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CAVA DEI DINOSAURI: BASTA CHIACCHIERE INTERESSATE. LA NOSTRA PROPOSTA. PDF Stampa E-mail
Scritto da altamura2001   

Da qualche settimana, grazie all'opera meritoria di associazioni e organi di informazione, la questione dell’abbandono della cava dei dinosauri è tornata all'attenzione dell'opinione pubblica [leggi qui]. Da più parti si levano proposte e prese di posizione che, però, spesso prescindono dai dati di fatto e dagli atti che sono stati prodotti in questi anni.

È infatti opportuno ricordare che la paleo-superficie su cui insistono migliaia di orme fossili di dinosauro risalenti al Cretacico è stata sottoposta dal novembre del 2000 a vincolo diretto (paleontologico) ed è stata acquisita, da tempo, al patrimonio pubblico in quanto il Direttore del Ministero per i Beni Culturali, il 7 dicembre 2000, ha dichiarato “le impronte di dinosauro … appartenenti allo Stato” disponendo l’inserimento di tali beni nell’elenco dei Beni Demaniali.

Rimane di proprietà privata la sola cava, ossia la pietraia circostante. L’elemento scandaloso sta tutto nel fatto che mai nessun ente preposto (ministero, soprintendenza, amministrazione comunale e tutti gli altri enti locali) ha pensato di far valere una normale, ovvia e banale servitù di passaggio per l’accesso alla paleo-superficie, ossia a quello che è già patrimonio pubblico, un bene demaniale. 

Di più. Da anni si sottoscrivono convenzioni e protocolli di intesa tra amministrazione comunale, soprintendenza e proprietà del sito [leggi ad esempio qui un roboante comunicato stampa dell’amministrazione Stacca del 2 novembre 2005], che coinvolgono ingenti fondi pubblici da tempo spariti nel nulla (diversi milioni di euro: ad esempio quelli dell’accordo di programma quadro tra Stato e Regione del 2003). Ci chiediamo pure che fine abbia fatto il dimenticato protocollo d’intesa tra amministrazione comunale e società proprietaria del sito, che impegnava proprietà e Comune, ciascuno per la propria parte, ad assicurare conservazione, valorizzazione e fruizione della cava [leggi qui, in particolare l’articolo 5].

A distanza di dodici anni dalla scoperta, il nulla. Solo propaganda e demagogia.

Ora, con un collaudato sistema che più volte abbiamo visto all’opera e denunciato, si ripropone per la terza volta (a distanza di qualche anno) la soluzione definitiva [leggi qui]: cessione della pietraia circostante la paleo-superficie da parte dei proprietari privati, in cambio di ingenti volumi edificatori in una precisa zona dell’abitato (un’area di circa 50.000 metri quadrati). Così, in maniera brutale, senza valutare quanto veramente valga quella pietraia con destinazione agricola. 

Da parte nostra, dopo anni di insulse e dannose discussioni in totale e spesso interessata libertà, dopo anni di intontimento collettivo e occasioni perse, anni di accessi negati e passaggi fantasma, di intese firmate e poi riposte nei cassetti, di abusi edilizi consentiti e di amministrazioni cieche e sorde, di soluzioni proposte e dopo qualche anno smentite (dalla società mista comune/privato all’esproprio), di inerzie e rimpalli di responsabilità, facciamo chiaramente la nostra proposta:

  • poiché dubitiamo che il Ministero per i beni e le attività culturali riesca a recuperare le risorse necessarie per l’esproprio (nonostante le ottime intenzioni recentemente espresse dal Soprintendente per i beni archeologici della Puglia Antonio De Siena) e poiché in tutti questi anni l'amministrazione comunale non ha posto in essere alcuna iniziativa (ma proprio nessuna!), sia la Regione ad attivarsi ai sensi dell'art. 95, comma 2, del Decreto Legislativo 22 gennaio 2004, n. 42 (Codice dei beni culturali e del paesaggio, in calce la norma richiamata) per espropriare l'area, con l’avvertenza che:
  1. la paleo-superficie è già patrimonio pubblico e deve esserne garantita servitù di accesso a fini di salvaguardia, studio scientifico e promozione turistico-culturale;
  2. l’operazione avvenga in massima trasparenza, l’indennità di esproprio sia giusta ed equa, anche senza denaro, ma con il riconoscimento di diritti edificatori (sappiamo quanto le casse pubbliche siano in difficoltà!), purché non ci siano illecite super-valutazioni o dannose operazioni urbanistiche di dubbia utilità.

Una volta acquisita al patrimonio pubblico l’intera area, si metta finalmente mano alla costituzione di una Fondazione (con Regione, Provincia, Comune, Università), come da anni prospettiamo in linea con le proposte avanzate negli anni scorsi dal compianto Onorevole Fabio Perinei, animatore del Comitato cittadino per l'Uomo fossile e le orme dei dinosauri: l'istituzione di un polo attrattivo di caratura internazionale, nel quale racchiudere, oltre alla Valle dei Dinosauri e all’Uomo Fossile, le tante preziosità storico-ambientali presenti nel nostro territorio.

Contiamo che la discussione sul futuro della cava dei dinosauri prosegua su basi razionali, celeri e nell’interesse collettivo, così da assicurare alla collettività la fruizione culturale, turistica ed economica di un bene tanto prezioso.

Noi, come sempre, faremo la nostra parte.

Altamura, 5 settembre 2011

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    MOVIMENTO CITTADINO ARIA FRESCA

   Sede: Claustro Michele Giannelli n. 81 (a ridosso di Piazza Municipio, al primo piano). Sito internet: www.altamura2001.com

 

 

 

*
APPENDICE

Decreto Legislativo 22 gennaio 2004, n. 42 (Codice dei beni culturali e del paesaggio)

Art. 95. Espropriazione di beni culturali

1. I beni culturali immobili e mobili possono essere espropriati dal Ministero per causa di pubblica utilità, quando l’espropriazione risponda ad un importante interesse a migliorare le condizioni di tutela ai fini della fruizione pubblica dei beni medesimi.

2. Il Ministero può autorizzare, a richiesta, le regioni, gli altri enti pubblici territoriali nonché ogni altro ente ed istituto pubblico ad effettuare l’espropriazione di cui al comma 1. In tal caso dichiara la pubblica utilità ai fini dell’esproprio e rimette gli atti all’ente interessato per la prosecuzione del procedimento.

3. Il Ministero può anche disporre l’espropriazione a favore di persone giuridiche private senza fine di lucro, curando direttamente il relativo procedimento.

 

 

 

 

 

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