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La scelta dei prossimi amministratori comunali: piccolo elogio della partecipazi PDF Stampa E-mail
Scritto da altamura2001, 23-06-2000 18:39

Intervento pubblicato sul numero di giugno 2000 di Pi@zza. di enzo colonna

Le chiacchiere sono vermi.
Concentrati, programma.
Se lasci scivolare nelle ore
o in chissà quale domani
quanto ti sei impegnato a insaldare ora,
frani
e costringi i tuoi a lavorare su una frana.

(Danilo Dolci)

* * *

Concentrati, programma! La sollecitazione va ai partiti ed alle persone del centrosinistra. Manca meno di un anno alla fine del mandato del sindaco Plotino, nonché alle prossime elezioni politiche in cui si dovrà esprimere l’onorevole ed il senatore del collegio. E’ superfluo ricordare quanto decisivi e delicati siano questi appuntamenti; altrettanto superfluo è ricordare gli errori dettati da frettolosità o inesperienza commessi nel passato. Non è possibile individuare il proprio candidato-sindaco all’ultimo istante e gettarlo in quell’arena variopinta e feroce che è la campagna elettorale. Vanno evitati errori, ingenuità, provocazioni, reazioni emotive e chiacchiere pruriginose. Ancor prima del candidato, va definita l’identità di uno schieramento, vanno definiti contenuti, regole, strutture e modalità dello stare in una coalizione e del proporsi alla città. Non ci si può imporre alla città; solo proporre attraverso iniziative e momenti di coinvolgimento e partecipazione dei cittadini nella definizione dei contenuti e nella individuazione dei candidati. Solo in tal modo è possibile evitare che l’elezione del sindaco si riduca ad un referendum a favore o contro un candidato, ad una rischiosa roulette russa. Questo è l’unico percorso che consente di superare incomprensioni e divisioni, di metabolizzare rancori e simpatie personali (sentimenti entrambi distruttivi nella vita politica e pubblica), di costruire qualcosa che non siano solo carriere personali.

Un percorso, un processo al cui esito non vi sono solo decisioni e risultati condivisi, partecipati, ma anche e soprattutto il ritrovarsi come soggetto collettivo con un’identità ricca ed unica. Diciamola tutta: se si prescinde dall’ipotesi di una candidatura del prof. Fabio Perinei, al momento non vi sono nello scenario politico e civile altamurano figure tali da potersi imporre unicamente con la propria carica di carisma ed esperienza. Qualunque altro candidato potrà affermarsi solo come espressione di un movimento di rinnovamento, entusiasmo e novità, una figura costruita collettivamente in quest’anno ancora a disposizione, un soggetto di garanzia e sintesi delle diverse anime del centrosinistra, spesso tra loro ed al loro interno ancora lacerate. I limiti e gli errori del passato devono aver insegnato qualcosa, non essere ripetuti. Nel 1997, perdemmo (anch’io ero coinvolto direttamente, da candidato indipendente nelle liste del PDS per il consiglio comunale), perché il centrosinistra si arrischiò ad affrontare la ricandidatura del sindaco uscente Plotino sul campo a lui più congeniale della contrapposizione individuale, della personalizzazione estremizzata della campagna elettorale, del confronto retorico e duro, della carica emotiva e carismatica individuale. Non avemmo la fantasia necessaria e la capacità di presentarci come forza collettiva, articolata eppure compatta, costruita tempestivamente ed in tempo presentata alla città. Fummo perdenti. Si vuol perseverare nell’errore?

Le prossime elezioni comunali vedranno contrapporsi ad armi pari i due schieramenti. Non potendo essere più coinvolto direttamente il sindaco Plotino, figura entrata con la sua abilità ed i suoi limiti nell’immaginario collettivo, il centrosinistra avrà la possibilità di affrontare i suoi avversari sul terreno del confronto razionale e politico fra uomini, idee e programmi. Vincerà dunque la coalizione che si sarà meglio attrezzata su questi versanti, non il candidato sindaco; l’elettore sarà chiamato ad una scelta meno emotiva e più razionale, più di testa che di cuore. E’ importante allora prepararsi in tempo, proporsi in tempo e soprattutto coinvolgere sin dalle prime fasi gli elettori, coloro che saranno chiamati ad operare la scelta finale. Mutuando un’opzione metodologica che si va affermando nei campi del diritto e della sociologia, il binomio procedura/partecipazione è lo strumento che consente di gestire al meglio le situazioni di rischio o di difficoltà: le decisioni maturano attraverso procedure che prevedono il confronto e la partecipazione di tutti gli interessati e dei destinatari della decisione finale. In tal modo, per un verso la decisione ultima, se non la migliore, risulta essere almeno quella su cui si è raggiunto il più alto grado di coinvolgimento e di consenso, allontanando il sospetto ed il pericolo di soluzioni adottate ed imposte da pochi o da una parte sola; per l’altro, attraverso la libera e spontanea partecipazione di tutti gli interessati è possibile raggiungere il duplice obiettivo di eliminare sul nascere ogni giustificazione o argomentazione alle recriminazioni postume (tutti sapevano e sono stati coinvolti!) e di poter fare affidamento nel massimo di coinvolgimento e motivazione da parte di coloro che hanno avuto la possibilità di partecipare a tali processi decisionali nel momento in cui si dovrà passare alla fase della realizzazione degli obiettivi in tal modo definiti e del sostegno ai candidati in tal modo individuati (tutti hanno contribuito a definire gli obiettivi ed a scegliere i candidati: gli obiettivi ed i candidati sono dunque di tutti!).

La legittimazione viene dal procedimento (Luhmann): l’indicazione metodologica del sociologo tedesco può valere anche per la scelta degli amministratori comunali, che non possono trarre banalmente la propria forza e legittimazione da una (pre)supposta popolarità o da una precedente visibilità pubblica (bastano tre o quattro comparsate televisive, una decina di interviste radiofoniche o giornalistiche a fare di un candidato il migliore dei candidati possibili?!). Non siamo chiamati a votare per "un volto per la tivvù" o per "la miglior voce dell’anno", ma, più modestamente e concretamente, per dei semplici amministratori locali: personalità definite e trasparenti, capaci di qualche idea innovativa, pronti ad entusiasmarsi e ad infondere entusiasmo, disposti al lavoro di gruppo, consapevoli che il mondo non finisce giù a via Mura Megalitiche, in grado di non far sfigurare la città negli incontri ufficiali e di scambiare almeno qualche convenevole in lingua con le delegazioni staniere; volti in cui possano riconoscersi le migliaia di uomini e donne da sempre chiusi nell’anonimato del proprio impegno civico, del proprio lavoro e della propria famiglia; voci a disposizione di chi, voce, non ne ha mai avuta.

Nomi non ne ho da proporre e non mi concederò alla girandola vorticosa di nomi già sistemata in piazza, soprattutto quando, facendoli, rischierei di far violenza su chi non è stato sinora sollecitato (e probabilmente non lo sarà mai) o su chi non sembra essere disponibile. Dico solo, scegliamoli insieme; individuiamo almeno le due persone al vertice della futura amministrazione, sindaco e vicesindaco, espressione delle due aree culturali ed ideali che compongono la coalizione: quella laica e di sinistra, quella cattolica e di centro. Non si proceda però con il solito e rigoroso bilancino protagonista degli accordi tra segreterie e correnti di partito; si apra alla città la discussione attraverso assemblee cittadine tematiche, attraverso primarie, attraverso un confronto aperto a tutti e libero da condizionamenti e pregiudizi. Scegliamoli insieme. Per scoprire la città che non c’è e non si vede: una città di tutti.


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