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DEPOSITO NAZIONALE DEI MATERIALI RADIOATTIVI SULLA MURGIA? PDF Stampa E-mail
Scritto da altamura2001, 28-07-2001 18:25

La delibera del Consiglio comunale di Altamura sulla discarica nucleare Il seguente Ordine del Giorno è stato proposto dal consigliere comunale Enzo Colonna (indipendente del gruppo dei Democratici di Sinistra) ed è stato approvato all’unanimità dal Consiglio comunale di Altamura nella seduta del 27 luglio 2001.

________

Il Consiglio Comunale di Altamura,

premesso che

  • in Italia, dopo la decisione di rinunciare definitivamente al nucleare da fissione come fonte energetica, si è posto il problema della definitiva messa in sicurezza dei rifiuti radioattivi e dello smantellamento degli impianti nucleari;

  • nel novembre 1997, il Ministro Bersani assunse l'impegno della costituzione di un tavolo. fra tutti gli attori interessati alla dismissione degli impianti nucleari in Italia per la definizione di un Piano di azione comune per la gestione degli esiti del nucleare;

  • ad aprile 1998 lo stesso Ministro ha proposto al Presidente della Conferenza dei Presidenti delle Regioni e delle Province Autonome di Trento e Bolzano l'attivazione di un percorso partecipativo che permettesse una scelta concertata del sito e che consentisse la partecipazione delle Autonomie locali, sulla base di una corretta e completa informazione, scientificamente fondata, in quanto la disponibilità di un sito nazionale di smaltimento e deposito dei rifiuti radioattivi costituiva l’elemento essenziale e condizionante per la realizzazione del Piano. La proposta doveva concretizzarsi in un accordo di programma da stipularsi nell'ambito della Conferenza Stato-Regioni e Province autonome;

  • nel luglio 1998 il Ministro ha istituito il "Tavolo Nazionale per la gestione degli esiti del nucleare", composto da Governo, Regioni, UPI, ANCI, Organizzazioni Sindacali CGIL, CISL e UIL nazionali e di categoria, ENEL, ANPA ed ENEA, con il quale è stata avviata una fase di concertazione strategica sulle iniziative conseguenti alla chiusura del nucleare e sono state promosse le condizioni necessarie all'attuazione delle fasi operative della corretta gestione dei rifiuti radioattivi Al completamento della fase informativa, il Ministero dell'industria si attende che le regioni o gli enti locali possano manifestare un eventuale interesse a mettere a disposizione del Paese un sito che risponda, in via preliminare, ai requisiti di sicurezza necessari alla realizzazione di un centro di smaltimento;

  • a febbraio 1999, il Ministro Bersani durante un'audizione da parte della Commissione parlamentare d’inchiesta sul ciclo dei rifiuti si impegnò a presentare, entro 5-6 mesi, un piano di gestione degli esiti del nucleare, anticipando già nella riunione alcuni punti sui quali si erano già consolidate opinioni certe;

  • a marzo 1999 è stato pubblicato il decreto legislativo n. 79 che ha dato attuazione alla direttiva 96/92/CE recante norme comuni per il mercato interno dell'energia elettrica. Il decreto all'art. 13 prevede che l'ENEL costituisca, fra l'altro, una "Società per lo smaltimento delle centrali elettronucleari dismesse, la chiusura del ciclo del combustibile e le attività connesse e conseguenti, anche in consorzio con altri enti pubblici o società che, se a presenza pubblica, possono anche acquisirne titolarità". Tale società, denominata SoGIN, è stata costituita a luglio 1999 e ad essa sono state conferite le quattro centrali elettronucleari ENEL, le risorse finanziarie accantonate nei fondi previsti a suo tempo per fare fronte ai futuri costi del decommissioning e della chiusura del ciclo del combustibile;

  • il 4 novembre 1999 è stato approvato l'Accordo di programma Stato-Regioni e Province autonome di Trento e Bolzano riguardante la definizione e l’allestimento di alcune misure volte a promuovere la gestione in sicurezza dei rifiuti radioattivi prodotti in Italia, nel cui ambito è anche previsto un percorso partecipativo, trasparente e consensuale per arrivare ad individuare e selezionare un sito per la realizzazione del deposito nazionale per i rifiuti radioattivi;

  • il 14 dicembre 1999 è stato presentato il Piano per la gestione degli esiti del nucleare in Italia, ‘Documento di Indirizzi Strategici’, che il Ministro dell'Industria intende portare all'approvazione del Governo e del Parlamento, affinché, pur nei loro ruoli diversi, affrontino la sistemazione della eredità del nucleare con assunzione delle conseguenti responsabilità e decisioni. Il documento riporta gli obiettivi da conseguire, le risorse finanziarie necessarie e gli strumenti normativi e di gestione da adottare;

  • il 16 dicembre 1999 è stato costituito presso la Conferenza Stato — Regioni un Gruppo di lavoro composto da sette membri (designati dalle amministrazioni centrali e dalla conferenza dei presidenti delle regioni e delle province autonome) con il compito di sottoporre alla Conferenza stessa "un documento contenente: a) lo stato dell’arte degli studi e delle ricerche prodotti in ordine alla localizzazione e realizzazione del deposito, con eventuale prospettazione dei punti critici e degli argomenti di approfondimento; b) le proposte inerenti: le iniziative di informazione e gli strumenti di confronto e coinvolgimento delle popolazioni e degli Enti Locali; le procedure per la scelta del sito e gli strumenti di raccordo, con eventuale modificazione o nuova costituzione di forme di cooperazione strutturali e/o funzionali, che consentano la collaborazione e l’azione coordinata tra i diversi livelli di governo e di amministrazione, con evidenziazione delle soluzioni atte ad assicurare una maggiore semplificazione ed efficacia dell’azione amministrativa; le soluzioni e gli strumenti volti a promuovere e realizzare le condizioni per l’armonico inserimento del deposito nel contesto territoriale circostante";

  • tale Gruppo di lavoro avrebbe dovuto concludere le proprie attività entro luglio 2000 ma — si è appreso dalla risposta fornita il 13.03.2001 dall’allora Ministro dell’Industria Enrico Letta all’interrogazione 4-25621 presentata dall’On.le Zaccheo - essendo "risultata l'istruttoria richiesta più complessa ed impegnativa di quanto previsto in sede di approvazione dell'accordo di programma si è deciso, in sede di Conferenza Stato-Regioni, di prorogare la durata dell'incarico fino a marzo 2001".

 

Rilevato altresì che

  • già all’inizio degli anni ’90 presso "l’allora ENEA-DISP, un gruppo di qualificati specialisti ha svolto una indagine preliminare sui siti del demanio militare, allo scopo di verificare, in tale ambito, l’esistenza di siti potenzialmente idonei ad ospitare il deposito centralizzato nazionale di smaltimento definitivo dei rifiuti a media e bassa attività e a media-breve vita media. Dallo studio effettuato, che ha comportato anche indagini in situ mediante prelievi e carotaggi, sono risultati potenzialmente candidabili un sito nell’Italia meridionale e, in via subordinata, un sito nell’Italia centro-settentrionale" (così si legge nell’Appendice 2 del Documento di "Indirizzi Strategici per la gestione degli esiti del nucleare" elaborato dal Ministero dell’Industria e diffuso il 14 dicembre 1999, 0, 0);

  • nella seduta del 23 giugno 2000, rispondendo alla interrogazione 3-03260 presentata dal Senatore Prof. Ferdinando Pappalardo in ordine alla prevista installazione di un deposito di scorie radioattive nel territorio della Murgia barese, il Sottosegretario di Stato per l'industria, il commercio e l'artigianato e per il commercio con l'estero Senatore Passigli ha riconosciuto che l'ENEA ha eseguito nel recente passato uno studio di fattibilità volto alla individuazione di un sito idoneo ad ospitare un deposito di rifiuti radioattivi, prendendo in considerazione "due siti del demanio militare, uno in provincia di Piacenza e uno in provincia di Bari, nel territorio della Murgia", anche se ha subito dopo affermato che "detti siti non sono stati presi in considerazione in quanto il primo è di estensione troppo limitata mentre, nel secondo, è in uso un deposito militare";

  • nel corso del 1996 l'ENEA ha costituito una Task Force per individuare il sito nazionale di deposito dei rifiuti radioattivi; in particolare l'Ente è stato incaricato di intraprendere le azioni di natura sitologica e progettuale dirette all'individuazione e alla caratterizzazione di uno o più siti idonei ad ospitare il centro di deposito ed alla definizione concettuale del sistema ingegneristico. La priorità assegnata alla task force è stata quella di avviare le azioni preliminari, volte alla scelta del sito nel quale realizzare le strutture necessarie allo smaltimento dei rifiuti radioattivi di media e bassa attività;

  • dal "Documento su una strategia d'intervento per la disattivazione degli impianti nucleari e per la sistemazione dei rifiuti radioattivi di media e bassa radioattività, inclusi quelli derivanti dallo smantellamento degli impianti nucleari" approvato dalla ‘Commissione parlamentare d’inchiesta sul ciclo dei rifiuti e sulle attività illecite ad esso connesse’ il 29 aprile 1999, si evince che "a tutt'oggi la task force ha svolto le seguenti attività: 1) completamento ed analisi critica dell'inventario nazionale di rifiuti e materiali destinati al sito di smaltimento, al fine di acquisire i dati per il dimensionamento del centro di deposito; 2) elaborazione di un progetto concettuale per l'individuazione di un sito di smaltimento proponibile, sulla base delle caratteristiche qualitative e quantitative dei rifiuti italiani [il lavoro è stato commissionato all'agenzia francese ANDRA (Agenzia nazionale per i rifiuti radioattivi), che ne ha verificato l'adattabilità a due siti italiani indicati dall'ENEA]; 3) avvio di uno studio di performance assessment, avente per oggetto l'individuazione e l'applicazione di una metodologia di calcolo per la valutazione del comportamento ai fini del contenimento della radioattività, di un sistema di strutture modulari e del sito relativo nelle condizioni di esercizio normale ed in quelle incidentali; 4) caratterizzazione più dettagliata diretta a meglio definire le caratteristiche geochimiche ed idrogeologiche, antropiche, climatiche, eccetera, al fine di disporre di dati più precisi per la valutazione quantitativa di performance assessment e, quindi, meglio qualificare il programma ed il modello di calcolo. Inoltre la task force sito dell'ENEA ha messo a punto un sistema informativo geografico, SIG, riferito all'intero territorio nazionale per l'individuazione di siti potenzialmente idonei allo smaltimento di rifiuti a bassa e media radioattività. Il metodo si avvale di un sistema multiparametrico a punteggi e pesi che vengono assegnati alle diverse caratteristiche del sito. La caratteristica maggiormente valorizzata è quella socioeconomica: uso del suolo, distribuzione e densità della popolazione, vie di comunicazione. Le altre caratteristiche che attengono alla valutazione della sicurezza, sia a breve che a medio e lungo termine, sono: la quota, la pendenza, la precipitazione, le caratteristiche idrogeologiche, la sismicità. La metodologia adottata che può essere rivisitata ha permesso di assegnare ad alcune regione del centro e del sud dell'Italia (con esclusione delle isole) la classe di idoneità alta. Le stesse regioni presentano anche caratteristiche litologiche di tipo argilloso, marnoso o argilloso/marnoso di notevole interesse tecnico";

  • il Documento di "Indirizzi Strategici per la gestione degli esiti del nucleare" elaborato dal Ministero dell’Industria e diffuso il 14 dicembre 1999 informa che "il quantitativo totale dei rifiuti radioattivi italiani, inclusi quelli derivanti dal completo smantellamento di tutte le installazioni nucleari dismesse, è stimato attualmente, in forma condizionata, in circa 120-150.000 m3. La maggior parte di essi (circa il 98% in termini volumetrici) è costituita da quelli di bassa attività, o a vita breve (II categoria). Per questo tipo di rifiuti lo smaltimento avviene in tutto il mondo mediante il deposito definitivo in speciali strutture ingegneristiche (solitamente di superficie), localizzate in un sito con caratteristiche naturali e antropiche adeguate e custodito per periodi dell’ordine di qualche secolo… I rifiuti ad alta attività o a vita lunga (III categoria, secondo la classificazione italiana) sono costituti essenzialmente dai rifiuti ad alta attività vetrificati… Per questa tipologia di rifiuti, la soluzione presa in considerazione in tutto il mondo è lo smaltimento in speciali formazioni geologiche profonde che ne garantiscano l'isolamento dalla biosfera per periodi molto lunghi (migliaia di anni ed oltre). Il reperimento e la qualificazione di un sito simile richiede, oltre a investimenti ingenti, diversi decenni di studi e valutazioni, come dimostra il fatto che paesi con massicce produzioni di rifiuti a vita lunga (Francia, UK, USA) sono, nei casi più avanzati, ancora nella fase di costruzione di laboratori o impianti sperimentali sotterranei. La soluzione di breve-medio termine che si ritiene di adottare in Italia per questi rifiuti è lo stoccaggio temporaneo in strutture ingegneristiche di superficie". La conclusione, si legge nel medesimo Documento, è che "considerando la situazione logistica e l'inventario dei rifiuti italiani, le azioni da intraprendere con priorità riguardano: per i rifiuti di Seconda Categoria, la predisposizione di un deposito definitivo di tipo superficiale e quindi il reperimento di un sito adeguato per la sua localizzazione; per i rifiuti di Terza Categoria (includendo in essi anche i combustibili nucleari irraggiati non inviati all'estero per il ritrattamento), la predisposizione di una adeguata struttura ingegneristica per il loro immagazzinamento temporaneo (dell’ordine di alcune decine di anni), localizzata nello stesso sito di deposito definitivo dei rifiuti di Seconda Categoria";

  • lo stesso Documento di Indirizzi Strategici illustra le caratteristiche richieste per il deposito: "Il deposito definitivo dei rifiuti radioattivi a bassa attività è costituito da un sistema di strutture ingegneristiche che assicurano un confinamento completo della radioattività. Oltre alle unità di deposito vere e proprie, un sito di questo tipo è destinato ad ospitare installazioni ausiliarie costituite da stazioni di condizionamento locale dei rifiuti, laboratori di analisi e controllo, sistemi remotizzati di movimentazione e trasporto, edifici di servizio e amministrativi, un centro accoglienza, locali per il personale, ecc. Il sito, per le sole esigenze del deposito dei rifiuti radioattivi, dovrebbe avere un'estensione di un centinaio di ettari. La superficie addizionale per l’installazione del sistema di immagazzinamento dei rifiuti di III categoria è dell’ordine di qualche ettaro, incluse le aree di servizio. Per quanto riguarda le caratteristiche geologiche richieste, esse non sono particolarmente critiche, dato che l'isolamento totale dei rifiuti è assicurato dalle strutture artificiali. Sono tuttavia necessari alcuni prerequisiti di base che riguardano sia l'area geografica, nel suo complesso, che il sito stesso. Alcuni di questi sono necessari per dimostrare, nel Rapporto di Sicurezza che dovrà essere presentato all'autorità licenziante (MICA e ANPA), che il deposito è sicuro nel lungo periodo (almeno trecento anni) ed in tutte le condizioni normali e perturbate prese a base per il progetto.Come sopra indicato, depositi di questo tipo sono in realtà centri di attività tecnologiche connesse con la gestione e custodia dei rifiuti e sono compatibili con altri tipi di attività, in particolare tecnico-scientifica, che possa insediarsi in un sito e in un'area con le caratteristiche sopra viste. Essi possono in una certa misura costituire poli di sviluppo e persino di attrazione per un’area, come è avvenuto all'estero";

  • per la realizzazione del deposito, il Documento di Indirizzi Strategici ha previsto che venga rispettato il seguente programma temporale:
    • dichiarazione di eventuale interesse da parte degli Enti locali 06/2000
    • caratterizzazione dei siti proposti 06/2001
    • indicazione del sito da parte della Conferenza Stato-Regioni 12/2001
    • qualificazione del sito e preparazione del Rapporto di Sicurezza 06/2003
    • presentazione del Rapporto di sicurezza al Ministero dell’Industria 12/2003
    • autorizzazione e inizio della costruzione del deposito e avvio
interventi orientati sul territorio 06/2005

    • termine costruzione e interventi orientati sul territorio 06/2008
    • avvio dell’esercizio 12/2008

  • la "Task Force per il sito nazionale di deposito dei materiali radioattivi" operante presso l’Enea ha presentato nel novembre 2000 un primo rapporto che ha illustrato il Sistema Informativo Geografico (GIS) per l’individuazione di aree potenzialmente idonee alla localizzazione del Deposito Nazionale dei Materiali Radioattivi. Le tecniche GIS (Sistema Informativo Geografico) agevolano l'analisi contestuale dei fattori e dei requisiti territoriali (superficie topografica, idrogeologia, vie di comunicazione, reticolo idrografico, distribuzione della popolazione, attività socioeconomiche, idrogeologia regionale, uso del suolo, sismicità, climatologia, ecc.). Tale analisi permette di individuare le aree sul territorio nazionale che rispondono ai principali requisiti fisici e di contesto territoriale per la localizzazione dell’impianto di progetto. La selezione avviene attraverso l’applicazione di una serie dei criteri di esclusione che sono stati preventivamente individuati in relazione al dettaglio dei dati disponibili. Il Sistema Informativo ha prodotto la Carta Nazionale delle Aree Potenzialmente Idonee alla scala 1:200.000. Le aree in essa rappresentate sono attualmente oggetto di una ulteriore selezione (GIS di terzo livello) attraverso una estensione dei dati e un approfondimento delle analisi;

  • il risultato ottenuto dalle elaborazioni GIS di 1° e 2° livello è rappresentato dalla Carta delle Aree Potenzialmente Idonee riportata nella Fig. 1. "Queste aree — si legge nel rapporto della Task Force - manifestano i requisiti fisici e territoriali che è stato possibile valutare attraverso l’applicazione dei criteri di esclusione esposti in precedenza. La potenziale idoneità risiede quindi nel fatto che su di essa non sono presenti condizioni sfavorevoli rispetto a ciò che è valutabile da analisi a scala regionale. La verifica della effettiva idoneità è oggetto delle attività ancora in corso". Nella Fig. 1 sono riportate tutte le aree potenzialmente idonee: "queste hanno estensioni molto diverse e sono comprese tra 4 e 8700 ha; le aree con estensione inferiore a 300 ha non sono state considerate nella attuale fase di analisi (GIS 3) in quanto l’ordine di grandezza della superficie che dovrà essere occupata dagli impianti del deposito e dei suoi annessi è di 300 ha; il numero totale delle aree individuate sul territorio nazionale è di 8107 per 330000 ha delle quali soltanto 214 superano l’estensione di 300 ettari… Le 214 aree selezionate sono ora oggetto di verifica e quindi di ulteriore selezione attraverso l’esecuzione delle analisi GIS di terzo livello";

  • la metodologia selettiva adottata è così riassunta dalla stessa Task Force:
    • Definizione e applicazione della serie di criteri di esclusione implementabili in un sistema informativo territoriale e coerenti con le informazioni territoriali disponibili su tutto il territorio nazionale (analisi GIS di primo livello).
    • Iterazione della definizione e applicazione di criteri di esclusione su porzioni più ristrette del territorio nazionale ma a livelli di maggiore dettaglio di scala (analisi GIS di secondo livello).
    • Definizione e implementazione nel sistema informativo di una procedura di analisi parametrica sui singoli fattori fisici che determinano l’idoneità e descrivono le condizioni antropiche e infrastrutturali delle aree. Ciò utilizzando dati a scala locale e inserendo giudizi professionali (analisi GIS di terzo livello).
    • Selezione e classificazione delle aree potenzialmente idonee applicando una procedura appositamente sviluppata per il calcolo del grado di idoneità e dell’indice di inserimento territoriale.
Il lavoro delle analisi territoriali è stato quindi svolto per gradi ed è stato strutturato su tre livelli di dettaglio per scendere dall’analisi dell’intero territorio nazionale alle valutazioni a scala locale sulle aree individuate. In particolare:

    • le analisi GIS di I livello sono state effettuate con dati e cartografia a scala 1:250.000 - 1:500.000;
    • al II livello sono stati utilizzati dati a scala 1:100.000 - 1:250.000;
    • al III livello la scala di analisi sale a 1:10.000 - 1:100.000

Criteri di esclusione adottati
I criteri di esclusione sono stati definiti singolarmente per le analisi automatizzate di I e II livello. Nel complesso della loro applicazione risultano, a valle delle analisi di II livello, escluse le aree:
- insulari;
- entro 50 km dai confini nazionali continentali;
- entro:

    • 15 km da centri abitati con più di 100.000 abitanti
    • 10 " 20.000¸ 100.000 "
    • 5 " 20.000¸ 10.000 "
    • 3 " 10.000¸ 1.000 "
    • 2 " 200¸ 1.000 "

- entro:

    • 2 km da autostrade e superstrade
    • 1 km da strade statali
    • 1 km dalle ferrovie

- protette, i parchi e le riserve naturali;
- prossime ai corsi d’acqua;
- che insistono su formazioni rocciose fratturate o solubili o sedimenti alluvionali recenti ed attuali;
- con pendenza > 5°;
- ad altitudini < 20 m s.l.m. e > 600 m s.l.m.;
- boscate e le zone umide;
- ad elevata pericolosità sismica (valore di accelerazione al suolo, comprensiva degli effetti di sito, pari o superiore a 0,3 g per una probabilità di occorrenza del 90% in 300 anni ovvero tempo medio di ritorno di circa 3000 anni).

  • dalla Carta delle Aree Potenzialmente Idonee elaborata dalla Task Force e riportata nella Fig. 1, nonché da notizie diffuse da organi di stampa, si è tratta la convinzione che la Murgia, insieme alla Maremma, sia una delle aree verso cui, con maggiore convinzione e plausibilità, si sta indirizzando la scelta tecnica di individuazione del sito per il Deposito Nazionale dei materiali radioattivi.

Considerato che

  • l’Alta Murgia rivela un fascino raro e prezioso. La sua specificità consente una molteplicità di prospettive che invitano a scrutare curiosi un universo ancora non del tutto esplorato: innanzitutto lo spazio che si apre su uno scenario di rara primitività e bellezza e percorribile in lungo e in largo in tutte le direzioni; poi il clima che corona la sua altitudine e la sua posizione strategica sia rispetto al mare che alle montagne. Lo spazio e il clima dell’Alta Murgia dovrebbero essere posti nel novero di terapie efficaci e guarire particolari malattie della nostra civiltà moderna, prima fra tutte la congestione di uomini e cose;
  • l’Alta Murgia presenta un paesaggio duro, ma anche delicato e puro che estende i suoi colori e i suoi profumi su un’area che rappresenta l’unico residuo di vegetazione spontanea della provincia barese e in cui si riscontrano quasi tutti i maggiori fenomeni del carsismo. In queste dune calcaree si dispongono e si confondono, senza distonie con l’ambiente circostante, le opere varie e complesse dell’ingegno e dell’arte contadina e pastorale, frutti di un lavoro secolare. Chilometri di muri a secco, tratturi, trulli, cisterne, neviere, splendidi jazzi e masserie, casali e castelli testimoniano un fenomeno di altissimo valore storico e culturale che, oltre a sancire l’equilibrio tra attività agro-silvo-pastorali ed esigenze abitative, ha implicato un’esemplare assetto sociale che si prefiggeva il controllo dell’ambiente. Un patrimonio architettonico rurale dunque dislocato in vario modo sul territorio che, pur registrando oggi un relativo stato di abbandono, è necessario sottrarre al progressivo degrado perché sia recuperato e riutilizzato. Infine, le scoperte dell’Uomo di Altamura e delle Orme dei Dinosauri avvenute nel territorio di Altamura, arricchiscono un patrimonio di rilevanza mondiale che attende ancora di essere studiato e valorizzato ai fini turistici con la prevedibile e positiva ricaduta economica su ampi settori della produzione e dei servizi locali;
  • l’Alta Murgia rappresenta, allora, un connubio straordinario ed unico di valori paesaggistici, naturalistici e storico-culturali destinato a crescere negli anni a venire. Questa consapevolezza contribuisce a rimuovere le troppe ambiguità che la parola "sviluppo" porta con sé: lo sviluppo cui si vuole tendere non consiste in una mera espansione della capacità produttiva del territorio o nella definizione di sparuti interventi di tutela ambientale. La sperimentazione che si vuole progettare è nella direzione di uno sviluppo socio-economico compatibile che salvaguardi l’integrità fisica, biologica e paesaggistica dell’Alta Murgia, uno sviluppo che operi su questo patrimonio per arricchirlo e tutelarlo creando, nel contempo, concrete opportunità di lavoro nei settori dell’agricoltura biologica, delle nuove tecniche di allevamento zootecnico, del turismo rurale, della produzione scientifica e culturale;
  • alla luce di quanto esposto precedentemente, la salvaguardia delle risorse naturali di questo territorio non può limitarsi ad una semplice logica di conservazione passiva, ma deve semmai passare attraverso un processo complessivo di rivitalizzazione dei suoi complessivi assetti territoriali. Le qualità di quest'area richiedono pertanto un intervento non settoriale di semplice istituzione di un'area protetta, ma piuttosto una strategia complessa capace di avviare, insieme ad una politica di attenta salvaguardia delle risorse ambientali, un processo di riequilibrio territoriale;
  • l'importante valore ecologico, storico e culturale del paesaggio altomurgiano e la stessa difesa del patrimonio di diversità biologica non possono prescindere, anzi in questo caso dipendono, da una attenta salvaguardia dei paesaggi agricolo-pastorali prodotti dalla millenaria azione dell'uomo;
  • si intende attraverso l'istituzione di un parco creare le condizioni affinché questo territorio possa diventare il laboratorio di una convivenza tra uomo e natura; un laboratorio in cui sperimentare un progetto concreto di valorizzazione e di promozione della straordinaria ricchezza umana, culturale e naturale presente in questo contesto, in grado di realizzare l'obiettivo del riequilibrio territoriale, attraverso la gestione sostenibile delle risorse naturali e territoriali;
  • a tal fine, si intende promuovere l'istituzione di un parco che faccia della salvaguardia attiva, della promozione dello sviluppo rurale, in chiave ecologicamente sostenibile, nonché della reinterpretazione del patrimonio ereditato dal passato, l'obiettivo prioritario da raggiungere;
  • si intende in questo modo non solo conservare - in quanto essenziale per il mantenimento della biodiversità a livello continentale - questo particolare "giardino di pietra", esito della millenaria interazione fra uomo e natura, ma anche lavorare per far sì che la "cultura del paesaggio" che ha prodotto l'immagine e l'identità, ma anche la naturalità stessa di questo territorio possa diventare il motore stesso di un nuovo progetto di sviluppo sostenibile per questo territorio;
  • a questo proposito si intende promuovere, nella stessa istituzione del parco, in coerenza con gli obiettivi del V Programma d'azione europea, l'avvio di un approccio integrato che, escludendo la visione settoriale dei problemi esistenti, operi: per salvaguardare i caratteri geomorfologici, geologici e idrologici, le componenti biotiche del territorio; per valorizzare le aree rurali attraverso la loro qualificazione globale, ovvero sociale, ambientale, economica; per realizzare un equilibrio sostenibile tra l'attività agricola, le altre forme di sviluppo rurale e le risorse naturali dell'ambiente; per salvaguardare in un’ottica attiva le strutture storiche e gli assetti di paesaggio.

 

Precisato che

  • l'Alta Murgia aspira ad assumere un ruolo di primo piano nel più vasto contesto territoriale in cui si colloca e ciò risponde alla necessità di poter coniugare la tutela di un patrimonio di enorme valore storico ed ambientale con un'ipotesi di sviluppo sostenibile, in grado di emanciparla dalla condizione di marginalità economica e dal degrado in cui sempre più versa;
  • il risultato del percorso compiuto da un vasto ed eterogeneo movimento di forze politiche e sociali consiste nel riconoscimento dell'Alta Murgia prima come "area di reperimento" per nuovi parchi nazionali (L. n. 394/91, art. 34) e poi come Parco Nazionale (L. 426/98, art. 2 comma 5, 0, 0);
  • l'istituzione del Parco, in realtà, non è altro che la presa d'atto di una serie di vincoli già esistenti sul territorio. Infatti, per la particolarità del sistema idrogeologico (vi si riscontra l'intera gamma dei fenomeni carsici presenti su tutto il territorio nazionale), l'Alta Murgia è sottoposta a vincolo [R.D. 30.12.1923 n. 3267; L. 10.5.76 n. 319 e sue modifiche; P.R.A. (Piano Regionale Acque) del. Cons. Reg. n. 455 del 10.5.1984];
  • l'Alta Murgia è stata individuata come Zona di Protezione Speciale (ZPS), ai sensi della Direttiva 79/409/CEE (Direttiva per la conservazione degli Uccelli selvatici - codice IT9120007; Sup. 143.152), con nota del 24.12.1998 per SCN/DG/98/20775 del Ministero dell’Ambiente. Si tratta di un’area di grande importanza che ospita specie ad habitat di interesse comunitario già individuata come S.I.C. (Sito d’Interesse Comunitario) ai sensi della Direttiva 43/92 CEE "Habitat";
  • insistono inoltre sul territorio altri vincoli quali quelli della Legge Galasso e successive modifiche (L. n. 431/85 e L.R. n. 30/90), della direttiva 43/92/CEE relativa alla conservazione degli Habitat naturali e seminaturali nonché della flora e fauna selvatiche, del Piano Regionale Acque (Del. Cons. Reg. 455/84), del PUTT (Piano Urbanistico Territoriale Tematico, 0, 0);
  • la legge 426/98 art. 2 comma 5 istituisce il Parco Nazionale dell’Alta Murgia, previa intesa tra Ministero dell’Ambiente e Regione Puglia;
  • la Regione Puglia con la Legge Regionale che ha introdotto le "Norme per l'istituzione e la gestione delle aree naturali protette nella Regione Puglia", nell'art.5, ha individuato l'Alta Murgia come area protetta;
  • le associazioni di categoria ed ambientaliste (ACLI, Confcommercio ed i sindacati unitari CGIL, CISLI, UIL hanno espresso consenso all'istituzione del Parco; che quest’ultimi insieme alla COLDIRETTI, CIA, CONFAGRICOLTURA, ITALIA NOSTRA, W.W.F e LEGAMBIENTE) hanno sottoscritto un documento unitario (Bari, 10.05.99) nel quale esprimono parere sostanzialmente favorevole all’istituzione del parco;
  • si registra un consenso diffuso e a più riprese rinnovato nella società civile ed in altri settori produttivi, da parte dell'Università, del mondo della scuola e della ricerca scientifica, delle associazioni culturali, ambientaliste e professionali, delle comunità ecclesiastiche e religiose;
  • il Ministero dell'Ambiente ha più volte sollecitato la Regione Puglia a sottoscrivere l'intesa (note del 6/10/99 e del 22/12/99 del Servizio Conservazione Natura, 0, 0);
  • i Comuni inclusi nell'area dei Parco fino ad oggi hanno già espresso, e a più riprese, il loro assenso, presso la Regione Puglia e il Ministero dell’Ambiente, all'intesa per l'istituzione del Parco Nazionale dell'Alta Murgia (Documenti approvati dalle Conferenze di Servizi tenute presso il Comune di Ruvo di Puglia, il 27.02.98, ed il Comune di Andria il 27.10.2000, 0, 0);
  • il Ministero dell’Ambiente e la Regione Puglia hanno già erogato fondi per uno "Studio per il Piano di Area dell’Alta Murgia", attualmente in fase di avanzata elaborazione da parte del Politecnico di Bari, Dipartimento di Architettura ed Urbanistica.

Tanto premesso, rilevato, considerato e precisato,

il Consiglio Comunale del Comune di Altamura

approva il seguente Ordine del Giorno

con il quale si conferma che

  • l’obiettivo di questo Comune è di procedere, di intesa con le associazioni di categoria e ambientaliste, nonché con gli altri comuni dell’Alta Murgia, alla costruzione del Parco Nazionale dell’Alta Murgia, che rappresenta un'occasione unica ed irripetibile per attivare, grazie alle risorse messe a disposizione dalla comunità nazionale e europea, un vero e proprio cantiere pilota di "produzione ambientale, storico-culturale, agroalimentare, turistica",

e pertanto si esprime

  • il dissenso e la contrarietà della comunità altamurana rispetto alla prospettiva di allocare il Deposito Nazionale di materiali radioattivi nel territorio della Murgia, in quanto ciò si porrebbe, per le ragioni suesposte, in netto contrasto con la vocazione ed il disegno di sviluppo e crescita che le comunità della Murgia hanno scelto ed intendono perseguire per sé e per le generazioni future.


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