L'indagine alimentare di Repubblica: ecco i test
su 31 prodotti campione, sette non sono in regola
da www.reppubblica.it
di EMILIO PIERVINCENZI
ROMA - Quanti prodotti alimentari contenenti organismi geneticamente modificati sono negli scaffali dei supermercati? E quale è la percentuale di Ogm contenuta? Quali prodotti correttamente indicano sulla confezione, come impone la legge, il contenuto di Ogm quando questo supera la soglia dell'1 per cento? Infine: i controlli ci sono e quanto sono efficaci? Per rispondere a queste domande, Repubblica ha deciso di vederci chiaro. Un'inchiesta che non vuole spaventare nessuno, vuole solo tentare di fare chiarezza nel mondo degli Ogm, gli organismi geneticamente modificati sui quali il dibattito scientifico è tanto ampio quanto ancora inconcludente. In realtà non sappiamo, a tutt'oggi, se una merendina o dei cracker alla soia Ogm possano in futuro nuocere alla salute o essere del tutto esenti da problemi. Questa indagine, tuttavia, suona anche come campanello di allarme per il consumatore italiano. Che, in definitiva, non ha la certezza del contenuto dei prodotti acquistati al supermercato.
Per fare chiarezza ci vogliono i numeri, così abbiamo chiesto al laboratorio chimico della Camera di commercio di Torino, che lo scorso anno aveva realizzato per conto della Federconsumatori del Piemonte una indagine su 300 prodotti di largo consumo al fine di determinare le quantità di Ogm presente negli alimenti (Ogm riscontrati, in varie percentuali, su circa 50 confezioni), di svolgere l'esame di 31 prodotti. Ebbene, questi sono i risultati, ottenuti attraverso l'applicazione di rigide normative in uso nella grande maggioranza dei laboratori chimici specializzati nella determinazione del Dna.
Su 31 prodotti, acquistati in grandi catene di distribuzione a Torino e in provincia, dieci sono risultati contenenti Ogm. Fra questi, quattro hanno mostrato percentuali notevolmente fuori dalla norma che, lo ricordiamo prevede che una percentuale di Ogm superiore all'1 per cento vada segnalata con chiarezza sulla confezione. In tre prodotti si sono riscontrate delle anomalie: nei Frosties Kellog è stato trovato un tipo di mais il cui uso non è consentito in Europa; nel Burger Valsoia e nelle Svizzere "Zio Elio" l'etichettatura specificava che i prodotti erano biologici, e che la soia utilizzata proveniva da produttori che garantivano l'assenza di Ogm. Una indicazione precisa al consumatore, che - anche se solo per una forma incontrollata di contaminazione - risulta fuorviante. In altri tre prodotti la quantità di Ogm presente era a norma di legge.
La prima reazione è la stessa denunciata dal ministro delle Politiche agricole Alemanno, che ammette un buco nei controlli sui prodotti contenti soia e mais, che si sospetta essere geneticamente modificati. La seconda è una conferma di quanto ampiamente temuto: il consumatore, allo stato delle cose, non è garantito. La terza reazione arriva da Ferdinando Romano, medico ed epidemiologo, presidente dell'Istituto nazionale ricerche alimenti e nutrizione: "Sugli Ogm non abbiamo informazioni certe, possediamo solo ipotesi, ma sappiamo che è fondamentale informare bene il consumatore se un Ogm c'è o non c'è nell'alimento che acquista".
Le analisi sono state condotte con questa metodologia: sono state comprate due confezioni dello stesso prodotto, su una è stata fatta per due volte l'analisi, l'altra è rimasta sigillata per eventuali controprove. E' stata fatta anche la prova definita "del bianco", al fine di controllare eventuali contaminazioni. Il metodo usato si chiama Real Time PCR e al ministero delle Politiche agricole sostengono che è una delle metodologie più affidabili. Una ulteriore precisazione: ogni prodotto esaminato ha un numero di lotto e una data di scadenza. Il laboratorio opera in conformità alla Uni Cei En 45001, ed è accreditato a eseguire analisi su oltre duecento prove chimiche e microbiologiche. Possiede innumerevoli autorizzazioni ad operare per conto di molti ministeri.
Naturalmente le aziende coinvolte, dalla Novartis alla Kellog, dalla Esi alla Frau, reagiscono. In taluni casi, come alla Esi, sostengono che si limitano a inscatolare e vendere la lecitina che il fornitore gli garantisce, con tanto di analisi, assente di Ogm. Comunque, un mese fa, hanno provveduto a togliere il prodotto dal mercato. La Novartis definisce "irreale" l'analisi compiuta e garantisce sulla totale assenza di Ogm. La Kellog ammette la possibilità di una contaminazione del prodotto, e promette controlli. Nel caso dei wafer della Fornidea va specificato che il 56,99 per cento di soia Ogm si riferisce al contenuto di soia nell'alimento, che è intorno al due per cento. La buonafede delle aziende, quando c'è, va rispettata. Ma anche la giungla di incertezze e sospetti che emerge dalle analisi risulta incontestabile.
(27 luglio 2002)
La procura di Torino indaga dieci multinazionali del biotech: avrebbero diffuso sementi ogm
Secondo l'accusa sui sacchi di sementi venduti agli agricoltori non sarebbe stata indicata la presenza di ogm. Replica la Monsanto: «Sono presenze accidentali e minime. Non si tratta di inquinamento deliberato»
LUCA FAZIO
Fatte le analisi, trovato l'inganno. Basta portare qualche chicco di mais nel laboratorio aperto recentemente presso la Camera di commercio di Torino per scoprire che ormai nelle campagne italiane - e negli scaffali dei supermercati - imperversano tonnellate di semi geneticamente modificati. Gli esiti degli ultimi test però sono finiti sulla scrivania del procuratore di Torino, Raffaele Guariniello, il quale ha inviato dieci avvisi di garanzia ad altrettanti dirigenti italiani di industrie e multinazionali sementire che nonostante i divieti continuano a spacciare ogm. «I Verdi si costituiranno parte civile in un eventuale processo sulle sementi ogm illegalmente diffuse», annuncia Pecoraro Scanio. La rilevanza penale è scattata perché sui sacchi "incriminati" venduti agli agricoltori nel periodo della semina non era stata precisata la presenza di sostanze modificate. Si tratta dunque di frode in commercio per la violazione del decreto legislativo del 2001 sugli alimenti e per la non obbedienza ad un ordine ricevuto a suo tempo dal ministero per le politiche agricole. Già lo scorso maggio, infatti, il ministero aveva commissionato all'Ente Nazionale delle Sementi Elette (Ense) alcuni controlli sulle sementi delle aziende oggi sotto accusa. Vennero rilevate «54 positività», ma le aziende, recidive, si difesero dicendo che a quel punto era impossibile sospendere la semina: «Troppo tardi ormai» (la stessa cosa successe nel 2001). Solo due colossi (Monsanto e Pioneer) sostennero che i test dell'Ense erano inadeguati, ma una seconda verifica diede il medesimo risultato. Monsanto, oggi come allora, e come sempre, replica sostenendo che il concetto di purezza assoluta in agricoltura non esiste. Dice Edorardo Ferri, portavoce di Monsanto Italia: «Quelle presenze di ogm erano accidentali e minime, inferiori allo 0,1%,» e quindi «non si può parlare di inquinamento deliberato». Ma il ritornello che punta ad introdurre il concetto di soglia minima consentita non ha comunque impedito l'indagine della procura di Torino, la quale chiede il semplice rispetto della legge.
Loredana De Petris, senatrice dei Verdi e membro della commissione agricoltura, si augura che l'indagine metta in luce le gravi responsabilità penali delle multinazionali che importano illegalmente ogm. «Si tratta - sostiene - di un tentativo esplicito di contaminare l'intera catena alimentare a partire dalle sementi soia e mais e mettere i consumatori di fronte al fatto compiuto. Il governo deve disporre il potenziamento e il coordinamento del sistema dei controlli con l'istituzione dell'agenzia nazionale per la sicurezza alimentare». Tanto è vero che, come dimostra una recente indagine dei Nas, ormai basta ficcare il naso tra i banchi dei supermercati per scoprire che il passaggio degli ogm dai campi al prodotto finito è un fatto assodato. Niente di più lontano dalla tolleranza zero sugli ogm più volte invocata del ministro nero/verde per le politiche agricole Alemanno. «Slogan», o meglio, legge dello stato, che non piace a Leonardo Vingiani di Assobiotec. «Gli avvisi di garanzia - attacca - costituiscono la conseguenza dell'intervento per slogan invece che per risolvere un problema ormai chiaro, che è quello della presenza accidentale di sementi modificate in sementi tradizionali». Un "problema", tutt'altro che accidentale, che presto verrà discusso da un comitato tecnico europeo che sta subendo le pressioni delle più potenti multinazionali del mondo.