Referendum sull’elettrodotto coattivo tutte le ragioni per il SI
Scritto da altamura2001, 05-05-2003 11:08
«...Il referendum sull’elettrosmog è, quindi, anche un’occasione per discutere del modello di sviluppo e delle scelte sciagurate imposte dalla politica di sfrenato liberismo.»
da http://www.rifondazione.it
PARTITO DELLA RIFONDAZIONE COMUNISTA
www.rifondazione.it
Sono gravi le responsabilità del governo di centro sinistra nel non aver dato attuazione alla legge sull’inquinamento elettromagnetico con il varo dei decreti attuativi. Detto questo, occorre denunciare con grande forza il tentativo messo in atto dalle destre di azzerare ogni normativa di protezione in materia di elettrosmog.
Questi sono gli atti messi in campo dal governo:
tha ritirato i decreti attuativi che il precedente governo aveva predisposto e non varato e ne ha presentato altri che elevano i limiti notevolmente (si passa da 0,2 a 5 microtesla). In tal modo, non ci sarebbe bisogno di risanare alcuna linea elettrica in Italia. I limiti proposti dal governo di destra sono, in pratica, quelli che vogliono le imprese per non spendere neanche una lira per il risanamento e continuare a fare tutto come prima;
tha emanato un decreto legislativo (decreto Gasparri) per impedire alle Regioni e ai Comuni di varare normative e regolamenti che impongano criteri più restrittivi alle imprese per la localizzazioni degli impianti. Questo decreto che, giustamente, è stato definito “libertà d’antenna� ha l’obiettivo specifico di bloccare i regolamenti dei comuni e ogni altra iniziativa in sede locale, deregolamenta (per esempio introducendo il principio del silenzio assenso e la possibilità dell’utilizzo della procedura di inizio di attività ) le norme di autorizzazione. Addirittura, in un articolo, afferma testualmente: “l’operatore di telecomunicazioni incaricato del servizio può agire direttamente in giudizio per far cessare eventuali impedimenti e turbative al passaggio e all’installazione delle infrastrutture.�
Il significato è semplice ed esplicito: libertà d’antenna per le imprese. E’ l’affare UMTS (i telefonini di nuova generazione) che preme e chiede una liberazione da ogni condizionamento.
Il messaggio è altrettanto chiaro: tu comitato che ti batti contro una installazione che ritieni dannosa, stai bene attento, ora la tua opposizione può essere considerata “reato di impedimento o turbativa�. Allo stesso modo, l’avvertimento è per le amministrazioni locali: se vari un regolamento che detta condizioni alle installazioni, da oggi, a giudizio dell’impresa, quello può essere considerato “impedimento o turbativa� e tu puoi essere direttamente citato in giudizio.
Contro questo decreto, che è una patente violazione delle prerogative delle Regioni e dei comuni, costituzionalmente garantite in materia di governo del territorio, pende il ricorso di molte Regioni (anche governate dal centro destra) .
4. C’entra tutto questo con il referendum proposto sull’elettrosmog?
5. Alcune domande sull’elettrosmog e il referendum
Se gli scienziati sono divisi e non esiste certezza sui danni dell’elettrosmog, non sarebbe meglio aspettare prima di intervenire con norme di protezione?
Non è vero che la comunità scientifica è divisa. Il punto non è che esiste una controversia sui danni prodotti dall’elettrosmog. Ciò che ancora non è definito è il nesso di causalità . Si può citare, per riferirsi a documenti ufficiali degli Istituti pubblici, questo brano tratto da un documento dell’Istituto Superiore di Sanità : “Gli studi epidemiologici suggeriscono un’associazione tra l’esposizione residenziale a campi magnetici a 50 Hz, generalmente valutata in modo indiretto, e la leucemia infantile. Il nesso di causalità , tuttavia, non è dimostrata.� Dire che i risultati di un’indagine non siano ancora conclusivi non vuol dire che siano contrastanti. La correlazione tra l’esposizione e il danno alla salute è dimostrata, quello che va ancora approfondito è il nesso biologico di causa ed effetto. La necessità di agire è ammessa dallo stesso Istituto Superiore di Sanità che scrive: “L’esistenza di margini di incertezza non viene negata, ma se ne tiene conto esplicitando il fatto che nella definizione degli standard si sta adottando un atteggiamento di tipo cautelativo. In campo ambientale infatti sono la regola e non l’eccezione le situazioni nelle quali i dati scientifici sono insufficienti per sostenere una conclusione, e nonostante questo una decisione va presa.�
Non si tratta di impedire lo sviluppo delle tecnologie. Il punto del confronto non è quello. Il nodo dello scontro è impedire il “far west� delle installazioni, ovvero porre delle regole e delle garanzie che tutelino gli interessi collettivi, primi fra tutti la salute e l’ambiente. D’altra parte, anche per altri fattori inquinanti si agisce nella direzione di porre dei vincoli e, perfino, delle limitazioni. Il fumo è causa di tumori ma non tutti coloro che fumano sicuramente si ammalano. Tuttavia sempre più rigidamente si approvano restrizioni (per esempio il divieto di fumare in luoghi pubblici) per salvaguardare la salute collettiva. Analogamente, per il traffico automobilistico, verificato che provoca inquinamento, si pongono dei limiti, superati i quali, vi è il blocco del traffico e, nelle città , le amministrazioni possono stabilire delle restrizioni alla libera circolazione delle autovetture. Per l’elettrosmog , deve avvenire lo stesso. Ferma restando la copertura della rete (e, ormai, il servizio di radiocomunicazione, sia televisivo che della telefonia cellulare, copre l’intero territorio), l’intensificazione del traffico, che è ciò che interessa oggi alle imprese, deve essere sottoposta alle condizioni, stabilite dalle normative nazionali, regionali e dai regolamenti comunali, che la pubblica amministrazione decide per garantire la salvaguardia della salute e dei beni ambientali e paesaggistici.
L’elettrosmog non è una questione marginale. Interessa tutto il Paese e permette di intervenire su un nodo nevralgico dello sviluppo e dell’uso delle tecnologie. Non è neanche vero che nel resto dell’Europa il problema non sia stato affrontato. In alcuni Paesi europei ( per esempio quelli del nord Europa, la Polonia, la Svizzera) esistono normative sull’elettrosmog che pongono limiti restrittivi e, anche negli altri Paesi non si assiste alla “deregulation� italiana. Negli stessi USA, in un territorio enormemente più esteso dell’Italia, vi è un numero di antenne inferiore che nel nostro Paese. Sul tema dell’elettrosmog, inoltre, si è sviluppato un movimento, assai composito, di associazioni e comitati che si battono nei territori per contrastare l’installazione di infrastrutture che destano preoccupazione e per richiedere il risanamento delle situazioni più compromesse. Si tratta di un movimento spesso con scarsi collegamenti e a volte confuso, ma che parte dal basso ed esprime l’esigenza di regole che contrastino il liberismo selvaggio.
Il movimento referendario aveva proposto tre referendum: sull’elettrosmog, contro gli inceneritori di rifiuti e contro i pesticidi negli alimenti. Certamente, i tre referendum, assieme, avrebbero meglio rappresentato l’esigenza di una nuova politica contro l’inquinamento che avvelena l’ambiente e addirittura i cibi, prodotto dalla sciagurata politica neoliberista che il governo delle destre applica inesorabilmente. Malgrado tutti i referendum avessero raccolto il numero delle firme necessarie, la sentenza della Corte Costituzionale ha inspiegabilmente e ingiustamente bocciato i due quesiti sugli inceneritori e i pesticidi. Dovremo, quindi, anche attraverso il solo referendum rimasto, quello sull’elettrosmog, avere la capacità di sollevare, oltre la questione specifica, il tema più generale di una svolta nelle politiche di salvaguardia ambientale e di tutela sanitaria dagli inquinamenti prodotti dalle politiche di liberalizzazione e privatizzazione.
Il quesito referendario propone l’abrogazione delle norme che permettono l’esproprio delle proprietà per il passaggio degli elettrodotti. Non è un referendum a difesa della proprietà privata? Non c’era da proporre un altro quesito in materia di elettrosmog più chiaro?
Rispondiamo subito alla seconda questione che viene posta. Il problema è che nel caso dell’inquinamento elettromagnetico vi è una carenza legislativa e che il governo delle destre, come detto prima, vuole affossare la legge esistente con l’emanazione di decreti che mettono limiti farsa e vuole eliminare i poteri delle regioni e dei comuni. Attraverso la questione della servitù di elettrodotto, quindi, si affronta il problema dell’elettrosmog, ovvero la necessità o meno di una normativa di tutela. Il nostro impegno dovrà consistere nel far comprendere il nesso tra la vittoria del referendum e la sconfitta del tentativo di affossare la legge e i regolamenti comunali e, contemporaneamente, far avanzare una nuova stagione di diritti anche in campo sanitario e ambientale contro la pretesa delle imprese di essere libere di inquinare (magari, dopo, approfittando delle sanatorie e dei condoni).
La domanda se il referendum alla fine non rischia di favorire la proprietà privata dei terreni è più insidiosa in quanto tenta di aprire con i promotori una polemica, per così dire, “da sinistra�. Anche qui, però, la questione può essere chiarita facilmente: l’imposizione di nuovi elettrodotti non risponde più all’esigenza di elettrificazione del Paese mentre favorisce il processo di deregolamentazione determinato dalla privatizzazione del settore energetico. In pratica, oggi si tratta di garantire gli allacci alle centinaia di centrali private che con la liberalizzazione vogliono essere imposte contro la volontà degli abitanti dei territori. La stessa cosa accade per l’alta velocità . Si tocca, in tal modo, un nodo di fondo della selvaggia politica liberista delle destre: la privatizzazione dell’opera pubblica, il tentativo, cioè, attraverso i processi di privatizzazione e di deregolazione del governo del territorio, di utilizzare le norme pubbliche flettendole agli interessi privati delle imprese. Quindi, lo strumento referendario è utile alle associazioni e ai comitati per combattere quelle opere devastanti e può consentire di affrontare uno degli aspetti più pesanti che caratterizza il governo delle destre.
Ma, con il referendum, si affronta un altro nodo di fondo: la critica alle politiche di liberalizzazione. Facciamo un solo esempio, per far comprendere come, nel caso dell’elettrosmog, si sia scelto un meccanismo di liberalizzazione assolutamente selvaggia. Se si parla di liberalizzare il servizio ferroviario, nessuno è così folle da ritenere che più concessionari del servizio costruiscano proprie reti ferroviarie, si pensa che più concessionari possano utilizzare la medesima rete (quindi, che sugli stessi binari possano passare treni di differenti proprietari). Ugualmente, poteva essere pensato per le antenne di radiotrasmissione: separare la proprietà delle infrastrutture (mantenendola pubblica) dal servizio (svolto da più concessionari in concorrenza). Aver permesso che a ogni concessionario corrispondesse una propria struttura di rete, porta alla moltiplicazione infinita di antenne e ripetitori che assediano le città , creano un impatto paesaggistico intollerabile e producono gravi preoccupazioni per i cittadini.
Il referendum sull’elettrosmog è, quindi, anche un’occasione per discutere del modello di sviluppo e delle scelte sciagurate imposte dalla politica di sfrenato liberismo.