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L'ARTICOLO DEL CORRIERE DELLA SERA SULLE AGGRESSIONI AD ALESSIO DIPALO PDF Stampa E-mail
Scritto da altamura2001, 19-02-2007 08:18

Articolo pubblicato dal Corriere della Sera, 17 febbraio 2007, p. 18

http://archivio.corriere.it/archiveDocumentServlet.jsp?url=/documenti_globnet/corsera/2007/02/co_9_070217095.xml

Puglia, botte e auto bruciata al giornalista della radio chiusa dai giudici

Gli affari segreti svelati da un cronista

«Vogliono uccidermi, venga l'antimafia»

DAL NOSTRO INVIATO

ALTAMURA (Bari) - Una settimana fa, sotto casa sua, gli hanno incendiato l'automobile. Qualche mese prima, sotto casa sua, lo avevano pestato, fratturandogli due costole. Sono solo le ultime due gravi «coincidenze» violente ai danni di Alessio Dipalo, 50 anni, direttore-conduttore di Radio Regio Stereo, da trent'anni ascoltatissima radio libera di Puglia e Basilicata.

Un anno fa, primo caso in Italia da quando esistono le radio libere, i giudici di Bari hanno chiuso Radio Regio per due mesi, con l'accusa di diffamazione a mezzo stampa. E prima di questo provvedimento, il consiglio comunale di Altamura (giunta di centrosinistra, in piena concordia con l'opposizione) aveva approvato, in seduta segreta, una delibera che chiedeva a procura, questura, prefettura, authority e ministeri di «monitorare» l'attività dei mezzi di informazione locali. Cioè di tenere a bada Radio Regio e Dipalo. Anche questa delibera è un atto senza precedenti in Italia. È stata censurata da diversi giuristi e dagli Ordini dei giornalisti nazionale e regionale, è finita davanti al Parlamento europeo con una interrogazione di Lilli Gruber e Michele Santoro e persino sulle tv pubbliche di Svezia e Turchia come esempio di «silenziamento» di giornalisti. Eppure è ancora lì, senza che nessuno l'abbia degnata delle attenzioni giudiziarie e politiche che meriterebbe.

Mentre Dipalo, che, come riconoscono gli investigatori, adesso rischia la pelle e andrebbe scortato, è stato puntualmente rinviato a giudizio per le sue presunte diffamazioni. Il fatto è però che molte delle denunce di Dipalo si sono rivelate fondate. Come hanno dimostrato anche alcune inchieste delle Procure di Bari e di Trani. Soprattutto in materia di rifiuti, appalti pubblici e abusivismo edilizio. Eppure, non è bastato. Prendiamo per esempio l'ultima «coincidenza» di questa storia. Il sindaco di Altamura, Mario Stacca (di centrodestra, ma in questo in linea con il suo predecessore di parte avversa) invece di costituirsi parte civile contro gli abusivisti (ad Altamura, 65 mila abitanti, tra le prime dieci città italiane per edilizia illegale, sono state presentate 2.300 domande di condono, contro le 2.600 di Bari, che però ha 340 mila abitanti), ha affidato l'incarico a un avvocato (diessino) per «tutelare l'immagine» del Comune non dal malaffare, ma dalle denunce giornalistiche di Radio Regio.

La vicenda di Alessio Dipalo somiglia a quelle storie in cui un Leonardo Sciascia avrebbe prima messo in fila e poi scandagliato una per una le numerose coincidenze. Eccone alcune. Gli aggressori del giornalista, individuati dai carabinieri, sono due. Uno di loro, nipote di un consigliere comunale rinviato a giudizio per abusivismo edilizio e per questo criticato da Dipalo, è sparito (si teme un caso di lupara bianca) mentre l'altro si trova in un luogo segreto, sotto protezione, e sta collaborando con gli investigatori. Uno scenario criminale di tipo mafioso.

Poi ci sono gli appalti, come quello a una società di vigilanza privata, della quale un assessore comunale in carica era socio fino a una settimana prima dell'apertura delle buste. Un'altra stranezza riguarda il comandante dei Vigili di Altamura: Dipalo lo censura per una serie di vicende e per aver consentito il trasferimento dal Nord di un vigile urbano, che è, dice in trasmissione, il nipote del pm Marco Di Napoli. Il comandante dei Vigili querela ed è il pm Di Napoli a indagare e a chiedere la chiusura della radio.

Infine, il fronte più insidioso, quello dei rifiuti. Anch'esso ricco di suggestive coincidenze. Per esempio, l'aggressione a Dipalo e il rogo della sua auto avvengono in concomitanza con le sue prese di posizione e con l'apertura dell'inchiesta della Procura di Trani sulle discariche che la Regione Puglia ha previsto a Spinazzola, su un sito archeologico neolitico scoperto dall'università di Pisa. Altra coincidenza è che tra i querelanti di Dipalo ci siano i vertici dell'impresa Tradeco (quella che si è aggiudicato il contratto per Spinazzola), finiti in manette per lo scandalo di un'altra discarica, a Canosa di Puglia. Tra le persone arrestate, il patron dell'impresa, un consigliere comunale di centrosinistra e il segretario provinciale di Bari di Rifondazione comunista.

Dice Alessio Dipalo: «Chiedo solo una cosa: le commissioni parlamentari antimafia e sul ciclo dei rifiuti vengano qui e accertino la verità. Ma non venga nessuno, magari dopo che mi avranno "sistemato" giudiziariamente o fisicamente, a dar medaglie alla memoria recitando omelie antimafia».

Carlo Vulpio
Pubblicato in : Argomenti, Cosa succede in città

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