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IMPIANTO ex TERSAN: DAI TRIBUNALI SI PASSI ALLA POLITICA PDF Stampa E-mail
Scritto da altamura2001, 10-11-2005 16:41

«L’esito del giudizio pendente dinanzi alla Corte di Cassazione era già noto nel maggio scorso: la sentenza confermava le ragioni cautelari, la necessità e la legittimità del provvedimento di sequestro dell’impianto in costruzione. Con il suo deposito (avvenuto il 13 ottobre), si conoscono ora le motivazioni e le argomentazioni. ... Il vuoto dell’agire politico viene colmato – con i suoi strumenti, inevitabilmente e strutturalmente, limitati e non esaustivi - dall’intervento del Giudice penale. Ma così non funziona, non può e non deve essere.  ... Non a caso, due anni fa, parlai di una Punta Perotti della Murgia. Le due vicende – per modalità amministrative, sviluppi giudiziari, paralisi politiche – rivelano tratti paradigmatici comuni...».

Pubblichiamo una nota di commento di Enzo Colonna, consigliere comunale del Movimento Cittadino Aria Fresca, in prossimità della scadenza della termine (il sesto) fissato dalla Provincia per la conclusione del procedimento di riesame dell'autorizzazione: il 3 dicembre 2005.

Altamura, 8 novembre 2005

IMPIANTO ex TERSAN: DAI TRIBUNALI SI PASSI ALLA POLITICA

L’esito del giudizio pendente dinanzi alla Corte di Cassazione era già noto nel maggio scorso: la sentenza confermava le ragioni cautelari, la necessità e la legittimità del provvedimento di sequestro dell’impianto in costruzione destinato alla trasformazione di rifiuti urbani e speciali in fertilizzanti e compost al confine tra i Comuni di Grumo ed Altamura, disposto dai Pubblici Ministeri Rossi, Nicastro e Nitti e confermato prima dal GIP e successivamente dal Tribunale del Riesame di Bari. Con il suo deposito (avvenuto il 13 ottobre), si conoscono ora le motivazioni e le argomentazioni (clicca qui per il testo integrale della sentenza).

La sentenza conferma i pesanti interrogativi sollevati quattro anni orsono nel consiglio comunale di Altamura, ripresi due anni fa in un documento articolato in dieci punti indirizzato all’allora presidente Vernola (da qui per leggere "10 domande al Presidente Vernola") e ribaditi più volte a beneficio della nuova amministrazione provinciale (ad esempio, clicca qui o, per leggere un altro intervento pubblico, clicca qui).

Certo, la soddisfazione di affermare “giustizia si sta facendo� c’è tutta. Ma è pure vero che grande è il rammarico, disarmante lo sconcerto dinanzi ai limiti, all’indifferenza ed alla paralisi che, in questa vicenda, stanno rivelando la Politica e l’Amministrazione Pubblica.

Le risposte sono state sinora evasive, si sono tramutate in domande e responsabilità ulteriori riversate, a cascata, sugli apparati burocratici. Il tutto, sistematicamente, con metodo, frutto di mediazioni su materie non mediabili come il rispetto della legalità e dell’interesse collettivo. Ad un avvio del procedimento di riesame dell’autorizzazione disposto da Vernola, sono seguite proroghe, nuovi termini, ben sei sinora: prima l’11 giugno 2004, poi il 9 settembre, quindi il 6 febbraio 2005, il 9 maggio, il 7 agosto. L’ultimo e prossimo termine è fissato per il 3 dicembre. L’amministrazione provinciale ci riserverà l’ennesimo supplemento di istruttoria? L’ennesima riunione in cui si deciderà di non decidere? L’ennesimo cambio di dirigente?

Sembra essere diventata una regola del nostro sistema sociale e pubblico: il vuoto dell’agire politico viene colmato – con i suoi strumenti, inevitabilmente e strutturalmente, limitati e non esaustivi - dall’intervento del Giudice penale. Ma così non funziona, non può e non deve essere. Il Giudice penale accerta responsabilità individuali, reati, irroga sanzioni, dà parziale soddisfazione alle vittime (appeasemente), risponde ad una domanda sociale di giustizia (justice), svolge un ruolo di deterrenza nei confronti di attività potenzialmente dannose o illegali (deterrence), ma non ripristina una regolarità violata o un luogo deturpato; colpisce la condotta criminosa bloccandone gli effetti dannosi ulteriori, ma non rimuove quanto già consumato e danneggiato. È una forma di tutela del tutto indiretta e mediata.

Non a caso, due anni fa, parlai di una Punta Perotti della Murgia. Le due vicende – per modalità amministrative, sviluppi giudiziari, paralisi politiche – rivelano tratti paradigmatici comuni:

1)  Formalmente, le carte, regolari: non dimentichiamo che il Tar Puglia (sentenza n. 2590 del 2004), decidendo su un ricorso del Comune di Grumo, ha giudicato legittima la deliberazione con la quale si autorizzava la Tersan Puglia a realizzare l’impianto sul rilievo – riporto amaramente dal testo – che nessuno “avesse prodotto alcun elemento documentaleâ€? che provasse l’inserimento dell’area interessata al progetto in zona di protezione speciale (ZPS) ed in un proposto sito di importanza comunitaria (pSIC). [per leggere la sentenza del Tar e per saperne di più al riguardo, clicca qui]

2)  Sostanzialmente, l’autorizzazione e l’impianto, abusivi ed illegittimi, come rileva invece la Cassazione che, invece, la cartografia delle zone protette ha avuto modo di visionarla (peraltro liberamente consultabile sul sito internet della regione, da qui).

In questa discrasia giudiziaria, in questo iato determinato da letture difformi perché condizionate dalla diversità di prospettiva e di strumenti dei giudizi, si collocano, con tutte le comprensibili difficoltà, le responsabilità di una soluzione amministrativa, il piano in cui è chiamata a declinare il proprio ruolo, le proprie funzioni, la propria cifra distintiva la Politica.

Cosa ci auguriamo a questo punto?

Sinteticamente: che il 3 dicembre sia davvero il termine ultimo per la definizione amministrativa della vicenda; che, pertanto, la Regione si affretti ad annullare il suo parere favorevole, in cui non ha tenuto conto che il nuovo impianto sarebbe sorto all'interno di una Zona di Protezione Speciale (ZPS) e di un proposto Sito di Importanza Comunitaria (pSIC) e che ciò imponeva, per legge e prima della sua approvazione, uno specifico studio di incidenza sull'habitat protetto; che la Giunta provinciale, quindi, alla luce degli innumerevoli motivi di illegittimità più volte e da più parte sottolineati, annulli la sua autorizzazione del 2000.

enzo colonna

consigliere comunale di Altamura

Movimento Aria Fresca

enzo@altamura2001.com


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