Home arrow Argomenti arrow Teatro Mercadante arrow Teatro Mercadante: continua la commedia dell'assurdo.
Teatro Mercadante: continua la commedia dell'assurdo. PDF Stampa E-mail
Scritto da altamura2001, 17-10-1999 18:44

Editoriale pubblicato dal periodico Piazza, n. 212 del 17 ottobre 1999 .

Si passi all’ultimo atto!

di enzo colonna

(Comitato cittadino "Il Teatro di tutti")

comitatoteatro@hotmail.com

"Bisogna dare esecuzione all’accordo sottoscritto dall’Amministrazione comunale e dal Consorzio Teatro Mercadante: il Comune versi il miliardo e mezzo pattuito (necessario per effettuare i primi lavori) al Consorzio e poi si può pensare a dare spazio ad altre sottoscrizioni, all’ingresso di altri soci, semplici cittadini, enti ed associazioni. Invece Plotino ha congelato quell’accordo ed ha dato incarico all’avvocato Ventura di esprimere un parere giuridico in ordine alla proprietà del Teatro. Quest’incarico è incomprensibile... Noi siamo i proprietari, ma siamo proprietari di niente, abbiamo solo un diritto di prelazione: non possiamo vendere, gestire, non possiamo percepire utili... Se il Comunre intende pubblicizzare il Teatro non staremo a guardare, non ce lo lasceremo strappare, le cose devono restare come sono: il Mercadante è nostro. Diversamente apriremo un contenzioso con il Comune".

(passo tratto dall’intervista rilasciata a Radio Regio il 7 ottobre 1999 dall’ingegnere Alfredo Striccoli, consigliere di amministrazione del Consorzio Teatro Mercadante, nonché consigliere comunale di opposizione)

 

La dichiarazione che riportiamo è l’ultima, in ordine di tempo, delle ‘perle’ raccolte che si aggiungono a comporre quell’infinito rosario di improvvisazioni, contraddizioni e paradossi, rappresentato dalla vicenda del Teatro Mercadante.

Improvvisato era l’accordo tra Comune e Consorzio che non conteneva alcun piano dettagliato di recupero, alcun piano finanziario d’investimenti, alcuna ipotesi od idea di gestione, alcuna definizione o regolamentazione dell’uso del Teatro e degli annessi locali, alcun rispetto di norme e principi giuridici: semplicemente impegnava unilateralmente il Comune a versare un miliardo e mezzo ai consorziati senza alcuna reale contropartita in termini di gestione e di fruibilità collettiva dell’immobile.

Contraddittoria è, tra le tante, la posizione dell’ingegnere Striccoli che dapprima (appenna un mese fa’) sembra aderire (insieme al dottor Francesco Viti, anch’egli nella duplice veste di consigliere comunale di opposizione e di consigliere di amministrazione del consorzio) alla soluzione da noi suggerita (il modello del Politeama di Prato) ed ora continua a insistere sulla validità e necessità di quell’accordo, spingendosi inopinatamente a criticare - in linea con un ruolo di malintesa e malinterpretata opposizione politica (a giorni alterni e secondo le rispettive convenienze) - l’iniziativa dell’amministrazione comunale di ripensare l’accordo con il consorzio e di fare chiarezza sull’assetto proprietario del teatro. E’ bene, ancora una volta, essere chiari: quell’accordo, oltreché nullo ed iniquo, è assolutamente inconciliabile con la soluzione-Prato. Questa prevede la costituzione di una società ad azionariato popolare o diffuso i cui conferimenti dovranno essere rappresentati dal Teatro, dal miliardo e mezzo del Comune e dalle sottoscrizioni di cittadini, enti, associazioni. Come si capisce bene un’operazione trasparente e lineare che non implica (anzi rende necessario che vengano rimossi) papocchi giuridici e fasulle compravendite di quote dell’immobile (come appunto l’accordo sottoscritto).

Conoscendo la naivität e la intima buona fede della persona non ci resta che apprezzare l’involontaria e paradossale autoironia di Striccoli che si spinge a rivendicare per i consorziati il ruolo di proprietari, per poi onestamente precisare di essere "proprietari di niente". A ciascuno il suo, su questo hanno ragione da vendere i consorziati: a loro - decisero i nonni nello Statuto Fondamentale del 1895 - niente, solo il diritto ad essere preferiti nella vendita negli abbonamenti teatrali. Ma pur apprezzando il sapore ironico e letterario dell’ossimoro, la ‘proprietà di niente’ è niente, è difesa di un abuso, è oltraggio al comune senso della logica e del diritto, è offesa alle ragioni ed ai diritti della città.

Cosa cela allora la difesa ostinata della ‘proprietà del nulla’, cosa impedisce ai consorziati di compiere il bel gesto di cedere il loro ‘nulla’ alla città, cosa li autorizza a barattare un terzo del loro ‘nulla’ con un miliardo e mezzo? Dove il diritto ed i diritti, dove le ragioni, dove il pudore, l’onore e la memoria dei nonni? Perché si vuol continuare ad esercitare questa pressione per cui o la città riconosce la proprietà del Teatro ai singoli consorziati, contribuendo per giunta a ristrutturare il ‘loro’ immobile, oppure sarà costretta a subire ancora per anni la chiusura del teatro?

Allora basta! Finiamola con questo indecoroso teatrino, con questa recita a soggetto che vede protagonisti Consorziati, Amministrazione comunale, Opposizione. Finiamola con i mascheramenti e lo scambio delle parti, degne solo di una rappresentazione da avanspettacolo o di una pochade di quart’ordine: i Consorziati continuano a rivendicare la ‘proprietà di niente’; l’Amministrazione comunale continua a sostenere di voler riaprire il teatro, ma non si attiva ancora ad esercitare i poteri di imperio che la legge le riconosce (a quando un’occupazione d’urgenza di un immobile necessario per un servizio pubblico e per giunta pericoloso per la sicurezza e la salute dei cittadini?, 0, 0); l’Opposizione continua a pianificare i propri sogni di riscatto elettorale coltivando generosamente i propri silenzi ed omissioni.

Perché si fa questo?

E’ tempo di indossare i panni dell’umiltà e della serietà, quelli dell’impegno. E’ tempo che gli amministratori comunali (il Sindaco, gli assessori D’Ambrosio o Laterza?), l’opposizione (dov’è la verve dei consiglieri Menzulli, Popolizio, Piglionica, Iurino, Ventricelli?) si pongano seriamente il problema di liberare la città dalla condizione di stallo in cui è costretta. Gli strumenti ci sono (si veda la scheda informativa in basso).

Altrimenti, ancora una volta, saranno i semplici cittadini, quelli senza incarichi e prebende, ad attivarsi ed organizzarsi: "Ciascun elettore può far valere in giudizio le azioni e i ricorsi che spettano al comune" (art. 4 della recente legge n. 265 del 3 agosto 1999). In attesa delle prossime elezioni, naturalmente!

* * *

SCHEDA INFORMATIVA

Tre ipotesi per un unico obiettivo

1) Esproprio. Ad essere espropriato sarebbe il Consorzio, non i singoli consorziati che, per definizione dello stesso ingegnere Striccoli, sono ‘proprietari di nulla’. L’indennizzo, peraltro contenuto, andrebbe a surrogare il teatro nel patrimonio comune ed indivisibile del Consorzio, che è e resta un’associazione o fondazione di fatto. In un’ipotesi del genere, quindi, il denaro ottenuto a titolo di indennizzo potrebbe essere impiegato unicamente per gli scopi fissati statutariamente: vale a dire la conservazione e gestione del Teatro Mercadante. La divisione tra i membri di un’associazione del fondo comune, infatti, è sempre preclusa (art. 37 codice civile): può essere effettuata solo in caso di scioglimento dell’associazione. Si determinerebbe in tal modo un meccanismo virtuoso per i cui i soldi erogati a titolo di indennizzo verrebbero comunque destinati alle attività o alla conservazione del Teatro e non certo a rimpinguare portafogli privati.

2) Prefetto o Presidente della Regione. Essendo sorto come comitato, al consorzio, che non dispone di risorse proprie sufficienti per il perseguimento dei propri scopi statutari, è applicabile l’art. 42 del codice civile ai sensi del quale "qualora i fondi raccolti siano insufficienti allo scopo, o questo non sia più attuabile o, raggiunto lo scopo, si abbia un residuo di fondi, l’autorità governativa stabilisce la devoluzione dei beni, se questa non è stata disciplinata al momento della costituzione".

3) Ministro per i Beni Culturali. Ai sensi della legge n. 1089/39 ("Tutela delle cose d’interesse artistico o storico"), il Ministro per i Beni Culturali è autorizzato a "provvedere direttamente alle opere necessarie per assicurare la conservazione ed impedire il deterioramento delle cose" di interesse artistico e storico, accollando agli "enti e privati interessati... l’obbligo di rimborsare allo Stato la spesa sostenuta per la conservazione della cosa" (artt. 14 - 17, 0, 0); disciplina, quest’ultima, applicabile al Teatro Mercadante in quanto dichiarato con decreto ministeriale del 16 aprile 1984 immobile di particolare interesse storico-artistico


Pubblicato in : Argomenti, Teatro Mercadante

Commenti utenti (0)

Nessun commento postato

Aggiungi il tuo commento



mXcomment 1.0.5 © 2007-2012 - visualclinic.fr
License Creative Commons - Some rights reserved
 

Gli ultimi commenti

OMICIDIO DAMBROSIO:...
Chi tace acconsente
Si dice: "Chi tace...acconsente". Non li provocate a parlare: rischiamo di beccarci un comunicato...
Altro...
Scritto da Cristian L.

SOSPESI PER ORA GLI EFFETTI...
Aggiornamento al precedente...
"Il Tribunale ha ribadito che "la revoca del presidente del consiglio comunale a norma delle...
Altro...
Scritto da Roberto

SOSPESI PER ORA GLI EFFETTI...
La sfiducia etica
Non essendo un giurista ma un semplice curioso del diritto, mi ha interessato molto il caso...
Altro...
Scritto da Roberto

DIFENDIAMO LA DEMOCRAZIA: NO...
ma che significa...
Di notte.. è chiaro, un vero e proprio agguato in fretta e furia. La vergona la si vuole mettere...
Altro...
Scritto da Angelo

LE INCREDIBILI E DOCUMENTATE...
Nessuno la vuole ma tutti...
Come i rifiuti... li facciamo ma nessuno li vuole sotto casa.. così l'antenna ...per...
Altro...
Scritto da a

Le ultime dal forum

Iscriviti alla newsletter!

Inserisci la tua e-mail per ricevere gratis tutti i nostri aggiornamenti