Home arrow Argomenti arrow Teatro Mercadante arrow Dieci ragioni per un esproprio.
Dieci ragioni per un esproprio. PDF Stampa E-mail
Scritto da altamura2001, 05-03-2000 18:50

Dal Dossier curato dal Comitato "Il Teatro di tutti" per il periodico Piazza del 5 marzo 2000: "Teatro Mercadante: un teatro di tutti. Ecco perché".

di enzo colonna e lello rella
(Comitato cittadino "Il Teatro di tutti")
comitatoteatro@hotmail.com

Qualcuno continua a dire che la situazione è complessa, difficile da risolvere. Si alimenta ad arte la confusione, introducendo ulteriori elementi di complicazione e di perplessità. Quale risultato si vuol perseguire? Dilatare ancora a dismisura i tempi della riapertura e della riconquista del Teatro alla città?

E’ opportuno allora spendere alcune buone ragioni a favore dell’acquisizione al patrimonio comunale del Teatro; seguire la strada del ragionamento per far comprendere che la situazione e la soluzione da noi suggerita sono semplici, quasi banali, anzi ovvie. Solo chi, per i motivi più vari, non vuole vedere ora risolto il problema dell’abbandono e del degrado del Teatro può proseguire nel lamentoso refrain della difficoltà e della confusione, che sono, come è noto, gli alibi a cui si fa usualmente ricorso per gabbare la gente semplice e di buon senso e per mascherare le proprie reali intenzioni.

Cerchiamo dunque di isolare le risposte possibili alla domanda: perché la stragrande maggioranza della cittadinanza altamurana (in 6000 hanno sinora aderito alla petizione da noi promossa) sta chiedendo all’amministrazione ed al consiglio comunali di espropriare e di riprendere un bene che da sempre è stato sentito come un bene di tutti, della collettività?

1) Perchè esproprio, in questo caso, significa realizzare semplicemente il trasferimento della proprietà del Teatro dal Consorzio (un ente giuridico privato che riuniva un tempo i trecento cittadini che contribuirono economicamente alla costruzione del Teatro ed ora conta appena una trentina di soci) al Comune; vale a dire da chi (il Consorzio) un secolo fa’ riusciva effettivamente, per l’ampiezza della compagine associativa e la pubblicità delle proprie attività, a rappresentare gli interessi diffusi dell’intera collettività, impegnandosi per statuto a "conservare ed amministrare il Teatro", ed ora non riesce, per esiguità dei componenti e di risorse economiche proprie, a mantenere fede a quel patto stipulato con la città, a chi (il Comune) per legge è tenuto ora a difendere gli interessi di tutti su un bene di evidente utilità pubblica e può assicurare il recupero e la riapertura, quindi un futuro non precario, del Teatro.

2) Perché esproprio significa restituire alla collettività un bene realizzato davvero con uno sforzo collettivo senza precedenti: il suolo su cui sorge, le suppellettili ed il sipario sono stati concessi gratuitamente dal Comune; circa 300 cittadini nel 1895, altre centinaia negli anni successivi, hanno contribuito economicamente alla costruzione del Teatro; decine di operai, artigiani e professionisti (ad esempio il progettista, l’ingegnere Vincenzo Striccoli) hanno prestato anche gratuitamente la propria opera ed il proprio lavoro.

3) Perché esproprio significa tradurre giuridicamente un senso di appartenenza collettiva del Teatro che è già forte e radicato. E’ sufficiente domandare ad un qualunque altamurano di chi, pensi, sia il Teatro. La risposta stupita è una sola: perché non è del Comune?!

4) Perché esproprio significa dar finalmente corso anche ad Altamura alla nuova stagione politico-amministrativa del settore dei beni culturali, inaugurata da recenti provvedimenti (dei governi Prodi e D’Alema) per l’attuazione del decentramento amministrativo, che vedrà in pochi anni un sensibile aumento di beni ed istituzioni culturali governate direttamente a livello locale. Gli enti territoriali sono chiamati ad attivare reti locali (cittadine, provinciali, territoriali) i cui nodi, enti ed istituzioni culturali della "filiera culturale", possono condividere strutture, costi organizzativi e specifiche competenze professionali, ottimizzandone in tal modo la gestione. Esperienze e ricerche sinora avviate (come al solito il Sud si muove anche in questo campo con ritardo rispetto al Centro-Nord Italia) valorizzano le potenzialità economiche, sociali e culturali derivanti dalla creazione di sistemi civici di integrazione dei servizi culturali, di cui un Teatro, un Museo o una Biblioteca rappresentano le cellule di base. Sono proprio questi elementi costitutivi di base, che gli enti locali possono concretamente offrire e gestire, a delineare non solo la mappa dell’offerta culturale italiana, ma anche quel patrimonio di beni, risorse e servizi degli enti locali che rivela la qualità della vita di una comunità e quindi la capacità di attrazione di ulteriori risorse (nuovi investimenti produttivi, flussi turistici, investimenti nazionali e comunitari nel settore dei beni e delle attività culturali, valorizzazione di nuove professionalità). E’ sufficiente menzionare solo l’ultimo, in ordine di tempo, dei provvedimenti adottati: il decreto del Ministro Melandri n. 470 del 4 novembre 1999, in vigore dal 30 dicembre 1999, che dispone il regolamento sui "criteri e modalità di erogazione di contributi in favore delle attività teatrali, in corrispondenza agli stanziamenti del Fondo unico per lo spettacolo". Il regolamento riorganizza il meccanismo di distribuzione delle risorse finanziarie statali privilegiando le attività teatrali stabili ("L’attività teatrale stabile è attività di interesse pubblico ed è caratterizzata dal peculiare rapporto con il territorio entro il quale è ubicato ed opera il soggetto che la svolge, nonché da particolari finalità artistiche, culturali e sociali, dalla priorità dell’assenza di fine di lucro e dal conseguente reinvestimento nell’attività teatrale degli eventuali utili conseguiti": art. 12), in particolare quelle svolte dai "Teatri stabili ad iniziativa pubblica" ("I teatri stabili ad iniziativa pubblica sono costituiti dalle regioni e dagli enti locali, direttamente o attravero forme associative o consortili di loro emanazione": art. 13, 0, 0); in ogni caso, anche quando non abbiano i requisiti per divenire teatri stabili, i teatri municipali godono di un regime di favore in ordine ai "contributi sui costi della gestione della sala e della pubblicità" (art. 19).

5) Perché esproprio significa avere accesso, in via prioritaria e preferenziale (gli "interventi in immobili di proprietà di enti pubblici territoriali, e soggetti alle disposizioni della legge 1° giugno 1939, n. 1089" sono al primo posto nell’ordine di priorità: art. 4, comma 2, decreto ministeriale n. 516/97), ai finanziamenti previsti per il restauro, la ristrutturazione e l’adeguamento funzionale degli immobili adibiti a teatro (legge n. 135/97, art. 4; legge n. 444/98, art. 1; legge n. 513/99, art. 2; decreto ministeriale n. 516/97).

6) Perché esproprio significa avere la possibilità per il Comune di effettuare i costosi lavori di restauro attingendo ai circa 300 miliardi destinati dal Programma Operativo Regionale (POR), elaborato nell’ambito dell’Agenda 2000-2006 (i fondi strutturali riservati dalla Comunità Europea alle regioni del Sud Italia), alla "Tutela e valorizzazione del patrimonio culturale" (Asse 2, Settore 2.1, del POR). In particolare, il Settore 2.1 prevede, tra gli altri, almeno due programmi di intervento che fanno al caso del Teatro di Altamura: "valorizzazione e tutela del patrimonio culturale pubblico attraverso interventi di: recupero di contenitori destinati ad attività culturali, teatrali, musicali e cinematografiche" (Misura 14, 0, 0); "interventi per il miglioramento dell’offerta e della qualità dei servizi culturali, finalizzata anche ad accrescere il suo potenziale attrattivo a livello nazionale ed internazionale" (Misura 16). E’ appena il caso di evidenziare che ciò significa riaprire il teatro a costo zero (o ridotto al minimo) per il Comune, alla duplice condizione però che "il bene sia pubblico e che il destinatario dei finanziamenti sia un’amministrazione pubblica". I tempi sono stretti: entro la fine di quest’anno la Regione individuerà i progetti da ammettere al finanziamento. Chi (privato o forza politica) si opporrà all’acquisizione al patrimonio comunale del Teatro o ne tarderà l’acquisizione si assumerà dunque una gravissima responsabilità nei confronti della città.

7) Perché esproprio significa, dopo dieci anni di abbandono e di degrado, intervenire rapidamente sul bene. L’eventuale contenzioso che il consorzio vorrà intentare contro la città non potrà pregiudicare l’acquisizione al patrimonio comunale del Teatro, ma interesserà unicamente la misura dell’indennizzo di esproprio. E’ ovvio peraltro che un simile contenzioso sarebbe l’occasione e la sede ideale per fare definitivamente chiarezza sul reale ed attuale assetto proprietario del Teatro: chi chiede un indennizzo deve infatti provare ed esibire il proprio titolo di proprietà. Non è escluso che un tale contenzioso possa accertare definitivamente che il teatro, come qualcuno ha ipotizzato in questi anni, è già della città, quindi del Comune che ne è la sua espressione.

8) Perché esproprio significa trasferire la proprietà del teatro dal suo attuale proprietario, che si assume essere il Consorzio, al Comune. I diritti dei singoli consorziati non verrebbero toccati ed espropriati (si raffronti la situazione giuridica prima e dopo l’esproprio attraverso le Tabelle 1 e 2). A loro lo statuto fondamentale del 1895 e la legge n. 1336 del 1939 riconoscono unicamente il diritto di palco o poltrona, vale a dire il diritto ad essere preferiti nell’acquisto dell’abbonamento teatrale stagionale: se la proprietà del teatro passasse al Comune, la loro posizione giuridica ed i loro diritti non subirebbero alcun mutamento. Anzi sarebbe interesse degli stessi consorziati agevolare il trasferimento del Teatro al Comune, poiché in tal modo potrebbero esercitare appieno il loro diritto di palco in un teatro finalmente riaperto e funzionante. Né l’esproprio determinerebbe lo scioglimento del Consorzio: infatti, continuerebbe ad essere un’associazione senza fini di lucro che riunisce i titolari del diritto di palco e che ha come unico scopo statutario "la conservazione del teatro", scopo a cui sarebbe destinato il proprio fondo comune costituito non più dall’immobile (passato al Comune), ma dalla somma ricevuta a titolo di indennizzo (si veda la Tabella 3). Tale somma, quindi, non potrebbe mai essere divisa tra i componenti del consorzio (è bene ricordare che anche il Comune è membro del consorzio), ma sarebbe destinata sempre al perseguimento di quel nobile scopo associativo. Che sia cento lire o un miliardo, l’indennizzo non potrebbe mai essere distratto da quell’unica destinazione: la conservazione del Teatro.

9) Perché esproprio significa assicurare al Teatro un assetto proprietario stabile, non soggetto a capricci privati e non condizionato dalle ristrettezze finanziarie di un’associazione. Dopo anni di trattative mancate, mediazioni fallite o fallimentari, capaci solo di elaborare soluzioni giuridicamente inconsistenti od illegittime, l’esproprio per pubblica utilità (per pubblica necessità, si dovrebbe dire!) si rivela oggi come l’unica via d’uscita legittima e rapida rispetto ad una condizione di stallo che dura da almeno dieci anni.

10) Perché esproprio significa dare una risposta ad una comunità che chiede oggi, con forza, di essere difesa nella sua storia, nei suoi diritti e nel suo futuro. Chiede a chi amministra la cosa pubblica di restituirle quanto le spetta: un Teatro che sia davvero di tutti.


Pubblicato in : Argomenti, Teatro Mercadante

Commenti utenti (0)

Nessun commento postato

Aggiungi il tuo commento



mXcomment 1.0.5 © 2007-2012 - visualclinic.fr
License Creative Commons - Some rights reserved
 

Gli ultimi commenti

OMICIDIO DAMBROSIO:...
Chi tace acconsente
Si dice: "Chi tace...acconsente". Non li provocate a parlare: rischiamo di beccarci un comunicato...
Altro...
Scritto da Cristian L.

SOSPESI PER ORA GLI EFFETTI...
Aggiornamento al precedente...
"Il Tribunale ha ribadito che "la revoca del presidente del consiglio comunale a norma delle...
Altro...
Scritto da Roberto

SOSPESI PER ORA GLI EFFETTI...
La sfiducia etica
Non essendo un giurista ma un semplice curioso del diritto, mi ha interessato molto il caso...
Altro...
Scritto da Roberto

DIFENDIAMO LA DEMOCRAZIA: NO...
ma che significa...
Di notte.. è chiaro, un vero e proprio agguato in fretta e furia. La vergona la si vuole mettere...
Altro...
Scritto da Angelo

LE INCREDIBILI E DOCUMENTATE...
Nessuno la vuole ma tutti...
Come i rifiuti... li facciamo ma nessuno li vuole sotto casa.. così l'antenna ...per...
Altro...
Scritto da a

Le ultime dal forum

Iscriviti alla newsletter!

Inserisci la tua e-mail per ricevere gratis tutti i nostri aggiornamenti