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La commedia è finita. PDF Stampa E-mail
Scritto da altamura2001, 20-06-2000 18:54

Note a commento degli sviluppi amministrativi della vicenda "Teatro Mercadante" (Giugno 2000).

di enzo colonna
(Comitato cittadino "Il Teatro di tutti")

Due sono le possibili strutture dell?organizzazione sociale: una è quella che vede (ed ha concretamente visto in questi decenni) la gente rassegnarsi ad essere subalterna, vittima di strumentalizzazioni e partigianerie, egoismi e favoritismi; l?altra è quella di gente che si fa gruppo, si mobilita ed organizza la difesa sociale degli interessi e dei diritti collettivi. Questa è la strada che abbiamo intrapreso e sperimentato nella vicenda, forse piccola ma non irrilevante, che riguardava l?abbandono ed il degrado del Teatro Mercadante. Era un tentativo, solo il primo, ed è risultato vincente. Altri momenti, altri problemi, altre occasioni verranno per attivare una difesa sociale organizzata. Abbiamo dimostrato, innanzitutto a noi stessi, che è ancora possibile in questa città avere fiducia nella legalità e nelle istituzioni; e soprattutto che è necessario avere fiducia nella propria forza di cittadini. Nulla però cambia, se non abbiamo la forza di cambiare, solo un po?, i nostri comportamenti, le nostre abitudini, superando rassegnazione ed apatia. Anche nel gioco al ribasso della politica ed al massacro di ideali e valori, l?opinione, il voto o la firma di un cittadino contano ancora qualcosa.

* * *

La Gazzetta del Mezzogiorno del 9 marzo annunciava per la serata l?atto finale della vicenda Teatro Mercadante. Così è stato. L?esito dei lavori del consiglio comunale, convocato quella sera per pronunciarsi sulla proposta di esproprio avanzata da 6000 cittadini per il tramite del Comitato "Il Teatro di tutti", è stato davvero l?ultimo atto di una commedia degli equivoci e delle ambiguità che durava da troppo tempo per poter essere ulteriormente sopportata dalla città. Una mediocre recita a soggetto che ha visto molti protagonisti scambiarsi ruoli ed abiti di scena.

C?era chi annunciava la riapertura immediata del teatro millantando inesistenti finanziamenti da istituti bancari o risolveva tutta la questione al "dateci i soldi", pubblici naturalmente, proponendo operazioni giuridiche ed economiche assolutamente illegittime. Chi supplicava: "Voglio andare a Teatro. Riapritelo comunque!". Chi infine avanzava perplessità, fintamente giuridiche, sulla possibilità di esproprio.

Il triplice strepito o lamento non ha fatto altro che giovare agli sprovveduti ed agli stupidi, entrambi impegnati tenacemente ad alimentare confusione, a procrastinare i tempi di una soluzione chiara, rapida e legittima. Gli sprovveduti non hanno sufficientemente considerato i vantaggi, per tutti, di una soluzione chiara, rapida e definitiva del problema ed i benefici, per tutti, della fruibilità collettiva del bene; sono finiti per sembrare ispirati a prudenza, saggezza, equilibrio, le doti esaltate da chi, nella maggior parte dei casi, vuol mascherare così la propria incapacità ad assumere una qualsivoglia posizione. Gli stupidi hanno gettato proposte inventate lì per lì a casaccio senza curarsi della loro concreta realizzabilità o senza verificare la concreta disponibilità del soggetto privato, finendo in tal modo per apparire, a giorni alterni, come i paladini ora degli interessi privati, ora di quelli collettivi.

Al comune cittadino la situazione è risultata complessa, ma solo perché gli uni e gli altri (gli sprovveduti e gli stupidi) hanno voluto deliberatamente non far conoscere nè la situazione per quella che effettivamente è, nè i modi leciti e razionali per risolverla. Si è continuato in tutti questi anni a discutere della proprietà del teatro, anziché del suo contenuto; ogni discussione si è claustrofobicamente aperta e chiusa su tale questione; ancora oggi si continua a rivendicare un presunto diritto di comproprietà sul teatro, una sorta di condominio tra i pochi che continuano a essere membri di un consorzio un tempo composto da centinaia di altamurani.

L?augurio è che si chiudano definitivamente questi dibattiti e si cominci finalmente ad affrontare temi quali il futuro del teatro, il "da farsi". Ben due pareri legali commissionati dal Comune hanno confermato quanto noi andavamo sostenendo da sette anni e cioè: il suolo su cui sorge il teatro è proprietà comunale; i singoli consorziati hanno, in virtù dello statuto fondamentale del consorzio e della legge n. 1336/39, solo un diritto di palco o poltrona (il diritto ad essere preferiti nell?acquisto dell?abbonamento stagionale, 0, 0); la modifica statutaria del 1993, in virtù della quale i consorziati si sono attribuiti la proprietà per quote del teatro, è giuridicamente nulla e come tale impugnabile in sede di giustizia civile dal Comune (anch?esso consorziato) o, per esso, da un qualunque cittadino elettore (art. 4 della legge n. 265 del 1999, 0, 0); la proprietà del teatro rappresenta il fondo indiviso ed indivisibile del consorzio che ha come unico scopo statutario "l?amministrazione, gestione e conservazione del teatro". Poiché appunto tale scopo risulta essere concretamente non attuato da almeno dieci anni, due sono le azioni amministrative a disposizione del Comune: 1) sollecitare il Prefetto a sciogliere tale consorzio, trasferendo il bene ad altro ente in grado di perseguire quell?obiettivo statutario; 2) sollecitare il Ministro per i beni e le attività culturali ad espropriare il teatro, attribuendo la proprietà al comune (art. 91 del Testo Unico sui beni culturali). Questo è quanto abbiamo richiesto con la petizione popolare; questo è quello che il prof. Gagliardi La Gala ha suggerito di fare al Comune.

Ci auguriamo che il tormentone sulla proprietà del teatro cessi con il voto unanime del consiglio comunale del 9 marzo e con la delibera della giunta n. 311 del 9 giugno 2000 che, dando seguito al mandato del consiglio, ha disposto l?invio, alla Soprintendenza ed al Ministero per i beni culturali, della richiesta di esproprio "del Teatro Mercadante con l?obiettivo di ristrutturarlo e consentirne la fruibilità" pubblica ed ha conferito mandato all?avvocato Antonio Ventura di esperire "dinanzi al Tribunale di Altamura azione giudiziaria per la declaratoria di nullità e di illiceità delle determinazioni assunte dal Consorzio in ordine alla modifica dello Statuto con cui i consorziati hanno ritenuto di attribuirsi impropriamente il diritto di proprietà del Teatro".

E? bene, ancora una volta, ribadirlo: l?esproprio non è un atto contro qualcuno (interessa infatti il teatro, non i singoli diritti di palco o poltrona: ciò significa che i singoli consorziati potranno continuare a godere di quei loro legittimi diritti in un teatro di proprietà comunale, 0, 0); ma un atto sicuramente a favore di tutta la collettività, consorziati compresi. Ci auguriamo che si apra finalmente una nuova fase, che si affrontino ben altre e decisive questioni: come attingere ai fondi (nazionali e comunitari) che sono a disposizione dei comuni per il restauro e la riapertura dei teatri? per quale obiettivo gestire i fondi e recuperare il teatro? quale gestione assicurare al teatro comunale? attraverso quali regolamenti d?uso è possibile assicurare la fruibilità pubblica del teatro? come finalizzare la gestione di questo bene al progresso culturale, sociale, civile ed economico della città?

Di questo allora vogliamo da ora in poi parlare. Di questa discussione sul futuro del teatro potrebbero essere partecipi anche i consorziati, se solo riuscissero ad abbandonare la posizione di ostinata difesa di inesistenti diritti individuali di proprietà sul teatro in cui si sono trincerati da almeno sette anni, dal 1993, anno della loro inammissibile modifica statutaria; se solo riuscissero a recuperare lo spirito e la lettera dell?originario statuto consorziale del 1895; se solo riuscissero, ora e per davvero, a deliberare la cessione del bene a favore del Comune. Come contropartita - riteniamo noi del Comitato "Il teatro di tutti" - il Comune non avrebbe alcuna difficoltà a riconoscere ciò che ai singoli consorziati spetta per legge (il diritto di palco o poltrona), ad accollarsi il debito maturato dal consorzio nei confronti di un istituto bancario locale (circa duecento milioni) e ad impegnarsi a prevedere che nel consiglio di amministrazione di quella che sarà necessariamente l?istituzione chiamata a gestire il teatro comunale sieda un rappresentante del consorzio, cioè dell?associazione che riunisce i titolari del diritto di palco.

Di questo vogliamo da ora in poi discutere. Intanto la procedura di esproprio deve svilupparsi celermente: quanto era di competenza del consiglio e della giunta municipali è stato fatto; ora però è decisivo che il sindaco e tutti i rappresentanti istituzionali della città (consiglieri e assessori provinciali, consiglieri regionali, parlamentari) si attivino per sollecitare risposte tempestive da parte della Soprintendenza e del Ministero. Non possiamo consentire che indugi e manovre dilatorie compromettano la concreta possibilità di reperire risorse statali ed europee a disposizione del Comune. Il Programma Operativo Regionale (POR), ad esempio, ha destinato per i prossimi sei anni (2000-2006) circa 300 miliardi (esattamente 147,3 milioni di euro) provenienti dalla Comunità europea per gli interventi di "Tutela e valorizzazione del patrimonio culturale" (Asse 2 "Risorse culturali", Settore 2.1). E? indispensabile che il Comune sia pronto nel momento in cui la Regione predisporrà i bandi per la selezione dei progetti da ammettere al finanziamento. La duplice condizione per poter accedere a queste risorse straordinarie è che gli interventi interessino il "patrimonio culturale pubblico" (la Misura 14 contempla la "Valorizzazione e tutela del patrimonio culturale pubblico" attraverso interventi, in particolare, di "recupero di contenitori destinati ad attività culturali, teatrali, musicali e cinematografiche") e che i destinatari del finanziamento siano "amministrazioni ed organismi pubblici".

Non c?è tempo da perdere, dunque; è necessario al più presto realizzare questa duplice condizione. Di questo dovranno farsi carico tutti, anche e soprattutto i consorziati: grande sarebbe infatti la responsabilità di chi volesse ostacolare o ritardare il processo di acquisizione al patrimonio comunale del Teatro Mercadante; quella ora offerta attraverso l?Agenda 2000 predisposta dal ministro Melandri per il settore dei beni culturali del sud Italia è un?occasione irripetibile.

La commedia è finita: i cittadini hanno preteso con la forza della propria mobilitazione ed i numeri delle proprie firme che le aule ed i palcoscenici in cui per anni la recita si è svolta venissero finalmente ripuliti da ambiguità, egoismi, abusi e strumentalizzazioni. L?interesse di tutti deve interessare davvero tutti.


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