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Di seguito, l'intervento pubblicato (in una versione leggermente più ridotta) dal quotidiano la Repubblica (ed. Bari) del 30 gennaio 2011. Disponibile anche qui in file immagine.
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Legami tra la criminalità organizzata e il business delle
energie rinnovabili, con collegamenti inquietanti tra la Sicilia e la Puglia.
Non è fantasia, ma la dura realtà. Qualche mese fa, con una serie di condanne,
si è chiusa in Sicilia l’”Operazione Eolo”, un’indagine su mafia ed eolico che l’anno
scorso aveva portato all’arresto di otto persone, scoprendo un patto tra
mafiosi, politici e imprenditori siciliani, campani e trentini. Rivelati
intrecci societari e grandi affari alimentati dagli ingenti finanziamenti
previsti per la produzione di energia da fonti rinnovabili.
È lo stesso business – andiamo ripetendo da tempo – che da
alcuni anni ha contagiato il territorio pugliese: la provincia di Foggia, il
Salento e anche la nostra Murgia. Professionisti, società, imprenditori, sigle
sconosciute e uomini di altre terre hanno battuto e battono le nostre campagne
proponendo contratti e guadagni facili ad agricoltori e proprietari di terreni
(otto, dieci, tredici mila euro ad anno per ogni pala eolica insediata). Sigle
e uomini che, in alcuni casi, abbiamo ritrovato direttamente coinvolti o solo
menzionati nelle risultanze dell’operazione investigativa siciliana. E che
ritroviamo anche nelle inchieste giornalistiche, sempre più numerose, dedicate
al tema. Altre sigle e altri uomini (e donne) rimandano a vicende più lontane
da noi, a strane coincidenze e sovrapposizioni da noi, però, non verificabili.
Quella dell'energia “pulita” pare diventata una
straordinaria occasione per affari ed investimenti per nulla puliti. La cosa
incredibile, inoltre, è che a volte chi realizza gli impianti ottiene denaro
pubblico per realizzare centrali che non producono alcuna energia elettrica.
E dalle nostre parti cosa pensano e fanno le nostre classi
dirigenti politiche e amministrative locali? Vogliono proseguire con questa
sequenza di soldi facili, finanziamenti pubblici, paesaggi naturali distrutti?
Ricordiamo ad esempio quanto contestata sia stata l’installazione
di decine e decine di pali eolici nel territorio murgiano compreso tra Minervino
Murge e Spinazzola o nel Salento, si pensi al caso di Giuggianello. O ancora quante
perplessità e ombre abbiano accompagnato il via libera della Regione al parco
eolico off shore al largo di Tricase.
Il problema è per un verso di natura giudiziaria: attendiamo
l’esito delle indagini in corso come momento imprescindibile attraverso cui
fare chiarezza su questi vorticosi giri di società e di denaro e portare
serenità nell’ambiente di quegli operatori ed imprenditori seriamente ed
onestamente impegnati in questo strategico settore economico e industriale.
Ma è soprattutto un problema di natura politica, nel senso
più alto e pieno del termine: quale idea dello sviluppo e della prospettiva di
crescita da assicurare ai rispettivi territori hanno politici ed amministratori
locali?
Diciamo la nostra, in pochissime parole.
Per quanto ci riguarda, riteniamo che la Puglia deve restare leader
nazionale nella produzione di energia pulita e, al contempo, combattere le
speculazioni per tutelare il suo meraviglioso paesaggio.
Ciò passa, ad esempio, attraverso un convinto sostegno alla
realizzazione di impianti realmente “sostenibili”, in quanto integrati nelle
attività produttive e nelle abitazioni, integrati con gli immobili, le
infrastrutture e le urbanizzazioni del territorio. Passa pure attraverso una
rigorosa e drasticamente selettiva valutazione dei cosiddetti grandi impianti
“a terra” e l’imposizione di puntuali e rigorose garanzie per la gestione di
tali impianti nella fase di post-esercizio (quando si tratta di rimuovere e
smaltire, bonificando i terreni interessati). Vale la pena precisare che i
grandi impianti “a terra” rappresentano sicuramente un ottimo investimento
finanziario per abili uomini di affari o d’onore o misteriosi fondi di
investimento con sede in posti esotici, ma non contribuiscono, se non nella
fase iniziale produttiva, ad elevare la ricchezza e il benessere dei territori
interessati. Per questa tipologia di impianti, nell’immediato, dalla Regione un
primo e significativo segnale potrebbe essere l’istituzione di un’anagrafe
pubblica dei progetti industriali già autorizzati o presentati che assicuri la
piena accessibilità alle informazioni relative non solo al progetto in sé, ma
soprattutto al “curriculum” industriale, finanziario e societario dei soggetti proponenti.
ENZO COLONNA
[consigliere comunale di Altamura - Movimento Aria Fresca]
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