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TENTAZIONI: le chiamate nominative nelle Pubbliche Amministrazioni PDF Stampa E-mail
Scritto da altamura2001, 24-01-2006 06:06

È un tratto dei tempi. Non c’è politico o schieramento eletto, a qualunque livello, che riesca a sottrarsi alla tentazione di inserire nell’apparato amministrativo che governa compagni di cordata, di corrente o di partito, fedeli amici e forse esecutori. Di esempi, anche recenti e riportati dalla cronaca, se ne potrebbero fare molti, dall’Ente Parco dell’Alta Murgia alla Regione Puglia ... Si fa un bel dire “amministrazione pubblica�, quando tutt’altro che pubblici e trasparenti sono i meccanismi di selezione del suo personale ... (un intervento di Enzo Colonna)

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TENTAZIONI

ovvero le chiamate nominative nelle Pubbliche Amministrazioni

È un tratto dei tempi. Non c’è amministratore pubblico che non si lasci tentare dalle possibilità offerte dal quadro normativo, che si è andato rivoluzionando ed affermando nell’ultimo decennio, in materia di rapporti di lavoro, collaborazione o di prestazione d’opera nella pubbliche amministrazioni.

Non mi riferisco al ricorso diffuso e datato alle figure, ormai classiche, di segretari particolari, portaborse o portavoce. È qualcosa di nuovo, ben più incisivo e rilevante, gravido di conseguenze. È la tentazione di plasmare, permeare, piegare l’ossatura di un’amministrazione pubblica appena conquistata: il suo apparato burocratico, in particolare la sua dirigenza ed i suoi nodi di direzione, coordinamento ed organizzazione. Non c’è politico o schieramento eletto, a qualunque livello, che riesca a sottrarsi alla tentazione di inserire nell’apparato amministrativo che governa compagni di cordata, di corrente o di partito, fedeli amici e forse esecutori. Di esempi, anche recenti e riportati dalla cronaca, se ne potrebbero fare molti, dall’Ente Parco dell’Alta Murgia alla Regione Puglia.

I meccanismi sono diversi, tutti riconducibili, con formula di sintesi, alla chiamata diretta, nominale, arbitraria. Ecco allora dirigenti chiamati – senza alcuna procedura selettiva ad evidenza pubblica (ben lontane dunque anche dalle tanto vituperate valutazioni comparative del mondo accademico!) – con contratti a tempo determinato, pescati dalle professioni o da altre amministrazioni. Oppure personale chiamato (senza alcun avviso pubblico o con avvisi imboscati) attraverso procedure di mobilità esterna (da un’amministrazione ad un’altra) oppure “pescando� tra gli idonei e non assunti di concorsi già espletati presso altre amministrazioni.

A volte, si fa ricorso ad avvisi di selezione, per rapporti di lavoro o per il conferimento di incarichi, su cui viene calata la sordina, pubblicati nei luoghi più impensabili e possibilmente in periodi festivi, assegnando tempi stretti per la presentazione delle domande. Capita, poi, che di tali selezioni si perdano le tracce; agli interessati non viene fornito neanche uno straccetto di comunicazione, di graduatorie finali e motivazioni neanche a parlarne. In alcuni casi – allarmati da una massiccia, inaspettata e imbarazzante partecipazione – si procede rapidamente alla loro revoca, in attesi di tempi migliori, meno partecipati e clamorosi.

Sia chiaro: ci si muove abilmente, data l’ampiezza dei confini della legittimità formale, nella rete sfibrata di un sistema amministrativo pubblico che millantati riformismi e roboanti devolution hanno portato rapidamente alla decadenza. Si pensi, per dirne una, a cosa hanno ridotto la figura del segretario comunale: da emblema e punto di riferimento statale in seno all’ente locale e primo presidio della legittimità degli atti, a “complemento� di sindaci, alla cui mercé sono legati chiamata ed allontanamento.

Si fa un bel dire “amministrazione pubblica�, quando tutt’altro che pubblici e trasparenti sono i meccanismi di selezione del suo personale, quando logiche partitiche o di clientela mortificano il diritto di tanti a poter partecipare alla selezione per la copertura di posti o l’affidamento di incarichi.

Vale ancora, in termini di realtà ed effettività, il principio costituzionale della concorsualità? In discussione non sono certo le capacità e la professionalità dei fortunati prescelti, ma il rispetto dei principi di buon andamento e imparzialità cui si deve ispirare, secondo Costituzione, ogni azione amministrativa. Principi che suggeriscono il ricorso ai concorsi pubblici ed aperti e che le chiamate di personale (con contratti a tempo determinato o in mobilità) siano effettuate, come peraltro impone la legge sul pubblico impiego, secondo regole, direttive e criteri definiti e pubblici.

In discussione è il “diritto ad una buona amministrazione�, sancito e riconosciuto ad ogni individuo anche dalla Costituzione europea (art. 101), che presuppone però il rispetto del dovere ad una buona selezione degli amministratori pubblici.

Garantire parità di trattamento, offrire a tutti una chance di crescita umana e professionale, senza alcuna discriminazione e barriera, sono da sempre impegni ben chiari e precisi per chi si riconosce nell’orizzonte ideale del progresso e delle riforme. È bene non dimenticarsene quando si è al governo di enti, città e regioni.

enzo colonna

consigliere comunale di Altamura

Movimento Cittadino Aria Fresca

enzo@altamura2001.com


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