Riceviamo e pubblichiamo due interessanti documenti sulla sanità in Puglia ed in particolare nel nostro territorio (ASL Bari): le puntuali osservazioni alla proposta di Piano di Salute della Regione Puglia che sono state presentate alla terza commissione del consiglio regionale dalle Rappresentanze di Base del Pubblico Impiego ed una lettera aperta diffusa qualche settimana fa sempre dall'infaticabile Michele Lospalluto delle Rappresentanze Sindacali di Base sui problemi ospedalieri nella ASL Bari e nel territorio di Altamura.
Entrambi i documenti costituiscono un duro atto di accusa nei confronti della gestione delle strutture e delle risorse pubbliche destinate alla cura della salute collettiva soprattutto nella ASL Bari, la mega Azienda sanitaria che copre l'intera provincia di Bari diretta da Lea Cosentino, avvocato catapultato dall'azienda di sviluppo industriale (ASI) di Lecce a governare una complessa realtà come l'azienda sanitaria (prima altamurana ed ora) barese.
A SEDICI ANNI DALLA MORTE (19 LUGLIO 1992), RICORDIAMO IL GIUDICE PAOLO BORSELLINO E LE CINQUE PERSONE DELLA SCORTA CON QUESTE PAROLE:
«La lotta alla mafia - primo problema da risolvere nella nostra terra, bellissima e disgraziata - non deve essere soltanto una distaccata opera di repressione, ma un movimento culturale e morale, anche religioso, che coinvolga tutti, che tutti abitui a sentire la bellezza del fresco profumo di libertà che si oppone al puzzo del compromesso morale, dell'indifferenza, della contiguità, e quindi della complicità.»
[parole pronunciate da Paolo Borsellino il 23 giugno 1992, a un mese dalla morte di Giovanni Falcone]
Altamura, 19 luglio 2008
MOVIMENTO CITTADINO ARIA FRESCA
Sede: Vico Mercadante (di fronte Chiesa S. Nicola).
Mercoledì sera, 16 luglio 2008, manifestazione di liberi cittadini in Piazza Duomo, per la difesa di spazi di vita e di libertà. Libertà dalle auto, dai motocicli, dai pericoli e gas che producono. Libertà dalle forme di controllo pervasivo dell'autonomia e privacy dei cittadini che l'amministrazione comunale, con una discutibilissima soluzione (una potente e diffusa videosorveglianza), vuole realizzare.
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GLI OCCHI SULLA CITTÀ
La protesta parte dalla necessità e dallo slancio. Dall’entusiasmo per un alternativa all’omologazione, che non sia intesa come folklore né tanto meno come una qualsivoglia appartenenza politica. Semmai l’iniziativa parte da un collettivo di coscienze, da una riflessione su una realtà degradante che si manifesta quotidianamente sotto i nostri occhi, e che sembra non avere risoluzione in termine di senso civico e di educazione.
L’installazione di sagome all’ingresso di piazza Duomo svoltasi nei giorni 27 e 28 giugno è stata concepita come una manifestazione di sensibilizzazione, come un’ installazione creativa realizzata con materiali per lo più riciclati, come la possibilità per alcuni cittadini di esprimere un messaggio ad altri cittadini, poiché, come scrive Lewis Mumford urbanista e sociologo, “la città può essere definita un particolare ricettacolo per immagazzinare e trasmettere messaggi…”.
Il messaggio della sensibilizzazione è che il centro storico, e ancor più le piazze, siano un luogo d’incontro di persone e non di auto, in una città in cui si avverte l’assoluta mancanza di luoghi di aggregazione, di socializzazione, di spazi in cui esprimere la propria creatività ed il pensiero.
Messaggio semplice, eppure di difficile comprensione da parte di tutti i conducenti delle auto scorazzanti nella piazza o per il Corso. Per tanto la sensibilizzazione è un atto necessario ed urgente, molto più che l’installazione di telecamere..
In questo contesto i liberi cittadini, fautori dell’iniziativa esprimono il loro dissenso ai provvedimenti che l’amministrazione ha intrapreso per “risolvere” il problema della circolazione delle auto nel centro storico e in piazza Duomo: l’uso delle telecamere per regolare il transito delle auto è un metodo discutibile per più di una ragione.
In primo luogo il telerilevamento non impedisce fisicamente alle auto l’accesso alla ZTL (Zona a Traffico Limitato) ma fissa solo il costo della trasgressione, senza considerare gli eventuali ricorsi alle sanzioni amministrative che per i motivi più disparati potranno riversarsi negli uffici predisposti.
Non si comprende per quale ragione non siano stati previsti un maggior numero di dissuasori retrattili (solo tre quelli previsti), utilizzati in moltissime città italiane, i quali sarebbero risultati maggiormente efficaci, oltre che economicamente meno onerosi.
Il dissenso cresce riguardo l’appalto di videosorveglianza esteso al di fuori del centro storico con un cospicuo numero di telecamere(40 in totale, 29 fuori dalla ZTL) sparse in tutto l’abitato: il diritto alla privacy, alla fruizione incondizionata dei luoghi, alla libertà di circolazione non devono essere calpestati col pretesto della lotta al traffico ed alla criminalità. Colpisce, inoltre, l’evidente sproporzione tra l’uso massivo delle telecamere per il videocontrollo e il resto degli strumenti utilizzati per rendere vivibile il centro storico e la città tutta.
L’installazione di dispositivi per la videosorveglianza (che costerà alla comunità più di 540.000 euro) aumenterà il disagio di quei cittadini che, oltre alla presenza arrogante delle autoO, a breve subiranno l’invadente sguardo delle telecamere come l’occhio di un grande fratello.
“La vita sociale, la vita svolta negli spazi pubblici per definizione (le strade, le piazze..) viene descritta come intrinsecamente pericolosa, e da questa constatazione/affermazione si trae la conseguenza della necessità di sottoporre quegli spazi ad un controllo capillare che cancella ogni possibile “intimità” dei comportamenti di chi li frequenta. Si combinano così due effetti: quello della riduzione della sfera privata e quello del mutamento di natura degli spazi pubblici”. (S. Rodotà ex-garante per la privacy)
Da Felice Dileo, operaio presso le aziende Natuzzi, riceviamo e volentieri pubblichiamo questa sua nota. Con lui e con la sua battaglia siamo solidali.
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Io Felice Dileo, operaio alla Natuzzi Jesce Santeramo (Ba),
denuncio alla pubblica opinione di essere vittima, insieme ai circa 950 miei colleghi di lavoro, della privazione di un diritto fondamentale riconosciuto dalle vigenti leggi e accordi nazionali, ovvero: quello di eleggere una rappresentanza sindacale unitaria e dei rappresentanti per la sicurezza. I complici di questo sopruso sono Fillea-Cgil, Filca-Cisl e Feneal-Uil di Bari.
Queste federazioni sindacali, infatti, da decenni mantengono alla Natuzzi dei rappresentanti sindacali aziendali nominati da loro e si sono sempre rifiutati (benché sollecitati dai lavoratori interessati) di presentare liste di candidati alla carica di R.S.U. così come previsto dal contratto collettivo nazionale di categoria.
A tale mancanza ho cercato più volte di far rimediare, rivolgendomi ai livelli superiori della organizzazione in cui milito: la Cgil, ma mi sono scontrato con un muro di gomma.
Contro questa ingiustizia, lunedì 19 c.m. alle ore 8:00 inizierò lo sciopero della fame presso la sede della Cgil Puglia sita in via Calace a Bari. Fino a quando le organizzazione sindacali competenti non adempieranno al proprio dovere di nominare una commissione elettorale e avviare quindi le procedure di elezione della R.S.U. alla Natuzzi.
FELICE DILEO (Cgil Rete 28 aprile)
AGGIORNAMENTO DEL 19 MAGGIO 2008. - E' finita la protesta di Felice Dileo, dopo le prese di posizione della Cgil: per saperene di più, CLICCA QUI.
L'area programmatica della Rete 28 Aprile - Cgil torna a denunciare l'ormai intollerabile situazione sindacale persistente alla Natuzzi Jesce di Santeramo (Ba). In questa pagina, riportiamo un comunicato del 26 marzo molto critico anche nei confronti delle organizzazioni sindacali.
Il Consiglio Superiore della Magistratura, evidentemente appesantito in maniera determinante dalla sua componente politica, con la decisione della sua sezione disciplinare di disporre il trasferimento di sede ed il cambio di funzioni giudiziarie per il dr. Luigi De Magistris ha scritto una delle pagine più dolorose e ingiuste della sua storia.
I componenti del Csm, presieduti dall'ex democristiano avellinese Nicola Mancino, anziché dare un segnale di coraggio e di dignità istituzionale, hanno deciso di chinare il capo pavidamente schierandosi dalla parte dei poteri forti.
Quei poteri che De Magistris aveva inchiodato, per la prima volta nella storia della Calabria, alle loro immonde responsabilità di predoni e responsabili del latrocinio pluridecennale che aveva portato un fiume enorme di denaro nelle loro tasche, facendo scivolare la Calabria sempre più in basso nelle classifiche nazionali per disoccupazione, povertà, disperazione.
Quei poteri forti che tramite alcuni rappresentanti giustamente inquisiti da De Magistris non hanno avuto remore a dire esplicitamente nelle loro losche telefonate che bisognava "farlo fuori".
E così oggi ingiustizia è fatta.
Incredulità e sgomento sono i primi sentimenti che ci sentiamo di esprimere di fronte alla sentenza della sezione disciplinare del Csm. Questa condanna non solo ha il sapore della beffa, ma ci indigna nel pensare al ghigno di sollievo che nell'ascoltarla avranno avuto i ben noti personaggi pesantemente coinvolti nel sacco della Calabria.
Anche se Luigi De Magistris dovesse aver commesso qualche errore formale, qualche imperfezione burocratica nelle sue procedure, riteniamo che molto più sereno e benevolo doveva essere il giudizio disciplinare, soprattutto in considerazione dell'enorme mole di lavoro svolta, con pochissimi mezzi, da questo giovane magistrato.
Oggi invece questi possibili errori e queste umane imperfezioni sono stati presi, a nostro avviso, a pretesto per comminare una condanna non al metodo, come ci si vuole far credere, ma al merito delle inchieste.
Noi tutti ci stringiamo attorno al dr. De Magistris, gli testimoniamo pubblicamente la nostra stima immutata e lo incitiamo a percorrere tutte le strade possibili per appellare questa iniqua decisione.
Non lo faccia solo per il suo onore, lo faccia per tutti i calabresi onesti e per i centomila cittadini che hanno sottoscritto la petizione a suo favore.
Sabato 19 gennaio 2008
Salvatore Borsellino (fratello del giudice Paolo), Sonia Alfano (figlia del giornalista Beppe), Rosanna Scopelliti (figlia del giudice Antonino), Aldo Pecora (portavoce di "Ammazzateci tutti"), Emiliano Morrone (direttore resp. "La Voce di Fiore" e autore di "La società sparente"), Giovanni Pecora (coordinamento "Rete per la Calabria"), Giorgio Durante (presidente "Calabrialibre"), Francesco Lo Giudice (Movimento del Sole), Francesco Saverio Alessio (Ass. Emigrati.it e autore di "La società sparente"), Francesco Precenzano (presidente "Gens"), Francesco Siciliano (legale associazioni antimafia calabresi), Gianfranco Saccomanno (legale associazioni antimafia calabresi e presidente Ass. "Città del Sole")
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APPLAUSI EVERSIVI
Il Parlamento è nudo di fronte al Paese [v. immagini cliccando qui]. Si è schierato, tranne pochi deputati, a sostegno delle tesi di un ministro della Giustizia che attacca la magistratura. Una solidarietà convinta di chi può rischiare di fare la stessa fine. Solo i deputati dell'Italia dei Valori (Lista Di Pietro) e dei Comunisti Italiani sono rimasti in silenzio. I cosiddetti rappresentanti del popolo sovrano hanno applaudito un discorso eversivo, che qualifica "frange estremiste" i giudici che hanno messo agli arresti domiciliari la moglie di Mastella per concussione e sotto accusa molti rappresentanti dell'UDEUR. Un applauso a priori, senza sapere, senza conoscere neppure le motivazioni dei magistrati.
All'interno (clicca sul titolo), il testo diffuso dal presidente e dal segretario dell'Unione delle Camere Penali Italiane (UCPI), Oreste Dominioni e Renato Borzone, dal titolo "La politica non invochi per sè quel che nega a tutti i cittadini".
Il primo è lo splendido editoriale a firma di Ivan Commisso pubblicato, con il titolo A chi affidiamo i nostri sogni, nell'ultimo numero del periodico Free (marzo 2007), che così chiude:
"Noi, da questi qui, siamo diversi e distanti. Noi siamo altro da chi condiziona, picchia, intimidisce, usa violenza, si rifugia dietro l’allusione, minimizza, giustifica, seda. La nostra cifra è fatta di errori, incertezze, cantonate ma con gli occhi lucidi di chi, con emozione, si ribella al corso delle cose che altri hanno deciso con la forza".
Il secondo è un intervento pubblicato, con il titolo Alla ricerca della cittadinanza perduta, dal giornale delle parrocchie di Altamura Comunità in cammino (numero di febbraio 2007) a firma di Enzo Colonna, che così chiude:
"È nell’antica agorà (la piazza, il luogo dei raduni e degli incontri, lo spazio della democrazia), luogo privato e pubblico al tempo stesso, che si potrà tornare a parlare ed agire, ad interrogarsi, a trovare risposte, a rinsaldare legami, a coltivare speranze possibili ed ad essere speranza per altri quando questo possibile non si realizza per sé, a confermare reciprocamente l’impegno che Camus attribuiva alla propria generazione e che è ancora dell’attuale: “impedire che il mondo si sfasci?. Solo così anche le sofferenze private potranno essere pensate e vissute come problemi condivisi, comuni, quindi politici".
È un tratto dei tempi. Non c’è politico o schieramento eletto, a qualunque livello, che riesca a sottrarsi alla tentazione di inserire nell’apparato amministrativo che governa compagni di cordata, di corrente o di partito, fedeli amici e forse esecutori. Di esempi, anche recenti e riportati dalla cronaca, se ne potrebbero fare molti, dall’Ente Parco dell’Alta Murgia alla Regione Puglia ... Si fa un bel dire “amministrazione pubblica?, quando tutt’altro che pubblici e trasparenti sono i meccanismi di selezione del suo personale ... (un intervento di Enzo Colonna)
L'appello diffuso dal comitato fermiamo la guerra:
Al movimento italiano chiediamo di scendere in piazza, in ogni città, da subito, con i colori dell'arcobaleno e nel nome delle nostre sorelle e dei nostri fratelli sequestrati in Iraq
Pubblichiamo un documento elaborato e diffuso dalla rappresentanza aziendale della Funzione Pubblica C.G.I.L. del Comune di Altamurae dalla segreteria territoriale, dopo due anni e mezzo dall’insediamento dell’attuale amministrazione.
Esprimiamo tutta la nostra solidarietà e pieno sostegno ai Missionari Comboniani, Giorgio Poletti e Francesco Nascimbene, incatenatisi alla finestra della questura di Caserta per sollecitare le autorità e l’amministrazione locale ad affrontare il fenomeno dell’immigrazione con una politica positiva di accoglienza e non con azioni repressive.
Missionari Comboniani, Bari
Laici Comboniani
Associazione Daniele Comboni Onlus
Primo risultato della diffida di Italia Giusta al Sindaco di Bari per i lavori urgenti alla Fibronit: sara' il Comune di Bari a realizzare i lavori urgenti per la messa in sicurezza dell'area industriale della Fibronit di Bari, ex stabilimento di amianto chiuso da anni nel centro di Bari. Quando ancora si dovrà attendere per un esito del genere anche ad Altamura? Quando il Sindaco disporrà con ordinanza la rimozione e la messa in sicurezza delle coperture in amianto di diversi immobili, di proprietà privata, ubicati nei pressi di Viale Regina Margherita?
Le associazioni Italia Giusta secondo la Costituzione, Lipu, Ruotalibera, Wwf, Adirt hanno diffidato il Sindaco di Bari ad intervenire per l'eliminazione in emergenza delle situazioni di pericolo all’interno della Fibronit, la “bomba ambientale? che - situata com’è al centro di Bari, con le sue centinaia di tonnellate di amianto - minaccia di provocare, da un momento all’altro, una vera e propria catastrofe ecologica e il rischio della vita di decine di persone.
Non siamo ad un livello di emergenza simile, ma forse sarebbe opportuno che una sollecitazione di questo tipo sia inoltrata anche al Sindaco di Altamura affinché con ordinanza disponga la rimozione e la messa in sicurezza delle coperture in amianto di diversi immobili, di proprietà privata, ubicati nei pressi di Viale Regina Margherita.