Venerdì notte, il governo Berlusconi ha varato un decreto legge che costituisce il più arrogante, pericoloso e vile attacco alle regole della democrazia del nostro Paese.
Si tratta di un provvedimento, palesemente incostituzionale, che mira al di fuori di ogni regola a riammettere le liste dei partiti di maggioranza escluse in Lazio e Lombardia per gravissime mancanze (presentazione fuori tempo massimo e senza firme debitamente acquisite). Tutto ciò, fregandosene di leggi, regolamenti e pronunce della magistratura.
Siamo dunque arrivati all’attentato alle forme più basilari della democrazia: vengono stracciate le norme che regolano la competizione elettorale per “interpretarle” a favore dei potenti.
Norme delicatissime e tassative, che tutti i partiti sono chiamati a rispettare per garantire lo svolgimento regolare delle elezioni, possono pertanto essere modificate in corso d’opera a favore di coloro che la legge l’hanno spudoratamente violata: gli abusivi si fanno la legge su misura!
Noi a tutto questo non ci stiamo: difendiamo la nostra Costituzione, difendiamo l’uguaglianza dei cittadini di fronte alla legge e la regolarità della competizione elettorale.
Facciamo sentire la nostra voce: dove c’è strage di regole c’è strage di democrazia.
Capitolo 1 _ Netloving (messaggio d’amore non elettorale)
Mi rendo conto solo oggi che anche la geologia può offrire agli altamurani una chiave di lettura delle proprie complesse e periture relazioni sociali; ci relazioniamo in un carsismo sociale fatto di buchi e infiltrazioni di odio e individualismi, che scorrono nel sottosuolo insieme agli interessi nascosti. E sarà proprio la reiterazione di questo indiscriminato modo di fare comunità, separati piuttosto che assieme, antagonisti più che collaboratori, distruttori prima che creatori, che un giorno farà crollare le volte di tufo e aria che sostengono in un equilibrio labile e provvisorio i palazzi degli egoismi. ... [il testo completo è in questa pagina web, clicca sul titolo in alto]
[altamura2001.com sostiene Università delle Idee _ change club di Altamura ]
La Corte Costituzionale ha cancellato il vergognoso provvedimento contro il quale si erano mobilitati anche gli altamurani
BOCCIATO
IL LODO ALFANO:
TUTTI I CITTADINI SONO UGUALI
DI FRONTE ALLA LEGGE
Mercoledì scorso (7 ottobre) è stato ristabilito finalmente un minimo di legalità in Italia. La Corte Costituzionale ha infatti bocciato il cosiddetto Lodo Alfano, ossia la ignobile legge varata dal governo di centro-destra per evitare alle più alte cariche dello Stato qualunque processo, minando così alla base il principio costituzionale dell’uguaglianza dei cittadini di fronte alla legge.
A suo tempo, anche i cittadini altamurani avevano segnalato la loro forte contrarietà al provvedimento, firmando in massa (oltre 1.000) la richiesta di referendum abrogativopromossa a livello nazionale dall’Italia dei Valori e condotta nella nostra città dal Movimento Aria Fresca [clicca qui].
Ora non ci sarà bisogno di ulteriori passaggi: grazie al pronunciamento della Corte Costituzionale, quella legge vergogna è stata definitivamente cancellata.
Un risultato raggiunto anche grazie al sostegno che gli altamurani attenti ai valori della Costituzione e della democrazia hanno saputo con attenzione ed entusiasmo offrire. Un risultato di cui andare fieri.
"Mi sia consentito commentare la notizia della inaugurazione ed apertura alla fruizione pubblica del Parco nel rione Lama di Cervo, ad Altamura. Lungi da ogni polemica in ordine al pregio architettonico dello stesso, alla razionalità nella scelta delle essenze arboree impiantate e alla caratterizzazione effettiva dell'area quale parco (rapporto tra superficie totale e superficie a verde od alberata), non posso tacerVi le perplessità per ciò che appare solo una desolata opera di facciata più che un intervento significativo a tutela dell'ambiente in città, ove verde pubblico e assetto naturale del territorio paiono irrimediabilmente compromessi. Di fatti, a poche centinaia di metri dal Parco, presso uno slargo di via Pompei, si riscontrano degrado ed incuria: alberi nani, di nessun valore ornamentale, a ridosso delle costruzioni, deformati da potature inspiegabili e, perciò, incapaci persino di rappresentare anche soltanto un riparo dal sole. ... "
Molto volentieri pubblichiamo (cliccando sul titolo in alto, la pagina con il testo integrale) un intervento a firma di Giampaolo Tota che ci è stato inviato qualche giorno fa e di cui lo ringraziamo. Il testo, corredato di alcune esplicative foto, è pure pubblicato nell'Angolo della Posta di Notizie-Online.it (da qui).
Variando Pietro Nenni ("Da oggi siamo tutti più liberi") il governo ieri ci ha dichiarati tutti più sicuri. Da ieri, siamo tutti più insicuri, più ipocriti e più cattivi. Più insicuri e ipocriti, perché viviamo di rendita sulla fatica umile e spesso umiliata degli altri.
Infermieri e domestiche e badanti di vecchi e bambini, quello che abbiamo di più prezioso (e di prostitute, addette ad altre cure corporali), e lavoratori primatisti di morti bianche, e li chiamiamo delinquenti e li additiamo alla paura.
Ci sono centinaia di migliaia di persone che aspettano la regolarizzazione secondo il capriccio dei decreti flussi, e intanto sul loro lavoro si regge la nostra vita quotidiana, e basta consultare le loro pratiche di questura per saperne tutto, nome cognome luogo di impiego e residenza, nome e indirizzo di chi li impiega.
La legge, vi obietterà qualcuno, vuole colpire gli ingressi, non chi c'è già: non è vero. La legge vuole e può colpire nel mucchio. È una legge incostituzionale, non solo contro la Costituzione italiana, ma contro ogni concezione dei diritti umani, e punisce una condizione di nascita - l'essere straniero - invece che la commissione di un reato. Dichiara reato quella condizione anagrafica. Ci si può sentire più sicuri quando si condanna a spaventarsi e nascondersi una parte così ingente e innocente di nostri coabitanti? Quando persone di nascita straniera temano a presentarsi a un ospedale, a far registrare una nascita, a frequentare un servizio sociale, o anche a rivolgersi, le vittime della tratta, ad associazioni volontarie e istituzionali (forze di polizia comprese) impegnate a offrir loro un sostegno. Quando gli stranieri temano, come avviene già, mi racconta una benemerita visitatrice di carceri, Rita Bernardini, di andare al colloquio con un famigliare detenuto, per paura di essere denunciato? Lo strappo che gli obblighi della legge e i suoi compiaciuti effetti psicologici e propagandistici provoca nella trama della vita quotidiana non farà che accrescere la clandestinità, questa sì lucrosa e criminale, di tutti i rapporti sociali delle persone straniere. È anche una legge razzista?
Si gioca troppo con le parole, mentre i fatti corrono. Le razze non esistono, i razzisti sì. Questa legge prende a pretesto i matrimoni di convenienza per ostacolare fino alla persecuzione i matrimoni misti, ostacola maniacalmente l'unità delle famiglie, fissa per gli stranieri senza permesso di soggiorno una pena pecuniaria grottesca per la sua irrealtà - da 5 a 10 mila euro, e giù risate - e in capo al paradosso si affaccia, come sempre, il carcere. Carcere fino a tre anni per chi affitti una stanza a un irregolare: be', dovremo vedere grandiose retate. Galera ripristinata - bazzecole, tre anni - a chi oltraggi un pubblico ufficiale: la più tipicamente fascista e arbitraria delle imputazioni. Quanto alle galere per chi non abbia commesso alcun reato, salvo metter piede sul suolo italiano, ora che si chiamano deliziosamente Centri di identificazione e di espulsione, ci si può restare sei mesi! Sei mesi, per aver messo piede.
Delle ronde, si è detto fin troppo: e dopo aver detto tanto, sono tornate tali e quali come nella primitiva ambizione, squadre aperte a ogni futuro, salvo il provvisorio pudore di negar loro non la gagliarda partecipazione di ammiratori del nazismo, ma la divisa e i distintivi.
Tutto questo è successo. Ogni dettaglio di questo furore repressivo è stato sconfessato e accantonato nei mesi scorsi, spesso per impulso di gruppi e personalità della stessa maggioranza, e gli articoli di legge sono stati ripetutamente battuti nello stesso attuale Parlamento introvabile. È bastato aspettare, rimettere insieme tutto, e nelle versioni più oltranziste, imporre il voto di fiducia - una sequela frenetica di voti di fiducia - e trionfare. Un tripudio di cravatte verdi, ministeriali e no, con l'aggiunta di qualche ex fascista berlusconizzato. (Perché non è vero che il berlusconismo si sia andato fascistizzando: è vero che il fascismo si è andato berlusconizzando). La morale politica è chiara. Il governo Berlusconi era già messo sotto dalla Lega ("doganato": si può dire così? Doganato dalla Lega). Ora un presidente del Consiglio provato da notti bianche e cene domestiche è un mero ratificatore del programma leghista. Ma la Chiesa cattolica, si obietterà, ha ripetuto ancora ieri il suo ripudio scandalizzato del reato di clandestinità e la sua diffidenza per le ronde e in genere lo spirito brutale che anima una tal idea della sicurezza. Appunto. Berlusconi è politicamente ricattabile, ma non da tutti allo stesso modo. Dalla Lega sì, dalle commissioni pontificie no, perlomeno non da quelle che si ricordano che il cristiano è uno straniero.
Un ultimo dettaglio: le carceri. Mai nella storia del nostro Stato si era sfiorato il numero attuale di detenuti: 64 mila. Dormono per terra, da svegli stanno ammucchiati. La legge riempirà a dismisura i loro cubicoli. Gli esperti hanno levato invano la loro voce: "Le carceri scoppiano, c'è da temere il ritorno della violenza, un'estate di rivolte". Può darsi. Ma non dovrebbe essere lo spauracchio delle rivolte, che non vengono, perché nemmeno di rivolte l'umanità schiacciata delle galere è oggi capace, a far allarmare e vergognare: bensì la domanda su quel loro giacere gli uni sugli altri, stranieri gli uni agli altri.
La domanda se questi siano uomini.
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FIRMA CONTRO IL TESTO DI LEGGE C.D. SICUREZZA, CONTRO IL RITORNO DELLE LEGGI RAZZIALI IN EUROPA. UN APPELLO LANCIATO DALLE PAGINE DELLA RIVISTA MICROMEGA: CLICCA QUI. ADERISCI DA QUI SU FACEBOOK. DI SEGUITO IL TESTO DELL'APPELLO:
ALLA CULTURA DEMOCRATICA EUROPEA E AI GIORNALI CHE LA ESPRIMONO
Le cose accadute in Italia hanno sempre avuto, nel bene e nel male, una straordinaria influenza sulla intera società europea, dal Rinascimento italiano al fascismo.
Non sempre sono state però conosciute in tempo.
In questo momento c’è una grande attenzione sui giornali europei per alcuni aspetti della crisi che sta investendo il nostro paese, riteniamo, però, un dovere di quanti viviamo in Italia richiamare l’attenzione dell’opinione pubblica europea su altri aspetti rimasti oscuri. Si tratta di alcuni passaggi della politica e della legislazione italiana che, se non si riuscirà ad impedire, rischiano di sfigurare il volto dell’Europa e di far arretrare la causa dei diritti umani nel mondo intero.
Il governo Berlusconi, agitando il pretesto della sicurezza, ha imposto al Parlamento, di cui ha il pieno controllo, l’adozione di norme discriminatorie nei confronti degli immigrati, quali in Europa non si vedevano dai tempi delle leggi razziali.
È stato sostituito il soggetto passivo della discriminazione, non più gli ebrei bensì la popolazione degli immigrati irregolari, che conta centinaia di migliaia di persone; ma non sono stati cambiati gli istituti previsti dalle leggi razziali, come il divieto dei matrimoni misti.
Con tale divieto si impedisce, in ragione della nazionalità, l’esercizio di un diritto fondamentale quale è quello di contrarre matrimonio senza vincoli di etnia o di religione; diritto fondamentale che in tal modo viene sottratto non solo agli stranieri ma agli stessi italiani.
Con una norma ancora più lesiva della dignità e della stessa qualità umana, è stato inoltre introdotto il divieto per le donne straniere, in condizioni di irregolarità amministrativa, di riconoscere i figli da loro stesse generati. Pertanto in forza di una tale decisione politica di una maggioranza transeunte, i figli generati dalle madri straniere irregolari diverranno per tutta la vita figli di nessuno, saranno sottratti alle madri e messi nelle mani dello Stato. Neanche il fascismo si era spinto fino a questo punto. Infatti le leggi razziali introdotte da quel regime nel 1938 non privavano le madri ebree dei loro figli, né le costringevano all’aborto per evitare la confisca dei loro bambini da parte dello Stato.
Non ci rivolgeremmo all’opinione pubblica europea se la gravità di queste misure non fosse tale da superare ogni confine nazionale e non richiedesse una reazione responsabile di tutte le persone che credono a una comune umanità. L’Europa non può ammettere che uno dei suoi Paesi fondatori regredisca a livelli primitivi di convivenza, contraddicendo le leggi internazionali e i principi garantisti e di civiltà giuridica su cui si basa la stessa costruzione politica europea.
È interesse e onore di tutti noi europei che ciò non accada.
La cultura democratica europea deve prendere coscienza della patologia che viene dall’Italia e mobilitarsi per impedire che possa dilagare in Europa.
A ciascuno la scelta delle forme opportune per manifestare e far valere la propria opposizione.
Andrea Camilleri, Antonio Tabucchi, Dacia Maraini, Dario Fo, Franca Rame, Moni Ovadia, Maurizio Scaparro, Gianni Amelio ...
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SPLENDIDO VIDEO DI MICHELE LOPORCARO (dal Blog del Grillaio):
Ultrasettantenne emigrato agli inizi del 1900, racconta le sue esperienze a un pronipote ventenne. Col suo inglese da autodidatta, pieno di tratti dialettali newyorkesi (come wòik per work) e pronunciato con l'accento pugliese, lo zio Angelantonio ci ricorda ciò che noi oggi abbiamo dimenticato. Fino a ieri gli extracomunitari clandestini eravamo noi.
Dalle pagine (del 31 marzo 2009) della Gazzetta del Mezzogiorno on the web (clicca qui), siamo venuti a conoscenza di questa sconcertante e preoccupante iniziativa del Ministro della Giustizia. Sulla questione, vi segnaliamo la nota di Peter Gomez, pubblicata nel suo blog, dal titolo "La legge del più forte" (clicca qui).
FITTO INDAGATO, ALFANO INVIA ISPETTORI A BARI
Gli ispettori sono guidati dal vice direttore dell’ufficio ispezione, Gianfranco Mantelli.
I sostituti Rossi, Nitti e Nicastro scrivono al Csm chiedendo attenzione per la vicenda oggetto dell'inchiesta ministeriale sul loro operato
BARI – Un’ispezione ministeriale è in corso nella procura della Repubblica presso il tribunale di Bari. Secondo fonti giudiziarie baresi, l’ispezione è stata disposta dal ministro della Giustizia, Angelino Alfano, per verificare eventuali irregolarità compiute dai magistrati inquirenti nella conduzione di due inchieste nelle quali è imputato l’attuale ministro per gli Affari Regionali, Raffaele Fitto. I fatti contestati dalla procura a Fitto fanno riferimento agli anni scorsi quando egli era presidente della Regione Puglia. Gli ispettori giunti a Bari sono guidati dal vice direttore dell’ufficio ispezione, Gianfranco Mantelli.
Le inchieste sulle quali sono in corso verifiche con l’acquisizione di atti – a quanto si è appreso negli ambienti giudiziari baresi – sono quelle note come Cedis e La Fiorita. Per la prima, Fitto è già stato rinviato a giudizio per concorso in turbativa d’asta e interesse privato del curatore nella procedura di amministrazione straordinaria della società Cedis; per l’altra indagine, pende dinanzi al gup di Bari una richiesta di rinvio a giudizio per Fitto (per associazione per delinquere, concorso in corruzione, illecito finanziamento ai partiti, falso e peculato) e per una settantina di altri imputati, tra cui l’editore ed imprenditore romano Giampaolo Angelucci. L'ispezione – secondo le fonti giudiziarie baresi – nasce da diversi rilievi fatti dai legali di Fitto, durante e dopo l’ indagine, a proposito della presunta ritardata iscrizione nel registro degli indagati del nome dell’attuale ministro e sull' irritualità con cui sono state disposte le intercettazioni telefoniche a suo carico. Entrambe le indagini sono state coordinate dai pm Roberto Rossi, Renato Nitti e Lorenzo Nicastro e coordinate dal procuratore aggiunto Marco Dinapoli.
ROSSI, NITTI E NICASTRO SCRIVONO AL CSM Hanno scritto una lettera al Csm chiedendo attenzione per la vicenda oggetto dell’inchiesta ministeriale sul loro operato i tre sostituti procuratori del tribunale di Bari – Roberto Rossi, Renato Nitti e Lorenzo Nicastro – che hanno indagato sull'ex presidente della Regione Puglia, Raffaele Fitto, ora ministro per gli Affari Regionali. La lettera – il cui contenuto è riservato – è stata anche consegnata al procuratore facente funzioni di Bari, Emilio Marzano, che stamani ha ricevuto gli ispettori e che ha comunicato formalmente ai colleghi l’avvio dell’inchiesta amministrativa.
Secondo quanto si apprende da fonti giudiziarie, l’ispezione riguarderebbe la presunta ritardata iscrizione del nome di Fitto nel registro degli indagati; il fatto che la procura avrebbe avviato le intercettazioni a carico di Fitto in base a fatti datati, e quindi li avrebbe riciclati per utilizzarli a carico dell’allora presidente; e, infine, il difficile accesso alle conversazioni intercettate per la difesa del ministro. Nei processi in corso a Bari il ministro è difeso dal presidente della commissione Giustizia alla Camera, Giulia Bongiorno, e dal deputato del Pdl e componente della stessa commissione, Francesco Paolo Sisto.
ITALIA DEI VALORI: QUANDO LA MAGISTRATURA INDAGA I POTENTI SCATTANO LE ISPEZIONI
"Come si può leggere una ispezione del Ministero di Grazia e Giustizia alla procura di Bari nel momento in cui la stessa non si è ancora espressa sulla richiesta di rinvio a giudizio nei confronti del ministro Raffaele Fitto? Come un orologio svizzero quando la magistratura arriva ad indagare i potenti scattano le ispezioni". Se lo chiede Pierfelice Zazzera, coordinatore regionale dell’Italia dei Valori. "E' la stessa sorte - prosegue - capitata a Luigi De Magistris e Clementina Forleo. Una volta vicino all’Olimpo del potere ecco scattare il meccanismo delle ispezioni, poi della denigrazione infine dell’accusa fino all’espulsione dalla magistratura. Insomma i politici non devono essere toccati dai magistrati anche se sbagliano". "Questa ispezione alla procura di Bari - conclude Zazzera - può solo avere un significato intimidire i magistrati dallo svolgere la loro azione e condizionarne il giudizio di qui a breve sul Ministro Fitto. Noi dell’Idv crediamo ancora alla separazione dei poteri, ad una magistratura autonoma e indipendente dal potere politico. Ma sappiamo che con questo governo è come parlare un’altra lingua. Siamo anche convinti che i magistrati non si faranno intimidire da nessuno e proseguiranno decisi verso l'accertamento della verità
Affetto e gratitudine nei confronti di Fabio Perinei, persona bella e importante, stanno spingendo numerose persone a chiedere che il nuovo Ospedale della Murgia, alla cui realizzazione si impegnò a lungo, sia intitolato a suo nome [su YouTube, l'appello in un filmato (clicca qui )].
L’iter per l’intitolazione è stato avviato con una lettera inviata al presidente del consiglio regionale. Numerose le adesioni individuali e di gruppo pervenute all’indirizzo: ospedaledellamurgia@libero.it a cui, chi voglia aderire, deve inviare una mail indicando nome e cognome, città. (e.c.)
«Portare la democrazia nel consiglio comunale di Altamura è difficilissimo, quasi quanto portare la democrazia in Iraq. E, come ha ammesso (in ritardo) lo stesso Bush per l'Iraq, è inutile imporla, ci vorranno generazioni e una complessa maturazione. Lo stesso vale per il "capoluogo" della Murgia. Per questo penso sia perfettamente inutile cercare il dialogo e il confronto con chi manifestamente non lo vuole, con chi pensa che la democrazia sia essenzialmente la forza dei numeri (elettorali) e gestione assoluta del potere. Il ragionamento, praticamente, è: ''adesso il potere ce l'ho io e tu, minoranza, devi stare nell'angolo" ... ».
Pubblichiamo un interessante intervento di Pasquale Dibenedetto, giornalista (direttore di Notizie-Online e corrispondente dell'agenzia AdnKronos).
Riceviamo e pubblichiamo due interessanti documenti sulla sanità in Puglia ed in particolare nel nostro territorio (ASL Bari): le puntuali osservazioni alla proposta di Piano di Salute della Regione Puglia che sono state presentate alla terza commissione del consiglio regionale dalle Rappresentanze di Base del Pubblico Impiego ed una lettera aperta diffusa qualche settimana fa sempre dall'infaticabile Michele Lospalluto delle Rappresentanze Sindacali di Base sui problemi ospedalieri nella ASL Bari e nel territorio di Altamura.
Entrambi i documenti costituiscono un duro atto di accusa nei confronti della gestione delle strutture e delle risorse pubbliche destinate alla cura della salute collettiva soprattutto nella ASL Bari, la mega Azienda sanitaria che copre l'intera provincia di Bari diretta da Lea Cosentino, avvocato catapultato dall'azienda di sviluppo industriale (ASI) di Lecce a governare una complessa realtà come l'azienda sanitaria (prima altamurana ed ora) barese.
A SEDICI ANNI DALLA MORTE (19 LUGLIO 1992), RICORDIAMO IL GIUDICE PAOLO BORSELLINO E LE CINQUE PERSONE DELLA SCORTA CON QUESTE PAROLE:
«La lotta alla mafia - primo problema da risolvere nella nostra terra, bellissima e disgraziata - non deve essere soltanto una distaccata opera di repressione, ma un movimento culturale e morale, anche religioso, che coinvolga tutti, che tutti abitui a sentire la bellezza del fresco profumo di libertà che si oppone al puzzo del compromesso morale, dell'indifferenza, della contiguità, e quindi della complicità.»
[parole pronunciate da Paolo Borsellino il 23 giugno 1992, a un mese dalla morte di Giovanni Falcone]
Altamura, 19 luglio 2008
MOVIMENTO CITTADINO ARIA FRESCA
Sede: Vico Mercadante (di fronte Chiesa S. Nicola).
Mercoledì sera, 16 luglio 2008, manifestazione di liberi cittadini in Piazza Duomo, per la difesa di spazi di vita e di libertà. Libertà dalle auto, dai motocicli, dai pericoli e gas che producono. Libertà dalle forme di controllo pervasivo dell'autonomia e privacy dei cittadini che l'amministrazione comunale, con una discutibilissima soluzione (una potente e diffusa videosorveglianza), vuole realizzare.
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GLI OCCHI SULLA CITTÀ
La protesta parte dalla necessità e dallo slancio. Dall’entusiasmo per un alternativa all’omologazione, che non sia intesa come folklore né tanto meno come una qualsivoglia appartenenza politica. Semmai l’iniziativa parte da un collettivo di coscienze, da una riflessione su una realtà degradante che si manifesta quotidianamente sotto i nostri occhi, e che sembra non avere risoluzione in termine di senso civico e di educazione.
L’installazione di sagome all’ingresso di piazza Duomo svoltasi nei giorni 27 e 28 giugno è stata concepita come una manifestazione di sensibilizzazione, come un’ installazione creativa realizzata con materiali per lo più riciclati, come la possibilità per alcuni cittadini di esprimere un messaggio ad altri cittadini, poiché, come scrive Lewis Mumford urbanista e sociologo, “la città può essere definita un particolare ricettacolo per immagazzinare e trasmettere messaggi…”.
Il messaggio della sensibilizzazione è che il centro storico, e ancor più le piazze, siano un luogo d’incontro di persone e non di auto, in una città in cui si avverte l’assoluta mancanza di luoghi di aggregazione, di socializzazione, di spazi in cui esprimere la propria creatività ed il pensiero.
Messaggio semplice, eppure di difficile comprensione da parte di tutti i conducenti delle auto scorazzanti nella piazza o per il Corso. Per tanto la sensibilizzazione è un atto necessario ed urgente, molto più che l’installazione di telecamere..
In questo contesto i liberi cittadini, fautori dell’iniziativa esprimono il loro dissenso ai provvedimenti che l’amministrazione ha intrapreso per “risolvere” il problema della circolazione delle auto nel centro storico e in piazza Duomo: l’uso delle telecamere per regolare il transito delle auto è un metodo discutibile per più di una ragione.
In primo luogo il telerilevamento non impedisce fisicamente alle auto l’accesso alla ZTL (Zona a Traffico Limitato) ma fissa solo il costo della trasgressione, senza considerare gli eventuali ricorsi alle sanzioni amministrative che per i motivi più disparati potranno riversarsi negli uffici predisposti.
Non si comprende per quale ragione non siano stati previsti un maggior numero di dissuasori retrattili (solo tre quelli previsti), utilizzati in moltissime città italiane, i quali sarebbero risultati maggiormente efficaci, oltre che economicamente meno onerosi.
Il dissenso cresce riguardo l’appalto di videosorveglianza esteso al di fuori del centro storico con un cospicuo numero di telecamere(40 in totale, 29 fuori dalla ZTL) sparse in tutto l’abitato: il diritto alla privacy, alla fruizione incondizionata dei luoghi, alla libertà di circolazione non devono essere calpestati col pretesto della lotta al traffico ed alla criminalità. Colpisce, inoltre, l’evidente sproporzione tra l’uso massivo delle telecamere per il videocontrollo e il resto degli strumenti utilizzati per rendere vivibile il centro storico e la città tutta.
L’installazione di dispositivi per la videosorveglianza (che costerà alla comunità più di 540.000 euro) aumenterà il disagio di quei cittadini che, oltre alla presenza arrogante delle autoO, a breve subiranno l’invadente sguardo delle telecamere come l’occhio di un grande fratello.
“La vita sociale, la vita svolta negli spazi pubblici per definizione (le strade, le piazze..) viene descritta come intrinsecamente pericolosa, e da questa constatazione/affermazione si trae la conseguenza della necessità di sottoporre quegli spazi ad un controllo capillare che cancella ogni possibile “intimità” dei comportamenti di chi li frequenta. Si combinano così due effetti: quello della riduzione della sfera privata e quello del mutamento di natura degli spazi pubblici”. (S. Rodotà ex-garante per la privacy)
Da Felice Dileo, operaio presso le aziende Natuzzi, riceviamo e volentieri pubblichiamo questa sua nota. Con lui e con la sua battaglia siamo solidali.
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Io Felice Dileo, operaio alla Natuzzi Jesce Santeramo (Ba),
denuncio alla pubblica opinione di essere vittima, insieme ai circa 950 miei colleghi di lavoro, della privazione di un diritto fondamentale riconosciuto dalle vigenti leggi e accordi nazionali, ovvero: quello di eleggere una rappresentanza sindacale unitaria e dei rappresentanti per la sicurezza. I complici di questo sopruso sono Fillea-Cgil, Filca-Cisl e Feneal-Uil di Bari.
Queste federazioni sindacali, infatti, da decenni mantengono alla Natuzzi dei rappresentanti sindacali aziendali nominati da loro e si sono sempre rifiutati (benché sollecitati dai lavoratori interessati) di presentare liste di candidati alla carica di R.S.U. così come previsto dal contratto collettivo nazionale di categoria.
A tale mancanza ho cercato più volte di far rimediare, rivolgendomi ai livelli superiori della organizzazione in cui milito: la Cgil, ma mi sono scontrato con un muro di gomma.
Contro questa ingiustizia, lunedì 19 c.m. alle ore 8:00 inizierò lo sciopero della fame presso la sede della Cgil Puglia sita in via Calace a Bari. Fino a quando le organizzazione sindacali competenti non adempieranno al proprio dovere di nominare una commissione elettorale e avviare quindi le procedure di elezione della R.S.U. alla Natuzzi.
FELICE DILEO (Cgil Rete 28 aprile)
AGGIORNAMENTO DEL 19 MAGGIO 2008. - E' finita la protesta di Felice Dileo, dopo le prese di posizione della Cgil: per saperene di più, CLICCA QUI.
L'area programmatica della Rete 28 Aprile - Cgil torna a denunciare l'ormai intollerabile situazione sindacale persistente alla Natuzzi Jesce di Santeramo (Ba). In questa pagina, riportiamo un comunicato del 26 marzo molto critico anche nei confronti delle organizzazioni sindacali.
Il Consiglio Superiore della Magistratura, evidentemente appesantito in maniera determinante dalla sua componente politica, con la decisione della sua sezione disciplinare di disporre il trasferimento di sede ed il cambio di funzioni giudiziarie per il dr. Luigi De Magistris ha scritto una delle pagine più dolorose e ingiuste della sua storia.
I componenti del Csm, presieduti dall'ex democristiano avellinese Nicola Mancino, anziché dare un segnale di coraggio e di dignità istituzionale, hanno deciso di chinare il capo pavidamente schierandosi dalla parte dei poteri forti.
Quei poteri che De Magistris aveva inchiodato, per la prima volta nella storia della Calabria, alle loro immonde responsabilità di predoni e responsabili del latrocinio pluridecennale che aveva portato un fiume enorme di denaro nelle loro tasche, facendo scivolare la Calabria sempre più in basso nelle classifiche nazionali per disoccupazione, povertà, disperazione.
Quei poteri forti che tramite alcuni rappresentanti giustamente inquisiti da De Magistris non hanno avuto remore a dire esplicitamente nelle loro losche telefonate che bisognava "farlo fuori".
E così oggi ingiustizia è fatta.
Incredulità e sgomento sono i primi sentimenti che ci sentiamo di esprimere di fronte alla sentenza della sezione disciplinare del Csm. Questa condanna non solo ha il sapore della beffa, ma ci indigna nel pensare al ghigno di sollievo che nell'ascoltarla avranno avuto i ben noti personaggi pesantemente coinvolti nel sacco della Calabria.
Anche se Luigi De Magistris dovesse aver commesso qualche errore formale, qualche imperfezione burocratica nelle sue procedure, riteniamo che molto più sereno e benevolo doveva essere il giudizio disciplinare, soprattutto in considerazione dell'enorme mole di lavoro svolta, con pochissimi mezzi, da questo giovane magistrato.
Oggi invece questi possibili errori e queste umane imperfezioni sono stati presi, a nostro avviso, a pretesto per comminare una condanna non al metodo, come ci si vuole far credere, ma al merito delle inchieste.
Noi tutti ci stringiamo attorno al dr. De Magistris, gli testimoniamo pubblicamente la nostra stima immutata e lo incitiamo a percorrere tutte le strade possibili per appellare questa iniqua decisione.
Non lo faccia solo per il suo onore, lo faccia per tutti i calabresi onesti e per i centomila cittadini che hanno sottoscritto la petizione a suo favore.
Sabato 19 gennaio 2008
Salvatore Borsellino (fratello del giudice Paolo), Sonia Alfano (figlia del giornalista Beppe), Rosanna Scopelliti (figlia del giudice Antonino), Aldo Pecora (portavoce di "Ammazzateci tutti"), Emiliano Morrone (direttore resp. "La Voce di Fiore" e autore di "La società sparente"), Giovanni Pecora (coordinamento "Rete per la Calabria"), Giorgio Durante (presidente "Calabrialibre"), Francesco Lo Giudice (Movimento del Sole), Francesco Saverio Alessio (Ass. Emigrati.it e autore di "La società sparente"), Francesco Precenzano (presidente "Gens"), Francesco Siciliano (legale associazioni antimafia calabresi), Gianfranco Saccomanno (legale associazioni antimafia calabresi e presidente Ass. "Città del Sole")
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APPLAUSI EVERSIVI
Il Parlamento è nudo di fronte al Paese [v. immagini cliccando qui]. Si è schierato, tranne pochi deputati, a sostegno delle tesi di un ministro della Giustizia che attacca la magistratura. Una solidarietà convinta di chi può rischiare di fare la stessa fine. Solo i deputati dell'Italia dei Valori (Lista Di Pietro) e dei Comunisti Italiani sono rimasti in silenzio. I cosiddetti rappresentanti del popolo sovrano hanno applaudito un discorso eversivo, che qualifica "frange estremiste" i giudici che hanno messo agli arresti domiciliari la moglie di Mastella per concussione e sotto accusa molti rappresentanti dell'UDEUR. Un applauso a priori, senza sapere, senza conoscere neppure le motivazioni dei magistrati.
All'interno (clicca sul titolo), il testo diffuso dal presidente e dal segretario dell'Unione delle Camere Penali Italiane (UCPI), Oreste Dominioni e Renato Borzone, dal titolo "La politica non invochi per sè quel che nega a tutti i cittadini".
Il primo è lo splendido editoriale a firma di Ivan Commisso pubblicato, con il titolo A chi affidiamo i nostri sogni, nell'ultimo numero del periodico Free (marzo 2007), che così chiude:
"Noi, da questi qui, siamo diversi e distanti. Noi siamo altro da chi condiziona, picchia, intimidisce, usa violenza, si rifugia dietro l’allusione, minimizza, giustifica, seda. La nostra cifra è fatta di errori, incertezze, cantonate ma con gli occhi lucidi di chi, con emozione, si ribella al corso delle cose che altri hanno deciso con la forza".
Il secondo è un intervento pubblicato, con il titolo Alla ricerca della cittadinanza perduta, dal giornale delle parrocchie di Altamura Comunità in cammino (numero di febbraio 2007) a firma di Enzo Colonna, che così chiude:
"È nell’antica agorà (la piazza, il luogo dei raduni e degli incontri, lo spazio della democrazia), luogo privato e pubblico al tempo stesso, che si potrà tornare a parlare ed agire, ad interrogarsi, a trovare risposte, a rinsaldare legami, a coltivare speranze possibili ed ad essere speranza per altri quando questo possibile non si realizza per sé, a confermare reciprocamente l’impegno che Camus attribuiva alla propria generazione e che è ancora dell’attuale: “impedire che il mondo si sfasci?. Solo così anche le sofferenze private potranno essere pensate e vissute come problemi condivisi, comuni, quindi politici".
È un tratto dei tempi. Non c’è politico o schieramento eletto, a qualunque livello, che riesca a sottrarsi alla tentazione di inserire nell’apparato amministrativo che governa compagni di cordata, di corrente o di partito, fedeli amici e forse esecutori. Di esempi, anche recenti e riportati dalla cronaca, se ne potrebbero fare molti, dall’Ente Parco dell’Alta Murgia alla Regione Puglia ... Si fa un bel dire “amministrazione pubblica?, quando tutt’altro che pubblici e trasparenti sono i meccanismi di selezione del suo personale ... (un intervento di Enzo Colonna)