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EMERGENZA DEMOCRATICA PDF Stampa E-mail
Scritto da altamura2001, 19-01-2008 20:12

  LUIGI DE MAGISTRIS TRASFERITO: INGIUSTIZIA È FATTA.

[Fonte: CLICCA QUI]

Il Consiglio Superiore della Magistratura, evidentemente appesantito in maniera determinante dalla sua componente politica, con la decisione della sua sezione disciplinare di disporre il trasferimento di sede ed il cambio di funzioni giudiziarie per il dr. Luigi De Magistris ha scritto una delle pagine più dolorose e ingiuste della sua storia.

I componenti del Csm, presieduti dall'ex democristiano avellinese Nicola Mancino, anziché dare un segnale di coraggio e di dignità istituzionale, hanno deciso di chinare il capo pavidamente schierandosi dalla parte dei poteri forti.

Quei poteri che De Magistris aveva inchiodato, per la prima volta nella storia della Calabria, alle loro immonde responsabilità di predoni e responsabili del latrocinio pluridecennale che aveva portato un fiume enorme di denaro nelle loro tasche, facendo scivolare la Calabria sempre più in basso nelle classifiche nazionali per disoccupazione, povertà, disperazione.

Quei poteri forti che tramite alcuni rappresentanti giustamente inquisiti da De Magistris non hanno avuto remore a dire esplicitamente nelle loro losche telefonate che bisognava "farlo fuori".

E così oggi ingiustizia è fatta.

Incredulità e sgomento sono i primi sentimenti che ci sentiamo di esprimere di fronte alla sentenza della sezione disciplinare del Csm. Questa condanna non solo ha il sapore della beffa, ma ci indigna nel pensare al ghigno di sollievo che nell'ascoltarla avranno avuto i ben noti personaggi pesantemente coinvolti nel sacco della Calabria.

Anche se Luigi De Magistris dovesse aver commesso qualche errore formale, qualche imperfezione burocratica nelle sue procedure, riteniamo che molto più sereno e benevolo doveva essere il giudizio disciplinare, soprattutto in considerazione dell'enorme mole di lavoro svolta, con pochissimi mezzi, da questo giovane magistrato.

Oggi invece questi possibili errori e queste umane imperfezioni sono stati presi, a nostro avviso, a pretesto per comminare una condanna non al metodo, come ci si vuole far credere, ma al merito delle inchieste.

Noi tutti ci stringiamo attorno al dr. De Magistris, gli testimoniamo pubblicamente la nostra stima immutata e lo incitiamo a percorrere tutte le strade possibili per appellare questa iniqua decisione.

Non lo faccia solo per il suo onore, lo faccia per tutti i calabresi onesti e per i centomila cittadini che hanno sottoscritto la petizione a suo favore.

Sabato 19 gennaio 2008

Salvatore Borsellino (fratello del giudice Paolo), Sonia Alfano (figlia del giornalista Beppe), Rosanna Scopelliti (figlia del giudice Antonino), Aldo Pecora (portavoce di "Ammazzateci tutti"), Emiliano Morrone (direttore resp. "La Voce di Fiore" e autore di "La società sparente"), Giovanni Pecora (coordinamento "Rete per la Calabria"), Giorgio Durante (presidente "Calabrialibre"), Francesco Lo Giudice (Movimento del Sole), Francesco Saverio Alessio (Ass. Emigrati.it e autore di "La società sparente"), Francesco Precenzano (presidente "Gens"), Francesco Siciliano (legale associazioni antimafia calabresi), Gianfranco Saccomanno (legale associazioni antimafia calabresi e presidente Ass. "Città del Sole")

 

APPLAUSI EVERSIVI

Il Parlamento è nudo di fronte al Paese [v. immagini cliccando qui]. Si è schierato, tranne pochi deputati, a sostegno delle tesi di un ministro della Giustizia che attacca la magistratura. Una solidarietà convinta di chi può rischiare di fare la stessa fine. Solo i deputati dell'Italia dei Valori (Lista Di Pietro) e dei Comunisti Italiani sono rimasti in silenzio. I cosiddetti rappresentanti del popolo sovrano hanno applaudito un discorso eversivo, che qualifica "frange estremiste" i giudici che hanno messo agli arresti domiciliari la moglie di Mastella per concussione e sotto accusa molti rappresentanti dell'UDEUR. Un applauso a priori, senza sapere, senza conoscere neppure le motivazioni dei magistrati.

All'interno (clicca sul titolo), il testo diffuso dal presidente e dal segretario dell'Unione delle Camere Penali Italiane (UCPI), Oreste Dominioni e Renato Borzone, dal titolo "La politica non invochi per sè quel che nega a tutti i cittadini".

 

Di seguito, il comunicato diffuso dai rappresentanti dell'Unione Camere Penali Italiane.

POLITICA NON INVOCHI PER SÈ QUEL CHE NEGA A TUTTI I CITTADINI

In merito alle dimissioni del Ministro Mastella, l'UCPI prende atto che ancora una volta un'iniziativa giudiziaria nei confronti di personalità istituzionali determina attacchi alla magistratura da parte del mondo politico quasi senza distinzioni di schieramento.

Di fronte all'insurrezione della politica e alle accuse di mancato rispetto delle garanzie processuali e di strumentalizzazione dell'azione giudiziaria che già si rilevano dalle prime prese di posizione odierne, deve anzitutto ribadirsi che il merito di un procedimento penale in corso non può essere soggetto a critiche politiche, sia che riguardi esponenti politici che cittadini comuni.

E' dunque grave, scandalosa ed incomprensibile la schizofrenica valutazione del mondo politico, senza distinzione di schieramento, che interviene in difesa dei principi di garanzia e di civiltà giuridica solo allorché la vicenda riguardi determinati soggetti, e si disinteressa invece del rispetto delle garanzie, del funzionamento del sistema giudiziario, delle grandi riforme liberali e democratiche in materia di giustizia nella quotidiana attività politica.

Vale allora la pena oggi ricordare che gli appelli al rispetto dei valori costituzionali e delle garanzie nel processo sono credibili solo quando valgano per tutti i cittadini ed in tutte le situazioni. I penalisti italiani, che si sono spesso trovati soli, anche nei confronti della politica, a contrastare il ruolo improprio della magistratura in questo paese ed a difendere i principi costituzionali nel processo ed i valori dello stato di diritto nei confronti di tutti, denunciano alla pubblica opinione l'ambiguo comportamento della classe politica italiana che tali valori invoca e difende -come dimostrano anche le vicende degli ultimi mesi in tema di sicurezza e di leggi speciali- soltanto in occasione di particolari contingenze che la riguardano, senza farne, come sarebbe doveroso, un punto di riferimento quotidiano in ogni momento e nei confronti di tutti i cittadini.

Oreste Dominioni (presidente)

Renato Borzone (segretario)


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