Grave sistuazione economica nel territorio murgiano.

DOCUMENTO presentato in occasione della riunione congiunta con le organizzazioni sindacali ed i lavoratori del comparto salotto convocata presso il Comune di Altamura il 28 maggio 2005 dal consigliere comunale Enzo Colonna a nome del Movimento Cittadino “Aria Fresca ad Altamura”?.

La profonda crisi che coinvolge l’intero territorio interessato al settore manifatturiero dell’imbottito mostra aspetti decisamente inquietanti:

  • Lo spiazzamento con necessità  di ristrutturazioni e forti riduzioni produttive colpisce non solo i grandi gruppi industriali, ma anche molte medie e piccole realtà  aziendali che perdono competitività  pur avendo caratteristiche di “massa critica”? importanti per muoversi sui mercati globali;
  • L’attuale delocalizzazione si trasforma in deindustrializzazione in settori, come quello del salotto, sino ad un paio d’anni fa considerato trainante dell’economia del territorio e nello stesso tempo evidenzia la sofferenza da parte di molti imprenditori di contesti istituzionali e sociali orientati al basso costo del lavoro;
  • Le grandi industrie e il distretto produttivo del territorio vedono una crisi grave e pericolosa dell’artigianato e delle produzioni di subfornitura, spiazzati dalle attuali forme di delocalizzazione e dalle difficoltà  della committenza tradizionale;
  • La caduta occupazionale che si registra nel territorio non trova un facile riassorbimento nel terziario, nei servizi o nell’edilizia;
  • Sono meno significativi di quanto si poteva pensare i meccanismi spontanei di slittamento verso l’alto delle competenze professionali nelle imprese che delocalizzano;
  • E’ in forte crisi anche il rapporto tra gli istituti di credito e il tessuto tradizionale di PMI che costituisce la spina dorsale del nostro territorio;
  • Manca un progetto complessivo che leghi le reti infrastrutturali, tecnologiche ed energetiche nell’ambito di precisi indirizzi di sviluppo;
  • Di fronte a questa evoluzione strutturale dell’economia territoriale è indispensabile che i Governi nazionale e regionale dimostrino di avere una politica industriale ed economica innovativa di sostegno alla diversificazione dei cicli produttivi, all’innovazione, nonché all’avvio di nuove realtà  imprenditoriali in settori sinora trascurati (agricoltura e zootecnia tipica e di qualità , turismo, beni culturali) ed elaborino adeguate misure di tutela dei lavoratori coinvolti nella crisi occupazionale.

Tutto ciò premesso

I PRESENTI ALLA RIUNIONE IMPEGNANO

il Sindaco, l’Amministrazione ed il Consiglio del Comune di Altamura a sostenere, negli incontri e nei tavoli di concertazione e programmazione organizzati presso il governo regionale e nazionale, le seguenti priorità  di intervento:

Selettività  della delocalizzazione

I processi di delocalizzazione vanno agevolati solo a condizione che per un congruo periodo concertato l’azienda beneficiaria di eventuali contributi o sostegni economici pubblici mantenga nel territorio pugliese i livelli occupazionali creando davvero opportunità  di uno slittamento verso l’alto delle professionalità  impiegate, individuando altresì controlli ed eventuali penalizzazioni

Individuare e Qualificare il Distretto produttivo murgiano

Una legge istitutiva del distretto produttivo, come pure gli interventi rientranti in forme o iniziative di programmazione negoziata o pianificazione settoriale, devono valorizzare e premiare i progetti più innovativi che “salgono”?dal territorio, prevedendo meccanismi di riparto delle risorse regionali, statali e comunitarie molto selettivi e puntando a rigorosi programmi di innovazione, diversificazione, riconversione ed internazionalizzazione delle imprese del territorio.

Il rilancio del settore passa anche attraverso la promozione di un polo consortile pubblico/privato che curi la gestione di servizi reali all’impresa (quali formazione, studi e ricerche, dogana, fiere e mostre, ecc.) e l’approvvigionamento di beni e servizi (materie prime, energia, servizi bancari, finanziari ed assicurativi, trasporti, ecc.).

Programmare una politica per la ricerca e l’innovazione

Le ristrutturazioni in atto o da avviare nell’industria e nell’artigianato possono avere un carattere virtuoso solo a condizione di sviluppare nuovi meccanismi di accesso delle imprese ai centri di ricerca, ai laboratori di certificazione, alle sedi di trasferimento delle tecnologie e della brevettazione. La Regione deve assumere la regia, attraverso istituti ed enti pubblici già  presenti ed operanti in Puglia (Sviluppo Italia, Tecnopolis, Finpuglia, Camera di Commercio, ecc.), degli interventi finalizzati alla ricerca e allo sviluppo orientato. Ciò che finora non è stato perseguito è la costruzione di un sistema che si caratterizzi ponendo al centro le domande di innovazione delle PMI.

Costruire un’alleanza tra innovazione e formazione

Occorre in primo luogo ripristinare la certezza di controllo pubblico nel collocamento al lavoro, con l’obiettivo di assicurare trasparenza nell’offerta, nella formazione e nella richiesta di lavoro.

È indispensabile attuare una “rivoluzione”? nel settore formativo, un settore nevralgico delle politiche attive del lavoro: le risorse scarse vanno destinate sia a sostenere le eccellenze, percorsi di formazione mirati a utenti in grado di gestire processi innovativi, sia a garantire il ri”“piazzamento di figure mature espulse dal ciclo del lavoro e non in grado spontaneamente di trovare un nuovo lavoro.

La gestione della formazione è più efficiente se correlata a quella dell’ente che governa il mercato del lavoro e progetta le politiche attive del lavoro: la Provincia e, per essa, i Comuni.

Gli ammortizzatori sociali tradizionali di sostegno al reddito vanno collegati a percorsi di acquisizione di nuove e più alte professionalità . Per fare ciò, al contributo al reddito vanno sempre più integrati assegni di formazione che prevedano un impegno fattivo dell’inoccupato per raggiungere una ricollocazione adeguata sul mercato del lavoro. Vanno contemporaneamente sviluppate adeguate politiche di integrazione ai redditi da lavoro precario, nonché misure di sostegno economico per i giovani in attesa di occupazione.

Rilanciare la concertazione nel territorio

La Regione deve favorire la costruzione di sedi e strumenti di concertazione delle politiche attive per il lavoro assegnando responsabilità  alle Province, ai Distretti, ai Comuni e alle parti sociali.

Un monitoraggio territoriale

È indispensabile che la Regione istituisca un monitoraggio permanente territoriale orientato a verificare le situazioni di crisi e le loro implicazioni nell’insieme dei sistemi produttivi distrettuali e territoriali, nonché l’efficacia delle azioni poste in essere a contrasto delle situazioni di crisi.

IN OGNI CASO, NEL BREVE PERIODO E PREVIA DICHIARAZIONE DELLO STATO DI CRISI DEL SETTORE DEL SALOTTO NELL’AREA MURGIANA, SI SUGGERISCONO LE SEGUENTI MISURE (di diversa competenza istituzionale):

  • Attivazione di un fondo di garanzia, costituito dalla Regione, finalizzato al consolidamento delle passività  aziendali a breve termine (scoperti di conto corrente bancario, debiti verso fornitori, ecc.).
  • Convenzionamento del Comune con l’Agenzia delle Entrate per il pagamento di tutti i tributi locali a mezzo di modello F24.
  • Rimborso dei crediti IVA in tempi brevi.
  • Sospensione a tutto l’anno 2006 dei pagamenti di imposte, tasse e contributi a favore delle aziende operanti nel settore.
  • Sgravio pari al 100% dei contributi previdenziali (per la sola quota a carico dell’azienda) a favore delle imprese che mantengano la media occupazionale degli ultimi tre anni per il prossimo quinquennio.
  • Riattivazione dei meccanismi automatici di attribuzione dei premi per nuove assunzioni.
  • Detassazione degli utili reinvestiti.

Altamura, 28 maggio 2005

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Di seguito la cronaca dell’incontro della Gazzetta del Mezzogiorno del 29 maggio 2005

SALOTTO, PARTITA A TRE
In un incontro un «decalogo» per combattere la crisi

ALTAMURA. – La crisi del salotto attanaglia la Murgia. Ad Altamura si è tenuta ieri una partecipata Conferenza cittadina che ha fatto il punto della situazione. La Conferenza cittadina ha lanciato una serie di proposte che il sindaco, Mario Stacca, presenterà  domani al vertice a Bari tra le Regioni Puglia e Basilicata e le parti sociali. È un decalogo: riproposizione di una fiera specializzata «Mobil Levante»; gestione del Fondo di interventi allargato anche alle piccole imprese; un calmiere ai tassi di interesse bancari; la proroga dei finanziamenti alle imprese, il rinnovo dei Patti territoriali, la riduzione degli indici relativi ai dipendenti dell’anno a regime; il rimborso dei crediti Iva in tempi brevi; l’abolizione dell’Irap alle strutture operanti nel settore; la riattivazione dei meccanismi automatici di attribuzione dei premi per nuove assunzioni; la detassazione degli utili reinvestiti; lo sgravio del 100% dei contributi previdenziali; l’eliminazione del costo sociale a carico dell’azienda. È stato il momento del confronto. Pietro Colonna, segretario della Cgil provinciale, ha sottolineato che «la situazione è grave e necessita di sinergie istituzionali» e si è rammaricato che il distretto negli anni non sia stato attento a fare sistema. Per il consigliere regionale dei Ds, Michele Ventricelli, «è positivo che sia scattato un atteggiamento di solidarietà  complessiva». Un imprenditore, Carlo Martino, ritiene che «è arrivato il momento di iniziare a riconvertire». Michele Micunco, sindacalista, ha sottolineato «l’importanza degli enti bilaterali tra sindacati ed artigiani». Nicola Clemente, capogruppo FI, ha ricordato che «il distretto non è solo Natuzzi ma c’è una miriade di piccole aziende e di contoterzisti da difendere». Proposte concrete, poi raccolte nel decalogo, sono pervenute da Enzo Colonna (Aria fresca) e da un imprenditore, Mimmo Marinelli. Sono intervenuti anche due professionisti, Perrucci e Ostuni, e qualche operaio. Al tavolo dei relatori anche il vicesindaco Lillino Colonna ed il consigliere comunale Vito Dibenedetto. Alla fine il sindaco ha assicurato «di fare sintesi del tavolo di concertazione portandone i contenuti al vertice di Bari».
(Onofrio Bruno)

IMPIANTO TERSAN: FERMA LA PROVINCIA, IN MARCIA LA MURGIA

IMPIANTO TERSAN: FERMA LA PROVINCIA, IN MARCIA LA MURGIA

È ancora lì, efficace, la deliberazione n. 424 del 2000 con la quale la giunta provinciale ha autorizzato la Tersan a realizzare un impianto di trasformazione di rifiuti urbani e speciali in fertilizzanti e compost al confine tra i Comuni di Grumo e Altamura.
Ha superato indenne un giudizio amministrativo, perché nessuno (sic!) “ha prodotto alcun elemento documentale” che provasse che l’area ricadeva in zona protetta.
Ha resistito, indifferente, alle inchieste giornalistiche, alle marce, alle proteste di tanti che da anni non si spiegano:
1) quali valutazioni abbiano suggerito l’autorizzazione al trattamento giornaliero di 800 tonnellate di rifiuti, così da far guadagnare alla Provincia di Bari il poco invidiabile primato di avere permesso, in zona protetta, la costruzione del più grande impianto di compostaggio d’Europa;
2) perché si sia autorizzato il trattamento di rifiuti speciali dell’industria conciaria (fanghi contenenti cromo) che notoriamente sono riconducibili a cicli produttivi lontani dalla Puglia, creando le premesse per un sostanziale aggiramento del principio di “prossimità ” (tra luoghi di produzione e luoghi di smaltimento) sancito dal Decreto Ronchi;
3) perché Provincia e Regione non abbiano considerato che l’impianto sarebbe sorto in una zona di protezione speciale (ZPS), proposta come sito di importanza comunitaria (pSIC), e che ciò imponeva uno specifico studio di incidenza sull’habitat protetto;
4) perché, pur richiamando una precedente autorizzazione relativa ad altro impianto della Tersan, la deliberazione del 2000 abbia autorizzato il trattamento di rifiuti speciali (fanghi contenenti cromo, rifiuti da fibre tessili lavorate, plastica) per nulla contemplati nel precedente provvedimento (che si limitava a menzionare solo i fanghi derivanti dalla depurazione delle acque ed i residui delle industrie agroalimentari).
Sopravvive, da un anno e mezzo, nel vacuo e paludato limbo di un procedimento di riesame su cui la giunta provinciale non si decide. Solo proroghe, supplementi di istruttoria, nuovi termini (11 giugno 2004, poi 9 settembre, 6 febbraio 2005, quindi 9 maggio e, da ultimo, 7 agosto 2005). Per una volta vi sono motivi per essere d’accordo con i proprietari dell’impianto quando scrivono che la Provincia, «a distanza di oltre un anno dall’avvio del riesame, anziché concludere il procedimento, continua a rivolgere interrogativi in ordine alla legittimità  degli atti emessi dalla stessa Provincia. La vicenda appare davvero paradossale».
Nel frattempo è intervenuta la magistratura inquirente che ha disposto il sequestro del cantiere; sono in corso le indagini e si dovrà  attendere l’eventuale giudizio per chiarire tutta la vicenda sotto il profilo penale. Ma quella deliberazione è e resterà  lì, senza un provvedimento di segno contrario della giunta provinciale.
A questa prospettiva di dichiarata, da qualcuno incoraggiata, impotenza dell’Agire Politico sono in molti a non volersi arrendere. Anche per questo, a distanza di un anno, domani, torneranno a marciare da Gravina ad Altamura.

ENZO COLONNA
consigliere comunale di Altamura (“Aria Fresca”)

La Marcia in diretta radio con Aria Fresca.

TUTTO SULLA MARCIA, MINUTO PER MINUTO:
COLLEGAMENTI, INTERVISTE, INFORMAZIONI, MUSICA.




NO STOP radiofonica in occasione della Marcia Gravina-Altamura del 14 maggio a cura della trasmissione “Curiosando…” di RADIO VITAMINA e del Movimento “ARIA FRESCA ad Altamura!”. La trasmissione, tutta in diretta, sarà  condotta in studio da Filippo Picerno (“Curiosando…”) e da Enzo Colonna (consigliere comunale di Altamura per “Aria Fresca”).
In collegamento dalla marcia Peppino Dambrosio.



A PARTIRE DALLE ORE 13.00 DI SABATO 14 MAGGIO
SULLE FREQUENZE RADIO FM 98,900
VIA INTERNET DAL SITO www.radiovitamina.com

L’appello alla marcia

Un territorio vocato alla pace ma costretto ad essere ancora teatro per esercitazionidi guerra; un patrimonio storico e ambientale di inestimabile valore ma continuamentesaccheggiato e devastato da interessi forti e da illegalità  diffuse, da indifferenzee da responsabilità  istituzionali; una grande disponibilità  al sacrificio e allafatica spesso umiliata dalla negazione di diritti e di solidarietà .
Il nostro appello intende ricongiungersi alle tante iniziative di lotta di ieri e di oggi,e mira a saldare il patrimonio di esperienze maturate all’interno di un movimentoricco e variegato: dalle marce Gravina ”“ Altamura a Scanzano Ionico; dalla tuteladi un paesaggio di pietre e di ulivi secolari al rifiuto delle guerre e delle basimilitari presenti sul territorio; dal parco dell’Alta Murgia a quello delle Gravine, alla difesa delle coste adriatiche e ioniche dall’assalto del cemento e da pericoloseforme di inquinamento e di degrado.
Ci rivolgiamo a tutti coloro che sono impegnati a difendere la qualità  della vita e dellavoro dalle aggressioni cieche e irreversibili dei potenti e dei furbi; a quanti praticanoforme di politica dal basso, che solidarizzano con i migranti e che mirano allarealizzazione di progetti concreti e durevoli a beneficio della collettività .
È questo popolo variegato che vorremmo ritornasse a marciare come ha fattosull’Alta Murgia o a Scanzano più di un anno fa, conseguendo alcuni significativisuccessi che, tuttavia, risultano essere oggi ancora provvisori.
È il caso del Parco nazionale dell’Alta Murgia, finalmente istituito sulla carta mache, in realtà , registra ancora la presenza dei cinque poligoni militari, dei veleniriversati su ampie superfici e continua ancora oggi ad essere ferito da interessiequivoci e dalla stupidità ; è il caso di Scanzano, simbolo sempre pendente di scelteassurde calate dall’alto in forme antidemocratiche; è il caso del Parco delle Gravine,un eccezionale ecosistema umiliato e continuamente ferito dal degrado”¦
È il caso di tante altre piccole e grandi questioni aperte a indurci alla necessità  dicreare un altro decisivo momento di confronto, per socializzare e rafforzareprogetti ed esperienze e rappresentarle con fermezza alle Istituzioni che governanoi nostri territori.
Dal basso verso l’alto, con un’unica voce: per dire che il mondo è realmente”˜tuttoattaccato’ e perché le nostre vertenze trovino ulteriore linfa per proseguireverso le mete auspicate. Per dire che siamo contro le guerre, tutte le guerre eribadire, con forza, la nostra volontà  di costruire nel Sud e nel Mediterraneo pontidi pace, di lavoro e di solidarietà ”¦partecipiamo attivamente alla

MARCIA GRAVINA>ALTAMURA14 MAGGIO 2005

RICOGNIZIONE E CENSIMENTO DEI SITI INQUINATI

L’abbandono indiscriminato di rifiuti nelle campagne e nelle periferie è oramai una piaga per la città  di Altamura. L’intero centro abitato è circondato da vere e proprie discariche abusive a cielo aperto, la cui presenza si insinua finanche tra le bellezze naturalistiche e archeologiche del Parco nazionale dell’Alta Murgia. Il fenomeno riguarda tipologie di rifiuti tra le più disparate (urbani, speciali, pericolosi) e costituisce un preoccupante fenomeno sociale, che interessa semplici cittadini come intere categorie produttive e servizi commerciali. Prevalenti sono gli scarti provenienti dalle lavorazioni edili, mancando nella nostra città  un centro di recupero per gli inerti. Particolarmente pericolosi sono le onduline in eternit, presenti in gran quantità  anche nel centro abitato, essendo l’amianto friabile un elemento cancerogeno, quindi dannosissimo per la salute umana. Numerosi sono, inoltre, i siti inquinati da copertoni di auto, trattori e camion, batterie per auto, nonché ingombranti come divani ed elettrodomestici, nonostante il servizio gratuito di raccolta a domicilio per questa tipologia di rifiuti.
Il fenomeno è aggravato dalla consolidata prassi della combustione di interi cumuli di rifiuti, che provoca la penetrazione di sostanze tossiche nel terreno e la dispersione di fumi nocivi nell’aria.

Legambiente Altamura sta effettuando uno studio di ricognizione e censimento dei siti inquinati da rifiuti sul territorio comunale per conto del Comune di Altamura, in vista della bonifica di alcune tra queste aree.
Lo studio di Legambiente è realizzato principalmente per mezzo di una scheda di rilevamento, composta di due sezioni: una riguardante le caratteristiche geografiche e morfologiche di ciascun sito localizzato, l’altra riguardante la tipologia e la quantità  stimata di rifiuti presenti.
I dati raccolti durante i sopralluoghi effettuati in ciascun sito saranno, quindi, catalogati e individuati su supporti cartografici e informatici.
Legambiente ha, inoltre, avviato una campagna di sensibilizzazione, invitando tutti i cittadini a collaborare, segnalando discariche abusive e depositi di rifiuti, indicandone località  e tipologie, al numero telefonico
320.5353798
oppure all’indirizzo di posta elettronica
legambiente_altamura@yahoo.it.

Le segnalazioni dovranno pervenire entro venerdì 22 aprile 2005.

“È la prima opera di ricognizione dei siti inquinati nel territorio di Altamura. – commenta Vito Castoro, presidente di Legambiente Altamura – Il progetto deve vedere protagonisti tutti i cittadini, la cui opera di denuncia servirà  a rendere più completo il lavoro dei volontari. Facciamo appello al senso civico e civile dei cittadini di Altamura”.


Legambiente Altamura

Alla Regione Puglia 42 consiglieri Unione

BARI – Sono complessivamente 42 i candidati eletti per la coalizione di centrosinistra, guidata da Nichi Vendola, nelle elezioni regionali della Puglia; 28 sono invece gli eletti per la Cdl, compreso il candidato presidente, Raffaele Fitto.
Due sono le donne elette: Elena Gentile, eletta nella lista dei Ds nella circoscrizione di Foggia con 7.291 preferenze, e Giuseppina Marmo (La Margherita), circoscrizione Barletta-Andria-Trani, che ha avuto 4.997 voti. Il candidato più votato in assoluto è stato Rocco Palese (Forza Italia), che nella giunta regionale uscente era assessore al Bilancio: ha avuto 28.448 voti nella circoscrizione di Lecce.
Gli eletti nella lista di Alleanza nazionale Msi sono sette: Tommaso Attanasio (9.487 voti, circoscrizione Bari), Sergio Silvestris (9.128, circoscrizione Bari), Nicola Marmo (10.640 voti, circoscrizione Barletta-Andria-Trani), Michele Saccomanno (10.348, circoscrizione Brindisi), Roberto Ruocco (11.621 voti, circoscrizione Foggia), Saverio Congedo (15.895, circoscrizione Lecce) e Pietro Lospinuso (15.156 voti, circoscrizione Taranto).
Ai Ds sono andati 14 seggi: per la circoscrizione di Bari, Mario Loizzo (12.230 voti), Sergio Povia (8.969) e Michele Ventricelli (7.237); Giuseppe Dicorato (5.537 voti) per la circoscrizione Barletta-Andria-Trani; per la circoscrizione di Brindisi, Vincenzo Montanaro (7.745 voti) e Giuseppe Romano (5.841); per la circoscrizione di Foggia, Angelo Riccardi (11.135 voti), Leonardo Marino (9.197) ed Elena Gentile (7.291); per la circoscrizione di Lecce, Alessandro Frisullo (16.087 voti), Antonio Maniglio (9.560) e Giuseppe Taurino (6.779); per la circoscrizione di Taranto, Luciano Mineo (8.524 voti) e Paolo Costantino (6.805).
Otto sono i seggi assegnati alla Margherita: circoscrizione di Bari, Guglielmo Minervini (7.534 voti) e Pietro Pepe (7.473); Giuseppina Marmo (4.997 voti) nella circoscrizione Barletta-Andria-Trani, Vincenzo Cappellini (3.699) nella circoscrizione di Brindisi, Francesco Ognissanti (8.010 voti) nella circoscrizione di Foggia; nella circoscrizione di Lecce Dario Stefano (9.600 voti) ed Enzo Russo (9.335); Michele Pelillo (7.623 voti) nella circoscrizione di Taranto.
A Forza Italia sono andati 10 seggi: Massimo Cassano (10.839 voti), Luigi Loperfido (9.818) e Giacomo Olivieri (9.556) nella circoscrizione di Bari; Carlo Laurora (7.933) nella circoscrizione Barletta-Andria-Trani; Marcello Rollo (8.233 voti), circoscrizione Brindisi; Lucio Tarquinio (14.658) a Foggia; Rocco Palese (28.448 voti) e Raffaele Baldassarre (13.889) nella circoscrizione di Lecce; Pietro Franzoso (15.626 voti) e Simone Brizio (7.522) a Taranto.
Il candidato eletto per la lista Italia dei valori è Vitantonio Bonasora (3.729 voti) nella circoscrizione di Bari.
Tre gli eletti per la lista La primavera pugliese: Stefano Giampaolo (4.742 voti) nella circoscrizione di Bari, Vittorio Potì (4.795) a Lecce e Donato Pentassuglia (4.779 voti) a Taranto.
Alla lista La Puglia prima di tutto sono andati 5 seggi: Ignazio Zullo (8.797 voti) e Giammarco Surico (6.331) nella circoscrizione di Bari; Francesco Damone (5.962 voti) a Foggia, Vincenzo Barba (10.209) a Lecce e Gianfranco Chiarelli (9.848) a Taranto.
Quattro gli eletti per la lista Udc: Salvatore Greco (12.743 voti) a Bari, Angelo Cera (11.034) a Foggia, Luigi Caroppo (6.288) nella circoscrizione di Lecce, Enzo Manco (8.979) a Taranto.
Uno il candidato eletto per il Nuovo Psi: Francesco Visaggio (3.963 voti) a Bari.
Due sono andati ai Comunisti italiani: Carlo De Santis (2.085 voti) a Bari e Cosimo Borraccino (2.832) a Taranto.
Al partito di Rifondazione comunista sono stati assegnati 4 seggi: Michele Losappio (3.944 voti) nella circoscrizione di Bari, Pietro Mita (3.790) a Brindisi, Arcangelo Sannicandro (3.183) a Foggia, Pietro Manni (2.034) a Lecce.
Due gli eletti per i Socialisti autonomisti: Alberto Tedesco (8.760 voti) a Bari e Giuseppe Cioce (3.316) nella circoscrizione Barletta-Andria-Trani.
All’Udeur sono andati tre seggi: Nicola Canonico (4.378 voti) a Bari, Giovanni De Leonardis (4.232) a Foggia e Antonio Buccoliero (3.547) a Lecce.
Tre gli eletti per la lista dello Sdi: Onofrio Introna (3.913 voti) nella circoscrizione di Bari, Giuseppe Lonigro (6.570) a Foggia e Donato Pellegrino (3.749) a Lecce.
Uno, infine, il candidato eletto per la lista Verdi per la pace: Domenico Lomelo (2.351 voti) nella circoscrizione di Bari.

5/4/2005

”Marcia di primavera” del 14 maggio 2005

sabato 9 aprile ore 16,00
Masseria Martucci (sede del Centro Studi Torre di Nebbia)

Organizzazione “Marcia di primavera” del 14 maggio 2005
Invitiamo tutti coloro che intendono impegnarsi per raggiungere l’importante appuntamento a partecipare con la massima puntualità .
Abbiamo più o meno un mese di tempo per fare tutto quello che decideremo di fare insieme sabato 9:

1) preparazione del materiale di informazione
2) calendario di tutti gli appuntamenti locali e territoriali per parlare di murgia di pace… e della marcia
3) formazione di un gruppo di relatori itineranti
4) adesioni e collaborazioni varie
5) coordinamento
6) servizio stampa
7) raccolta fondi
8) varie ed eventuali

L’idea è quella di riproporre modalità  di lavoro già  collaudate e che contraddistinguono il nostro modo di fare politica. Dal basso verso l’alto.
Perciò dovremo discutere senza perderci in chiacchiere.
(È il caso qui di ripetere, ancora una volta, e di convincerci della necessità  e dell’importanza ora più che mai di marciare per la murgia il 14 maggio?)

Centro Studi Torre di Nebbia

”L-´Alta Murgia spietrata si trasformerà  in deserto”

Cinquantamila ettari hanno subito la frantumazione delle rocce I proprietari hanno così incamerato i fondi per chi trasforma i pascoli in terreni seminativi: è un business milionario
“Senza quei massi e la vegetazione che cresceva spontanea, quelle zone diventeranno col tempo completamente aride” L-´inchiesta si sta adesso allargando a macchia d-´olio nella zona
“Tutti questi interventi mettono a rischio anche la sopravvivenza del falco grillaio”
“Continuando così sarà  difficile che i turisti visitino questo parco”

GIULIANO FOSCHINI
La steppa non esiste più. Il deserto della Murgia oggi è una distesa di quasi cinquantamila ettari, macchie bianche e gialle, un po-´ pietra e un po-´ grano, dove un tempo c-´erano i falchi grillai e ora spuntano i trattori. L-´antico terreno brullo, quelli che erano i pascoli tra i più belli d-´Italia, si sono trasformati per i registri dell-´Unione europea in un-´enorme distesa di campi cerealicoli. Coltivazioni che tra qualche anno, secondo i geologi, di questo passo si trasformeranno in deserto. Per colpa dello spietramento. Da anni i proprietari dei terreni stanno distruggendo tutto quello che spunta dalla terra. Arrivano con le macchine e lavorano profondamente il terreno. In pratica, frantumano tutte le rocce preesistenti per rendere redditizi quei terreni abbandonati. In questa maniera i proprietari dei fondi coltivano grano. Ma ricevono soprattutto fondi da Bruxelles. L-´Unione europea promette e stanzia denaro a chi trasforma i pascoli in terreni seminativi. Un affare di milioni di euro. Un business che qui nella Murgia si sta trasformando in un disastro ecologico.
Secondo i geologi (che hanno depositato relazioni dettagliate alle associazioni ambientaliste, ma anche alla Procura della Repubblica) per «effetto del dilavamento delle piogge e dell-´erosione dovuta ai venti, non più contrastato dagli apparati radicali della vegetazione spontanea, quei terreni sono destinati alla desertificazione». In sostanza: non essendoci quasi più le pietre o la vegetazione spontanea, la maggior parte della Murgia è destinata a diventare completamente arida. Deserto, appunto. Una volta coltivati, i terreni perdono la propria fertilità  non potendo essere sottoposti alla tradizionale rotazione di culture. Il loro destino è l-´abbandono. Il fenomeno dello spietramento sulla Murgia – come testimoniato anche da molte fotografie aeree – è molto diffuso. Dei circa 90mila ettari dell-´area, 60mila sono costituiti da pascoli rocciosi, cespugliati, arborati e garighe. Antonio Savasta, sostituto procuratore del tribunale di Trani, parla di circa «cinquantamila ettari della Murgia spietrati» censiti dal comando provinciale dela Guardia di finanza. Quasi il 90 per cento dei pascoli, dunque, non esisterebbe più. Anche per questo lo spietramento è diventato un caso giudiziario.
Da qualche mese il pm Savasta sta indagando sul fenomeno. Nel luglio scorso scattarono i primi sequestri: 55 ettari di terreni fra Ruvo e Corato furono messi sotto sigilli proprio perché spietrati. Ora l-´inchiesta si è allargata a macchia d-´olio e ha coinvolto un centinaio di persone. Alla base dell-´azione della magistratura c-´è una sentenza del febbraio 2004 della Cassazione che ha sancito l-´illegittimità  di «tutti gli interventi dell-´uomo che mirano a stravolgere l-´ecosistema preesistente nei territori sottoposti ai vincoli delle zps, le zone di protezione speciale». Come spiega Piero Castoro, presidente del centro studi Torre di Nebbia, «lo spietramento insieme con altre attività  dell-´uomo stanno mettendo a serio rischio il falco grillaio, la specie protetta per la quale è stata istituita la zps Murgia Alta». Il realtà  la zps della Murgia al momento è molto traballante. E lo spietramento non ha colpe. La conferenza Stato-Regioni ha appena espresso parere favorevole alla cancellazione del decreto con il quale nel 1996 si definì la tutela dell-´area. Se il ministro dell-´Ambiente, Altero Matteoli, ratificherà  (come appare certo) la volontà  della conferenza, potrebbero annullarsi tutte le azioni penali mosse dalla magistratura in questi anni per salvare la Murgia. Da questa «deregulation» – come la definiscono gli ambientalisti – rimarrebbe però fuori il Parco, che ha norme a sé.
I magistrati non sembrano preoccuparsi. Alla luce anche di un possibile ricorso alla Corte europea, continuano a monitorare la situazione. Che, come nel caso dello spietramento, ha molti aspetti. C-´è lo scempio ambientale, ma esiste anche la speculazione economica: molte delle pietre recuperate dai campi vengono per esempio vendute a caro prezzo. I trulli artificiali o i muretti a secco caratteristici di queste zone sono un must nelle ville della Brianza. Il dissesto idrogeologico provocato dall-´azione dell-´uomo rende però anche il territorio vulnerabile a piene e inondazioni. Ci potrebbe essere pericolo per la gente. «L-´aspetto carsico è stato ormai completamente modificato, da anni è in corso un depauperamento del suolo giunto ormai nella sua fase terminale» spiega, Nicola Amenduni, storico componente del comitato promotore del Parco dell-´Alta Murgia e ora uno dei papabili per un posto nel consiglio di amministrazione della comunità  del Parco. «Venendo meno la carsicità , c-´è un condizionamento enorme della flora e dalla fauna. La Murgia sta perdendo la sua specificità ». In tanti si pongono il problema sviluppo. In tanti pensano al Parco. «Abbiamo tanto voluto il Parco – spiega Amenduni – per realizzare un sistema di sviluppo compatibile per fare venire nelle nostre terre turisti da tutta Italia. Andando avanti di questo passo li ospiteremo nel deserto».