allora che loro facciano le strade e le fogne, tanto destra o
sinistra pur sempre il catrame devono usare… noialtri, se proprio
vogliamo fare qualcosa, proviamo a costruire una società
migliore e più giusta, nelle cose di ogni giorno e con la
lentezza che caratterizza i comuni mortali. I miracoli lasciamoli
al divino e ai bugiardi di professione.

Mino Vicenti

COMUNICAZIONE DELLA SOPRINTENDENZA.

In riscontro alla nota segnata a
margine di pari oggetto, si fa presente quanto segue.

Il Teatro Mercadante, dichiarato
di interesse particolarmente importante a norma della l.1089/39,
giusto D.M. 16 aprile 1984, versa da tempo in stato di abbandono.

Questa Soprintendenza, pertanto,
a seguito di sopralluogo, verificate le condizioni di degrado
dell’immobile, con nota n.26473 del 10.11.1997 ha richiesto
alla proprietà del bene di procedere alla redazione di
un progetto di restauro al fine di dar corso all’intervento
di recupero dell’edificio.

Il progetto, trasmesso con istanza
dell’11.04.2000, è stato favorevolmente valutato da
questo Ufficio in linea generale, atteso che lo stesso, non rappresentando
elementi di esecutività dell’intervento, non consentiva
una puntuale valutazione delle opere indicate in sede di relazione
di accompagnamento.

Allo stato attuale non è
ancora pervenuto alla scrivente il progetto esecutivo richiesto
e pertanto il permanere dello stato di abbandono del Teatro rende
sempre più indifferibile l’esecuzione dei lavori di
restauro al fine di migliorarne le condizioni di tutela.

In tal senso questa Soprintendenza
concorda con codesta Amministrazione sull’opportunità
che il Teatro sia oggetto di provvedimento di esproprio ai sensi
dell’art. 91 del D.L.vo 490/99.

Tale iniziativa, risponderebbe inoltre
al preminente interesse generale alla concreta valorizzazione
del Teatro medesimo, peraltro auspicata dai cittadini di Altamura,
e non solo.

All’uopo codesta Amministrazione
Comunale dovrà produrre gli atti necessari per l’emissione
del D.M. di pubblica utilità dell’esproprio in questione,
secondo le disposizioni contenute nella l. 2359/1865 alla quale
espressamente rinviano gli artt. 68 – 73 del Reg. att. disciplinato
con R.D. 363/13.

Gli atti quindi da far pervenire
a questa Soprintendenza sono i seguenti:

  1. istanza in carta legale, diretta al Ministero
    per i beni e le attività culturali, per la dichiarazione
    di pubblica utilità della espropriazione proposta, contenente
    tutte le indicazioni relative all’immobile (descrizione del
    bene, proprietà, confini, mappali, ed ogni altro dato
    catastale; nonché la somma offerta a titolo di indennità)
    con indicazione delle finalità e della destinazione che
    si intendono attribuire al momento. Tale domanda dovrà
    essere preventivamente pubblicata all’Albo Pretorio di
    codesto Comune per almeno 15 gg. e fatta inserire per estratto
    nel foglio degli annunci legali della provincia.
  2. Delibera del Consiglio Comunale, debitamente
    approvata, dalla quale possa rilevarsi in modo indubbio che
    l’onere della spesa inerente l’equo indennizzo per
    l’esproprio è posta a carico del Comune stesso.
  3. Copia conforme del provvedimento di approvazione
    del progetto di restauro e della relativa spesa.
  4. Planimetria dell’immobile da espropriare
    con le indicazione delle proprietà confinanti.
  5. Elenco dei soggetti esproprianti.
  6. Piano di massima descrittivo di espropriazione
    contenente i nominativi e le generalità complete dei
    soggetti proprietari del bene espropriando, i mappali, le indennità
    che si intende offrire agli interessati.
  7. Relazione di stima aggiornata da parte dell’ufficio
    Tecnico Erariale.
  8. Copia del foglio annunci legali dal quale risulti
    la pubblicazione per estratto della domanda di cui al punto
    1).
  9. Documentazione fotografica d’insieme e particolareggiata.

Non appena codesto Comune avrà
trasmesso quanto richiesto, questo Ufficio provvederà a
trasmettere all’Ufficio Centrale del Ministero per i beni
e le attività culturali la predetta documentazione unitamente
al proprio parere di competenza.

Il Soprintendente

Arch. Mario Antonio De Cunzo

Il Decreto legge sulla conservazione degli habitat naturali.

Preambolo

(Omissis)

Art. 1. Campo di applicazione.

1. Il presente regolamento disciplina
le procedure per l’adozione delle misure previste dalla direttiva
92/43/CEE “Habitat” relativa alla conservazione degli
habitat naturali e seminaturali e della flora e della fauna selvatiche,
ai fini della salvaguardia della biodiversità  mediante la
conservazione degli habitat naturali elencati nell’allegato A e
delle specie della flora e della fauna indicate agli allegati B,
D ed E al presente regolamento.

2. Le procedure disciplinate dal presente
regolamento sono intese ad assicurare il mantenimento o il ripristino,
in uno stato di conservazione soddisfacente, degli habitat naturali
e delle specie di fauna e flora selvatiche di interesse comunitario.

3. Le procedure disciplinate dal presente
regolamento tengono conto delle esigenze economiche, sociali e culturali,
nonché delle particolarità  regionali e locali.

4. Le regioni a statuto speciale e
le province autonome di Trento e di Bolzano provvedono all’attuazione
degli obiettivi del presente regolamento nel rispetto di quanto
previsto dai rispettivi statuti e dalle relative norme di attuazione.

Art. 2. Definizioni.

Ai fini del presente regolamento sono
adottate le seguenti definizioni:

a) conservazione: un complesso di
misure necessarie per mantenere o ripristinare gli habitat naturali
e le popolazioni di specie di fauna e flora selvatiche in uno stato
soddisfacente come indicato nelle lettere e) ed i) del presente
articolo;

b) habitat naturali: le zone terrestri
o acquatiche che si distinguono in base alle loro caratteristiche
geografiche, abiotiche e biotiche, interamente naturali o seminaturali;

c) habitat naturali di interesse comunitario:
gli habitat naturali, indicati nell’allegato A, che, nel territorio
dell’Unione europea, alternativamente: 1) rischiano di scomparire
nella loro area di distribuzione naturale; 2) hanno un’area di distribuzione
naturale ridotta a seguito della loro regressione o per il fatto
che la loro area è intrinsecamente ristretta; 3) costituiscono
esempi notevoli di caratteristiche tipiche di una o più delle
cinque regioni biogeografiche seguenti: alpina, atlantica, continentale,
macaronesica e mediterranea;

d) tipi di habitat naturali prioritari:
i tipi di habitat naturali che rischiano di scomparire per la cui
conservazione l’Unione europea ha una responsabilità  particolare
a causa dell’importanza della loro area di distribuzione naturale
e che sono evidenziati nell’allegato A al presente regolamento con
un asterisco (*, 0, 0);

e) stato di conservazione di un habitat
naturale: l’effetto della somma dei fattori che influiscono sull’habitat
naturale nonché sulle specie tipiche che in esso si trovano,
che possono alterarne, a lunga scadenza; la distribuzione naturale,
la struttura e le funzioni, nonché la sopravvivenza delle
sue specie tipiche. Lo stato di conservazione di un habitat naturale
è definito “soddisfacente” quando: 1) la sua area
di distribuzione naturale e la superficie che comprende sono stabili
o in estensione; 2) la struttura e le funzioni specifiche necessarie
al suo mantenimento a lungo termine esistono e possono continuare
ad esistere in un futuro prevedibile; 3) lo stato di conservazione
delle specie tipiche è soddisfacente e corrisponde a quanto
indicato nella lettera i) del presente articolo;

f) habitat di una specie: ambiente
definito da fattori abiotici e biotici specifici in cui vive la
specie in una delle fasi del suo ciclo biologico;

g) specie di interesse comunitario:
le specie, indicate negli allegati B, D ed E, che, nel territorio
dell’Unione europea, alternativamente: 1) sono in pericolo con l’esclusione
di quelle la cui area di distribuzione naturale si estende in modo
marginale sul territorio dell’Unione europea e che non sono in pericolo
né vulnerabili nell’area del paleartico occidentale; 2) sono
vulnerabili, quando il loro passaggio nella categoria delle specie
in pericolo è ritenuto probabile in un prossimo futuro, qualora
persistano i fattori alla base ditale rischio; 3) sono rare, quando
le popolazioni sono di piccole dimensioni e, pur non essendo attualmente
né in pericolo né vulnerabili, rischiano di diventarlo
a prescindere dalla loro distribuzione territoriale; 4) endemiche
e richiedono particolare attenzione, a causa della specificità 
del loro habitat o delle incidenze potenziali del loro sfruttamento
sul loro stato di conservazione;

h) specie prioritarie: le specie di
cui alla lettera g/ del presente articolo per la cui conservazione
l’Unione europea ha una responsabilità  particolare a causa
dell’importanza della loro area di distribuzione naturale e che
sono evidenziate nell’allegato B al presente regolamento con un
asterisco (*, 0, 0);

i) stato di conservazione di una specie:
l’effetto della somma dei fattori che, influendo sulle specie, possono
alterarne a lungo termine la distribuzione e l’importanza delle
popolazioni nel territorio dell’Unione europea. Lo stato di conservazione
è considerato “soddisfacente-º quando: 1) i dati
relativi all’andamento delle popolazioni della specie indicano che
essa continua e può continuare a lungo termine ad essere
un elemento vitale degli habitat naturali cui appartiene; 2) l’area
di distribuzione naturale delle specie non è in declino né
rischia di declinare in un futuro prevedibile; 3) esiste e continuerà 
probabilmente ad esistere un habitat sufficiente affinché
le sue popolazioni si mantengano a lungo termine;

l) sito: un’area geograficamente definita,
la cui superficie sia chiaramente delimitata;

m) sito di importanza comunitaria:
un sito che, nella o nelle regioni biogeografiche cui appartiene,
contribuisce in modo significativo a mantenere o a ripristinare
un tipo di habitat naturale di cui all’allegato A o di una specie
di cui all’allegato B in uno stato di conservazione soddisfacente
e che può, inoltre, contribuire in modo significativo alla
coerenza della rete ecologica “Natura 2000” di cui all’articolo
3, al fine di mantenere la diversità  biologica nella regione
biogeografica o nelle regioni biogeografiche in questione. Per le
specie animali che occupano ampi territori, i siti di importanza
comunitaria corrispondono ai luoghi, all’interno della loro area
di distribuzione naturale, che presentano gli elementi fisici o
biologici essenziali alla loro vita e riproduzione;

n) zona speciale di conservazione:
un sito di importanza comunitaria designato in base all’articolo
3, comma 2, in cui sono applicate le misure di conservazione necessarie
al mantenimento o al ripristino, in uno stato di conservazione soddisfacente,
degli habitat naturali o delle popolazioni delle specie per cui
il sito è designato;

o) esemplare: qualsiasi animale o
pianta, vivi o morti, delle specie elencate nell’allegato D e nell’allegato
E e qualsiasi bene, parte o prodotto che risultano essere ottenuti
dall’animale o dalla pianta ditali specie, in base ad un documento
di accompagnamento, all’imballaggio, al marchio impresso, all’etichettatura
o ad un altro elemento di identificazione;

p) aree di collegamento ecologico
funzionale: le aree che, per la loro struttura lineare e continua
(come i corsi d’acqua con le relative sponde, o i sistemi tradizionali
di delimitazione dei campi) o il loro ruolo di collegamento (come
le zone umide e le aree forestali) sono essenziali per la migrazione,
la distribuzione geografica e lo scambio genetico di specie selvatiche;

q) reintroduzione: traslocazione finalizzata
a ristabilire una polazione di una determinata entità  animale
o vegetale in una parte del suo areale di documentata presenza naturale
in tempi storici nella quale risulti estinta;

r) introduzione; immissione di una
entità  animale o vegetale in un’area posta al di fuori dei
suo areale di documentata presenza naturale.

Art. 3. Zone speciali di conservazione.

1. Le regioni e le provincie autonome
di Trento e di Bolzano individuano, con proprio procedimento, i
siti in cui si trovano tipi di habitat elencati nell’allegato A
ed habitat delle specie di cui all’allegato B e ne danno comunicazione
al Ministero dell’ambiente, ai fini della formulazione della proposta
del Ministro dell’ambiente alla Commissione europea, dei siti di
importanza comunitaria, per costituire la rete ecologica europea
coerente di zone speciali di conservazione denominata “Natura
2000”.

2. Il Ministro dell’ambiente, in attuazione
del programma triennale per la aree naturali protette, di cui all’articolo
4 della legge 6 dicembre 1991, n. 394, designa con proprio decreto
i siti di cui al comma 1 quali “Zone speciali di conservazione”,
entro il termine massimo di sei anni, dalla definizione, da parte
della Commissione europea dell’elenco dei siti.

3. Al fine di assicurare la coerenza
ecologica della rete “Natura 2000”, il Ministro dell’ambiente,
d’intesa con la Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato,
le regioni e le provincie autonome di Trento e di Bolzano, definisce
nell’ambito delle linee fondamentali di assetto del territorio,
di cui all’articolo 3 della legge 6 dicembre 1991 n. 394, le direttive
per la gestione delle aree di collegamento ecologico funzionale,
che rivestono primaria importanza per la fauna e la flora selvatiche.

4. Il Ministro dell’ambiente trasmette
alla Commissione europea, contestualmente alla proposta di cui ai
comma 1 e su indicazione delle regioni e delle provincie autonome
di Trento e di Bolzano, le stime per il cofinanziamento comunitario
necessario per l’attuazione dei piani di gestione delle zone speciali
di conservazione e delle misure necessarie ad evitare il degrado
degli habitat naturali e degli habitat di specie, con particolare
attenzione per quelli prioritari, e le eventuali misure di ripristino.

Art. 4. Misure di conservazione.

1. Le regioni e le province autonome
di Trento e di Bolzano adottano per i siti di importanza comunitaria,
entro tre mesi, dall’inclusione nell’elenco definito dalla Commissione
europea, le opportune misure per evitare il degrado degli habitat
naturali e degli habitat di specie, nonché la perturbazione
delle specie per cui le zone sono state designate, nella misura
in cui tale perturbazione potrebbe avere conseguenze significative
per quanto riguarda gli obiettivi del presente regolamento.

2. Le regioni e le province autonome
di Trento e di Bolzano adottano per le zone speciali di conservazione,
entro sei mesi dalla loro designazione, le misure di conservazione
necessarie che implicano all’occorrenza appropriati piani di gestione
specifici od integrati ad altri piani di sviluppo e le opportune
misure regolamentari, amministrative o contrattuali che siano conformi
alle esigenze ecologiche dei tipi di habitat naturali di cui all’allegato
A e delle specie di cui all’allegato li presenti nei siti.

3. Qualora le zone speciali di conservazione
ricadono all’interno delle aree naturali protette, si applicano
le misure di conservazione per queste previste dalla normativa vigente.

Art. 5. Valutazione di incidenza.

1. Nella pianificazione e programmazione
territoriale si deve tenere conto della valenza naturalistico-ambientale
dei siti di importanza comunitaria.

2. I proponenti di piani territoriali,
urbanistici e di settore, ivi compresi i piani agricoli e faunistici
venatori, presentano al Ministero dell’ambiente, nel caso di piani
a rilevanza nazionale, o alle regioni o alle province autonome di
Trento e di Bolzano, nel caso di piani a rilevanza regionale o provinciale,
una relazione documentata per individuare e valutare i principali
effetti che il piano può avere sul sito di importanza comunitaria,
tenuto conto degli obiettivi di conservazione del medesimo.

3. I proponenti di progetti riferibili
alle tipologie progettuali di cui all’articolo 1 del decreto del
Presidente del Consiglio dei Ministri 10 agosto 1988, n. 377, e
successive modifiche ed integrazioni ed agli allegati A e B dei
decreto del Presidente della Repubblica 12 aprile 1996, pubblicato
nella Gazzetta Ufficiale n. 210 del 7 settembre 1996, nel caso in
cui tali progetti si riferiscono ad interventi ai quali non si applica
la procedura di valutazione di impatto ambientale, presentano all’autorità 
competente allo svolgimento ditale procedura una relazione documentata
per individuare e valutare i principali effetti che il progetto
può avere sul sito di importanza comunitaria, tenuto conto
degli obiettivi di conservazione del medesimo.

4. La relazione di cui ai commi 2
e 3 deve fare riferimento ai contenuti di cui all’allegato G al
presente regolamento.

5. Nel caso in cui i progetti si riferiscono
ad interventi ai quali si applica la procedura di valutazione di
impatto ambientale, si procede ai sensi della vigente normativa
in materia.

6. Le autorità  di cui ai commi
2 e 3 effettuano la valutazione di incidenza dei piani o progetti
sui siti di importanza comunitaria, entro novanta giorni dal ricevimento
della relazione di cui ai commi 2 e 3, accertando che non ne pregiudicano
l’integrità , tenendo conto anche delle possibili interazioni
con altri piani e progetti, e qualora ricadenti anche parzialmente
in aree naturali protette, sentito l’ente di gestione dell’area.
Le Autorità  di cui ai commi 2 e 3 possono chiedere una sola
volta integrazioni della relazione ovvero possono indicare prescrizioni
alle quali il proponente del piano o progetto deve attenersi. Nel
caso in cui la predetta autorità  chiede integrazioni della
relazione, il termine per la valutazione di incidenza è interrotto
e decorre dalla data in cui le integrazioni pervengono all’autorità 
medesima.

7. L’autorità  competente al
rilascio dell’approvazione definitiva del piano o del progetto acquisisce
preventivamente la valutazione di incidenza eventualmente individuando
modalità  di consultazione del pubblico interessato dalla
realizzazione del piano o del progetto.

8. Qualora, nonostante le conclusioni
negative della valutazione di incidenza sul sito ed in mancanza
di soluzioni alternative possibili, il piano o progetto debba essere
realizzato per motivi imperativi di rilevante interesse pubblico,
inclusi motivi di natura sociale ed economica, le amministrazioni
competenti adottano ogni misura compensativa necessaria per garantire
la coerenza globale della rete “Natura 2000” e ne danno
comunicazione al Ministero dell’ambiente per le finalità 
di cui all’articolo 13 del presente regolamento.

9. Qualora nei siti ricadono tipi
di habitat naturali e specie prioritari il piano o il progetto di
cui sia stata valutata l’incidenza negativa sul sito di importanza
comunitaria, può essere realizzato soltanto con riferimento
ad esigenze connesse con la salute dell’uomo e la sicurezza pubblica
o con esigenze di primaria importanza per l’ambiente, ovvero, previo
parere della Commissione europea, per altri motivi imperativi di
rilevante interesse pubblico.

Art. 6. Zone di protezione speciale.

1. Gli obblighi derivanti dall’articolo
4, commi 2 e 3, e dall’articolo 5 del presente regolamento si applicano
anche alle zone di cui all’articolo 1, comma 5, della legge 11 febbraio
1992, n. 157.

Art. 7. Monitoraggio.

1. Le regioni e le province autonome
di Trento e di Bolzano adottano le idonee misure per garantire il
monitoraggio dello stato di conservazione delle specie e degli habitat
naturali di interesse comunitario, con particolare attenzione a
quelli prioritari, dandone comunicazione al Ministero dell’ambiente.

2. Il Ministero dell’ambiente definisce
con proprio decreto, sentiti per quanto di competenza il Ministero
delle politiche agricole e forestali e l’Istituto nazionale per
la fauna selvatica, le linee guida per il monitoraggio.

TUTELA DELLE SPECIE

Art. 8. Tutela delle specie faunistiche.

1. Per le specie animali di cui all’allegato
D, lettera a), al presente regolamento, è fatto divieto di:

a) catturare o uccidere esemplari
ditali specie nell’ambiente naturale;

b) perturbare tali specie, in particolare
durante tutte le fasi del ciclo riproduttivo o durante l’ibernazione,
lo svernamento e la migrazione;

c) distruggere o raccogliere le uova
e i nidi nell’ambiente naturale;

d) danneggiare o distruggere i siti
di riproduzione o le aree di sosta.

2. Per le specie di cui al predetto
allegato D, lettera a), è vietato il possesso, il trasporto,
lo scambio e la commercializzazione di esemplari prelevati dall’ambiente
naturale, salvo quelli lecitamente prelevati prima dell’entrata
in vigore del presente regolamento.

3. I divieti di cui al comma 1, lettere
a) e b), e al comma 2 si riferiscono a tutte le fasi della vita
degli animali ai quali si applica il presente articolo.

4. Le regioni e le province autonome
di Trento e di Bolzano instaurano un sistema di monitoraggio continuo
delle catture o uccisioni accidentali delle specie faunistiche elencate
nell’allegato D, lettera a), e trasmettono un rapporto annuale al
Ministero dell’ambiente.

5. In base alle informazioni raccolte
il Ministero dell’ambiente promuove ricerche ed indica le misure
di conservazione necessarie per assicurare che le catture o uccisioni
accidentali non abbiano un significativo impatto negativo sulle
specie in questione.

Art. 9. Tutela delle specie vegetali.

1. Per le specie vegetali di cui all’allegato
D, lettera b), al presente regolamento è fatto divieto di:

a) raccogliere, collezionare, tagliare,
estirpare o distruggere intenzionalmente esemplari delle suddette
specie, nella loro area di distribuzione naturale;

b) possedere, trasportare, scambiare
o commercializzare esemplari delle suddette specie, raccolti nell’ambiente
naturale, salvo quelli lecitamente raccolti prima dell’entrata in
vigore del presente regolamento.

2. I divieti di cui al comma 1, lettere
a) e b), si riferiscono a tutte le fasi del ciclo biologico delle
specie vegetali alle quali si applica il presente articolo.

Art. 10. Prelievi.

1. Il Ministero dell’ambiente, sentiti
per quanto di competenza il Ministero delle politiche agricole e
forestali e l’Istituto nazionale per la fauna selvatica, qualora
risulti necessario, sulla base dei dati di monitoraggio di cui all’articolo
7, con proprio decreto stabilisce adeguate misure affinché
il prelievo, nell’ambiente naturale, degli esemplari delle specie
di fauna e flora selvatiche di cui all’allegato E, nonché
il loro sfruttamento, siano compatibili con il mantenimento delle
suddette specie in uno stato di conservazione soddisfacente.

2. Le misure di cui al comma 1 possono
comportare, in particolare, oltre alla prosecuzione del monitoraggio
di cui all’articolo 7:

a) le prescrizioni relative all’accesso
a determinati settori;

b) il divieto temporaneo o locale
di prelevare esemplari nell’ambiente naturale e di sfruttare determinate
popolazioni;

c) la regolamentazione dei periodi
e dei metodi di prelievo;

d) l’applicazione, all’atto del prelievo,
di norme cinegetiche o alieutiche che tengano conto della conservazione
delle popolazioni in questione;

e) l’istituzione di un sistema di
autorizzazioni di prelievi o di quote;

f) la regolamentazione dell’acquisto,
della vendita, del possesso o del trasporto finalizzato alla vendita
di esemplari;

g) l’allevamento in cattività 
di specie animali, nonché la riproduzione artificiale di
specie vegetali, a condizioni rigorosamente controllate, onde ridurne
il prelievo nell’ambiente naturale;

h) la valutazione dell’effetto delle
misure adottate.

3. Sono in ogni caso vietati tutti
i mezzi di cattura non selettivi suscettibili di provocare localmente
la scomparsa o di perturbare gravemente la tranquillità  delle
specie, di cui all’allegato E, e in particolare:

a) l’uso dei mezzi di cattura e di
uccisione specificati nell’allegato F, lettera a, 0, 0);

b) qualsiasi forma di cattura e di
uccisione con l’ausilio dei mezzi di trasporto di cui all’allegato
F, lettera b).

Art. 11. Deroghe.

1. Il Ministero dell’ambiente, sentiti
per quanto di competenza il Ministero delle politiche agricole e
forestali e l’Istituto nazionale per la fauna selvatica, può
autorizzare le deroghe alle disposizioni previste agli articoli
8, 9 e 10, comma 3, lettere a) e b), a condizione che non esista
un’altra soluzione valida e che la deroga non pregiudichi il mantenimento,
in uno stato di conservazione soddisfacente, delle popolazioni della
specie interessata nella sua area di distribuzione naturale, per
le seguenti finalità :

a) per proteggere la fauna e la flora
selvatiche e conservare gli habitat naturali;

b) per prevenire danni gravi, specificatamente
alle colture, all’allevamento, ai boschi, al patrimonio ittico,
alle acque ed alla proprietà ;

c) nell’interesse della sanità 
e della sicurezza pubblica o per altri motivi imperativi di rilevante
interesse pubblico, inclusi motivi di natura sociale o economica,
o tali da comportare conseguenze positive di primaria importanza
per l’ambiente;

d) per finalità  didattiche
e di ricerca, di ripopolamento e di reintroduzione di tali specie
e per operazioni di riproduzione necessarie a tal fine, compresa
la riproduzione artificiale delle piante;

e) per consentire, in condizioni rigorosamente
controllate, su base selettiva e in misura limitata, la cattura
o la detenzione di un numero limitato di taluni esemplari delle
specie di cui all’allegato D.

2. Qualora le deroghe, di cui al comma
1, siano applicate per il prelievo, la cattura o l’uccisione delle
specie di cui all’allegato D, lettera a), sono comunque vietati
tutti i mezzi non selettivi, suscettibili di provocarne localmente
la scomparsa o di perturbarne gravemente la tranquillità ,
e in particolare:

a) l’uso dei mezzi di cattura e di
uccisione specificati nell’allegato F, lettera a, 0, 0);

b) qualsiasi forma di cattura e di
uccisione con l’ausilio dei mezzi di trasporto di cui all’allegato
F, lettera b).

3. Il Ministero dell’ambiente trasmette
alla Commissione europea, ogni due anni, una relazione sulle deroghe
concesse, che dovrà  indicare:

a) le specie alle quali si applicano
le deroghe e il motivo della deroga, compresa la natura del rischio,
con l’indicazione eventuale delle soluzioni alternative non accolte
e dei dati scientifici utilizzati;

b) i mezzi, i sistemi o i metodi di
cattura o di uccisione di specie animali autorizzati ed i motivi
della loro autorizzazione;

c) le circostanze di tempo e di luogo
che devono regolare le deroghe;

d) l’autorità  competente a
dichiarare e a controllare che le condizioni richieste sono soddisfatte
e a decidere quali mezzi, strutture o metodi possono essere utilizzati,
i loro limiti, nonché i servizi e gli addetti all’esecuzione;

e) le misure di controllo attuate
ed i risultati ottenuti.

Art. 12. Introduzioni e reintroduzioni.

1. Le regioni e le province autonome
di Trento e di Bolzano, nonché gli enti di gestione delle
aree protette, sentiti gli enti locali interessati e dopo un’adeguata
consultazione del pubblico interessato, richiedono al Ministero
dell’ambiente le autorizzazioni per la reintroduzione delle specie
di cui all’allegato D e per l’introduzione di specie non locali,
presentando un apposito studio.

2. Fermo restando quanto previsto
dall’articolo 20 della legge 11 febbraio 1992, n. 157, la reintroduzione
di specie dì cui all’allegato D, può essere autorizzata
dal Ministero dell’ambiente, sentito per quanto di competenza l’Istituto
nazionale per la fauna selvatica o altri organismi tecnico-scientifici
competenti, qualora lo studio di cui al comma 1, condotto anche
sulla scorta delle esperienze acquisite in altri Stati membri dell’Unione
europea o altrove, assicuri che tale reintroduzione contribuisca
in modo efficace a ristabilire uno stato di conservazione soddisfacente
per la specie medesima e per l’habitat interessato.

3. L’introduzione di specie non locali
può essere autorizzata secondo la procedura di cui al comma
2 qualora lo studio di cui al comma i assicuri che non venga arrecato
alcun pregiudizio agli habitat naturali, né alla fauna, né
alla flora selvatiche locali. Le valutazioni effettuate sono comunicate
ai competenti organismi dell’Unione europea.

Art. 13. Informazione.

1. Il Ministero dell’ambiente trasmette
alla Commissione europea, secondo il modello da essa definito, ogni
sei anni, a decorrere dall’anno 2000, una relazione sull’attuazione
delle disposizioni del presente regolamento. Tale relazione comprende
informazioni relative alle misure di conservazione di cui all’articolo
4, nonché alla valutazione degli effetti ditali misure sullo
stato di conservazione degli habitat naturali di cui all’allegato
A e delle specie di cui all’allegato B ed i principali risultati
del monitoraggio di

Lettera al sindaco.


Lettera al sindaco

Altamura, 7 novembre 2000

All’Ill.ssimo Sindaco di Altamura
Preside Vito Plotino
Palazzo di CittàAltamura

Egregio Signor Sindaco,con la presente segnaliamo alla Sua attenzione
la necessità di procedere alla convocazione (a norma e nelle
forme della l. 241/90) di tutti i protagonisti del procedimento
amministrativo relativo ai "Rapporti Comune di Altamura/Consorzio
Teatro Mercadante" (assessori comunali e provinciali alla cultura
ed al contenzioso, il Consorzio Teatro Mercadante, il nostro Comitato
cittadino già in passato costituitosi formalmente nel procedimento,
i consulenti legali già incaricati della questione dall’amministrazione
comunale, rappresentanti dei gruppi consiliari).Riteniamo che un
tale incontro si renda necessario per verificare
quanto concrete e realistiche siano la possibilità giuridica
e soprattutto la disponibilità da parte del Consorzio che
si addivenga in tempi brevi ad una cessione concordata del Teatro
a favore del Comune di Altamura
.Non Le nascondiamo l’impressione
e la più viva preoccupazione che si stia vivendo
una fase di impasse (in riferimento sia alla procedura espropriativa
avviata dal Comune, sia alle azioni giudiziarie a tutela degli interessi
della collettività che il Comune aveva mesi orsono deciso
di intraprendere, ma di cui, ad ora, non si hanno notizie alcune)
o, peggio, che si stia assistendo al solito valzer di manovre
dilatorie che rischiano unicamente di far perdere al Comune di Altamura
l’opportunità, unica ed irripetibile, di accedere ai
fondi POR 2000/2006 a disposizione degli enti locali per il recupero
di
beni appartenenti al patrimonio culturale pubblico.Fiduciosi
di vedere accolta la nostra istanza, Le porgiamo i più cordiali
saluti.

avv. Enzo Colonna,
dott. Lello Rella
(del Comitato "Il Teatro di tutti")

"Comitato per la difesa del Teatro Cittadino — Il Teatro
di tutti"Corso Federico II di Svevia, n. 90 (c/o Associazione
culturale Piazza)70022 — Altamurae-mail: comitatoteatro@hotmail.com

Se facessimo un movimento politico per la città ? Che sia alla luce del sole…

E se facessimo un movimento politico
cittadino? Ce la fanno in tanti questa domanda. E ce la siamo posta
anche noi, più volte. Tuttavia Pi@zza non può
essere un movimento politico, né tantomeno un partito o una
lista civica. Vabbé che sono anni che ci identificano come
una sorta di "braccio armato" della sinistra altamurana,
ma quelli che lo pensano si sbagliano di grosso. Il nostro giornale
è stato sì uno strumento di informazione di sinistra,
ma tra questo e l’essere un vero partito ce ne passa. Resta
il fatto che esiste una esigenza forte di tanti che non si sentono
rappresentati dai movimenti politici tradizionali. E il bello è
che questa sindrome della "non appartenenza" attraversa
la destra, la sinistra e pure centro. Vuoi perché certe battaglie
non si fanno più, vuoi anche perché è evidente
come oggi si siano messi in prima fila, un po’ in tutti i partiti
locali, personaggi di medio o basso profilo: gente onesta, per carità,
ma mediocre. O altra scaltra ma poco onesta. E allora proviamo a
ragionare. Cosa spinge tanta gente a pensare che serva un nuovo
ceto dirigente? Prima di tutto l’andazzo consociativo che si
respira da qualche anno. Forse la parola consociativismo può
suonare forte, eccessiva, ma la tiepidezza che viene mostrata nell’azione
politica di opposizione legittima il sospetto. Lo rende palpabile.
Noi che facciamo informazione lo avvertiamo ogni qualvolta che i
cittadini ci esternano le loro indignazioni su fatti e misfatti
che, quasi ogni giorno, si consumano in città. "Ma cosa
fanno quelli dell’opposizione?". È questo il ritornello
frequente. Spesso è inopportuno ma spessissimo è fondato.
Insomma ci sembra che sulle grosse questioni non ci sia, da parte
di chi deve esercitare il diritto-dovere di controllo sull’attività
amministrativa, un’azione forte, razionale, propositiva e alternativa.
L’attività dei nostri consiglieri comunali si è
ridotta, da qualche tempo, nella produzione di sterili interpellanze
a cui non si fa seguire nessuna forma di coinvolgimento reale dei
cittadini. Oppure si assiste alla solita generica tabellonistica.
La politica del tabellone in piazza, per corso Federico, in cuisi
stigmatizzano presunte azioni forti alle quali non si fa seguire
nulla. Fino ad arrivare alla consumata minaccia del "ricorreremo
alla magistratura". Minaccia solo annunciata che resta lettera
morta. Le denunce, se necessarie, non si annunciano, si fanno! C’è
poi l’attività mirata ad ottenere "visibilità".
E allora si ricorre alla Radio. Quella di Alessio Dipalo è
la più gettonata. Ma anche in questo caso si tratta solo
di visibilità personale e non di un movimento, di un progetto,
che siano collettivi. Per gli attuali dirigenti basta andare alla
radio, e farsi intervistare da Alessio, per sentirsi con la coscienza
a posto. Magari finisce, come mi capita di notare, che siano loro
ad intervistare Alessio, il quale è più polemico dei
suoi intervistati, un battagliero in servizio permanente. Certi
amici me lo dicono spesso: "sai basta andare due o tre volte
in radio, fare qualche volantino e mezzo tabellone e stai a posto,
ti garantisci visibilità". È evidente allora
che qui, ad Altamura, si improvvisa. Si fanno recite a soggetto.
Si fanno battaglie fasulle. Mancano progettualità di ampio
respiro. Manca un programma di governo che guardi a costruire la
città del futuro. È pressoché assente persino
quel minimo di argine allo scempio. Non so voi, ma a me capita ancora
di vedere cose assurde. Ci siamo accorti di come si stia devastando
il territorio? Avete notato come pullulano intorno alla città
capannoni, costruzioni, opifici, abusivi. Ognuno fa quello che gli
pare. Ora, per aggirare le leggi edilizie, vanno di moda le conigliere.
Tutti si sono messi ad allevare conigli per ottenere la licenza
edilizia. Ma li avete mai visti ‘sti conigli? Su via Bari ce
ne dovrebbero essere milioni, almeno stando alle conigliere costruite.
L’unico coniglio che conosco è invece quello che vive
nella mia veranda: un coniglietto bianco che mia moglie ha regalato
alla bambina il giorno del suo compleanno. Per non parlare di quanto
accade nel centro storico dove – lo fanno anche persone ben in vista
tra quelli che comandano – si procede con lo scempio spacciato per
"ristrutturazione". Vivi e lascia vivere. Questa è
la regola. E se l’Amministrazione vuole smantellare piazza
Zanardelli? Vivi e lascia vivere. E se il mattatoio rimane una cattedrale
nel deserto, un monumento allo spreco? Vivi e lascia vivere. E se
il Comune sottoscrive con l’impresa addetta a riscuotere le
tasse una transazione capestro? Vivi e lascia vivere. Ma ho solo
citato solo poche cose che fanno il quadro della situazione. Sulle
quali non mi pare che l’opposizione si sia distinta per contrastarle.
Questo è il liberismo? È questa la new politic? Beh,
se le cose stanno così, dobbiamo dare ragione a Montanelli
che recentemente ha dichiarato: "Era meglio quando c’era
il muro di Berlino. Sapevamo chi eravamo noi e chi erano loro. Ora
non si capisce più niente". Ma il muro non c’è
più e, forse, è meglio così. Senza contare
che, se lo dovessero ricostruire, lo farebbero abusivo, tanto per
non perdere l’abitudine. Non pretendiamo cambiare la storia
né entrare in questioni internazionali o nazionali. Ma almeno,
nel nostro piccolo, ad Altamura è possibile pretendere uno
sviluppo decente, moderno ma anche rispettoso delle regole?

E se facessimo un movimento politico
cittadino? Forse la questione non è poi tanto campata in
aria. Crediamo che si possa osare. Coinvolgendo una generazione
di persone capaci, oneste e con una biografia alle spalle senza
equivoci. C’è questa gente. Ne siamo sicuri. Si tratta
di convincerla a "scendere in campo", ad assumersi la
responsabilità di salvare questo paese perso. È un
dovere civico provarci. Che si torni al dialogo, alla democrazia
delle idee. Che non significa necessariamente creare un partito
(ce ne sono già abbastanza) o una lista civica. Ma di creare
qualcosa di simile a quello che, alla fine degli anni sessanta,
è stato il Circolo "Graziano Fiore": una vera fucina
di pensieri felici. Una scuola per tanti quadri dirigenti di spessore.
Oggi non ci sono cartine di tornasole legate alle ideologie. Oggi
è più complicato ma non impossibile. Basterebbe guardare
alla qualità della vita come obiettivo principale e sarebbe
già tanto. Altrimenti lasceremo ai nostri figli un paese
devastato, senza piazze, senza teatri, senza servizi decorosi, senza
dignità. Sulla base di queste considerazioni, credo che alla
questione posta in apertura vada data una risposta positiva. Un
movimento culturale serve, eccome. E ciò non deve voler dire
che necessariamente si proponga come lista civica. In fondo, se
a destra è nato il Forum, significa che certe questioni di
trasparenza e di qualità del ceto politico sono avvertite
anche su quel fronte. Allora si può pensare di crearlo questo
dannato movimento, al di là delle singole appartenenze. Rimanendo
tutti con le proprie chiese e parrocchie, trasversale e organico
al tempo stesso. Questa tuttavia è solo una opinione personale
che esige un dibattito più articolato che chiarisca tante
altre sfumature. Quelle che, al momento, non colgo con serena chiarezza.
Si può provare, certo. Ma parliamone subito. Alla luce del
sole. Magari sulle pagine di questo giornale.