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La storia e la cronaca di una battaglia di legalità, civiltà e difesa degli in PDF Stampa E-mail
Scritto da altamura2001, 23-05-2001 21:31

Cronologia di una battaglia. Anno 1994 — Le associazioni culturali denunciano per la prima volta il problema della chiusura del Teatro Mercadante. In particolare, il Centro Studi Torre di Nebbia pubblica un volume dal titolo "Teatro Mercadante: l’eredità dimenticata". Una decina di associazioni, assieme allo schieramento politico dei Progressisti, prendono posizione con un documento comune ("Mercadante. Per un teatro di tutti, un teatro per tutti") in cui si suggerisce di istituire una fondazione con l’apporto del Comune, del Consorzio Teatro Mercadante e di altri soggetti pubblici e privati interessati. Il periodico Carta Libera, nell’ottobre 1994, pubblica un dossier ("Mercadante: cento anni e tre statuti") ed organizza un convegno ("Mercadante: idee per un teatro"), entrambi curati da Enzo Colonna, in cui vengono espresse le prime perplessità ed i primi dubbi di legittimità in ordine alle modifiche apportate allo Statuto consorziale nel 1993 con cui ai singoli consorziati venivano attribuite quote di proprietà sul teatro.

Novembre 1997 — La Soprintendenza per i Beni Artistici e Storici di Bari notifica al Consorzio Teatro Mercadante l’esito di un sopralluogo effettuato il 21 ottobre 1997. Nel documento si rileva che da tale sopralluogo "si è verificato che l’immobile versa in stato di abbandono e che il permanere di tale situazione non può che determinare condizioni di progressiva fatiscenza"

Giugno 1998 — Quaranta associazioni cittadine, su iniziativa del periodico Carta Libera, sottoscrivono un documento-appello indirizzato all’Amministrazione comunale ed al Consorzio. Nel documento, dal titolo "Il Teatro di Tutti", le associazioni sollecitano la restituzione del teatro alla sua piena funzionalità ed alla città, un bene — sottolineano — che "è stato e deve rimanere dell’intera comunità".

Settembre 1998 — Viene raggiunta un’intesa di massima tra Amministrazione comunale e Consorzio: il Comune finanzia i lavori di ristrutturazione per un miliardo e mezzo; il Consorzio cede al Comune una quota di un terzo della proprietà del teatro. Il Comitato "Il Teatro di Tutti" (costituito da poco su iniziativa di Enzo Colonna e Lello Rella) contesta a più riprese, attraverso comunicati ed articoli di stampa, l’illegittimità di un simile accordo che si basa sull’idea sbagliata che i consorziati siano titolari di quote di proprietà del teatro.

Maggio 1999 — Il Comitato "Il Teatro di Tutti" predispone e sottoscrive insieme ad altre undici associazioni culturali di Altamura un atto/ricorso (di trenta pagine) indirizzato all’Amministrazione comunale in cui si denunciano tutti i motivi che rendono illegittimo e nullo giuridicamente l’accordo sottoscritto pochi mesi prima dal Comune e dal Consorzio.

Giugno 1999 — L’Amministrazione comunale si convince che le argomentazioni illustrate a più riprese dal Comitato "Il Teatro di Tutti" sono ben fondate e ritira dall’ordine del giorno del Consiglio comunale la proposta di ratifica dell’accordo.

Giugno 1999 — Dopo aver partecipato il 27 maggio 1999 ad un convegno organizzato a Prato ("Teatri aperti: sì grazie! Teatri da riaprire cercansi") in cui i rappresentanti del Comitato "Il Teatro di Tutti" hanno illustrato il caso del Teatro Mercadante di Altamura, il Comitato propone di seguire il modello del Politeama di Prato: una public company, ovvero una società ad azionariato diffuso sostenuta da enti pubblici e privati e da semplici cittadini.

Agosto 1999 — L’Amministrazione comunale, dopo aver congelato l’accordo sottoscritto pochi mesi prima, affida all’avvocato Antonio Ventura l’incarico di esprimere un parere legale in merito alle argomentazioni giuridiche addotte dal Comitato "Il Teatro di Tutti": in particolare si chiedono chiarimenti sulla natura e sul ruolo del Consorzio Teatro Mercadante, nonché sulla proprietà del Teatro.

Settembre 1999 — Il Comitato "Il Teatro di Tutti" pubblica sul periodico Piazza un ampio articolo dal titolo "Teatro Mercadante: rovistando tra le carte", a firma di Enzo Colonna. Si presentano i risultati di una ricerca di archivio e si riportano passi di documenti storici del tutto inediti che confermano la tesi sostenuta da anni dal Comitato: i singoli consorziati non sono titolari di quote di proprietà del Teatro, ma solo del diritto ad essere preferiti nell’acquisto dell’abbonamento teatrale stagionale (cosiddetto diritto di palco o di poltrona).

Novembre 1999 — L’avvocato Ventura deposita in Comune il parere pro veritate: in sostanza, il parere conferma la ricostruzione storico-giuridica del Comitato "Il Teatro di Tutti" e avanza le medesime perplessità in ordine alla legittimità delle modifiche apportate allo Statuto consorziale nel 1993.

Gennaio 2000 — L’Amministrazione comunale torna a parlare di un possibile accordo con il Consorzio (Gazzetta del Mezzogiorno del 25 gennaio 2000): il Comune prenderebbe in fitto il Teatro per 15 anni e si accollerebbe le spese di ristrutturazione per una somma di un miliardo e mezzo. Il Comitato "Il Teatro di Tutti", in un comunicato del 25 gennaio, critica le condizioni di un simile accordo ritenuto illogico e dannoso per gli interessi della collettività: l’accordo infatti, non solo non risolverebbe il problema del completo recupero dell’immobile (la cifra necessaria, a detta di molti tecnici, ammonta in realtà a circa 4-5 miliardi), ma avrebbe come unico risultato economico e giuridico "quello di obbligare il Comune a riconsegnare alla parte privata il Teatro restaurato senza aver avuto la possibilità concreta di utilizzarlo per un tempo adeguato e sufficientemente lungo". Non se ne fa più nulla; l’ipotesi della locazione tramonta, fortunatamente, in breve tempo.

Gennaio 2000 — Promossa dal Comitato "Il Teatro di Tutti", parte la raccolta di firme in calce ad un Atto di iniziativa amministrativa (ai sensi della legge n. 241/90) con cui si chiede a diverse Autorità (Ministro, Prefetto, Sindaco) di procedere all’acquisizione al patrimonio pubblico del Teatro Mercadante. L’iniziativa, il cui slogan è "La tua firma per salvare il Teatro Mercadante", raccoglie in poche settimane l’entusiasmo e l’adesione di migliaia di cittadini.

Febbraio 2000 — I responsabili del Comitato "Il Teatro di Tutti", Enzo Colonna e Lello Rella, consegnano al Sindaco l’Atto di iniziativa popolare sottoscritto da circa 6000 cittadini. Lo stesso Comitato avvia una parallela raccolta di firme tra i consiglieri comunali per un’autoconvocazione del Consiglio affinché affronti e deliberi in merito alla richiesta dei 6000 cittadini. Venti consiglieri (di quasi tutti i partiti) sottoscrivono la richiesta di convocazione.

Marzo 2000 — Il Consiglio è convocato per il 9 marzo 2000. Il 5 marzo il Comitato "Il Teatro di Tutti" pubblica un dossier ("Teatro Mercadante: un teatro di tutti. Ecco perché") in cui viene ricostruita tutta la vicenda. Nell’editoriale di apertura, i due portavoce del Comitato (Enzo Colonna e Lello Rella) chiedono al Consiglio comunale "una risposta chiara a 6000 cittadini" ed illustrano, nel dettaglio, le (dieci) ragioni per l’esproprio. Tra queste, in particolare, si fa riferimento all’imperdibile occasione offerta dal POR 2000-2006 che, una volta adottato e pubblicato, destinerà decine di miliardi per il recupero di contenitori culturali: "è appena il caso di evidenziare — scrivono i due — che ciò significa riaprire il teatro a costo zero per il Comune, alla duplice condizione però che il "bene sia pubblico e che il destinatario dei finanziamenti sia un’amministrazione pubblica". I tempi sono stretti: entro la fine di quest’anno — avvertono i due responsabili del Comitato cittadino — la Regione individuerà i progetti da ammettere al finanziamento. Chi (privato o forza politica) si opporrà all’acquisizione al patrimonio comunale del Teatro o ne tarderà l’acquisizione si assumerà dunque una gravissima responsabilità nei confronti della città". Il Consiglio comunale, nella seduta del 9 marzo, dopo aver ascoltato la relazione del prof. avv. Gagliardi La Gala (nel frattempo incaricato dalla Giunta comunale di prestare "assistenza e consulenza necessarie per la attivazione dei procedimenti e/o azioni idonee a conseguire con la acquisizione coattiva la fruizione collettiva del Teatro Mercadante"), delibera, con il voto unanime dei venti consiglieri presenti, di "affermare e formalizzare le condizioni per promuovere la procedura di esproprio" del Teatro Mercadante e di "impegnare la Giunta comunale ad attivare i procedimenti e le iniziative idonee ad acquisire detto immobile al patrimonio pubblico, stante l’evidente e oggettivo interesse pubblico e generale ad evitare l’ulteriore deterioramento di detta struttura, inattiva da circa dieci anni e quindi per la tutela dell’immobile e delle suppellettili e beni mobili ivi esistenti".

Aprile 2000 — Il consulente legale del Comune, prof. Gagliardi La Gala, invia una lettera al Consorzio sollecitandolo ad un atto di cessione del teatro a favore del Comune, a fronte del quale il Comune — ipotizza il legale — potrebbe farsi carico degli oneri assunti per la manutenzione dal Consorzio ed inserire un suo rappresentante nella istituzione che sarà chiamata a gestire il Teatro. La lettera non ha alcun esito e non riceve alcuna risposta.

Maggio 2000 — L’avvocato Gagliardi trasmette al Comune lo schema dell’atto da inviare al Ministero ed alla Soprintendenza per i Beni culturali.

Giugno 2000 — La Giunta delibera, il 9 giugno, di far proprie le conclusioni del prof. avv. Gagliardi e di impegnare il Sindaco a sottoscrivere ed inviare l’atto necessario ad attivare il procedimento espropriativo; delibera pure di conferire incarico all’avvocato Ventura di intraprendere azione giudiziaria per l’accertamento "della nullità ed illiceità delle determinazioni assunte dal Consorzio in ordine alla modifica dello Statuto, con cui i consorziati hanno ritenuto di attribuirsi impropriamente il diritto di proprietà del Teatro". Il 16 giugno il Sindaco firma ed invia l’atto con cui sollecita Soprintendenza e Ministero per i Beni e le Attività culturali ad attivare la procedura espropriativa del teatro.

Settembre 2000 — Il Comitato "Il Teatro di Tutti" torna a sottolineare la grande opportunità offerta dai fondi europei che saranno messi a disposizione con la pubblicazione imminente del POR 2000-2006 (Piano Operativo Regionale). In un documento del 20 settembre si legge: "sebbene noi del Comitato siamo stati i promotori della raccolta di firme a sostegno dell’esproprio, continuiamo a non rassegnarci all’idea che non ci siano nelle parti coinvolte nella vicenda (Comune, Consorzio) il buon senso, la voglia e la capacità necessari ad addivenire ad una soluzione concordata, chiara, legittima e rispettosa ad un tempo degli interessi pubblici e privati legati al teatro. Realisticamente — crediamo — una sola è la soluzione giuridicamente perseguibile: il consorzio cede gratuitamente l’immobile al Comune (già proprietario del suolo su cui insiste) e quest’ultimo, come contropartita, continua a riconoscere ai singoli consorziati ciò che a loro legittimamente spetta in base allo statuto originario del 1895 (i diritti di palco e di poltrona), si accolla il debito maturato dal consorzio nei confronti di una banca locale e si obbliga a creare un’istituzione di gestione del teatro comunale nel cui consiglio di amministrazione siedano anche rappresentanti del consorzio… Questa sarebbe la soluzione più lineare che consentirebbe di rispondere appieno alle condizioni di accesso ai fondi previsti dal POR". Anche questo appello resta inascoltato.

Ottobre 2000 — La Provincia chiede al Comune le schede tecniche riguardanti progetti e proposte articolate sui Musei e sui Teatri al fine di poter fruire dei finanziamenti previsti nel POR 2000-2006. Il Comune non trasmette nulla per il semplice motivo che non ha nulla da trasmettere: il Teatro dovrebbe essere già di proprietà comunale per poter beneficiare dei fondi europei.

Novembre 2000 — Il Comitato cittadino "Il Teatro di Tutti" tenta ancora una volta la strada del dialogo. Con un’istanza formale, presentata il 7 novembre, i due portavoce del Comitato (Enzo Colonna e Lello Rella) sollecitano il Sindaco Plotino a convocare tutte le parti coinvolte nella vicenda affinché si possa "verificare quanto concrete e realistiche siano la possibilità giuridica e soprattutto la disponibilità da parte del Consorzio che si addivenga in tempi brevi ad una cessione concordata del Teatro a favore del Comune di Altamura. Non le nascondiamo — scrivono al Sindaco — l’impressione e la più viva preoccupazione che si stia vivendo una fase di impasse (in riferimento sia alla procedura espropriativa avviata dal Comune, sia alle azioni giudiziarie a tutela degli interessi della collettività che il Comune aveva mesi orsono deciso di intraprendere, ma di cui, ad ora, non si hanno notizie alcune) o, peggio, che si stia assistendo al solito valzer di manovre dilatorie che rischiano unicamente di far perdere al Comune l’opportunità, unica ed irripetibile, di accedere ai fondi POR 2000-2006 a disposizione degli enti locali per il recupero di beni appartenenti al patrimonio culturale pubblico". Tutte le parti del procedimento amministrativo (Comitato compreso) vengono in effetti convocate dal Sindaco per il giorno 23 novembre. Prima di quella data (esattamente il 12 novembre), il Comitato "Il Teatro di Tutti" pubblica e distribuisce per la città il testo di una "lettera aperta" indirizzata ai consorziati: "Vi rivolgiamo — si legge nella parte finale della lettera — l’invito a non sprecare l’ulteriore occasione di incontro e confronto che il nostro Comitato ha richiesto con decisione affinché, tutti insieme, si possa verificare in tempi rapidi se ci sono le condizioni per procedere ad una cessione concordata e volontaria del Teatro alla Città di Altamura". L’appello ed il tentativo cadono nel vuoto, l’incontro salta a causa dell’assenza dei rappresentanti del Consorzio che, in una nota del 22 novembre, annunciano la mancata partecipazione alla riunione in quanto da loro considerata un’iniziativa "solo di disturbo al perseguimento del tanto decantato e auspicato obbiettivo comune e pubblico che è quello della riapertura del Teatro". Amara ed allarmata la reazione del Comitato "Il Teatro di Tutti": in un lungo ed argomentato comunicato alla città del 26 novembre denuncia ancora una volta il "rischio concreto di perdere i fondi del POR".

Novembre 2000 — Mentre si consuma, senza esito, questo ennesimo tentativo di dialogo da parte del Comitato cittadino, si verifica la svolta: il Soprintendente per i Beni Ambientali Architettonici Artistici e Storici di Bari risponde al Comune di Altamura ed al Comitato "Il Teatro di Tutti". In una nota del 10 novembre, il Soprintendente rileva che "il permanere dello stato di abbandono del teatro rende sempre più indifferibile l’esecuzione dei lavori di restauro al fine di migliorarne le condizioni di tutela. In tal senso questa Soprintendenza concorda con codesta Amministrazione sulle opportunità che il teatro sia oggetto di provvedimento di esproprio. Tale iniziativa risponderebbe inoltre al preminente interesse generale alla concreta valorizzazione del Teatro medesimo, peraltro auspicata dai cittadini di Altamura e non solo". E’ il tanto atteso via libera all’esproprio. Ma, aggiunge il Soprintendente, è necessario che l’Amministrazione comunale produca gli atti necessari per l’emissione del decreto ministeriale di esproprio. Atti di competenza del Comune, dunque, e di cui il Soprintendente fornisce un elenco dettagliato. "Non appena codesto Comune avrà trasmesso quanto richiesto, questo Ufficio — conclude il Soprintendente — provvederà a trasmettere all’Ufficio Centrale del Ministero per i Beni e le Attività culturali la predetta documentazione unitamente al proprio parere di competenza. Si resta in attesa di riscontro".

Dicembre 2000/Gennaio 2001 — Mesi di completa inattività in Comune: l’Amministrazione non sembra interessata alla vicenda, né si preoccupa di dare una risposta alla Soprintendenza. Eppure numerose sono le sollecitazioni dei responsabili del Comitato "Il Teatro di Tutti" e del consulente legale del Comune, il prof. avv. Gagliardi La Gala.

Febbraio 2001 — I portavoce del Comitato cittadino (Enzo Colonna e Lello Rella) rompono gli indugi ed in un articolato documento diffuso il 5 febbraio si domandano retoricamente "Che fine ha fatto il Teatro Mercadante?". Denunciano: "Lo si dica chiaramente: del Teatro Mercadante non ci importa nulla. Ce lo dicano chiaramente: dei diritti e degli interessi della collettività non ci importa nulla. Esattamente un anno fa il nostro Comitato si è fatto promotore di una raccolta di firme che non aveva precedenti. In poche settimane, 6000 cittadini altamurani hanno sottoscritto un atto di iniziativa amministrativa ai sensi della legge n. 241 del 1990 in cui si chiedeva: 1) al Sindaco ed all’amministrazione comunale di Altamura, nonché al Ministro per i beni e le attività culturali di promuovere la procedura di esproprio del Teatro Mercadante; 2) al Prefetto di Bari di constatare l’indisponibilità di fondi propri e l’impossibilità a perseguire il proprio scopo statutario da parte del Consorzio Teatro Mercadante (l’associazione che detiene il teatro con l’unico scopo di "conservarlo, amministrarlo e gestirlo": art. 1 dello Statuto consorziale) e di conseguenza di provvedere, ai sensi dell’art. 42 del codice civile, a sottrarre il bene al consorzio e ad affidarlo ad altro ente in grado di provvedere al suo recupero e alla sua riapertura. Nulla di tutto questo è sinora avvenuto e non comprendiamo il perché; eppure, a seguito di quella mobilitazione popolare, i nostri amministratori sono stati costretti a prendere impegni precisi e ad adottare atti ufficiali". Scorrono poi in rassegna tutti i ritardi dell’Amministrazione comunale. Quest’ultima denuncia pubblica ottiene questa volta un parziale risultato: l’Amministrazione comunale dà finalmente il via libera all’avvocato Ventura che, il 27 febbraio, può depositare presso la cancelleria del Tribunale di Altamura un atto di citazione indirizzato al Consorzio per far accertare la illiceità e nullità delle modifiche statutarie del 1993 con cui si attribuivano ai singoli consorziati quote di comproprietà del teatro.

Marzo 2001 — Il 5 marzo, dopo un’ulteriore sollecitazione dell’avvocato Gagliardi La Gala, in Comune si tiene un incontro che, nelle intenzioni, doveva servire a fare il punto della situazione e a riattivare l’iter amministrativo dell’esproprio dopo mesi di immobilismo. Nel frattempo, la Regione pubblica i primi bandi per la presentazione dei progetti da ammettere ai fondi del POR 2000-2006. I tempi sono ormai ridotti al minimo: la scadenza è per la metà di aprile, ma è già chiaro che il Comune non farà in tempo a presentare alcun progetto che interessi il Teatro Mercadante. Infatti, la procedura di esproprio è ancora bloccata in Comune ed il Consorzio, anziché concordare una cessione a favore del Comune (che potrebbe quindi consentire di fruire dei finanziamenti europei), preferisce avviare una trattativa con un privato.

Aprile 2001 — E’ la cronaca di questi giorni: la campagna elettorale con gli assessori troppo occupati ad organizzare il proprio futuro politico, piuttosto che a pensare al futuro della città. Al di là delle solite promesse e dei soliti annunci, si profila una sola certezza ormai: Altamura perderà i fondi europei stanziati con il POR 2000/2006. Chi pagherà il conto di questa situazione?


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