PROGETTO EUROPEO ”10+”: AL VIA LA RASSEGNA CINEMATOGRAFICA

Il principale obiettivo del progetto è quello di informare, attraverso uno strumento di facile percezione come il cinema, sui processi dell’allargamento dell’Unione e sulle sue conseguenze nella vita quotidiana. Il progetto è articolato nelle seguenti fasi:


– Ottobre 2005 ”“ marzo 2006: Campagna d’Informazione sul tema dell’allargamento nelle scuole medie inferiori e superiori della Puglia e della Basilicata. Presentazione del concorso internazionale “10+ EuropaCortoFestival”? rivolto alle scuole europee per la produzione di un cortometraggio


– Gennaio”“Marzo 2006: rassegna cinematografica con proiezione di film provenienti da Polonia, Ungheria, Lituania, Repubblica Ceca e Lettonia


– Aprile”“Maggio 2006: evento finale per celebrare il secondo anniversario dell’ingresso dei nuovi paesi nell’Unione.


 


 


(per informazioni sul progetto: www.dieciplus.org)


 


Nei prossimi giorni prenderà  avvio la Rassegna cinematografica con la proiezione di film provenienti da Polonia, Ungheria, Lituania, Repubblica Ceca e Lettonia. Le proiezioni avverranno ad Altamura, Matera e Pisticci. Per Altamura, gli appuntamenti sono previsti presso il Cinema Teatro Cosmo (in via Bormida 55) e presso il Circolo delle Formiche in Vico Mercadante (di fronte la Chiesa di San Nicola in Corso Federico).


QUESTO IL PROGRAMMA COMPLETO:


Proiezione unica: ore 21.00
I Film saranno accompagnati da incontri con i registi


I cortometraggi in lingua originale con sottotitoli in inglese o in italiano




CINEMA UNGHERESE

Moszkva Tér (Piazza Mosca)
di Ferenc Tà¶rà¶k

(lungometraggio, lingua originale con sottotitoli in italiano)


 


14 febbraio 2006 (Altamura) Cinema Cosmo
15 febbraio 2006 (Matera) – Cinema Comunale
16 febbraio 2006 (Pisticci) – Sala Panetta, Via Osannale


 


 


Cortometraggi di:
Tibor Gulyà s e Balà zs Irimià s, Diana Groo, Dà nieel Bères, Olà¡h Lehel, Ferenc Zòfusz, Lazslò Csà ki, Lazslò Csà ki, Tà³th Barnabà¡s, Igor Buharov.
Proiezione speciale: “From Europe into Europe”?


 


21 febbraio 2006 (Altamura) – Circolo delle Formiche, in Vico Mercadante
22 febbraio 2006 (Matera) ”“ Le Monacelle, in Via Riscatto
23 febbraio 2006 (Pisticci) – Ex Orfanotrofio, Rione Terravecchia



CINEMA LITUANO


 


Nuomos Sutartis (Contratto d’affitto)
di Kristijonas Vildziunas

(lungometraggio, lingua originale con sottotitoli in italiano)


 


28 febbraio 2006 (Altamura) – Cinema Cosmo
01 marzo 2006 (Pisticci) – Sala Panetta, Via Osannale
02 marzo 2006 (Matera) – Cinema Comunale


 


 


Cortometraggi di:


Saulius Berzinis e altri



7 marzo 2006 (Altamura) – Circolo delle Formiche, in Vico Mercadante


08 marzo 2006 (Matera) – Le Monacelle, in Via Riscatto
09 marzo 2006 (Pisticci) – Ex Orfanotrofio, Rione Terravecchia


 



CINEMA POLACCO


 


Mediometraggi, lingua orig. con sottotitoli in inglese: 
Moje miasto (La mia città )
di Marek Lechki (60’)
Opowiadanie (Una storia breve)
di Marcin Pieczonka (24’)
Meska Sprawa (Una cosa umana)
di Slawomir Fabicki (26’)


 


14 marzo 2006 (Altamura) – Cinema Cosmo
15 marzo 2006 (Matera) – Cinema Comunale
16 marzo 2006 (Pisticci) – Sala Panetta, Via Osannale


 


 


Cortometraggi di:
Aleksander Duraj, Marek Lechki, Marcin Pieczonka, Slawomir Fabicki, Tomasz Baginski, Piotr Dumala, Marcin Wrona


 


21 marzo 2006 (Altamura) – Circolo delle Formiche, in Vico Mercadante
22 marzo 2006 (Matera) – Le Monacelle, in Via Riscatto
23 marzo 2006 (Pisticci) – Ex Orfanotrofio, Rione Terravecchia


 



CINEMA LETTONE


 


Pitons (Il Pitone)
di Laila Pakalnina

(lingua originale con sottotitoli in italiano)

28 marzo 2006 (Altamura) Cinema Cosmo
29 marzo 2006 (Matera) – Cinema Comunale
30 marzo 2006 (Pisticci) – Sala Panetta, in Via Osannale


 



Cortometraggi di:


Laila Pakalnina, Herz Frank, Dainis Klava, Vladimir Leschiov, Signe Baumane, Aija Bley

4 aprile 2006 (Altamura) – Circolo delle Formiche, in Vico Mercadante
5 aprile 2006 (Matera) – Le Monacelle, in Via Riscatto
6 aprile 2006 (Pisticci) – Ex Orfanotrofio, Rione Terravecchia


 



CINEMA CECO


 


Horem Padem
di Jan Hrebejk

(lingua originale con sottotitoli in inglese)

11 aprile 2006 (Altamura) Cinema Cosmo
12 aprile 2006 (Matera) – Cinema Comunale
13 aprile 2006 (Pisticci) – Sala Panetta, in Via Osannale


 



Cortometraggi di:


Jakub Sommer e altri


 
18 aprile 2006 (Altamura) – Circolo delle Formiche, in Vico Mercadante
19 aprile 2006 (Matera) – Le Monacelle, in Via Riscatto
20 aprile 2006 (Pisticci) – Ex Orfanotrofio, Rione Terravecchia



www.dieciplus.org


 


 

Il programma dei Pomeriggi dell’arte

12 febbraio / ore 18,00
DIOMIRA INVISIBLE ENSEMBLE
Vittorio Gallo sax soprano, tenore, alto, sopranino
Adolfo La Volpe chitarra elettrica, electronics
Pierpaolo Martino basso elettrico, contrabbasso
Daniele Abbinante batteria


Diomira. E’ nome di donna ed è stato scelto da Calvino per la prima delle sue città  invisibili, nella serie «Le città  e la memoria». La scrittura dei Diomira, tuttavia, non vive di memoria ma di ricordi. Essa costruisce un dialogo mai sistematico ma sempre improvviso ed improvvisato tra passato e presente.
Invisible. In una società  dominata dall’immagine la nostra musica vuole essere un invito all’ascolto. Essa non traduce tanto le immagini quanto i suoni, le voci, i rumori della città .
Ensemble. Si tratta di suoni ascoltati, ricordati, ripensati da ciascuno di noi quattro, aldilà  di ruoli, funzioni e stili ben precisi. Quattro voci, quattro angoli di uno spazio che racconta lo spazio – quello urbano – in un divenire polifonico dove ci sono punti di partenza ma non d’arrivo.


 


19 febbraio / ore 18,00
SOGNANDO IL SIGNOR «G»
Giorgio Gaberanima
Marcello Vitale attore
Giuseppe Manfredi suoni elettrici e pianoforte
Francesco Marcello Sette percussioni
Vincenzo Diele chitarra
Filippo Lomurno chitarra
Felice Lorusso basso


Cosa dire se non «anch’io mi chiamo G». Un signor G con la voglia di liberarsi di quella «idiozia conquistata a fatica» che ci fa essere pesanti e nello stesso tempo indifferenti ai mutamenti del tempo per ritrovarsi poi improvvisamente «vecchi»… dentro… prima ancora di essersi resi conto che anche gli slanci più alti si sono tramutati in tonfi.
E allora ti viene voglia di prendere tutto e lanciarlo in aria, in un gesto liberatorio.
Ma in fondo basterebbero solo dei «piccoli spostamenti del cuore» per capire che sarebbe necessario vivere fino in fondo il proprio tempo come se fosse l’unico con quella pulizia del sentire che ti fa ritrovare il coraggio di dare un’occhiata al mondo.
Già  perché se per i più «l’uomo muore» si può fondamentalmente, ancora credere nell’uomo.
Avere ancora la capacità  di indignarci, verso quella mediocrità  dilagante sorretta dai «grande fratello», ci ricorda costantemente che una volta c’era il pensiero che sfornava idee che se si fossero”¦ ah, se avessimo potuto o voluto”¦ quante idee perdute, irrealizzate”¦ eppure G un giorno ha detto che se avesse potuto mangiare un idea avrebbe fatto la sua rivoluzione.


26 febbraio / ore 18,00
CUà‰NTANOSLO
di e con Massimo Bellomo
Pasquale Maglione chitarra


Cuéntanoslo (Raccontacelo) è uno spettacolo di narrazione, poesia e musica. In scena due chitarre che accompagnano la storia del protagonista alla ricerca della propria identità . Dalle navi della speranza provenienti dall’Europa, allo sguardo che si posa sulle favelas di una moderna Caracas, in una Venezuela ricca di petrolio e contraddizioni . Due mondi che si intrecciano e sono costretti alla convivenza, ora in armonia spesso in conflitto. In una cornice di paesaggi lontani nel tempo e nello spazio, il protagonista evoca attraverso la suggestione del racconto, mondi primordiali, promesse di riscatto, luci e colori di un tropico a tratti idealizzato. Il sogno che è destinato a infrangersi nella realtà  della vita. Ma allo stesso tempo la vita che si infrange nel sogno. La linea di confine si perde tra granchi tanto grossi che si potrebbero cavalcare, iguane che pendono dalle travi del soffitto, tartarughe giganti che implorano pietà  e bambini che corrono scalzi sotto piogge torrenziali, chiedendosi cosa avranno in comune una«vela» e una «candela». Traducendo l’altro se stesso, il protagonista gioca con le due lingue che gli appartengono: l’italiano e lo spagnolo in una scissa doppia personalità  destinata a convivere in una inevitabile e conflittuale simbiosi. Un uomo che percorre la vita, la sua vita, in un mondo che è il suo mondo ma anche quello di tutti.
5 marzo / ore 18,00
UN PADRE PASSAPORTO
Zaccaria Gallo poeta / autore
Umberto Binetti regista / attore
Vittorio Gallo sound station


Un padre passaporto: questo titolo -non poco inquietante – ben fotografa l’intero senso di un percorso creativo che ha visto come protagonisti assoluti un poeta/autore, un regista/attore e quattro musicisti, tessitori, questi ultimi, di una trama musicale che ha finito per trasformare, attraverso un work in progress estremamente affascinante, l’intero tragitto drammaturgico in un concerto teatrale.
Il lavoro, reso ancora più intenso e reale dall’essere autobiografico (l’autore, infatti, è nato a Tunisi ed è stato protagonista della vicenda raccontata) finisce per coinvolgere tutti gli esseri umani costretti per le alterne vicende della vita a fuggire verso mete sconosciute, spesso verso terre inaccoglienti.
Così nasce l’esigenza di trasmettere, attraverso un evento spettacolare, un messaggio culturale ed ideologico sul tema del profugo, su chi si trova nelle condizioni drammatiche di divenire per l’intera sua vita «uno straniero in terra straniera».
Un padre passaporto si propone come un evento artistico capace di coniugare arti come quelle della poesia, del teatro e della musica attraverso un viaggio creativo in cui le singole esperienze artistiche riescono pienamente a contaminarsi realizzando un prodotto finale di ampio respiro culturale.


 


12 marzo / ore 18,00
AIRALE
MUSICA IMPROVVISATA E POESIA. UN DIALOGO INTENSO DI ANCE E CORDE, FRANTUMI DI MELODIE E NUOVE TESSITURE SONORE.
Vittorino Curci voce, sassofoni
Giuseppe Amatulli violino


«Gli tornano spesso nel ricordo le parole del dialetto natio: vi si aggrappa per intere settimane. Airale, che cos’è l’airale? Scopre che c’è in quelle sei lettere un’immagine che gli somiglia, somiglia a lui, alle sue inclinazioni, ai suoi tic. È forse una macchina?
C’è l’aìre, la forza; c’è l’aria, un elemento leggero; ci sono le ali, la poesia; e c’è un luogo, un belvedere: l’aia. E poi scomposta, anzi tagliata, sezionata, ogni troncone ha un senso in questa parola: Ai, ira, ale, lari, rìa, aria. Che ricchezza! Oh, l’airale è lo strumento rozzo che scuotono i trebbiatori incappucciati per separare il grano dalla veccia, dall’acino di carbone, dalla zizzania, dalla pula, per separare il bene dal male, l’utile dall’inutile, la poesia dalla non poesia.»
Leonardo Sinisgalli [testo del 1946-47]


Perché, quindi, airale? Perché mettere insieme due strumenti così lontani e diversi come il violino e il sassofono è come pronunciare ad alta voce una parola che non ha un significato preciso ma che, probabilmente, ne nasconde più d’uno. L’esplorazione di nuove – meglio forse sarebbe dire: inedite – combinazioni timbriche tra questi due strumenti è un viaggio invitante, soprattutto se si concepisce e si vive la musica come una grande avventura.


19 marzo / ore 18,00
PIà™ Sà™…D
OMAGGIO A ROCCO SCOTELLARO
DAMBROSIO / ARPAIA ENSEMBLE
Antonello Arpaia voce recitante
Matilde Bonaccia voce recitante
Connie Valentini voce
Achille Succi clarinetti / sax alto
Vittorino Curci sax alto
Giuseppe Amatulli violino
Ida Ninni violino
Domenico Mastro viola
Giovanna Buccarella violoncello
Pasquale Mega pianoforte
Camillo Pace contrabbasso
Pino Basile tamburi a cornice / cupa cupe
Antonio Dambrosio percussioni / direzione


Il progetto nasce con il preciso intento di valorizzare la figura straordinaria del poeta e scrittore lucano rocco scotellaro attraverso la realizzazione di un recital concerto finalizzato alla pubblicazione di un cd che conterrà  all’interno alcune tra le sue tante e bellissime poesie. I testi saranno recitati da due attori pugliesi (Antonello Arpaia e Rossella Giuliano) e musicate per quintetto d’archi, pianoforte, percussioni, sax alto e clarinetto basso da Antonio Dambrosio musicista Altamurano, nonchè ideatore e direttore del progetto. Ci sarà  inoltre la partecipazione straordinaria del poeta e musicista nocese Vittorino Curci e dei Tarantolati di Tricarico.

TENTAZIONI: le chiamate nominative nelle Pubbliche Amministrazioni

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TENTAZIONI


ovvero le chiamate nominative nelle Pubbliche Amministrazioni


 


È un tratto dei tempi. Non c’è amministratore pubblico che non si lasci tentare dalle possibilità  offerte dal quadro normativo, che si è andato rivoluzionando ed affermando nell’ultimo decennio, in materia di rapporti di lavoro, collaborazione o di prestazione d’opera nella pubbliche amministrazioni.


Non mi riferisco al ricorso diffuso e datato alle figure, ormai classiche, di segretari particolari, portaborse o portavoce. È qualcosa di nuovo, ben più incisivo e rilevante, gravido di conseguenze. È la tentazione di plasmare, permeare, piegare l’ossatura di un’amministrazione pubblica appena conquistata: il suo apparato burocratico, in particolare la sua dirigenza ed i suoi nodi di direzione, coordinamento ed organizzazione. Non c’è politico o schieramento eletto, a qualunque livello, che riesca a sottrarsi alla tentazione di inserire nell’apparato amministrativo che governa compagni di cordata, di corrente o di partito, fedeli amici e forse esecutori. Di esempi, anche recenti e riportati dalla cronaca, se ne potrebbero fare molti, dall’Ente Parco dell’Alta Murgia alla Regione Puglia.


I meccanismi sono diversi, tutti riconducibili, con formula di sintesi, alla chiamata diretta, nominale, arbitraria. Ecco allora dirigenti chiamati ”“ senza alcuna procedura selettiva ad evidenza pubblica (ben lontane dunque anche dalle tanto vituperate valutazioni comparative del mondo accademico!) ”“ con contratti a tempo determinato, pescati dalle professioni o da altre amministrazioni. Oppure personale chiamato (senza alcun avviso pubblico o con avvisi imboscati) attraverso procedure di mobilità  esterna (da un’amministrazione ad un’altra) oppure “pescando”? tra gli idonei e non assunti di concorsi già  espletati presso altre amministrazioni.


A volte, si fa ricorso ad avvisi di selezione, per rapporti di lavoro o per il conferimento di incarichi, su cui viene calata la sordina, pubblicati nei luoghi più impensabili e possibilmente in periodi festivi, assegnando tempi stretti per la presentazione delle domande. Capita, poi, che di tali selezioni si perdano le tracce; agli interessati non viene fornito neanche uno straccetto di comunicazione, di graduatorie finali e motivazioni neanche a parlarne. In alcuni casi ”“ allarmati da una massiccia, inaspettata e imbarazzante partecipazione ”“ si procede rapidamente alla loro revoca, in attesi di tempi migliori, meno partecipati e clamorosi.


Sia chiaro: ci si muove abilmente, data l’ampiezza dei confini della legittimità  formale, nella rete sfibrata di un sistema amministrativo pubblico che millantati riformismi e roboanti devolution hanno portato rapidamente alla decadenza. Si pensi, per dirne una, a cosa hanno ridotto la figura del segretario comunale: da emblema e punto di riferimento statale in seno all’ente locale e primo presidio della legittimità  degli atti, a “complemento”? di sindaci, alla cui mercé sono legati chiamata ed allontanamento.


Si fa un bel dire “amministrazione pubblica”?, quando tutt’altro che pubblici e trasparenti sono i meccanismi di selezione del suo personale, quando logiche partitiche o di clientela mortificano il diritto di tanti a poter partecipare alla selezione per la copertura di posti o l’affidamento di incarichi.


Vale ancora, in termini di realtà  ed effettività , il principio costituzionale della concorsualità ? In discussione non sono certo le capacità  e la professionalità  dei fortunati prescelti, ma il rispetto dei principi di buon andamento e imparzialità  cui si deve ispirare, secondo Costituzione, ogni azione amministrativa. Principi che suggeriscono il ricorso ai concorsi pubblici ed aperti e che le chiamate di personale (con contratti a tempo determinato o in mobilità ) siano effettuate, come peraltro impone la legge sul pubblico impiego, secondo regole, direttive e criteri definiti e pubblici.


In discussione è il “diritto ad una buona amministrazione”?, sancito e riconosciuto ad ogni individuo anche dalla Costituzione europea (art. 101), che presuppone però il rispetto del dovere ad una buona selezione degli amministratori pubblici.


Garantire parità  di trattamento, offrire a tutti una chance di crescita umana e professionale, senza alcuna discriminazione e barriera, sono da sempre impegni ben chiari e precisi per chi si riconosce nell’orizzonte ideale del progresso e delle riforme. È bene non dimenticarsene quando si è al governo di enti, città  e regioni.


 


enzo colonna


consigliere comunale di Altamura


Movimento Cittadino Aria Fresca


enzo@altamura2001.com


 


 


 

INDAGINE SULLA RACCOLTA DIFFERENZIATA E SULL’ABBANDONO DEI RIFIUTI

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legambiente altamura


 


INDAGINE SULLA RACCOLTA DIFFERENZIATA


E L’ABBANDONO DEI RIFIUTI


 


800 276423


Chi l’ha visto . . . questo numero?


 


Quella dei rifiuti ad Altamura diviene col passare del tempo una questione sempre più preoccupante: ettari di murgia trasformati in discariche abusive a cielo aperto, e raccolta differenziata praticamente inesistente. Per considerare soltanto due dei problemi più gravi legati al ciclo dei rifiuti che riguardano il nostro territorio.


La raccolta differenziata dei rifiuti anziché crescere, pare addirittura diminuire: nel 2004 siamo scesi al 5,4% rispetto al 5,76% del 2003! Cifre che diventano ridicole se confrontate con l’obiettivo del 35% dettato dal Decreto Ronchi.


Negli scorsi mesi, ancora, il circolo Legambiente di Altamura ha condotto per conto del Comune un censimento dei siti inquinati, che ha fotografato una situazione drammatica e desolante in tutte le periferie e le campagne altamurane: ben 86 siti individuati con la presenza di oli, vernici, oltre 1.600 pneumatici, rifiuti urbani e speciali, inerti e carcasse d’auto. Persino amianto. In tutto circa 30.000 metri quadri di territorio del comune di Altamura sono invasi da rifiuti di ogni tipo! Uno scempio di cui si rendono ogni giorno responsabili cittadini e attività  produttive.


D’altro canto quanti cittadini conoscono il numero verde, titolo di questo documento, e il relativo servizio gratuito a domicilio di raccolta degli ingombranti?


 


E’ quanto, tra l’altro, ci siamo proposti di scoprire attraverso l’indagine e il relativo questionario che vi sottoponiamo. E’ rivolto a tutti i cittadini di Altamura al fine di sondare le abitudini e le sensibilità  sulla raccolta differenziata e sullo smaltimento dei rifiuti ingombranti.


Gli obiettivi dell’indagine, infatti, sono diversi:


capire meglio i comportamenti dei cittadini sulla raccolta differenziata;


– verificare l’effettiva realizzazione di campagne di informazione e sensibilizzazione, pur previste dall’appalto, per incentivare la raccolta differenziata e promuovere il servizio gratuito a chiamata di ritiro a domicilio dei rifiuti ingombranti;


misurare l’efficienza e l’efficacia dei servizi di raccolta differenziata, del “porta a porta” sperimentale nel centro storico, e di ritiro a domicilio degli ingombranti;


individuare e selezionare proposte ed esigenze per migliorare questi servizi;


informare e, ci auguriamo, sensibilizzare i cittadini.


 


Il questionario è diviso in due sezioni, quante sono le tematiche cui i quesiti si riferiscono: la prima è dedicata alla raccolta differenziata, la seconda allo smaltimento dei rifiuti ingombranti. Al fine di rendere l’indagine la più veritiera e attendibile possibile le vostre risposte siano attente, sincere e precise.


 


REGOLE DEL GIOCO:


1. segna con una crocetta la risposta che ritieni giusta, utilizzando eventualmente la riga corrispondente per completare la risposta;


2. è consentita la risposta multipla solo laddove la domanda lo preveda;


3. è importante indicare l’indirizzo della propria abitazione; inserire nome e cognome è facoltativo quanto gradito.


 


COSA FARE?


1. scarica il questionario a cui sei interessato;


2. compilalo – ci vogliono pochi minuti – secondo le regole prima richiamate;


3. una volta compilato in ogni sua parte, invialo all’associazione al seguente indirizzo:


 


legambiente_altamura@yahoo.it


 


 


Ecco il questionario :


 


DA QUI SCARICHI IL QUESTIONARIO SE ABITI NEL CENTRO STORICO


 


 


DA QUI SCARICHI IL QUESTIONARIO SE ABITI IN UN’ALTRA ZONA DELLA CITTA’


 


 

A QUANDO MERCATI CITTADINI ATTREZZATI E DECENTI?


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A QUANDO MERCATI CITTADINI ATTREZZATI E DECENTI?


 


 


TRASCORSI I 6 MESI ASSEGNATI DALLA REGIONE AL COMUNE PER L’ADEGUAMENTO AI REQUISITI IGIENICO-SANITARI


 


Nei primi giorni di gennaio sono scaduti i sei mesi assegnati dal Presidente della Regione ai Comuni per presentare alle Aziende Sanitarie Locali (ASL) i progetti di adeguamento delle aree dove sorgono mercati all’aperto. L’ordinanza regionale (del 5 luglio 2005) prevedeva che solo i Comuni che avessero presentato “nel termine di 6 mesi il progetto di adeguamento ai requisiti igienico-sanitari alle ASL di competenza”? potessero far continuare ad esercitare il commercio di prodotti alimentari sulle aree pubbliche. I lavori di adeguamento ”“ si precisava ”“ “dovranno essere eseguiti entro 24 mesi”? dall’ordinanza”? (quindi, entro luglio 2007). Il Presidente della Regione, inoltre, disponeva che il mancato rispetto dell’ordinanza avrebbe comportato “l’impossibilità  per le Amministrazioni comunali di continuare a fare esercitare il commercio sulle aree interessate”?.


Il Movimento Cittadino Aria Fresca, tramite il suo consigliere comunale Enzo Colonna, ha presentato al Sindaco una interpellanza urgente per sapere se, nei 6 mesi previsti, il Comune di Altamura abbia provveduto a presentare all’Azienda Sanitaria i progetti di adeguamento dei mercati cittadini ai requisiti igienico-sanitari imposti dalla normativa in materia. Nell’interpellanza si chiede anche quali siano le iniziative che l’Amministrazione comunale intenda adottare per attrezzare dignitosamente le aree destinate ai mercati giornalieri (in particolare il mercato di piazza Matteotti, detta piazza Castello) e per dotare finalmente la città  di un’area mercatale attrezzata, definitiva funzionale e moderna.


Dopo anni di inutili attese, non è più tollerabile che i mercati cittadini, giornalieri e settimanali, soffrano un’indegna condizione di inadeguatezza ed impraticabilità  dei luoghi e di assenza di qualsivoglia struttura necessaria al loro esercizio (coperture, spazi attrezzati per banchi e bancarelle di vendita, servizi igienici, contenitori per la raccolta di rifiuti, ecc.) e che ciò comporti disagio per i commercianti e per i consumatori ed anche privazioni e pessima qualità  di vita per i cittadini che risiedono od operano in prossimità  di tali mercati.


Altamura, 21 gennaio 2006


 


MOVIMENTO CITTADINO ARIA FRESCA


 


_________


 


Questo il testo dell’interpellanza presentata.


 


 


Alla cortese attenzione del


Sindaco di Altamura


– Palazzo di Città  –


 


OGGETTO: interpellanza urgente sulle aree mercatali cittadine. Trascorsi i 6 mesi assegnati dalla Regione ai Comuni per presentare progetti di adeguamento ai requisiti minimi igienico-sanitari.


 


Lo scrivente Vincenzo (detto Enzo) Colonna, consigliere comunale per il Movimento Cittadino Aria Fresca,


premesso che:


          i mercati cittadini, giornalieri e settimanali, da molti anni soffrono un’intollerabile condizione di inadeguatezza ed impraticabilità  dei luoghi e di assenza di qualsivoglia struttura necessaria al loro esercizio (coperture, spazi attrezzati per banchi e bancarelle di vendita, servizi igienici, contenitori per la raccolta di rifiuti, ecc.);


          tanto determina non solo un forte disagio agli operatori del settore ed ai cittadini consumatori, ma anche privazioni e pessima qualità  di vita per i cittadini che risiedono od operano in prossimità  delle aree pubbliche destinate ad accogliere tali mercati;


premesso altresì che:


          con il decreto n. 575 del 5 luglio 2005, il Presidente della Giunta regionale assegnava 6 mesi (a decorrere dalla data dell’ordinanza) ai Comuni pugliesi per presentare alle ASL competenti il progetto di adeguamento per le aree dove sorgono mercati all’aperto;


          l’ordinanza richiamava i requisiti igienico-sanitari per il commercio di prodotti alimentari sulle aree pubbliche fissati dall’Ordinanza del Ministero della Salute del 3/4/2002 e prevedeva che i Comuni che non avessero ancora provveduto ai lavori di adeguamento ai requisiti in questione, “possono far continuare ad esercitare il commercio dei prodotti alimentari sulle aree pubbliche interessate purché presentino, nel termine di 6 mesi, il progetto di adeguamento alle AUSL di competenza, corredato delle tempistiche necessarie all’esecuzione delle opere previste”;


          in ogni caso i lavori di adeguamento ”“ si precisava – dovranno essere eseguiti entro 24 mesi dalla data di entrata in vigore dell’ordinanza (quindi, entro luglio 2007);


          tale provvedimento è stato notificato “ai Sindaci per il tramite delle stesse Aziende Sanitarie Locali, oltre che ai Prefetti, alle Camere di Commercio, al Comando Carabinieri per la Sanità  NAS della Regione Puglia”?;


          le ASL, peraltro, erano impegnate a relazionare trimestralmente all’Assessorato regionale alle Politiche della salute, sullo stato di avanzamento dei lavori;


          il mancato rispetto di quanto previsto nella richiamata ordinanza avrebbe comportato “l’impossibilità  per le Amministrazioni comunali di continuare a fare esercitare il commercio sulle aree interessate”?;


 


tanto premesso, chiede ”“ con l’urgenza imposta dalla delicatezza della materia, al Sig. Sindaco:


A)      se e quali iniziative abbia adottato l’Amministrazione comunale al fine di porre rimedio alle difficoltà  su esposte;


B)      in particolare, scaduti i 6 mesi assegnati dalla richiamata ordinanza del Presidente della Giunta regionale, se il Comune di Altamura abbia provveduto a presentare alla locale Azienda Sanitaria i progetti di adeguamento dei mercati cittadini ai requisiti igienico-sanitari previsti dalla normativa in materia;


C)      con riferimento specifico al mercato settimanale, se e quali iniziative abbia adottato o intenda adottare l’Amministrazione comunale al fine di dotare la città  di un’area mercatale attrezzata, definitiva funzionale e moderna.


Altamura, 17 gennaio 2006


ENZO COLONNA (consigliere comunale del Movimento Aria Fresca)

GRANO CONTAMINATO: ALCUNI INTERROGATIVI

GRANO CONTAMINATO: ALCUNI INTERROGATIVI


 


I clamorosi sviluppi giudiziari dell’inchiesta (clicca qui), condotta dalla Procura della Repubblica di Trani e dalla Guardia di Finanza, sul grano contaminato da ocratossina sequestrato a settembre nel porto di Bari, inducono a riproporre alcune riflessioni:


1)  Questa vicenda ”“ che si aggiunge a quelle, ancora vive nella nostra memoria, del grano radioattivo e dei veleni sparsi sulla Murgia ”“ si inserisce, accentuandolo, in un clima di forte preoccupazione della popolazione altamurana per l’avvertito trend di crescita di malattie come tumori e leucemie. Trend confermato dai primi dati emersi dallo studio che una commissione scientifica istituita dall’amministrazione e dal consiglio comunale di Altamura sta conducendo e che ha rilevato come, ad esempio, il tasso di ospedalizzazione per leucemie di altamurani, in alcuni anni, sia stato il più alto dell’intera Puglia.


Domanda: cosa ci fanno mangiare? Con quali materie prime? Prodotte dove? Importate da dove? Controllate da chi?


2)  Da tempo ”“ poiché non ci è possibile (se mai lo sia sul piano della certezza scientifica) individuare o semplicemente ipotizzare cause o fattori determinanti simili patologie ”“ andiamo ripetendo che è indispensabile una strategia globale di interventi, ispirata ai principi di attenzione, prevenzione e precauzione: dal controllo e limitazione del traffico cittadino al controllo dell’aria e delle acque sotterranee e reflue, dalla rimozione dei rifiuti illegalmente abbandonati alla bonifica dei siti inquinati, dal controllo degli alimenti alla gestione oculata del territorio urbano ed extraurbano, da una attenta e virtuosa gestione (tutta da avviare) del ciclo dei rifiuti al controllo del fenomeno dell’elettrosmog. Un approccio che abbandoni cautele, mezze misure e mezze parole, indugi ed ipocrite preoccupazioni per i risvolti economici di iniziative anche forti. Un approccio che, come conferma quest’ultima vicenda, deve mettere in discussione la fatiscenza di un sistema di controlli che, tra compiacenze e mistificazioni, ormai non offre alcuna garanzia ai cittadini, ai consumatori ed agli stessi mercati ed operatori economici di riferimento.


Domanda: chi controlla materie prime e prodotti, cicli e strutture di commercializzazione e di produzione? Chi controlla i certificatori ed i controllori?


3)  Il fenomeno è sempre più massiccio e diffuso: ingenti quantità  di prodotti cerealicoli (ma non solo), di incerta qualità  ed a prezzi stracciati, vengono importati da Paesi extracomunitari. Tali importazioni falsano il mercato italiano ed europeo e mortificano le produzioni locali di riconosciuta qualità . Il fenomeno ”“ si dice ”“ è perfettamente in regola, coerente con le norme ed i trattati che regolano il commercio internazionale. Bene, sarà  pure così, ma varrebbe la pena spendere una qualche verifica, a livello nazionale e comunitario, per chiarire un fenomeno che ha i tratti di un dumping di ritorno. Noi europei, non possiamo sostenere le nostre produzioni (con incentivi, sussidi, protezioni o barriere), ma, allo stesso tempo, nulla ci è consentito fare per impedire che produzioni, di incerta qualità  ed a prezzi stracciati, siano immesse nel nostro mercato, con il duplice esito negativo che menzionavo.


Domanda: se tutto è così in regola, perché i trasformatori locali e nazionali (industrie molitorie, semolifici, pastai, produttori di mangimi, ecc.) non acquistano grano e cerali vari direttamente dai produttori o esportatori esteri? Perché si preferisce far filtrare tali materie prime attraverso le maglie di un grosso importatore nazionale o comunitario, per poi acquistare così ”“ accompagnata da tutte le inevitabili ed impeccabili autorizzazioni e certificazioni (sanitarie, doganali, ecc.) ”“ merce “nazionalizzata”?? Perché acquistare materie prime di incerta provenienza, quando merce e produzioni locali sono qui disponibili e spesso restano invendute nelle mani dei nostri agricoltori?


 


C’è da augurarsi, almeno, che la gravità  di questo ennesimo accidente che si è abbattuto sul nostro territorio induca a farne l’occasione per chiarire alcuni di tali interrogativi.


 


enzo colonna


consigliere comunale di Altamura


Movimento Cittadino Aria Fresca


enzo@altamura2001.com


 

GRANO CONTAMINATO, ARRESTATO INDUSTRIALE FRANCESCO CASILLO













 


Guardia di Finanza


NUCLEO REGIONALE POLIZIA TRIBUTARIA PUGLIA


Gruppo Repressione Frodi


Corso Vittorio Veneto 36-70123-Bari-Tel 080.5272615- Fax 080.5272615


COMUNICATO STAMPA 


Grano duro canadese contaminato da Ocratossina (sostanza fortemente nociva e cancerogena) sequestrato nel porto di Bari lo scorso settembre.  Custodia cautelare in carcere per il “re del gano” Francesco Casillo.


In data odierna militari del Gruppo Repressione Frodi del Nucleo Regionale di Polizia Tributaria “Puglia”? della Guardia di finanza, su disposizione del G.I.P. del Tribunale di Trani, Dr. Michele Nardi, hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti di Casillo Francesco, trentanovenne di Corato, “coamministratore e gestore di fatto”? della “MOLINO CASILLO Francesco S.r.l.”? di Corato. La misura restrittiva è stata richiesta dal Sost. Proc. della Repubblica presso il Tribunale di Trani, Dr. Antonio Savasta, al termine di ulteriori e approfondite attività  di polizia giudiziaria eseguite dalle stesse Fiamme Gialle nel mese di dicembre del 2005.



Allora, il Pubblico Ministero competente dispose una serie di perquisizioni e sequestri, provvedimenti finalizzati, da un lato a porre in sequestro preventivo d’urgenza il prodotto alimentare ormai avviato alla commercializzazione e, dall’altro a reperire tutta la documentazione igienico sanitaria afferente le analisi chimiche eseguite da laboratori pubblici e privati.



Ciò perché, le analisi disposte dalla Procura della Repubblica di Trani ”“ a seguito del sequestro probatorio eseguito nel mese di settembre 2005 sull’intero carico di grano duro di origine canadese, ammontante a circa 58.000 tonnellate, trasportato dalla motonave LOCH ALYN, attraccata nel porto di Bari -, eseguite da laboratori dell’Ispettorato Centrale Repressione Frodi del Ministero delle Politiche Agricole e Forestali, e rese note agli inizi di dicembre, avevano evidenziato la presenza nell’intero carico di Ocratossina, una tossina altamente nociva per la saluta umana, sia per assunzione diretta del prodotto contaminato, sia indirettamente, attraverso il consumo di carni di animali nutriti con mangimi ottenuti dalla decorticazione dei chicchi di grano. Le percentuali della sostanza cancerogena accertate erano superiori, in alcuni casi, a tre volte i limiti massimi consentiti dalla normativa sanitaria comunitaria in materia di alimentazione umana.


L’attività  di polizia giudiziaria eseguita il 15 dicembre u.s. riguardò, oltre le quattro società  importatrici del carico contaminato (“MOLINO CASILLO Francesco S.r.l.”? di Corato, acquirente di circa 48.000 tonnellate; “LOUIS DREYFUS ITALIA S.p.A.”? di Ravenna; “CANDEAL COMMERCIO S.r.l.”? di Foggia e “AGRIVIESTI S.r.l.”? di Altamura), l’”?INDUSTRIA AGROALIMETARE SEMOLERIE GIUSEPPE SACCO S.r.l.”? di Lucera, la “MOLINI TANDOI PELLEGRINO S.p.a.”? di Corato, la “GIANNETTA s.a.s.”?di Castelluccio dei Sauri, la “DE VITA INDUSTRIA AGROALIMENTARE S.r.l.”? di Casalnuovo Monterotaro, società  a cui il grano contaminato era stato ceduto dalla “AGRIVIESTI S.r.l.”? di Altamura, noché la “MOLINO LOIUDICE DONATO & C. s.a.s.”? di Altamura, il “SEMOLIFICIO LOIUDICE s.n.c.”? di Altamura e la “CEREALSUD S.r.l.”? di Altamura, società  quest’ultime che avevano acquistato il grano inquinato dalla “LOUIS DREYFUS ITALIA S.p.a.”? di Ravenna.



Attività  che ha, tra l’altro, costituito motivo di spunto per l’amministrazione comunale di Altamura di apposita mozione consiliare volta a tutelare il grano e i prodotti tipici derivati, nonché di iniziative legali da parte di alcuni imprenditori dell’agro coratino, acquirenti del grano contaminato, formalizzate all’Autorità  giudiziaria inquirente.


Ulteriori elementi probatori sono stati forniti dalle testimonianze rese dai responsabili dei laboratori chimici indipendenti a cui il CASILLO Francesco, in occasione del primo sequestro operato nello scorso settembre, si era rivolto per ottenere, anche con raggiri e false promesse di future commesse una certificazione della assoluta salubrità  del cereale e della totale assenza in esso di sostanze tossiche quali la Ocratossina.


Ciò, nonostante lo stesso imprenditore coratino, che vanta una posizione di monopolio di fatto nel settore della commercializzazione dei cereali e dei suoi derivati, fosse in possesso, sin dal momento dell’acquisto concluso in Canada, di una certificazione della competente Autorità  di controllo canadese attestante la presenza, seppur nei limiti previsti dalla normativa comunitaria, di una contaminazione da Ocratossina del prodotto da importare.



In tal modo, producendo analisi di laboratorio da cui emergeva falsamente l’assenza di agenti patogeni o contaminanti pregiudizievoli alla salute pubblica, il CASILLO, inducendo in errore l’Autorità  Giudiziaria inquirente, riusciva nei primi giorni del mese di ottobre dello scorso anno ad ottenere il dissequestro dell’intero carico contaminato, così da poter introdurre in commercio un prodotto acquistato a prezzi sensibilmente inferiori ai mercuriali dell’epoca, realizzando dolosamente spregiudiucati margini di guadagno e destabilizzando l’equilibrio dell’intero settore.



A Casillo Francesco è stato contestato il reato di cui agli artt. 439 (avvelenamento di acque o di sostanze alimentari) e 440 (adulterazione e contraffazione di sostanze alimentari) del codice penale, per aver, al fine di trarre ingiusto profitto, trasformato, mediante miscelazione con altro grano, grano duro contaminato da Ocratossina (sostanza cancerogena rilevata oltre i limiti di legge) in semole destinate all’alimentazione e al consumo, adulterando e corrompendo in tal modo il prodotto, in violazione delle norme comunitarie vigenti (che vietano di mescolare grano con percentuale superiore ai 5 pbb – parti per bilione – per grammo con altro prodotto), rendendolo pericoloso per la salute pubblica.



La Procura della Repubblica di Trani, infine, ha provveduto ad informare il competente organo regionale ”“ Assessorato alle Politiche della Salute ”“ in ordine all’esito delle analisi di laboratorio di sanità  pubblica, al fine di porre l’ente nelle condizioni di avviare le eventuali procedure di allerta, previste per legge, sino a livello comunitario.


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Di seguito la notizia pubblicata da www.notizie-online.it


Grano contaminato, arrestato imprenditore Casillo di Corato


Inviato da Pasquale Dibenedetto (martedì 10 gennaio 2006)


L’imprenditore del settore agroalimentare Francesco Casillo, 39 anni, di Corato è stato arrestato dalla Guardia di Finanza di trani nell’ambito dell’inchiesta sul grano contaminato da ocratossina sequestrato a settembre al porto di Bari.


La sostanza, una muffa ritenuta altamente nociva e potenzialmente cancerogena, era contenuto nella partita di grano canadese, circa 58.000 tonnellate, approdato nel capoluogo pugliese a bordo di una nave la Loch Alyn, battente bandiera di Hong Kong. Il provvedimento è stato disposto dal Gip del Tribunale di Trani Michele Nardi. La misura restrittiva e’ stata richiesta dal Sostituto Procuratore della Repubblica, Antonio Savasta al termine di ulteriori e approfondite attivita’ di polizia giudiziaria eseguite a dicembre. Allora, il Pm dispose una serie di perquisizioni e sequestri che coinvolsero anche diversi mulini, finalizzati da un lato a porre in sequestro preventivo d’urgenza il prodotto alimentare ormai avviato alla commercializzazione e, dall’altro a reperire tutta la documentazione igienico sanitaria afferente le analisi chimiche eseguite da laboratori pubblici e privati.


Le analisi, eseguite da laboratori dell’Ispettorato Centrale Repressioni Frodi de Ministero delle Politiche Agricole, avevano evidenziato la presenza nell’intero carico di Ocratossina, una tossina altamente nociva sia se assunta in maniera diretta che indirettamente, attraverso il consumo di carni di animali nutriti con mangimi ottenuti dalla decorticazione dei chicchi di grano. Le percentuali della sostanza cancerogena accertate erano superiori, in alcuni casi, a tre volte i limiti massimi consentiti dalla normativa sanitaria comunitaria in materia di alimentazione umana.


La Procura della Repubblica di Trani ha provveduto ad informare il competente organo regionale – Assessorato alle Politiche della Salute – in ordine all’esito delle analisi di laboratorio di sanita’ pubblica, al fine di porre l’ente nelle condizioni di avviare le eventuali procedure di allerta, previste per legge, sino a livello comunitario.


A Francesco Casillo e’ stato contestato il reato di avvelenamento, adulterazione e contraffazione di sostanze alimentari e di aver trasformato grano duro contaminato da Ocratossina, in semole destinate all’alimentazione e al consumo, adulterando e corrompendo in tal modo il prodotto.  La Gdf spiega che a carico dell’imprenditore ”elementi probatori sono stati forniti dalle testimonianze rese dai responsabili dei laboratori chimici indipendenti a cui Casillo, in occasione del primo sequestro operato nello scorso settembre, si era rivolto per ottenere, anche con raggiri e false promesse di future commesse, una certificazione della assoluta salubrita’ del cereale e della totale assenza in esso di sostanze tossiche quali la Ocratossina”. E cio’, proseguono le Fiamme Gialle, ”nonostante lo stesso imprenditore coratino, che vanta una posizione di monopolio di fatto nel settore della commercializzazione dei cereali e dei suoi derivati, fosse in possesso sin dal momento dell’acquisto concluso in Canada, di una certificazione della competente Autorita’ di controllo canadese attestante la presenza, seppur nei limiti previsti dalla normativa comunitaria, di una contaminazione da Ocratossina del prodotto da importare”.


Secondo quanto reso noto dalla Guardia di Finanza di Bari Casillo, sarebbe riuscito ”nei primi mesi di ottobre dello scorso anno (precisamente il 7 ottobre ndr) ad ottenere il dissequestro dell’intero carico di grano contaminato” da ocratossina, una sostanza cancerogena e nociva, ”producendo analisi di laboratorio da cui emergeva falsamente l’assenza di agenti patogeni o contaminanti pregiudizievoli per la salute pubblica, inducendo in errore l’Autorita’ Giudiziaria inquirente”. Il grano era stato sottoposto il 23 settembre a sequestro a scopo preventivo dalla Procura della Repubblica di Trani. In questo modo Casillo, il piu’ grosso importatore italiano di cereali, avrebbe ”introdotto in commercio un prodotto acquistato a prezzi sensibilmente inferiori ai ‘mercuriali’ dell’epoca, realizzando dolosamente spregiudicati margini di guadagno e destabilizzando l’equilibrio dell’intero settore.


Infine la Gdf sottolinea che l’attività  di indagine “ha, tra l’altro, costituito motivo di spunto per l’amministrazione comunale di Altamura di apposita mozione consiliare volta a tutelare il grano e i prodotti tipici derivati, nonché di iniziative legali da parte di alcuni imprenditori dell’agro coratino, acquirenti del grano contaminato, formalizzate all’Autorità  giudiziaria inquirente”.


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La Mozione, votata dal Consiglio comunale di Altamura nella seduta del 19 dicembre 2005 e richiamata nel suo comunicato dalla Guardia di Finanza, è disponibile in questo sito (clicca qui), con un paio di articoli della stampa di dicembre 2005.


 

Furbetti o citrulli nel Botteghino dei Ds?



“La vicenda Unipol dovrebbe spingere Fassino a dare un taglio netto a tutto l’armamentario che rende sgradevole la sinistra italiana.”   [dall’ultimo numero del settimanale L’espresso (clicca qui per l’edizione online) in edicola (settimana 2-8 gennaio 2006) riportiamo la nota del Bestiario di Giampaolo Pansa].


“… eppure la denuncia di quel conflitto di interessi, la sua trasparenza nel dibattito pubblico, oggi ci permette di giudicare il suo operato come presidente del Consiglio e di concludere che sì, le leggi da cui ha tratto vantaggio sono passate in un batter d’occhio e le riforme necessarie al paese non sono neanche state tentate. Saremo nelle condizioni di esprimere un simile giudizio, fra cinque anni, sul ministro Fassino, sul ministro D’Alema, sul presidente del Consiglio Prodi? Avremo conoscenze sufficienti per valutare il loro operato? Da oggi qualche elemento in più lo abbiamo. Quanto meno l’opinione pubblica dovrebbe avere modo di conoscere l’uso politico che i Ds fanno del denaro che amministrano.”   [da Notizie Radicali, notiziario telematico di Radicali Italiani (accedi cliccando qui), del 5 gennaio 2006, riportiamo l’editoriale di Federico Punzi]


 


vogliamo un’adeguata spiegazione politica di quella provvista generosa di denari messa insieme in quote percentuali identiche da Giovanni Consorte e Ivano Sacchetti. Cinquanta milioni di euri sono cento miliardi di vecchie lire. Qualcosa di simile alla provvista Enimont. Qualcosa di molto diverso da un cumulo di consulenze finanziarie. Qualcosa di molto diverso da generici ‘arricchimenti personali’.” [dal Foglio (da qui per l’edizione online) del 30 dicembre 2005, riportiamo l’editoriale contro cui D’Alema ha annunciato querela]


 


ma c’è ancora qualcosa da aggiungere in attesa che la Direzione Ds si pronunci l’11 gennaio. Le questioni che secondo me meritano un chiarimento ulteriore sono almeno tre: quella della diversità  della sinistra, quella del fuoco incrociato contro i Ds e, l’ultima, sulla emendabilità  del capitalismo italiano.” [dalla Repubblica (da cui per l’edizione online) dell’8 gennaio 2006, riportiamo l’editoriale di Eugenio Scalfari]


 


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Bestiario di Giampaolo Pansa




FURBETTI O CITRULLI NEL BOTTEGHINO DEI DS?


 


Ci sono soltanto furbetti al Botteghino della Quercia, come ha sostenuto su ‘L’espresso’ Claudio Rinaldi? Oppure ci sono anche tanti citrulli, sia al vertice del partito che fra i big di provincia, quelli che poi comandano davvero, ben più che i Fassino e i D’Alema? Sono per la seconda tesi, confortato da un’esperienza recente che mi ha portato a presentare un mio libro in molte città  dell’Italia del nord, quasi tutte governate dal centro-sinistra e dove i Ds sono di gran lunga il partito più forte.


Quel che ho visto mi fa sorridere di sardonica soddisfazione. In tanti posti i Ds, a cominciare dai sindaci e dai dirigenti delle federazioni, hanno cercato di farmi il vuoto attorno, con il pretesto falso che ‘denigravo la Resistenza’. Si affannavano contro un giornalista e non si accorgevano che stava per cadergli sulla testa la maxi-tegola dell’Unipol. Il caso più grottesco è quello di Reggio Emilia. A parte l’Associazione riformista Valdo Magnani, la strapotente burocrazia della Quercia si è fatta venire il mal di stomaco per il sottoscritto. Nel frattempo, si scopriva che nella città  rossa si era infiltrata l’ndrangheta, con tanto di arresti. E che uno dei loro eccellenti, l’Ivano Sacchetti, spalla del compagno Gianni Consorte, stava per essere incriminato e ruzzolare dal piedistallo.


La presenza sovrabbondante di citrulli è poi confermata dalla convinzione che, uscita di scena la diabolica coppia Gianni & Ivano, tutto possa ritornare a posto nell’Unipol e nell’arcipelago delle cooperative rosse. Ma questa è una pia illusione. Per cominciare, rimane l’enigma di quei 50 o 48 milioni di euro, incassati all’estero e su conti cifrati, per presunte parcelle professionali. È una somma enorme, quasi 100 miliardi di vecchie lire, che obbliga a due domande. Davvero il vertice della Lega delle cooperative non ne sapeva niente di niente, come ha dichiarato alla ‘Stampa’ il presidente Giuliano Poletti? E davvero quella montagna di soldi era destinata soltanto a fare di Gianni & Ivano due nababbi di provincia?


Queste domande generano altri quesiti che è naturale proporsi. Parte di quella iper-somma era riservata ad altre persone e per altri scopi? È possibile che si trattasse di una super-tangentona da dirottare, per esempio, verso il Botteghino o i suoi dintorni? Vannino Chiti, il solo dirigente rimasto a fare la guardia al bidone di via Nazionale e dunque l’unico a dover parlare nelle vacanze di fine d’anno, ha replicato con sdegno: “Per l’onore del partito, non tolleriamo schizzi di fango”. Forse avrà  ragione, ma l’anatema contro gli schizzi di fango l’ho sentito molte volte nei due anni ruggenti di Tangentopoli. E quasi sempre si scopriva che erano schizzi di soldi, e spesso schizzi grossi e grassi.


Anche l’arcipelago delle Coop rosse si presta agli stessi dubbi. L’elettore critico di sinistra, quello pieno di se e di ma, si chiede: è possibile che tutto si riduca ai due presunti geni del male, con quelle maschere facciali da commedia dell’arte, il tronfio Consorte e lo spiritato Sacchetti? Oppure c’è dell’altro? La procura di Milano ha iscritto nel registro degli indagati l’Unipol per non aver saputo prevenire i reati che sarebbero stati commessi da suoi dirigenti. Ma l’elettore malmostoso va più in là . Intravede troppi miliardi in nero, troppe tasse non pagate, troppi guadagni in Borsa grazie a manovre illecite, troppe alleanze indecenti rispetto alla conclamata etica cooperativa. E scopre una grande fogna, stavolta non in casa del Berlusca, bensì in casa propria.


In questa pozza nauseabonda affonda per sempre ‘il complesso dei migliori’, come l’ha chiamato il sociologo Luca Ricolfi. Ossia la convinzione della sinistra di essere eticamente migliore della destra, una sicurezza ferrea e ben radicata in gran parte della nomenklatura diessina e in tanti dei suoi elettori. Ma dal male può venire un bene. La tragedia Unipol dovrebbe spingere i leader della Quercia più accorti e umani, e per primo Piero Fassino, a dare un taglio a tutto l’armamentario che spesso rende sgradevole (e antipatica, per dirla con Ricolfi) la sinistra italiana.


Lo conosciamo questo groviglio di vizi pubblici, per averlo incontrato e descritto molte volte. Un fenomenale complesso di superiorità , da sbattere in faccia ad alleati e avversari. La spocchia personale. La puzza sotto il naso. L’irrisione e l’esclusione di chi non sta al gioco. La sicurezza arrogante di essere insuperabili, come il tonno dello spot, nel governo, nell’amministrazione, nella manovra politica, nell’analisi intellettuale, nell’onestà . Il considerare ogni critica un complotto orchestrato da una Spectre nemica del partito.


Ecco la robaccia che trasforma un dirigente in un ras. Ma la Quercia può essere un partito di ras? Penso proprio di no. I ras stancano la gente e allontanano i voti. Furbetti e citrulli, attenti a non stancare. Favorite soltanto la vostra rovina. E quella della vostra parrocchia.


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Editoriale di Notizie Radicali del 5 gennaio2006.


 


IL NOI E IL VOI DI FASSINO


di Federico Punzi


 


Sta tutto in quelle esitazioni di Piero Fassino tra il «noi» e il «voi» nel colloquio telefonico con Consorte, riportato da il Giornale, l’intreccio tra affari e politica. La mattina del 18 luglio, alle 12, Unipol comunica al mercato che si prepara a lanciare un’Opa obbligatoria su Bnl in contanti a 2,7 euro. L’Ansa lancia la notizia alle 12.21. Dopo un’ora Consorte prima si sente tre volte con il senatore dei Ds Latorre, già  assistente di D’Alema, poi chiama Fassino, che tra l’altro aveva sentito proprio la sera prima alle 23.30. «E allora siamo padroni di una banca?», esordisce il segretario Ds, per poi correggersi nel successivo scambio di battute: «Siete voi i padroni della banca, io non c’entro niente». Poi, i consigli di Fassino a Consorte: «Prima portiamo a casa tutto». Infine, di nuovo il lapsus noi-voi: «Voi avete fatto un’operazione di mercato, quello che ho sempre sostenuto io. Industriale». Consorte recepisce: «Industriale e di mercato». Fassino: «Esatto, ora dovete comportarvi bene. Preoccupatevi bene di come comunicate in positivo il piano industriale… Perché il problema adesso è dimostrare che noi abbiamo… che voi avete un piano industriale». Noi o voi? Neanche Fassino sa più distinguere.


Sulla pubblicazione di intercettazioni e sul loro uso politico non c’è altro da aggiungere alle parole di Gaetano Pecorella (Forza Italia):


«O sono intercettazioni di rilevanza probatoria, e quindi c’è il rischio che la loro diffusione pregiudichi le indagini in corso, oppure non hanno rilevanza, e allora diventano un modo per delegittimare le persone che nulla di illecito hanno commesso. Si tratta di atti processuali che non possono essere pubblicati, checché ne pensi qualcuno. Pur non essendo segreti, perché sono conosciuti dalle parti alle quali sono stati depositati, sono atti sempre sottoposti al divieto di pubblicazione. (…) Mi meraviglio che i magistrati non si attivino mai su questo».


Ineccepibile. Quante volte però, e per quanti anni, i Ds hanno ignorato il problema delle gogne mediatiche e in particolare della pubblicazione di intercettazioni sui giornali, quando non se ne sono addirittura avvalsi nel confronto politico? Perché hanno ritenuto di non diffondere note simili a quella, durissima, di ieri, anche in merito ai molti casi del passato? Hanno atteso finché non fossero direttamente coinvolti. E questa volta, guarda caso, il cronista viene indagato e il ministro della Giustizia Castelli, in difesa delle prerogative dei parlamentari, manda gli ispettori alla procura di Milano per indagare sulla divulgazione delle intercettazioni. Al suo posto il ministro Fassino avrebbe fatto lo stesso se le intercettazioni avessero riguardato il segretario del maggior partito del centrodestra? C’è da dubitarne.


Il fatto singolare è che queste intercettazioni sembrano scagionare totalmente Fassino e i vertici Ds. Non si ravvisa nessuna, neppur vaga, ipotesi di illecito o scorrettezza. Lo stesso Fassino, ha ricordato Battista sul Corriere, già  quest’estate chiedeva: «Vengano resi noti i testi delle telefonate, così tutti ne conosceranno il contenuto». Accontentato. Perché allora queste reazioni stizzite se le intercettazioni dimostrano che non c’è niente da nascondere e di cui vergognarsi?


L’oggetto da nascondere, e di cui vergognarsi, non è il presunto illecito, ma l’esistenza stessa di interessi da rappresentare. Ebbene sì, anche i Ds rappresentano degli interessi. Niente di male in una democrazia liberale, si direbbe. Il corto circuito avviene quando i rappresentanti di alcuni di questi interessi non solo pretendono, negandone l’esistenza, di darla a bere ai loro elettori, ma anche di ergersi a censori morali degli interessi altrui. Il motivo delle veementi reazioni è che i Ds hanno fatto credere di essere ciò che non sono, ciò che non possono essere, e anzi, ciò che non sarebbe neanche giusto chiedere che fossero. L’hanno fatto per mero opportunismo e hanno avuto torto. Hanno inventato una questione morale per trarne vantaggio politico e oggi gli si ritorce contro. Oggi quel castello di carte viene giù e gli ingannati, i disillusi, diciamo, per semplificare, i lettori dell’Unità , scoprono che la politica è confronto/scontro regolato di interessi legittimi. Che non esistono partiti, uomini politici, che non rappresentano degli interessi.


Il problema di oggi non è fare la morale ai Ds, ma è che fino a oggi i Ds hanno fatto la morale a tutti gli altri. Gli interessi in gioco devono confrontarsi alla luce del sole e ad armi pari. A scandalizzare non è l’intreccio tra la più grande forza della sinistra e il mondo degli affari, ma la pretesa di negarne l’esistenza. Per cui i Ds hanno i loro interessi da tutelare, ma non si deve sapere troppo in giro. Anzi, si sa, ma non si dice. E Bersani in tv, un po’ patetico un po’ irritante, negava l’evidenza.


Ha ragione Galli Dellla Loggia quando osserva che «l’idea del complotto è la cartina al tornasole della prospettiva radicalmente antiliberale in cui si muovono i nemici dei poteri forti». Ma ha ancora più ragione Panebianco a scrivere che «quando si sente parlare troppo di questione morale significa che un gruppo politico sta brandendo l’arma “etica” per colpirne un altro (con lo scopo, in genere, di sostituirsi ad esso e fare più o meno le stesse cose)…» e che «ciò che distingue destra e sinistra riguard[a] solo gli interessi rappresentati e i progetti politici, non la morale». Dunque Fassino e i Ds oggi vanno difesi da chi vorrebbe brandire contro di loro la questione morale, ma non vanno più coperti nel loro gioco di presentarsi come i diversi, i moralmente superiori che fanno politica svincolati da ogni interesse.


C’è stato in tutti questi anni un unico, enorme, conflitto di interessi, quello di Silvio Berlusconi. Eppure la denuncia di quel conflitto di interessi, la sua trasparenza nel dibattito pubblico, oggi ci permette di giudicare il suo operato come presidente del Consiglio e di concludere che sì, le leggi da cui ha tratto vantaggio sono passate in un batter d’occhio e le riforme necessarie al paese non sono neanche state tentate. Saremo nelle condizioni di esprimere un simile giudizio, fra cinque anni, sul ministro Fassino, sul ministro D’Alema, sul presidente del Consiglio Prodi? Avremo conoscenze sufficienti per valutare il loro operato? Da oggi qualche elemento in più lo abbiamo.


Quanto meno l’opinione pubblica dovrebbe avere modo di conoscere l’uso politico che i Ds fanno del denaro che amministrano. Dalle coop agli enti pubblici, dai comuni alle università , tutti noi prima o dopo abbiamo avuto una qualche esperienza di quel particolare modo dei Ds di creare reti di clientele e meccanismi di fidelizzazione grazie all’elargizione di consulenze, appalti, posti di lavoro. Sappiamo, per esempio, come amministrano i Veltroni e i Bassolino, quali siano i criteri con cui vengono distribuite le risorse all’interno delle università . Sappiamo chi scrive le leggi sul finanziamento pubblico dei partiti. Nulla di illegale, forse, ma tanti casi politici del più vasto caso Italia, che ci ricordano l’esistenza di «cose pessime per il costume delle nostre sensibilità  anche se di per loro non costituiscono reato»


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Editoriale del Foglio del 30 dicembre 2005


 


Massimo D’Alema, presidente dei Ds, ha annunciato querela contro il direttore del Foglio Giuliano Ferrara. Lo dice lo stesso presidente dei Democratici di sinistra all’interno del forum pubblicato oggi sull’Unità , in riferimento alle “gravissime accuse”? rilevate nell’editoriale pubblicato sul Foglio lo scorso 30 dicembre, in cui il direttore del Foglio chiedeva al presidente della Quercia una spiegazione sui 50 milioni di Consorte. “Ma mi pare ”“ aggiunge D’Alema ”“ che queste insinuazioni non siano riuscite a far breccia. E’ problema di Giovanni Consorte dimostrare se le relazioni di carattere affaristico e finanziario che egli ha avuto personalmente con Gnutti siano lecite o illecite. Ed è un tema su cui si pronuncerà  la magistratura”?. Riportiamo l’editoriale del Foglio chiamato in causa.


 


 


UNA DOMANDA DA 50 MILIONI DI EURI



 


C’è un partito del Corriere della Sera e del suo patto di sindacato? E’ in corso un’opa segreta dei poteri forti finanziari sul partito democratico e sui futuri equilibri di governo in caso di vittoria del centrosinistra? A questa scalata partecipa anche il gruppo di Carlo De Benedetti, editore di Repubblica e tessera n° 1 che designa pubblicamente i leader e gli amministratori del nuovo partito? Negli organici del plotone d’assalto stanno Confindustria, editrice del Sole 24 Ore, e la Fiat con la Stampa? E’ vero che l’attacco in corso è anche contro l’autonomia della politica, e dunque colpisce allo stesso modo Berlusconi in una prefigurazione dell’eterno ritorno dell’identico, cioè la famosa nuova Tangentopoli? E’ questa l’origine dell’offensiva mediatica e giudiziaria che ha travolto Fiorani, Fazio, il vertice dell’Unipol e ora anche la compagnia assicurativa, e poi Gnutti il raider, e Ricucci e Coppola e insomma i cosiddetti immobiliaristi? A queste domande, più o meno apertamente, i dalemiani rispondono di sì. La novità  di ieri è che anche due numeri due ex aequo di Berlusconi, Sandro Bondi che dice a D’Alema “liberiamoci insieme di questi tecnocrati”? e Bonaiuti che denuncia l’indegna voglia di politica del Corriere, tendono a rispondere nello stesso modo.
A noi piacciono gli outsider, che quando non siano rubagalline funzionano da sempre nella storia come elementi di rinnovamento. Ci piace l’autonomia della politica fino al punto che per difenderla abbiamo abbracciato per anni l’antipolitica, unico antidoto a un’universale soggezione al partito mediatico-giudiziario e al suo circo nell’Italia degli anni Novanta e seguenti. Ma non ci piace essere presi per il culo.
Con il massimo rispetto per le persone e per il loro diritto all’immagine, specie per quelle persone (e gruppi e partiti e movimenti) che non lo hanno riconosciuto agli altri, osserviamo dunque che prima di partire in crociata contro la galassia del nord, contro il Corriere e la regia politica di Paolo Mieli, vogliamo un’adeguata spiegazione politica di quella provvista generosa di denari messa insieme in quote percentuali identiche da Giovanni Consorte e Ivano Sacchetti. Cinquanta milioni di euri sono cento miliardi di vecchie lire. Qualcosa di simile alla provvista Enimont. Qualcosa di molto diverso da un cumulo di consulenze finanziarie. Qualcosa di molto diverso da generici “arricchimenti personali”?. Questi soldi hanno cominciato a passare di mano quando il premier di sinistra D’Alema sosteneva i “capitani coraggiosi”? dell’opa Telecom, quando l’ex senatore della sinistra indipendente e avvocato d’affari di grido della Milano che conta, l’avvocato Guido Rossi, replicò a quella affermazione con una battuta celebre e temeraria, ma mai spiegata bene né dal mittente né dal destinatario: “A Palazzo Chigi funziona l’unica merchant bank in cui non si parla l’inglese”?.
D’Alema e i suoi hanno sostenuto i capitani coraggiosi e gli ex capi delle cooperative ora dimissionari, e hanno in modo obliquo segnalato la loro contiguità  e solidarietà  politica a un personale di gestione di banche, assicurazioni popolari, gruzzoli mobiliari e patrimoni immobiliari ora sotto inchiesta per diversi reati. Sono stati politicamente parte di una rete amica e trasversale, di soldi e di potere, che ora viene smantellata da loro vecchie conoscenze, primo fra tutti il grande inquisitore finanziario Francesco Greco. E quella provvista finanziaria, insieme con una scalata bancaria collegata in modo opaco a grandi maneggi in azioni Rcs e a una complicata partita giocata intorno all’Antonveneta e alla Banca d’Italia, non è uno di quei dettagli che si possano cancellare ricorrendo alla denuncia di un grande disegno di annientamento della forza politica costituita dagli ex comunisti.
Non ci accontentiamo dei silenzi di Prodi, delle denunce a tempo di Parisi, del solito passo laterale di Amato, delle richieste di autocritica di Napolitano, della difesa pelosa dei diritti del mondo cooperativo, dell’interpretazione dell’ultima dichiarazione di Veltroni o di Rutelli o di De Benedetti, dei mille fumi e fuochi fatui che ci danzano davanti. Quando fu sotto attacco, anche Craxi se la prese con i giornali e con i poteri forti, mentre tutto il mondo politico e degli affari sobbolliva come oggi al calore della viltà  e della dissimulazione all’italiana, ma poi andò alla Camera e disse intera la sua verità  sul rapporto tra i soldi e la politica, andò al processo Enimont e disse intera la sua verità  sul rapporto tra soldi e politica davanti a un impietrito Tonino Di Pietro. I nuovi Craxi, alleati di Di Pietro e delle procure di mezza Italia, ora facciano lo stesso. Poi parleremo di Paolo Mieli e del Corriere della Sera.


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Editoriale della Repubblica dell’8 gennaio 2006


 


LA SINISTRA CHE VUOLE CORREGGERE IL CAPITALISMO
di Eugenio Scalfari


 


Sui risvolti politici della vicenda Unipol si è già  scritto e detto quasi tutto, ma c’è ancora qualcosa da aggiungere in attesa che la Direzione Ds si pronunci l’11 gennaio.


Le questioni che secondo me meritano un chiarimento ulteriore sono almeno tre: quella della diversità  della sinistra, quella del fuoco incrociato contro i Ds e, l’ultima, sulla emendabilità  del capitalismo italiano. È inutile aggiungere che si tratta di tre questioni interamente intrecciate tra loro nel senso che ciascuna è concausa delle altre due. Insieme stanno e insieme cadono, sicché bisogna anche porsi la domanda se sia nell’interesse del paese risolverle o impedirne la soluzione.


Dico subito che a mio avviso è interesse della democrazia italiana che quelle tre questioni siano risolte e che la loro soluzione non passi attraverso il dissolvimento del gruppo dirigente diessino, anche se è vero che la responsabilità  di uscire dal bunker in cui si è cacciato spetta principalmente ad esso (come del resto ha già  cominciato a fare Piero Fassino, nell’intervista che pubblichiamo oggi sul nostro giornale).


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A proposito della diversità  della sinistra italiana citai la settimana scorsa il “lascito” di Enrico Berlinguer. Un lascito costruito dalla coerenza di tutta la sua azione di dirigente politico, volta a evitare il rischio dell’omologazione del suo partito. Berlinguer aveva misurato quel rischio attraverso l’esperienza fatta dai socialisti. Non solo nella fase craxiana, ma già  dal centrosinistra di Nenni e di Giacomo Mancini. La resistenza dei socialisti all’omologazione restando saldi in una versione riformista che incidesse sulla realtà  italiana durò poco più d’un anno, dall’autunno del 1962 al giugno del ’63.


Fu la fase della nazionalizzazione dell’industria elettrica e della nominatività  delle cedole e dei dividendi, ben presto caduta. La fase guidata da Riccardo Lombardi e da Antonio Giolitti nella breve esperienza della programmazione.


Quella fase ebbe termine con il “rumore di sciabole” del generale De Lorenzo, con l’intervento del ministro del Tesoro Emilio Colombo per una politica economica più rigida, con l’uscita di Giolitti dal ministero e l’emarginazione politica di Lombardi. Da allora la presenza politica del Psi si esaurì (con l’eccezione della legge Brodolini sulla giusta causa) nella “conquista” delle vicepresidenze negli enti pubblici di ogni genere e tipo, cioè nell’occupazione condominiale con la Dc delle caselle d’un potere che diventava rapidamente sempre più clientelare e partitocratico e sempre meno democratico e rappresentativo.


Poi arrivò Craxi e non fu più pioggerella ma grandine. La diversità  berlingueriana aveva ben presente quell’esperienza e non voleva che si ripetesse. Non in quei modi. L’austerità  berlingueriana era del resto un costume di tutto il partito, del gruppo dirigente, dei quadri, della base sociale in gran parte composta da operai, lavoratori dipendenti, braccianti, insomma proletari. E anche borghesia liberal-radicale.


Oggi la base sociale diessina è in parte cambiata, il partito attuale è, io dico per fortuna, molto diverso dal vecchio Pci, l’ideologismo rivoluzionario e massimalista non c’è più, la libertà  è diventata un valore almeno pari ed anzi superiore a quello dell’eguaglianza.


Ma la moralità  politica è rimasta. Di qui l’anti-berlusconismo. Volete chiamarlo viscerale?


Chiamatelo pure così perché viene dalla visceralità  della gente di sinistra.


Il presidente della Camera, Casini, ha dichiarato due giorni fa che non vuol più sentir parlare d’una superiorità  morale della sinistra. Dal suo punto di vista ha mille ragioni, ma non si tratta di superiorità , bensì di diverso modo di sentire. Ne volete una prova? La gente di destra (e di centro) non è rimasta affatto scossa dalle notizie di denari passati dalla Popolare di Lodi nelle mani di alcuni autorevoli esponenti di Forza Italia, Udc, Lega, An.


Quelle notizie sono scivolate come gocce d’acqua su un vetro. Così pure per il ben più grave problema del conflitto d’interessi di Berlusconi.


Ma è invece bastato un sostegno “tifoso” e certamente impreveggente dei dirigenti Ds all’Unipol per scatenare una tempesta nella sinistra e nei giornali. Perché? Perché la sinistra non solo è diversa nella sua sensibilità  morale, ma è considerata diversa anche da chi non è di sinistra. La sua diversità  dovuta alle ragioni e alle motivazioni di appartenenza alle quali ho accennato, è dunque un dato di fatto.


Si può dire che è un dato di fatto negativo, un errore, un residuo ideologico. Si può dire qualunque cosa, ma resta un dato con il quale sia gli avversari sia soprattutto i dirigenti debbono fare i conti. Se non li fanno sono loro a sbagliare.


Voglio dire al presidente Casini che quel modo di sentire “diverso” rispetto ai temi della moralità  pubblica, dell’austerità  del vivere, dei valori della solidarietà  e dell’eguaglianza, dovrebbero anche essere patrimonio dei cattolici. Di quelli veri e non di quelli che si fanno il “nomedelpadre” baciandosi le dita e poi crogiolandosi nel sistematico malaffare.


Ce ne sono pochi di cattolici veri e sono anch’essi diversi.


Mi rammarica perciò il disprezzo con cui il cattolico presidente della Camera parla dei diversi. Mi rammarica ma non mi stupisce. Non sempre i cattolici sono veri cristiani che rinunciano al potere per testimoniare la loro fede.


* * *


E vengo alla seconda questione: il fuoco incrociato contro i Ds. Scrissi la settimana scorsa che la dirigenza diessina ha commesso alcuni gravi errori. Si è volutamente impigliata in una difesa di Unipol e del milieu circostante a Consorte, offrendo occasione ad un attacco nei suoi confronti e nei confronti del suo partito. Da questi errori non si è ancora completamente districata ed è sommamente opportuno e urgente che se ne liberi.


Che il centrodestra in tutte le sue componenti ne abbia approfittato era nell’ordine delle cose e non può stupire. Fa parte della logica elettorale. Stupisce semmai l’impudenza con cui Berlusconi si è gettato in prima persona nella battaglia; stupisce che abbia potuto rivendicare, nell’indifferenza di gran parte della stampa, la sua estraneità  alla mescolanza della politica con gli affari.


La fortuna di Berlusconi come imprenditore immobiliare prima e come concessionario di emittenti televisive poi è interamente legata a connivenze politiche; in particolare al legame strettissimo che ebbe con Bettino Craxi.


I decreti craxiani che sospesero l’applicazione esecutiva delle sentenze della Corte costituzionale in materia televisiva, non a caso furono chiamati decreti Berlusconi, primo e gravissimo esempio d’una legislazione “ad personam”. Per non parlare della legge Mammì che sancì di fatto il duopolio Rai-Mediaset.


Alla fine, dal 1994, avemmo il gigantesco conflitto d’interessi che tuttora incombe sulla vita nazionale.


Ma se vogliamo restare al tema delle Opa tuttora in atto, è stupefacente che le pagine dei giornali e i resoconti delle tivù siano pieni di Unipol mentre è totale l’assenza delle implicazioni ben più gravi di autorevoli politici del Polo, sottosegretari, presidenti di commissioni parlamentari, a finire con lo stesso presidente del Consiglio significativamente presente in compromettenti intercettazioni.


Perché dunque tanto accanimento unilaterale al quale, lo ripeto, la dirigenza diessina ha colpevolmente offerto il destro? La risposta è semplice.


Esiste in certi settori della politica e della stampa una nostalgia di centrismo che trova come impedimento maggiore la presenza d’un forte partito Ds. L’occasione offerta dal caso Unipol è stata da questo punto di vista preziosa. Ma è preziosa anche per rinverdire la visibilità  elettorale di quella sinistra radicale “pura e dura” cui sembra in certe occasioni star più a cuore l’interesse della “ditta” che quello del paese.


Qui non si tratta della diversità  berlingueriana ma d’un massimalismo a buon mercato, velleitario quanto nocivo come tutti i massimalismi. Berlinguer, tanto per ricordare ancora una volta la lezione dell’ultimo vero segretario del Pci, fu nel suo partito il punto centrale dello schieramento interno, distinto e spesso in contrasto con la sinistra di Ingrao, con quella filosovietica di Cossutta, oltre che con il gruppo moderato di Napolitano.


Non darò – non ne avrei alcun titolo – giudizi di valore su queste diverse posizioni, ma ricordo appunto che Berlinguer rifuggì dal massimalismo e dall’estremismo come già  prima di lui Longo e Togliatti.


In conclusione, si spara contro i Ds in nome del centrismo e dell’anti-riformismo. Questa è la verità  del “fuoco incrociato”.


* * *


Infine la terza questione, l’emendabilità  del capitalismo italiano. Questo tema non è stato posto esplicitamente da nessuno con due eccezioni che mi piace citare: Alfredo Reichlin e Franco Debenedetti sulle pagine dell’Unità : due osservatori impegnati con biografie politiche assai diverse e tuttavia in consonanza su un tema di così grande rilievo.


Il capitalismo è stato modificato in modo sostanziale tra gli anni Trenta e gli anni Cinquanta, cioè prima e dopo il secondo conflitto mondiale, dal pensiero di Keynes, dall’azione politica di Roosevelt e da quella successiva di Beveridge in Gran Bretagna e della socialdemocrazia in Germania.


Cioè dal pensiero e dalla pratica liberale e socialista abbinate alla forza del movimento sindacale. Questo assetto ha configurato il capitalismo nella seconda metà  del XX secolo accrescendo benessere e piena occupazione.


Da un paio di decenni questa fase si è chiusa; la globalizzazione, l’informatica, la finanziarizzazione dell’economia hanno posto problemi nuovi tra i quali predominano la riforma del mercato del lavoro, la riforma del “welfare” e, soprattutto, la riforma dell’offerta di beni e servizi a cominciare dalla riorganizzazione dei mercati finanziari e delle società  che vi operano.


Illudersi che una delle alternative a questa riorganizzazione sia il settore delle imprese cooperative è un grave errore di prospettiva. La cooperazione rappresenta un modello diverso di organizzazione dei consumi e del lavoro, non già  un’alternativa al capitalismo. Merita di espandersi ma senza farsi “contaminare”. Se non vuole scomparire e essere assorbita e omologata deve restare nel settore “non profit” che costituisce la sua forza e il suo limite.


Un grande partito riformista deve invece porsi il tema di stimolare la riforma dell’offerta, che riguarda la struttura societaria delle imprese capitalistiche, le piccole, le medie, le grandi e grandissime. Il fisco sulle imprese. L’accesso al credito e alla Borsa. Gli intrecci tra banche e imprese.


Gli organi di controllo esterni e interni alle imprese. La dimensione delle imprese. L’internazionalizzazione e soprattutto l’europeizzazione delle imprese. Ci sono nel capitalismo italiano forze consapevoli di questa necessità  evolutiva del sistema e forze che vi si oppongono. Ma una cosa è certa: il sistema da solo non riuscirà  a riformarsi. Lo stimolo politico gli è indispensabile come lo fu per arrivare alla fase denominata “mercato sociale” e “welfare”.


Sono dunque tre questioni in una, come abbiamo indicato all’inizio. E ad esse bisognerà  porre energicamente mano quando la nottata berlusconiana sarà  finalmente passata.


 

DAI CERINI AI MOCCOLI. Vita quotidiana al Palazzo di Città 

Si tratta di ben altro. Ad oggi (5 gennaio 2005), sono ufficiali i seguenti documenti:


1) accordo/patto Udeur-UDC siglato dai rappresentanti dell’Udeur e da Lillino Colonna per l’UDC, il tutto alla presenza e con l’avallo del sindaco;


2) nota del consigliere Pietro Genco con la quale comunica di rientrare nell’Udeur;


3) nota dei consiglieri Carlo Lorusso e Pietro Genco con la quale si comunica che il nuovo capogruppo in consiglio comunale dell’Udeur è il secondo;


4) lettera riservata (che ridere questa storia delle “riservate”… disponibili, come i testi universitari protetti, in copisteria!) di protesta contro l’accordo con l’Udeur del capogruppo consiliare di Forza Italia (Nicola Clemente) che denuncia immobilismo e ritardi nell’azione amministrativa;


5) controlettera (anche questa rigorosamente riservata!) del coordinatore cittadino di Forza Italia (ingegnere Martino) che disconosce/sconfessa la posizione espressa da Nicola Clemente ed apprezza l’accordo sottoscritto dall’UDC;


6) nuova “riservata” già  arrivata o in arrivo (stamattina circolavano le prime copie) con cui il gruppo consiliare di Forza Italia (due consiglieri su tre: Nicola Clemente e Nicola Laterza) riprende e conferma le ragioni ed il dissenso già  espressi da Nicola Clemente.


7) nota (sempre riservata!) del capogruppo di AN Nicola Loizzo con cui si denuncia il “fallimento delle politiche del personale adottate dal dirigente” e ci si rammarica del fatto che “AN da mesi, invano, chiede di adottare provvedimenti risolutivi, ma fino ad oggi nulla è stato disposto”; essendo l’assessore al personale di AN (il rientrato Papangelo), la lettera si chiude con un “decliniamo ogni responsabilità  politico-amministrativa derivante dalla vertenza che i dipendenti da mesi hanno aperto a tutela dei loro diritti”.


 


Insomma, non siamo e non arriveremo (perché più furbi ed abili politicamente questi ultimi) alla stagione dei “cerini accesi-spenti-riaccesi” [per rinfrescare la memoria, v. Le dimissioni del Sindaco, ovvero i cerini mai accesi (clicca qui)], ma sicuramente ne è stata inaugurata una nuova: la STAGIONE DEI CERI o, meglio, DEI MOCCOLI.


 


C’è chi li regge in maggioranza e chi fa (il moccolo) in minoranza… Si sa: gli “interessi superiori della città  lo richiedono, anzi lo impongono”, nel mentre i contributi (per spirito cooperativo) arrivano, come pure nomine e prebende varie, roventi si fanno i filidiretti Altamura (Comune) ”“ Bari (Regione), messaggi in codice, carne da mattare e mattatoi da gestire, lottizzazioni da approvare e permessi da rilasciare ben al di là  di quanto storia, sentenze e piani impongono.



Mi verrebbe da dire: la politica è bell’è persa, ragazzi… di “lanterne” in giro non ne vedo. Di Consorterie e Consorti, tanti!!



Altro che – riprendo il tenore di nostri ultimi appelli e documenti per non offendere nessuno – “nuova stagione dell’urbanistica”, altro che “strategia globale ispirata ai principi di attenzione, precauzione e prevenzione”, altro che “virtuosa gestione del ciclo dei rifiuti”, altro che “etica nella politica”, altro che…



Ma siccome siamo stati educati a coltivare speranze (non illusioni), per mio conto, per nostro conto (mi riferisco alla pattuglia attiva di Aria Fresca), con molti limiti (personali, di risorse, di numeri), mi/ci impegniamo a progettare l’impegno, quotidiano, modesto se volete, il più delle volte oscuro e non conosciuto, fatto di sollecitazioni, spunti, suggerimenti agli uffici, documenti e proposte deliberative, fogli, fatica e costi.



Diversamente, non resterebbe che constatare – il discorso ovviamente non è solo locale – che fra centrodestra e centrosinistra resistono e si aggravano tutt’al più differenze solo quantitative nell’uso e per l’uso delittuoso delle istituzioni e degli interessi in essi dominanti: oligarchici e partitocratrici, distanti dalle realtà  sociali e dalle regole costitutive di uno Stato di diritto.



Per mio/nostro conto, cerco-cerchiamo così di “scongiurare debolezze, errori, cattive coscienze, illusioni, che realisticamente fanno della prospettiva elettorale un momento di altissimo rischio di dissipazione di un patrimonio di alternativa che a troppi era parso inesistente…”?.


 



Sinceramente a disposizione…


ENZO COLONNA


consigliere comunale del Movimento Aria Fresca


enzo@altamura2001.com



 

Primi dati sui tumori. Indispensabile una strategia globale di intervento

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Primi dati sull’incidenza dei tumori ad Altamura. Emerge la necessità  di indagare ulteriormente, soprattutto per le leucemie. Nel 2000 il tasso di ospedalizzazione per leucemia di altamurani è più alto anche del tasso dell’intera regione.


Indispensabile una strategia globale di interventi, fatta di attenzione, di prevenzione e di precauzione: dal controllo e limitazione del traffico cittadino al controllo dell’aria e delle acque sotterranee e reflue, dalla rimozione dei rifiuti illegalmente abbandonati alla bonifica dei siti inquinati, dal controllo degli alimenti alla gestione oculata del territorio urbano ed extraurbano, da una attenta e virtuosa gestione (tutta da avviare) del ciclo dei rifiuti al controllo e regolamentazione delle installazioni di impianti di telefonia mobile e di radio-teletrasmissione.


A questo proposito, il Movimento Cittadino Aria Fresca ha dato avvio ad una serie di iniziative di sollecitazione e di proposta, a cui seguiranno altre:    1) oltre al FOGLIO (clicca qui per leggere “Mettiamo la parola fine alla discarica di Altamura!”) diffuso gratuitamente da due settimane e dedicato all’esperienza ventennale della discarica di via Laterza e ad un’assente politica di gestione del ciclo dei rifiuti nel territorio (risultati disastrosi nella raccolta differenziata, ritardi nella realizzazione ed avvio del nuovo impianto di bacino, inquinamento delle acque sotterranee in prossimità  della discarica di Altamura in esercizio, ecc.);     2) ha presentato ed è riuscito a far approvare in consiglio una mozione che impegna l’amministrazione a tutelare il nostro grano, i nostri prodotti e la nostra salute (clicca qui);     3) è tornato a rilanciare il tema dell’urbanistica ad Altamura [vale a dire del modo di concepire uno sviluppo urbano e civile di un territorio: leggi Urbanistica: tema maledetto? (clicca qui)];     4) ed ha presentato, tramite il suo consigliere comunale Enzo Colonna, il 19 dicembre 2005 (ora in attesa di essere discussa ed eventualmente approvata) una mozione con cui si impegna l’amministrazione a fissare regole rigorose per combattere l’inquinamento elettromagnetico (da tempo fortemente sospettato di causare effetti nocivi sulla salute). Di seguito il testo di quest’ultima proposta di mozione.


(comunicato del Movimento Cittadino Aria Fresca)


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Da www.notizie-online.it del 3 gennaio 2006


Altamura: i primi dati dell’indagine sui tumori


di Onofrio Bruno


Primi dati sull’incidenza dei tumori ad Altamura dall’indagine avviata per capire qual è l’entità  di un fenomeno che genera apprensione. Dalle prime risposte dei numeri emerge la necessità  di indagare ulteriormente, soprattutto per le leucemie.


E’ al lavoro una commissione scientifica di esperti istituita dall’amministrazione e dal consiglio comunale. Il professor Giorgio Assennato, del Dipartimento di medicina interna e del lavoro dell’Università  di Bari, ha consegnato la sua relazione sulla valutazione epidemiologica della patologia neoplastica ad Altamura e Gravina con dati che arrivano fino al 2002. I primi dati sono stati presentati negli scorsi giorni ai medici di base a cui è stato fornito un questionario che servirà  a fissare ulteriormente il campo di indagine.


Dalla relazione di Assennato emerge un eccesso di leucemie, sia per mortalità  che per ricoveri, nel triennio 1999-2001. Un dato che in parte era già  stato anticipato nella prima conferenza pubblica nella sala consiliare dallo stesso Assennato.


In base ai dati del Registro delle cause di morte (Recam) della Regione Puglia, che coincidono sostanzialmente con quelli dell’Istat, nel triennio 1999-2001 ad Altamura sono stati osservati 311 decessi per tumore (322 per l’Istat). I decessi per leucemie sono stati 20 (22 per l’Istat). I 20 decessi registrati dal Recam riguardano in massima parte adulti: 17 sono ultrasessantenni. I venti casi sono equamente divisi tra donne e uomini. La distribuzione geografica è sparsa fra i diversi quartieri.


Nello stesso periodo, 1999-2001, sono in eccesso le leucemie anche per i ricoveri. Nel 2000 il tasso di ospedalizzazione per leucemia di altamurani è più alto anche del tasso dell’intera regione. Nel 2002, comunque, si osserva già  un calo del numero dei ricoveri per leucemie.


Questa prima indagine raccoglie anche le cifre della mobilità  per tutti i tumori maligni tra il 1998 ed il 2002. I pazienti si sono rivolti soprattutto al Policlinico ed al Di Venere di Bari ma si sono rivolti anche ad ospedali fuori regione, tra cui Padova e Pisa.


Precisa la relazione di Assennato e del suo staff che non si è ancora in grado di giungere “ad una conclusione definitiva”. Pertanto, è ancora presto per i verdetti. Servono altri dati, anche considerando che
l’indagine si è fermata ai dati disponibili, cioè fino al 2002. Occorrono pertanto ulteriori approfondimenti.


L’indagine continua ora con la collaborazione dei medici a cui è stato consegnato un questionario da cui la commissione intende trarre ulteriori elementi di conoscenza sul fenomeno. Il lavoro della commissione è infatti principalmente conoscitivo. E per raggiungere l’obiettivo occorre raccogliere il maggior numero di dati.





 


STOP ALL’ELETTROSMOG!


FISSIAMO LE REGOLE


 


Proposta di Mozione presentata il 19 dicembre 2005 dal consigliere comunale Enzo Colonna del Movimento Cittadino Aria Fresca.


 


INDIRIZZI PER LA TUTELA DELLA SALUTE DEI CITTADINI


DALL’ESPOSIZIONE AI CAMPI ELETTROMAGNETICI


 


Il Consiglio comunale di Altamura,


preoccupato per la diffusa ed indiscriminata installazione di antenne di telefonia mobile nel centro cittadino, al fine di porre in essere tutti i tentativi utili a regolamentare l’ubicazione nel territorio comunale degli impianti di telefonia cellulare e di radio-telecomunicazione, nonché al fine di porre in essere ”“ nel rispetto della normativa vigente in materia e sulla scorta dell’esperienze maturate in altri comuni pugliesi ”“ tutti quei provvedimenti, quelle iniziative e quelle azioni che vanno nella direzione della tutela della salute dei cittadini dall’esposizione ai campi elettromagnetici, uniformando l’azione amministrativa ai principi raccomandati dall’Organizzazione Mondiale della Sanità  (OMS), dall’Unione Europea e dall’Istituto Superiore della Sanità ,


IMPEGNA


l’Amministrazione Comunale a:


1)      mettere in atto tutti gli strumenti di vigilanza e controllo stabiliti dall’art. 12 della legge regionale n. 5/2002 e, in particolare, a dare ai controlli una cadenza almeno annuale come recita il comma 5 del già  citato articolo;


2)      censire tramite il Catasto Regionale (art. 11 della L.R. 5/2002) e il Ministero delle Comunicazioni, gli impianti per telefonia cellulare e radio-tv presenti sul territorio comunale, riportandoli su una planimetria comunale generale;


3)      elencare i procedimenti autorizzatori pendenti presso i competenti uffici comunali;


4)      istituire un tavolo di concertazione composto da rappresentanti del Consiglio comunale, Sindaco o Assessore delegato, Responsabile dell’Ufficio comunale interessato, rappresentanti delle associazioni ambientaliste impegnate sul tema, al fine di un confronto su soluzioni localizzative che tengano presenti sia le esigenze dei gestori sia, soprattutto, le esigenze del Comune di minimizzare l’esposizione dei cittadini a campi elettromagnetici;


5)      adottare con urgenza il Regolamento previsto dall’art. 6, lett. B, della L.R. 5/2002, di cui il Comune di Altamura non si è ancora dotato, al fine di “assicurare il corretto insediamento urbanistico e territoriale degli impianti e minimizzare l’esposizione della popolazione ai campi elettromagnetici”? ed anche al fine di individuare siti idonei, possibilmente aree ed immobili di titolarità  comunale, dove ubicare nuovi impianti e/o ricollocare altri già  esistenti;


6)      predisporre, entro sessanta giorni dalla presente deliberazione, un testo di protocollo d’intesa con i gestori di telefonia cellulare, sulla base di quello già  approvato dall’ANCI;


7)      fornire una corretta informazione alla popolazione mediante comunicazioni, incontri e dibattiti pubblici;


8)      costituire un gruppo tecnico di lavoro che assista e supporti l’Amministrazione Comunale nella realizzazione delle attività  di cui innanzi.


 


Nelle more invita il Sindaco a dare indirizzi all’Ufficio Tecnico Comunale perché sospenda le procedure di installazione (già  avviate o nuove) di impianti di telefonia cellulare e radio tv fino a quando non saranno messe in atto le iniziative di cui ai punti precedenti.