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Con gratitudine per il lavoro in corso (v., per citare solo la più recente, l'operazione contro il clan barese Strisciuglio a seguito delle indagini coordinate dall'eccellente sostituto procurare della DDA - direzione distrettuale antimafia Desirèe Digeronimo) e con preoccupazione abbiamo seguito gli ultimi appelli e le ultime dichiarazioni di allarme che ci vengono dal Procuratore della Repubblica di Bari Antonio Laudati.
L'allarme del procuratore Laudati è tornato ancora una volta a richiamare fatti criminosi di particolare gravità avvenuti nella nostra Città ed ha descritto un quadro generale particolarmente preoccupante che vede l'affermarsi dell'espansione del controllo dei clan criminali baresi nei centri della provincia come, ormai da tempo, Altamura.
Le parole di Laudati - riprese in un approfondito articolo, a firma di Giuliano Foschini, pubblicato dal quotidiano al Repubblica del 6 agosto 2010 che riportiamo in questa pagina (clicca sul titolo in alto o qui) - spazzano via, in maniera decisa e senza possibilità alcuna di incertezze o equivoci, ogni autoconsolatoria formula o retorica come quella che ha portato sinora i vertici del potere cittadino a dire e ripetere: «Altamura è un’isola felice. Considerando gli episodi di
irregolarità che si verificano sul nostro territorio, si nota che sono solo
fatti di microcriminalità, tra i quali spicca lo spaccio di droga. … Comunque,
ripeto, Altamura da questo punto di vista non ha da avere paura perché i tassi
di criminalità sono veramente molto, molto bassi.» [clicca qui per leggere per intero un'intervista al sindaco di due anni fa].
Tocca a noi, cittadini altamurani, alle istituzioni locali (amministrative, politiche, civili, religiose, economiche), ascoltare, non fare finta di nulla e reagire con le armi della legalità, della trasparenza, della partecipazione, dell'impegno, del lavoro quotidiano, della denuncia, della solidarietà.
Siamo tutti avvertiti. Senza alibi.
Altamura, 6 agosto 2010

MOVIMENTO CITTADINO ARIA FRESCA
Sede: Vico Mercadante (di fronte Chiesa S.
Nicola). Sito internet: www.altamura2001.com
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LA SCALATA DELLA MALA BARESE
Repubblica – edizione di Bari, 6 agosto 2010, pag. 3
Si chiamava Luigi Cotugno. Aveva documenti perfetti.
Rispetto alle vecchie foto era ingrassato di qualche chilo. Tanto quanto
bastava per recitare la parte del barese trasferito in Spagna. Quando i
carabinieri lo hanno bloccato per mettergli le manette era il 13 maggio. Beveva
Coca Cola a un distributore di benzina nel comune di Castelfeddes, nella zona
di Barcellona. Luigi Cotugno non era Luigi Cotugno.
In realtà era un mafioso.
Vero. Si chiamava Luigi De Fronzo, era barese, e a suo modo era un agente di
commercio: comprava droga in giro per il mondo e la faceva arrivare - la
migliore e al prezzo più vantaggioso possibile - a Bari agli uomini del suo
clan, i Palermiti. La sua base era in Spagna ma negli ultimi anni i Carabinieri
hanno documentato «missioni esplorative» in Colombia, Santo Domingo, Kenya e
Stati Uniti.
Secondo il procuratore, Antonio Laudati, «De Fronzo è la prova che
la mafia barese si è ormai seduta ai salotti buoni della criminalità
organizzata». Una mafia nuova, quella barese. Grezza, con una struttura non
verticistica. Per questo pericolosissima. Non c'è nessuno che comanda. I vecchi
clan hanno perso l'egemonia di un tempo (Capriati e Parisi), i nuovi (Palermiti
e Strisciuglio) si contendono la palma di leader del settore e devono fare i
conti con i maxi blitz e la voglia di riempire i vuoti di potere da parte di
giovai ambiziosi.
Il business è praticamente soltanto uno: il traffico e lo
spaccio di sostanze stupefacenti. Ed è attorno alla droga, e quindi al
controllo del territorio, che in questi anni si è giocata la guerra tra i clan.
Una guerra che ora preoccupa particolarmente gli investigatori.
«I focolai -
ricostruisce Laudati - sono sostanzialmente tre. Il primo è quello tra
Manfredonia e Foggia, perché ormai la mala foggiana e quella garganica stanno
lavorando insieme. L'interesse è comune, la ragione è geografica: si trovano al
centro delle due principali rotte della droga, quella adriatica e quella che
porta verso la Campania».
Se quella di Foggia è una situazione radicata nel
tempo, in questo momento a preoccupare - perché in costante evoluzione - è la
situazione di Bari. La criminalità ha abbandonato la città. E si è sposta in
periferia: nel sud barese (Acquaviva, Gioia del Colle) e soprattutto in zone
come Bitonto e Valenzano che secondo le analisi investigative rappresentano
oggi i due centri più a rischio nell'hinterland barese.
«Il sistema - spiega il
procuratore - è esattamente lo stesso che si è ripetuto a Napoli o a Palermo
con Scampia e lo Zen. Se vuoi la droga sai dove andare. Sei tu che cerchi lo
spacciatore. La malavita fa in modo di portarti lontano dai riflettori:
rischiano meno, sei meno visibile, è possibile avere un controllo maggiore del
territorio, non si allarme l'opinione pubblica e non si mettono a rischio
attività di riciclaggio come possono essere gli esercizi commerciali».
Controllo del territorio, dice Laudati. Non a caso. «In questi ultimi omicidi,
così come in quelli immediatamente precedenti, spicca l'arroganza delle
organizzazioni criminali. Guardate cosa è accaduto ad Altamura (ndr, duplice
omicidio il 27 marzo scorso): due persone sono state ammazzate in mezzo al
mercato e non c'è nessuno che ha visto, nessuno che racconta. Questo significa
avere il controllo assoluto del territorio. Questi sono criminali
professionisti».
E professionisti sono anche i killer che mercoledì hanno
sparato a Bitonto e Capurso. «Ci sono tutte le caratteristiche dell'agguato
mafioso: studio della vittima, controllo del territorio, commando che si muove
seguendo le vie di fuga». A Bitonto la strada dove è avvenuto l'omicidio era
senza via di uscita, a Capurso hanno sparato mentre la vittima giocava al video
poker perché conoscevano le sue abitudini.
L'organizzazione è perfetta. Anche
perché la posta in gioco è elevatissima. Il denaro che gira è enorme, decine di
milioni di euro. I contatti sono di primissimo livello. I canali di
rifornimento degli stupefacenti sono ben radicati.
Il primo è quello spagnolo,
si veda appunto l'arresto di Di Fronzo, dove da tempo è radicata la joint
venture delle più grosse organizzazioni criminali italiani ed europee. «Sono
veri e propri consorzi della malavita - spiega Laudati che per anni ha guidato
la sezione del narcotraffico della Direzione nazionale antimagia - che
gestiscono rifornimenti e smercio. A quel salotto ora ci sono anche i baresi».
Il secondo canale è quello balcanico. «Il vero corridoio 8 oggi è quello della
malavita». Partono dall'Afghanistan, passano per Grecia e Albania, poi arrivano
a Brindisi. «E da qui che oggi passano le rotte dell'immigrazione clandestina,
della falsificazione e automaticamente anche degli stupefacenti con contatti
diretti tra la mafia balcanica e quella pugliese». Il passaggio oggi è
diventato fondamentale, quasi centrale. La colpa è degli attacchi terroristici
dell'11 settembre e quelli successivi di Londra e Madrid. «Oggi per i
narcotrafficanti - continua il procuratore - le rotte aeree sono praticamente
inservibili. Troppo rischioso. Si deve fare in altra maniera».
Come? Come da
anni fanno i narcos in Messico per il commercio con gli Stati Uniti, si
sarebbero organizzate con aree di stoccaggio in Maghreb per il mercato spagnolo
e nei paesi più piccoli del Balcani per quello italiano. «Provate ad andare in
Montenegro - conclude Laudati - e sentirete parlare ormai principalmente russo
e spagnolo». E ogni tanto anche barese.
GIULIANO FOSCHINI
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