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Una lunga attesa ed un parere legale per sentirsi ribadire concetti ed argomenti PDF Stampa E-mail
Scritto da altamura2001, 10-12-1999 18:46

Editoriale apparso su Piazza, numero di dicembre 1999.

Dieci anni tra silenzi ed abusi

di enzo colonna

(Comitato Cittadino "Il teatro di tutti")

comitatoteatro@hotmail.com

Abbiamo atteso anni perché qualcuno finalmente capisse che dire Teatro Consorziale non implicasse l’affermazione di una proprietà esclusiva, divisa in quote, dei singoli consorziati; non significasse ridurre il regime giuridico del Teatro a quello di un misero sottoscala condominiale.

Abbiamo atteso anni nella speranza vana che qualcuno dei consorziati fosse toccato dal dubbio che quello che andavamo sostenendo, in svariate occasioni e sedi, non era il frutto demagogico ed avvelenato della nostra immaginazione, ma semplicemente quello che coscienza e legge ci imponevano di dire e pensare.

Anni trascorsi senza che a qualcuno di loro venisse il sospetto che la difesa ostinata ed immotivata di un "abuso" avrebbe determinato, com’è inevitabilmente avvenuto, una paralisi di dieci anni, quindi danni e svantaggi per tutti: sia per chi rivendicava (i consorziati), sia soprattutto per chi subiva (la città) l’abuso.

Anni mediocremente caratterizzati da una classe politica, quella al potere e quella all’opposizione, unita nel silenzio, nell’ipocrisia e nell’indifferenza.

Anni di inconcludenza che, com’è prassi dalle nostre parti, non potevano non concludersi con l’ennesima richiesta di parere ad un libero professionista.

Dieci anni durante i quali unici a richiedere con forza che nella vicenda-Mercadante si affermassero verità e legalità sono stati singoli cittadini ed associazioni; solitariamente: sono stati loro (con articoli di giornale, petizioni e ricorsi amministrativi) a consentire che si determinasse questo primo momento di chiarezza.

A chi (grande cosa, la posta elettronica!) mi sta chiedendo, per aver seguito in questi anni il caso, cosa pensi del parere, rispondo semplicemente: "Non c’è nulla di nuovo", e non certo per svilire il coscienzioso lavoro dell’avvocato Ventura (solo un paio di questioni tecnico-giuridiche di carattere secondario ci dividono), ma solo per rimarcare che quanto andavamo dicendo in questi anni non era "a priori" giusto o sensato; era quanto suggerivano logica, leggi e atti. Solo demagogie, compromessi di una classe politica essa stessa compromessa, egoismi, potevano stravolgere e non vedere la realtà, velandola delle proprie pulsioni, contraddizioni ed inibizioni.

In questo senso, un operatore del diritto non poteva, salvo smentire se stesso ed il proprio lavoro, che ribadire quello che noi (ad esempio nell’ultimo ricorso indirizzato nel maggio scorso al Comune da 11 associazioni e movimenti cittadini) abbiamo da sempre sostenuto. Perché allora si è voluto pervicacemente attendere, non capire e non vedere e non sentire? Per dieci anni! Non so... o, meglio, la risposta è troppo chiara e complessa per poter essere riportata in due righe.

Che fare ora? Questo importa davvero.

Dire che "non c’è nulla di nuovo" significa infatti anche ricordare che "c’è tutto ancora da fare". Mi limito a segnalare i prossimi appuntamenti, come sempre, secondo logica e diritto:

1) Il Comune non può, a questo punto, che prendere atto della validità e bontà delle argomentazioni svolte dalle undici associazioni nel ricorso del maggio scorso in cui contestavano l’illogicità e l’invalidità dell’accordo sottoscritto tra Comune e Consorzio. Deve dunque considerare nulla l’intesa.

2) Il Comune, sulla base delle medesime considerazioni (ora confermate dall’avvocato Ventura), dovrà considerare altrettanto nullo lo Statuto consorziale del 1993 con cui i consorziati si autoattribuivano la proprietà divisa in quote del teatro; ove necessario, dovrà impugnarlo in sede di giustizia civile. Se non vi provvederà, lo faranno per esso associazioni e semplici cittadini, ora legittimati ad agire nell’interesse del comune in qualunque sede (legge 265 del 1999, la c.d. Napolitano-Vigneri).

3) Una volta azzerati accordo e statuto, si potrà convocare una conferenza di servizi con la partecipazione di tutte le parti interessate, la quale, in tempi certi e definiti in anticipo, lavori per una soluzione giuridica ed economica del problema del recupero e della gestione del Teatro.

4) Soluzioni come quella di Striccoli e Viti (nella duplice ed incompatibile veste di consiglieri comunali e di amministrazione del Consorzio), che tentano il compromesso tra il salvataggio del proprio (le quote di proprietà: ancora ne parlano!) ed il rabbonimento del prossimo (una società ad azionariato diffuso sul modello di Prato da noi in passato suggerito), si rivelano pasticciate e giuridicamente impossibili. Ogni qualsivoglia soluzione concordata deve passare imprescindibilmente attraverso la rimozione dello Statuto del 1993, attraverso quindi un ritorno allo spirito ed alla lettera dello Statuto originario del 1895.

5) Veti ed ostacoli, pretestuosamente frapposti sulla strada di una dignitosa (per la città) soluzione, potranno sempre essere facilmente rimossi con l’esproprio da parte del Comune o con la procedura di scioglimento del consorzio da parte del Prefetto ai sensi dell’art. 42 del codice civile.

Questa volta, speriamo proprio di non dover attendere altri dieci anni perché qualcuno intenda.


Pubblicato in : Argomenti, Teatro Mercadante

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