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RIFIUTI NUCLEARI: DECISIONE ENTRO FINE MESE PDF Stampa E-mail
Scritto da enzo, 07-07-2003 12:19

Roma, 7 lug. (ADNKRONOS) - ''Entro fine mese diremo dove verranno stoccate le scorie nucleari''. Lo dichiara in una intervista al 'Corriere della Sera' il ministro per i Rapporti con il Parlamento, Carlo Giovanardi, che annuncia: ''I pareri delle Regioni arriveranno alla Sogin dell'Enea entro il 15 luglio. Subito dopo decideremo''. (Red/Cnz/Adnkronos) 07-LUG-03 - 10:18.

La Puglia di nuovo candidata a ospitare le scorie nucleari dismesse dalle vecchie centrali. Tra le aree papabili la murgia barese e quella tarantina.



Circa due anni fa’ ci siamo occupati dell’argomento. Ed abbiamo lanciato l’allarme (MAXIDEPOSITO DI SCORIE NUCLEARI: L’ALTA MURGIA TRA I SITI SELEZIONATI).


Sono seguite opportune e tempestive iniziative: la presa di posizione del consiglio comunale di Altamura (DEPOSITO NAZIONALE DEI MATERIALI RADIOATTIVI SULLA MURGIA?) e l’efficace interrogazione dell’onorevole Donato Piglionica (CLICCA QUI PER LEGGERE IL TESTO e la notizia diffusa da Notizie-Online il 2 aprile 2002).


Ci siamo rallegrati, un anno fa’, quando il Governo, rispondendo all’interrogazione dell’onorevole Piglionica, ribadì che «l'insediamento di un deposito di materiale radioattivo all'interno di un Parco Nazionale (quello dell’Alta Murgia, ndr), seppure in fase di istituzione, è in netto contrasto con la legislazione nazionale sulle aree protette» (v. LA MURGIA NON SARA’ RADIOATTIVA; LA MURGIA NON SARA’ RADIOATTIVA SOLO GRAZIE AL PARCO).


Ora, il tema è tornato prepotentemente di attualità. Dopo le proteste della Sardegna, la nostra Regione (la nostra Murgia in particolare) sembra essere nuovamente candidata ad ospitare le scorie nucleari.


Nel bollettino online E-GAZETTE del 7 luglio 2003, leggiamo: «Ipotesi Puglia - La Puglia di nuovo candidata a ospitare le scorie nucleari dismesse dalle vecchie centrali. Tra le aree papabili la murgia barese e quella tarantina. Questo orientamento del governo sarebbe emerso, secondo i consiglieri regionali Michele Losappio e Arcangelo Sannicandro di Rifondazione Comunista, nel corso dell'audizione del generale Jean, commissario delegato incaricato di studiare i siti idonei per la messa in sicurezza dei rifiuti radioattivi, in sede di Commissione bicamerale di inchiesta sul ciclo dei rifiuti. "Chiediamo che le Istituzioni pugliesi ribadiscano la propria indisponibilità alla trasformazione di un solo ettaro del territorio in pattumiera nucleare".» (leggi l’intera notizia in LA MODA NUCLEARE - SARDEGNA, BERLUSCONI SMENTISCE; IPOTESI PUGLIA).





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Per saperne di più, vi consigliamo la lettura dei seguenti documenti:


COMMISSIONE PARLAMENTARE D’INCHIESTA SUL CICLO DEI RIFIUTI
Seduta di mercoledì 26 febbraio 2003
Audizione del presidente della SOGIN, Carlo Jean (con l’intervento e le domande dell’onorevole Piglionica).
RESOCONTO STENOGRAFICO


COMMISSIONE PARLAMENTARE D’INCHIESTA SUL CICLO DEI RIFIUTI
Seduta di mercoledì 24 giugno 2003
Audizione del presidente della SOGIN, Carlo Jean.
(il resoconto non è disponibile in quanto Carlo Jean ha avanzato la richiesta – accolta dalla Commissione – che l’audizione potesse svolgersi in seduta segreta).




E dei seguenti articoli:


SCORIE IMPAZZITE – ARTICOLI DI FAMIGLIA CRISTIANA, N. 27 DEL 6 LUGLIO 2003


SCORIE NUCLEARI, SI AVVICINA L’ORA X – ARTICOLO DEL QUOTIDIANO L’UNIONE SARDA DEL 18 GIUGNO 2003


SARDEGNA, PATTUMIERA RADIOATTIVA – INCHIESTA DEL QUOTIDIANO L’UNIONE SARDA DEL 18 MAGGIO 2003


SOGIN & GENERALE CARLO JEAN – DAL SITO INDYMEDIA ITALIA


SCORIE NUCLEARI, IL DOSSIER SEGRETO DELLA SOGIN


LA CENTRALE ATOMICA FANTASMA


SCORIE DI ORDINARIA FOLLIA – RUBRICA DELLE LETTERE DEL SITO DEI “COMUNISTI ITALIANI”







Pubblicato in : Argomenti, Murgia e territorio

Commenti utenti (2)
Postato il enzo, 20-08-2003 05:39,
1. Re: RIFIUTI NUCLEARI: DECISIONE ENTRO FINE MESE
Articolo pubblicato dall'Unità (14.08.03) e reperibile al seguente indirizzo:
 
http://www.unita.it/index.asp? SEZIONE_COD=HP&TOPIC_TIPO=& TOPIC_ID=28035

 
 
 

 

 
L'Italia ha un'idea nucleare: la Russia pattumiera del mondo
di Giuseppe Rolli

Il governo si è mosso con circospezione, ma sulle scorie nucleari ha le idee chiare ed è quasi tutto praticamente deciso. Si portano in casa d’altri, la Russia, quella dell’amico Putin che pur di far quadrare i conti è pronto a prendersi la «spazzatura nucleare». Manderemo, dunque, milioni di euro e qualche scienziato “made in Italy” che contribuirà a trasformare quella Federazione nella più grande pattumiera radioattiva del pianeta.
Almeno questo è quanto emerge dalla relazione esposta, alla fine di giugno, dal generale Carlo Jean alla Commissione parlamentare di inchiesta sul ciclo dei rifiuti, presieduta dal forzista Paolo Russo. Il generale, nominato il 7 marzo scorso da Silvio Berlusconi “Commissario delegato per la messa in sicurezza dei materiali nucleari”, è anche presidente della So.Gin., la società che deve occuparsi dell’uscita italiana dal nucleare e quindi incaricata di assumere il controllo degli impianti sparsi nel paese. Durante quelle due ore e mezzo di
audizione, secretata per espressa volontà di Jean, il generale riferì ai parlamentari il lavoro finora svolto come Commissario, annunciando la reale possibilità di «trasportare verso paesi esteri alcuni rifiuti liquidi a più alta attività», quelli che gli addetti ai lavori definiscono pudicamente di “III
categoria”, vale a dire quelli più radioattivi e pericolosi. Quelli che una volta trattati e “riprocessati” danno la forma “nobile” ai missili e ai proiettili all’uranio impoverito oltre alle innumerevoli altre armi di distruzione. Proprio come per il maiale: delle scorie non si getta via nulla, grazie al riprocessamento.
Con il piglio militare che lo ha sempre contraddistinto, Jean al riguardo è stato molto chiaro con i parlamentari che quel giorno lo ascoltavano con quell’attenzione che riservano i buoni scolari. Nella sua relazione ha fatto esplicito riferimento ad un’esportazione di scorie verso stati come il Kazakistan e la Russia. Il primo, secondo il commissario, «ha una consolidata industria nucleare e produce combustibile per molte centrali di progettazione russa», pertanto «è risultato disponibile ad accogliere sia combustibile non irraggiato che combustibile irraggiato, da cui potrebbe estrarre le materie prime ancora utilizzabili». In questo caso le “materie prime” alle quali fa riferimento il nostro generale-commissario sono prevalentemente plutonio e uranio, “materie” indispensabili per creare un nuovo armamento di tipo nucleare.
E niente sembra che venga lasciato al caso. Nell’aprile scorso, al tavolo del G8 sull’ambiente tenutosi a Parigi, il vice ministro russo delle Riserve naturali, Irina Osokina, annunciò il ritorno del suo paese al nucleare “pulito”, invitando tutti gli altri stati a seguire questa strada. Era il 26 aprile, data del diciassettesimo anniversario dell’incidente di Chernobyl. In quell’occasione il nostro ministro dell’ambiente Altero Matteoli si chiamò fuori, ricordando alla sua collega di Mosca che l’Italia con un referendum aveva detto no a questa strada e che non c’era nessuna intenzione di fare marcia indietro. Oggi però le cose sembrano presentarsi diversamente. Rispetto alla Russia, infatti, il generale Jean ha sostenuto in Commissione che «a margine della collaborazione italiana con quel paese, sia per la messa in sicurezza delle centrali nucleari sia per il programma di «Global Partnership» si è abbozzato un accordo preliminare per l’esportazione in quel paese del combustibile irraggiato e dei materiali a più elevata attività». Tradotto significherebbe che la logica del “non nel mio giardino” va bene, a patto che ci siano “utili” anche per l’industria nucleare italiana e l’accordo con il governo di Putin va proprio in questa direzione. Un patto bilaterale che viaggerà di pari passo con il programma di Global Partnership voluto al G8 di Kananaskis, nel giugno del 2002.
«Il ministero degli esteri - afferma Carlo Jean - ha accreditato la So.Gin. come coordinatrice della partecipazione industriale italiana, in campo nucleare, presso il ministero degli esteri russo e ciò ha consentito alla stessa So.Gin. di concordare con il Minatom (Ministero per l’Energia atomica della Federazione Russa) sei progetti d’intesa con il nostro ministero delle attività produttive in collaborazione con l’industria italiana».
Questi progetti riguarderebbero solo il trattamento delle scorie altamente radioattive. Per quelle a bassa e media attività stoccate nei 13 siti italiani, invece, Jean sta cercando di farle confluire in un unico deposito nazionale e lì metterle definitivamente in sicurezza. Tutto comunque sembra fare pendant con il progetto di legge Marzano passato qualche settimana fa alla Camera e trasmesso subito al Senato per la definitiva attuazione. In questa legge le lobby italiane dell’energia (art. 10 del testo) sono autorizzate a produrre energia all’estero «anche da impianti nucleari». Non potendolo fare in Italia lo faranno all’estero.
E i progetti individuati dal presidente della So.Gin. riguardano, stranamente, proprio «la realizzazione di un impianto centralizzato a livello regionale (anche se poi Jean non ha spiegato in quale parte della Russia dovrebbe sorgere, ndr) per il trattamento dei rifiuti radioattivi solidi», per quelli che deriveranno dalle operazioni di smantellamento di alcuni sottomarini nucleari e per la «fornitura di tutte le apparecchiature e componenti necessari». Il budget previsto per queste “operazioni all’estero” ammonterebbe, sempre secondo Jean, ad oltre 360 milioni di euro al quale però va aggiunto il costo, non specificato, per la realizzazione del prototipo industriale di un impianto innovativo, l’Ads (Accelerator Driven System), al quale sta lavorando il nobel Carlo Rubbia e da lui stesso ideato. Ma il "baratto” che il governo ha messo in atto con la Russia di Putin pone non pochi allarmanti interrogativi. Il fatto di pensare di risolvere il problema dei propri rifiuti radioattivi spedendoli a suon di euro verso quesi paesi che, per bisogno e per scelleratagine politica, siano pronti ad accettare condizioni di rischio è di per sé diabolico. Secondo alcune fonti, la Russia intende costruire dei nuovi reattori nucleari (probabilmente altri 50 siti) per un spesa complessiva che ammonterebbe a 9 miliardi di dollari. Dollari di cui l’industria nucleare del governo di Mosca non dispone. Anche per questo, circa tre anni fa, il premier russo, nonostante la forte contrarietà della sua popolazione, introdusse una modifica nella legge nazionale con la quale eliminava il divieto di importazione di scorie e combustibile irragiato nel suo Paese a fronte di un guadagno di oltre 20 miliardi di dollari che sarebbero finiti nel bilancio federale. La logica attuata dalla Duma, quindi, fu quella di sostenere che, considerato che il paese è pieno di centrali e che il loro smantellamento costerebbe cifre assolutamente insostenibili per l’economia (per non parlare dei 30mila addetti che ci lavorano che rischierebbero il licenziamento, sempre che non muoiano prima a causa di qualche patologia al sistema nervoso), allora tanto vale tenersele e magari allargare il giro di affari accogliendo anche quelle scorie provenienti dalle altri stati che non riescono a smaltirle. Una strategia che oltre a rimpinguare le casse mal ridotte del governo, potrebbe allo stesso tempo far aumentare, nell’arco di qualche anno, il potenziale bellico della Russia. Un ritorno al passato senza precedenti.
 
E poi c’è la sicurezza, altro elemento di non poco conto. L’allarme terrorismo lanciato all’indomani dell’11 Settembre, ha accellerato la centrifuga mediatica sul tema del nucleare trasformando, anche in questo caso, l’allarme stesso in una sorta di specchietto per le allodole. Non si comprende, infatti, con quali criteri si dovrebbero trasferire le nostre scorie nucleari in Russia visto che la messa in sicurezza dei loro fatiscenti impianti, almeno per il momento, è pari a zero. Da anni, oltre ai cosiddetti “incidenti” nucleari (vedi Chernobyl), si continuano a registrare numerosi furti, molto spesso occultati dalle stesse amministrazioni per non creare ulteriore allarmismo tra la popolazione. Uno dei problemi che il Commissario Jean dovrebbe affrontare, infatti, riguarda proprio il trasporto di questi materiali. Nella sua audizione in Commissione ha dichiarato che si stanno valutando questi criteri anche se, inevitabilmente, il trasferimento può avvenire solo in due modi: via mare e via terra, attraversando le aree del Caucaso sottoposte a forte tensioni di tipo militare come la stessa Cecenia. Basterebbe questo elemento per rispedire al mittente il progetto messo in atto dal generale. La Commissione, invece, si è limitata a chiedergli «maggiori garanzie». E amen. Intanto nell’ultima settimana di agosto Silvio Berlusconi ha annunciato che andrà in Sardegna, a Villa Certosa, ad accogliere tra abbracci e risate il premier russo Vladimir Putin e le sue figlie. I rapporti tra i due, si sa, sono molto solidi e il “piano Jean” sul trasferimento delle nostre scorie nucleari non farà altro che consolidare questa bella amicizia.
 
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Postato il enzo, 20-08-2003 05:45,
2. Re: RIFIUTI NUCLEARI: DECISIONE ENTRO FINE MESE
 
 
Articolo pubblicato dall'Unità (14.08.03) e reperibile al seguente indirizzo:
 
http://www.unita.it/index.asp? SEZIONE_COD=HP&TOPIC_TIPO=& TOPIC_ID=28054

 

 

 

 

 
Scorie nucleari, una bomba ecologica coperta da troppi segreti
di Giuseppe Rolli

Circa 65mila metri cubi di scorie. È questa l’eredità nucleare italiana accumulata dopo che il referendum del 1987 sancì che era giunta la fine dell’era nazionale dell’atomo civile (e militare). Dopo 16 anni, però, il problema resta aperto e diventa ancora più pressante nel momento in cui il governo sta “valutando”, secondo quanto è emerso dalla relazione del Commissario ad acta (nonché presidente della So.Gin.) Carlo Jean, di nascondere sotto il tappeto russo la sua immondizia radioattiva più pericolosa. Un progetto svelato ieri da questo giornale dopo che quell’audizione, tenutasi alla fine di giugno, era stata “inspiegabilmente” secretata per espressa volontà dello stesso Jean.
I problemi maggiori sono a Caorso, nella provincia piacentina e a Trino e Saluggia, nel Vercellese, dove hanno sede tre dei più importanti impianti di stoccaggio di materiale nucleare. Ma se è vero che la radioattività è un problema che risale al 1896, quando fu scoperta da Henri Becquerel, è altrettanto vero che col passare dei secoli quel “problema” si è trasformato in un tabù che oltre alla paura ha prodotto silenzio.
A Caorso sono conservate più di 4mila metri cubi di scorie che aspettano, assieme agli altri 10mila metri cubi di Trino e Saluggia di essere messe in sicurezza. A sud c’è anche il centro Itrec della Trisaia di Rotondella, in provincia di Matera, gestito dall’Enea (attualmente passata sotto il controllo della stessa So.Gin del commissario-generale) dove giacciono altri 4mila e 700 metri cubi di immondizia radioattiva di cui 300 di “terza categoria”. Proprio su questo centro, a proposito di sicurezza, pende come una spada di Damocle un’inchiesta della magistratura antimafia potentina che da qualche anno cerca di far luce su un presunto furto di alcune barre di uranio rubate all’interno della Trisaia e ceduto, con l’aiuto della criminalità organizzata, ad alcuni paesi stranieri del Medio Oriente. L’Enea, da parte sua, ha sempre sostenuto che nel centro non è mai stato introdotto, trasferito o prodotto plutonio (la materia prima della bomba atomica). Tuttavia le stesse condizioni di sicurezza con le quali sono custodite le scorie di Rotondella sembrano non essere affatto adeguate.
Il quesito se l’è posto anche un parlamentare di An, Giuseppe Geraci, che nel marzo scorso presentò ai ministri dell’ambiente e delle attività produttive un’interrogazione su una eventuale presenza di tracce di plutonio nel comprensorio jonico. «L’utilizzo di questo materiale - scrive Geraci - è sempre stato ufficialmente smentito e, di conseguenza, un eventuale rinvenimento potrebbe far supporre una produzione illecita di materiale radioattivo». Geraci in quell’occasione ricordò che «il centro della Trisaia sorge a ridosso della costa e di numerosi centri abitati, le cui popolazioni sono da tempo in allarme per gli effetti dannosi che potrebbero derivare alla salute e all’ambiente dalla presenza di scorie». Intanto, nell’ultimo mese, solo da Saluggia sono partiti alcuni container destinati a Sellafield, in Gran Bretagna, dove ha sede uno dei più importanti complessi nucleari d’Europa dove avviene il “riprocessamento”.
L’idea del commissario del governo Carlo Jean è quella di “smaltire” le scorie più pericolose, ma allo stesso tempo più redditizie per chi se le prende, mandandole all’estero (Russia e Kazakistan), mentre per quelle a bassa e media attività si è in attesa di individuare un sito unico nazionale dove custodirle in modo sicuro almeno per qualche decennio.
Rispetto a questo, comunque, quello che colpisce è l’assoluta opacità del procedimento che il governo sta seguendo. «Un’atteggiamento di militarizzazione sulla qualità della vità e della salute pubblica», sostiene l’onorevole di Rifondazione Nichi Vendola: «Il generale Jean non può ritenersi il padrone di questa specie di bomba ecologica messa sulla testa delle popolazioni italiane ed europee - afferma il parlamentare - e purtroppo ho l’impressione che siamo di fronte a scelte criminali che devono diventare scelte militari proprio perché sono criminali. Il virtuosismo militar-nucleare del generale rischiamo di pagarlo in tempi lunghi», conclude Vendola, «ma quello che è inaccettabile è soprattutto la sottrazione al controllo democratico di queste scelte».

 
 
 
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