Comune di Altamura, Provincia di Bari e Regione Puglia: tutti e tre
snobbano il processo. Svanisce la possibilità di tutelare i cittadini altamurani.
Ingiustizia è fatta. Lo schiaffo in faccia ai cittadini
altamurani è dolorosissimo. Oggi si è tenuta la prima udienza del processo
“Murgia Avvelenata” (la seconda è stata fissata al 21 febbraio) e il Comune di
Altamura non si è costituito parte civile. Nessuna costituzione nemmeno dalla
Provincia di Bari e nemmeno dalla Regione Puglia. In sintesi, nessuno degli
enti locali di riferimento ha deciso di far valere i diritti dei cittadini
altamurani.
Particolarmente sconcertante la mancata costituzione di
parte civile del Comune di Altamura, il cui territorio è stato quello più
direttamente colpito dallo sversamento di rifiuti e fanghi [nonostante la
sollecitazione di tutti i consiglieri di opposizione di centrosinistra (leggi qui) e gli appelli di associazioni e movimenti
culturali cittadini (leggi qui)]. Dopo aver impegnato risorse pubbliche in pareri
legali e contenziosi (pure vinti!), dopo aver subito il danno (di immagine ed
economico) maggiore, l'amministrazione comunale si ritira come se nulla fosse,
come se la questione non riguardasse Altamura. Eppure si tratta della stessa
amministrazione così sollecita nello spendere risorse in avvocati quando si
tratta di allungare il contratto di alcuni dirigenti o di tutelare l’immagine
del primo cittadino [leggi qui].
Una vergogna. Eppure non solo si erano costituiti per tempo
parte civile il Comune di Modugno, Legambiente, Codacons e proprietari di aree
vicine a quelle interessate allo spargimento [leggi qui la nostra
segnalazione del 26 settembre 2011], ma oggi, in udienza, ne hanno fatto
richiesta anche l’Ente Parco Nazionale dell’Alta Murgia, il Ministero
dell’Ambiente e il Comune di Gravina (il cui territorio è stato pure
interessato dallo spargimento di rifiuti tossici e fanghi; sarà un caso che
l’amministrazione gravinese è retta da un commissario prefettizio?).
Quindi si poteva, quindi si doveva agire per la costituzione
di parte civile e la difesa dei diritti del territorio.
Per il territorio altamurano, purtroppo, è l’ennesima
occasione persa, l’ennesimo schiaffo da parte di rappresentanti politici di
scarso livello, corta memoria e visibili solo sotto elezioni.
Altamura, 18 gennaio 2012
MOVIMENTO CITTADINO ARIA FRESCA
Sede: Claustro Michele Giannelli n. 81 (a ridosso di Piazza Municipio, al primo piano). Sito internet: www.altamura2001.com
Appello del Circolo delle Formiche e del Movimento culturale Spiragli
L’AMMINISTRAZIONE COMUNALE TUTELI GLI INTERESSI COLLETTIVI
Nel luglio 2003, associazioni ambientaliste e di agricoltori segnalarono la presenza di rifiuti e sostanze maleodoranti su circa 300 ettari di territorio comunale (Contrada Cervoni). Intervennero in massa nei mesi seguenti forze dell’ordine, enti locali, magistratura, commissioni parlamentari. Analogo fenomeno fu scoperto anche in una zona del territorio di Gravina (Contrada Finocchio). I Comuni di Altamura e Gravina vietarono il pascolo e la coltivazione sui terreni che – dalle prime analisi – risultarono contaminati da rifiuti di ogni genere. Scoppiava lo scandalo “Murgia Avvelenata”, una sciagura: sotto il profilo ambientale, sanitario, economico.
Sono passati oltre otto anni dalla vicenda e, nei mesi scorsi, finalmente ha preso avvio il processo contro i presunti responsabili di tale scempio. Lo scorso 26 settembre, il Giudice dell'Udienza Preliminare Vito Fanizzi ha disposto il rinvio a giudizio per quattro persone imputate (titolari, amministratori e collaboratori della società Tersan Puglia di Modugno).
La prima udienza del processo è fissata per il 18 gennaio 2012 presso il Tribunale di Bari, sezione distaccata di Modugno. Con il provvedimento di rinvio a giudizio, il GUP Fanizzi ha ammesso la costituzione di parte civile di tutti i soggetti che avevano fatto richiesta (come il Comune di Modugno, Legambiente, Codacons, proprietari di aree vicine a quelle interessate allo spargimento). Manca clamorosamente il Comune di Altamura, che non ha fatto richiesta di costituirsi parte civile. Una decisione incomprensibile, che mortifica la sete di giustizia della comunità altamurana.
Si dividono i fronti, si moltiplicano i confronti, si accendono i dibattiti e, in un paese civile, tutto ci sembra plausibile, anzi, necessario, se avviene all’interno di una dialettica difesa e condivisa e di un minimo comune denominatore: l’interesse collettivo. Non comprendiamo, invece, il silenzio, la reticenza, l’inettitudine, specie se questi provengono da chi sarebbe deputato, per legge, ad esercitare un’azione, e non lo fa.
Avremmo voluto noi, semplici cittadini confluiti in comitati civici, costituirci parte civile nell’ambito del procedimento giudiziario denominato “Murgia avvelenata”: tuttavia, non ne abbiamo titolo, la legge non ce lo consente. Potrebbe farlo il Comune di Altamura, che sarebbe rappresentante, in quel caso, degli interessi di una intera Città, di un intero territorio. Ma il Comune di Altamura è immoto: resta affacciato a guardare quello che accade, come se quello che accade non riguardasse anche esso.
E allora noi, semplici cittadini, merce di scambio elettorale, leviamo la nostra indignazione e, non potendo far valere i nostri diritti ex lege, rivendichiamo con forza il nostro diritto morale a chiedere che, una volta per tutte, chi amministra si decida a farlo nell’interesse di chi è amministrato.
L’amministrazione comunale dimostri un minimo di orgoglio e di dignità, tuteli finalmente l’interesse collettivo costituendo il Comune di Altamura come parte lesa nel processo “Murgia Avvelenata”. Ultima data utile per farlo è la prima udienza del processo fissata per mercoledì 18 gennaio 2012.
La sete di giustizia richiede attori protagonisti e non spettatori inermi.
Altamura, 16 gennaio 2012
CIRCOLO DELLE FORMICHE MOVIMENTO CULTURALE SPIRAGLI
IL 22 GIUGNO L’UDIENZA IN CUI SI DECIDERÀ SULLA RICHIESTA DI RINVIO A GIUDIZIO A CARICO DI QUATTRO IMPUTATI. L’AMMINISTRAZIONE COMUNALE SI ATTIVI SUBITO PER LA COSTITUZIONE DI PARTE CIVILE DEL COMUNE DI ALTAMURA
Nel luglio 2003, associazioni ambientaliste e di agricoltori segnalarono la presenza di rifiuti e sostanze maleodoranti su circa 300 ettari di territorio comunale (Contrada Cervoni). A settembre 2003, intervennero in massa forze dell’ordine, enti locali, magistratura, commissioni parlamentari. Analogo fenomeno fu scoperto anche in una zona del territorio di Gravina (Contrada Finocchio). I Comuni di Altamura e Gravina vietarono il pascolo e la coltivazione sui terreni che – dalle prime analisi – risultarono contaminati da rifiuti di ogni genere.
Per tutti era “Murgia Avvelenata”. Per gli altamurani, una sciagura: sotto il profilo ambientale, sanitario, economico. Si tratta di una vicenda che abbiamo seguito con attenzione dal primo momento [leggi ad esempio qui o qui, da qui un numero di Otto del 2004] e su cui abbiamo sempre evidenziato le due esigenze avvertite con forza dalla comunità altamurana: l’accertamento delle responsabilità e il ripristino, per quanto possibile, di condizioni ambientali normali attraverso la messa in sicurezza e la bonifica del sito inquinato o, almeno, la mitigazione dell’inquinamento causato.
LA RICHIESTA DI RINVIO A GIUDIZIO PER 4 IMPUTATI
Negli ultimi giorni, abbiamo appreso che le indagini avviate nel settembre 2003 e coordinate dai pubblici ministeri baresi Roberto Rossi e Renato Nitti si sono concluse con la richiesta di rinvio a giudizio presentata dal Sostituto Procuratore Nitti a carico di quattro persone: titolari, amministratori e collaboratori della società Tersan Puglia di Modugno.I fatti accertati e contestati dagli inquirenti agli imputati sono stati compiuti nel periodo 1999-2003 e sono gravissimi. Naturalmente dovranno essere verificati nel processo, se ci sarà, con tutte le garanzie per la difesa. Nell’immagine allegata, riportiamo i passi della richiesta di rinvio a giudizio in cui sono sintetizzati i fatti. Su tale richiesta, si pronuncerà il 22 giugno il Giudice dell’udienza preliminare Vito Fanizzi.
IL COMUNE SI COSTITUISCA PARTE CIVILE PER I DANNI AL TERRITORIO E ALL’ECONOMIA
Riteniamo indispensabile che il Comune di Altamura si costituisca parte civile e che lo faccia ora, sin dall’udienza preliminare del 22 giugno, così da far sentire l’esigenza e le ragioni di giustizia che la comunità altamurana da anni ha espresso su questa vicenda che – è bene ricordarlo - ha prodotto un doppio danno: all’integrità dell’ambiente e del nostro territorio (con tutte le possibili implicazioni con la salute delle persone) e all’economia murgiana, duramente colpita dal clamore dei fatti che hanno messo in cattiva luce le produzioni agricole e zootecniche locali, insinuando il dubbio sulla loro genuinità e sicurezza alimentare.
Mancano appena due giorni all’udienza e chiediamo all’amministrazione comunale di attivarsi rapidamente. Su questo, il nostro consigliere Enzo Colonna ha presentato un’interpellanza urgente (leggi qui).
Da parte nostra, continueremo a fare tutto quanto nelle nostre possibilità per richiamare l’attenzione degli amministratori comunali e delle istituzioni sui temi della salvaguardia della salute, dell’ambiente, della difesa delle produzioni locali, del lavoro. La tutela del Bene Comune non ammette distrazioni.
Altamura, 19 giugno 2011
MOVIMENTO CITTADINO ARIA FRESCA
Sede: Claustro Michele Giannelli n. 81 (a ridosso di Piazza Municipio, al primo piano). Sito internet: www.altamura2001.com
CONFERMATA LA SENTENZA DI PRIMO GRADO: PRESCRITTI I REATI MA
CONFISCATO IL MEGAIMPIANTO EX TERSAN IN QUANTO ABUSIVO E FUORI LEGGE.
La notizia è di oggi: anche in appello viene confermata la
confisca dell’”Astronave” di Grumo, il mega-impianto di trattamento dei rifiuti
che sorge lungo la statale 96,
in territorio di Grumo e al confine con quello di
Altamura.
A distanza di un anno esatto dalla sentenza di primo grado,
dunque, la Corte di Appello di Bari (seconda sezione) ha confermato la
contrarietà alla legge dell’autorizzazione e della costruzione di quello che
sarebbe diventato il più grande impianto d’Europa nel suo genere. Ricordiamo,
infatti, che il 16 ottobre 2009 fu pronunciata la sentenza di primo grado, che
riconobbe l’avvenuta prescrizione dei reati contestati a sei imputati ma
dispose "la confisca e l'acquisizione gratuita" al patrimonio
pubblico (nello specifico, al patrimonio del Comune di Grumo Appula nel cui
territorio stava sorgendo l'impianto) "dei suoli indicati nel capo di
imputazione con tutte le opere che su di essi insistono", riconoscendo
l’abusività della costruzione.
Nello specifico, i processi hanno accertato le
responsabilità penali per la costruzione dell'impianto di trattamento dei
rifiuti che sorge a ridosso del Parco dell'Alta Murgia, in zona a protezione
speciale (ZPS) e sito di interesse comunitario (SIC). La famigerata
"Astronave" fu autorizzata nel 2000 dalla giunta provinciale al
trattamento giornaliero di 800 tonnellate di rifiuti (500 di soli fanghi), tra
cui rifiuti speciali delle industrie conciarie e tessili come i fanghi
contenenti cromo.
Diverse le parti civili costituite in giudizio, tra cui il
WWF, il Codacons, l'Ente Parco Nazionale dell'Alta Murgia, il Comune di Grumo
Appula e il Comune di Altamura (le cui ragioni sono state sostenute in primo e
secondo grado dall’avvocato Donato Carlucci), che la sentenza di appello ha
ammesso al risarcimento.
Oggi, dunque, rinnoviamo il nostro ‘grazie’ nei confronti
della Magistratura (inquirente e giudicante) per aver reso giustizia. Un esito
che in questi anni abbiamo atteso con fiducia e che ora conferma appieno le
ragioni ed i motivi delle nostre contestazioni, sollecitazioni, denunce
pubbliche.
Per quanto ci riguarda, in questi anni, abbiamo già tutto
detto e scritto e non abbiamo da aggiungere se non due brevi considerazioni.
L’esito dei due gradi giudizio non libera da gravi
responsabilità politiche i vertici istituzionali di provincia, regione e comuni,
che certe scelte hanno avallato e che, in questi nove anni, hanno evitato -
nonostante le promesse fatte in diverse campagne elettorali e nonostante le
buone ragioni della contrarietà all’impianto manifestata in più occasioni dalle
popolazioni locali - di decidere sull'annullamento dell'autorizzazione che
avevamo sollecitato.
La nostra gratitudine va ai validissimi Magistrati
inquirenti e giudicanti. Di questi tempi, il loro lavoro, nella latitanza di
altri poteri democraticamente costituiti ed eletti, si conferma un presidio
istituzionale morale e democratico da difendere come cosa rara e preziosa. A
loro va il nostro grazie!
L´occasione dello stop è una modifica alla legge regionale sulla valutazione d´impatto ambientale che si adegua alla decisione della Corte costituzionale di bocciare il divieto di installazioni nelle aree protette. Il disegno di legge è stato adottato dalla Giunta regionale su proposta dell'Assessore regionale alla Qualità dell'Ambiente Lorenzo Nicastro.
Intanto, il Ministro per i rapporti con il Parlamento Elio Vito, nella seduta del 12 maggio 2010 della Camera dei Deputati, ha risposto ad un'interrogazione di alcuni deputati dell'IdV in merito alle "Iniziative per la trasparenza nel settore degli appalti e per impedire l'ingerenza della criminalità organizzata nella realizzazione di impianti di energia eolica".
Ecco cosa tra l'altro comunica in Parlamento il Ministro: "Il Ministero della giustizia ha interessato della questione le procure della Repubblica di Roma, Bari, Cagliari e Palermo, competenti per i fatti segnalati. Le prime tre procure hanno evidenziato l'attualità degli accertamenti in corso e la necessità di mantenere il vigente segreto investigativo"
Come avevamo nuovamente segnalato qualche giorno fa, purtroppo anche nel campo della cosiddetta energia "pulita" si consumano grandi e sporchi affari, che coinvolgono anche il nostro territorio (leggi qui documenti ed una dettagliata rassegna).
All'interno di questa pagina (clicca sul titolo in alto), riportiamo i testi integrali:
di un articolo del quotidiano la Repubblica Bari del 13 maggio 2010 in merito al disegno di legge adottato dalla giunta regionale;
della menzionata interrogazione parlamentare e della risposta del Ministro Vito.
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Per quanto ci riguarda concordiamo con le riflessioni del dott. Bratta (Geatecno) pubblicate da Notizie-Online.it che riportiamo integralmente sempre in questa pagina. Il futuro è in una Puglia che deve restare leader nella produzione di energia davvero "pulita". Ciò significa: sostegno alla realizzazione di "impianti realmente 'sostenibili', in quanto integrati nelle attività produttive e nelle abitazioni" e, come giustamente afferma l'Assessore Nicastro, "sviluppo di nuovi segmenti di produzione, come solare termodinamico, geotermia e celle a idrogeno".
L’Espresso del 6 maggio 2010 pubblica una dettagliata inchiesta sui legami tra eolico e criminalità organizzata, dal titolo “Vento di mafia”. L’inchiesta si concentra in particolare sulle infiltrazioni mafiose nella realizzazione di centrali eoliche in Sardegna. Ve la proponiamo in questa pagina (clicca sul titolo in alto).
Oltre un anno fa, quando l'Operazione Eolo condusse all'arresto di otto persone nel trapanese, sottolineammo come sigle societarie e nomi di persone coinvolte nell'indagine non erano sconosciuti dalle nostre parti, sulla Murgia.
"E' un sistema raffinato di legami tra business e politica - ha affermato Roberto Scarpinato, pubblico ministero della DDA di Palermo - un pugno di persone controllano il settore eolico. Ci sono tante società, ma dietro ci sono le stesse persone". E la mafia, che è sempre al passo con i tempi e si adatta... sa cogliere ogni opportunità. I politici, gli amministratori pubblici, si fanno belli sotto la bandiera delle energie rinnovabili... Cosa Nostra incassa, le società complici, che poi magari indossano i panni delle povere vittime incassano... ed alla fine, come ricorda Scarpinato: "la cosa incredibile, che chi realizza gli impianti ottengono denaro pubblico per costruire centrali eoliche che non producono alcuna energia elettrica" [leggi qui].
PRESCRITTI I REATI, MA CONFISCATO IL MEGAIMPIANTO EX TERSAN IN QUANTO ABUSIVO E FUORI LEGGE.
GIUSTIZIA E’ FATTA.
Oggi, venerdì 16 ottobre 2009, è giunto al termine il processo penale di primo grado sulla vicenda della cosiddetta "Astronave di Grumo", la “Punta Perotti della Murgia”, di proprietà Tersan Puglia, ora società Prometeo 2000.
Il Tribunale di Bari, sezione di Modugno (Giudice monocratico dott. Francesco Mattiace), ha dovuto riconoscere che per i reati contestati ai sei imputati è intervenuta la prescrizione, ma ha disposto "la confisca e l'acquisizione gratuita" al patrimonio pubblico (nello specifico, al patrimonio del Comune di Grumo Appula nel cui territorio doveva sorgere l'impianto) "dei suoli indicati nel capo di imputazione con tutte le opere che su di essi insistono", evidentemente perché il megaimpianto in costruzione è stato giudicato abusivo e fuori legge come appunto sosteneva la pubblica accusa (Pubblici Ministeri Roberto Rossi, Renato Nitti e Lorenzo Nicastro). Il Giudice ha applicato l'art. 44, comma 2, del DPR n. 380 del 6 giugno 2001 che così recita: "la sentenza definitiva del giudice penale che accerta che vi è stata lottizzazione abusiva, dispone la confisca dei terreni, abusivamente lottizzati e delle opere abusivamente costruite. Per effetto della confisca i terreni sono acquisiti di diritto e gratuitamente al patrimonio del comune nel cui territorio è avvenuta la lottizzazione. La sentenza definitiva è titolo per la immediata trascrizione nei registri immobiliari".
Il processo è durato poco più di un anno e doveva accertare le responsabilità penali per la costruzione dell'impianto di trattamento dei rifiuti che sorge a Grumo, al confine con il territorio di Altamura, a ridosso del Parco dell'Alta Murgia, in zona a protezione speciale (ZPS) e sito di interesse comunitario (SIC). La famigerata "Astronave" destinata a diventare probabilmente il più grande impianto del genere d'Europa, autorizzato nel 2000 dalla giunta provinciale al trattamento giornaliero di 800 tonnellate di rifiuti (500 di soli fanghi), tra cui rifiuti speciali delle industrie conciarie e tessili come i fanghi contenenti cromo. Diverse le parti civili costituite in giudizio, tra cui il WWF, il Codacons, l'Ente Parco Nazionale dell'Alta Murgia, il Comune di Grumo Appula ed il Comune di Altamura (quest'ultimo difeso dall'avvocato Donato Carlucci).
LA NOSTRA CONTRARIETÀ, LE NOSTRE RAGIONI.
Il progettato impianto aveva suscitato, sin dall’inizio, dure polemiche per la sua posizione, per le sue dimensioni e per il tipo di rifiuti di cui era stata autorizzata la lavorazione. Contro la realizzazione dell'impianto vi sono state diverse prese di posizione, tra queste le nostre tempestive, numerose, documentate denunce pubbliche (comunicati, interrogazioni, interventi pubblici: per una parziale rassegna, clicca qui). Su tutte, ricordiamo il documento diffuso nel 2003 dal nostro consigliere comunale Enzo Colonna [il cui contenuto (leggi qui) è stato ripreso, in più occasioni, da svariati movimenti e comitati del territorio] dal titolo “10 domande al Presidente Vernola”: dieci interrogativi, dieci punti oscuri che in tutti questi anni hanno rappresentato il più puntuale e duro atto di accusa nei confronti di una decisione adottata con superficialità e disinvoltura; allo stesso tempo, erano dieci buoni motivi per procedere all’annullamento dell'autorizzazione da parte della Giunta provinciale di Bari che in decine di interventi pubblici abbiamo sollecitato.
Ad esempio, domandavamo:
quali valutazioni avessero suggerito l’autorizzazione al trattamento giornaliero di 800 tonnellate di rifiuti, così da far guadagnare alla Provincia di Bari il poco invidiabile primato di avere permesso, in zona protetta, la costruzione del più grande impianto di compostaggio d’Europa;
perché la Giunta provinciale avesse autorizzato il trattamento di rifiuti speciali dell’industria conciaria (fanghi contenenti cromo) che notoriamente sono riconducibili a cicli produttivi lontani dalla Puglia, creando così le premesse per un sostanziale aggiramento del principio di “prossimità” (tra luoghi di produzione e luoghi di smaltimento) sancito dal Decreto Ronchi e ribadito più volte dalla Corte Costituzionale;
perché Provincia e Regione non avessero considerato che il nuovo impianto sarebbe sorto all'interno di una Zona di Protezione Speciale (ZPS) e di un proposto Sito di Importanza Comunitaria (pSIC) e che ciò imponeva, per legge e prima della sua approvazione, uno specifico studio di incidenza sull'habitat protetto;
perché, pur richiamando espressamente il contenuto di una precedente autorizzazione provinciale del 1996 relativa all’impianto Tersan di Modugno, la deliberazione provinciale del 2000 avesse autorizzato il trattamento di rifiuti speciali (fanghi contenenti cromo, rifiuti da fibre tessili lavorate, plastica) per nulla contemplati dal provvedimento del 1996 (che si limitava a due tipologie di rifiuti speciali: fanghi biologici derivanti dalla depurazione delle acque e residui solidi delle industrie agroalimentari).
LA LATITANZA E L’IGNAVIA DELLA POLITICA.
Eravamo convinti che la soluzione dei problemi di natura pubblica e la gestione degli interessi collettivi percorressero le vie della Politica e dell’Amministrazione Pubblica. Queste, però, si sono rivelate vicoli ciechi, occlusi da indifferenza, insensibilità o ignavia. Le risposte da parte della Provincia, in primo luogo, e della Regione sono state incerte ed evasive, frutto di mediazioni su materie non mediabili come il rispetto della legalità e dell’interesse collettivo. Addirittura la Provincia per ben sei volte ha rinviato (alla fine sine die) il procedimento di riesame dell’autorizzazione alla costruzione che essa stessa aveva avviato!
A nulla, in questi anni, sono valse le ripetute sollecitazioni. È dovuto intervenire il Giudice penale per chiarire (in un senso o nell’altro) tutta la vicenda.
E così prima il megaimpianto in costruzione è stato posto sotto sequestro nell’ottobre 2004 [leggi qui]su disposizione della Procura di Bari: sequestro confermato dal GIP, dal Tribunale del Riesame di Bari ed infine, nel maggio 2005, pure dalla Corte di Cassazione che aveva giudicato l’autorizzazione illegittima e l’impianto abusivo [clicca qui per leggere il provvedimento della Cassazione].
Successivamente, nel giugno 2007 dopo circa tre anni di indagini, i Pubblici Ministeri Roberto Rossi, Renato Nitti e Lorenzo Nicastro hanno chiamato in giudizio sei persone [leggi qui]: gli amministratori delle società Tersan Puglia e Prometeo 2000 (Silvestro, Leonardo e Claudia Delle Foglie), il progettista e direttore dei lavori (Carmine Carella), due dirigenti pubblici (Giovanni Marano del servizio rifiuti della Provincia e Luca Limongelli del settore ecologia della Regione) che avevano dato il via libera all'impianto.
In estrema sintesi, i sei imputati erano accusati, a vario titolo, di aver realizzato l'impianto su un suolo del tutto inedificabile e, comunque, senza le necessarie autorizzazioni. Con tale intervento si è distrutta la bellezza naturale di luoghi compresi nell'area protetta "Murgia Alta" designata come Zona di Protezione Speciale e come Sito di Importanza Comunitaria. Il tutto – contestavano i magistrati inquirenti – sulla base di un procedimento amministrativo di autorizzazione incompleto ed illegittimo.
GRAZIE ALLA MAGISTRATURA, PRESIDIO MORALE E DEMOCRATICO.
Oggi, dunque, la sentenza emessa dal Giudice Francesco Mattiace. Una sentenza che in questi anni abbiamo atteso con fiducia e che ora conferma appieno le ragioni ed i motivi delle nostre contestazioni, sollecitazioni, denunce pubbliche.
Per quanto ci riguarda, in questi anni, abbiamo già tutto detto e scritto e non abbiamo da aggiungere se non due brevi considerazioni.
L’esito del giudizio non libera da gravi responsabilità politiche i vertici istituzionali di provincia, regione e comuni, che certe scelte hanno avallato e che, in questi nove anni, hanno evitato - nonostante le promesse fatte in più di una campagna elettorale e nonostante le buone ragioni della contrarietà all’impianto manifestata in più occasioni dalle popolazioni locali - di decidere sull'annullamento dell'autorizzazione che avevamo sollecitato.
La nostra gratitudine va ai validissimi Magistrati inquirenti e giudicanti. Di questi tempi, il loro lavoro, nella latitanza di altri poteri democraticamente costituiti ed eletti, si conferma un presidio istituzionale morale e democratico da difendere come cosa rara e preziosa. A loro va il nostro grazie!
Altamura, 16 ottobre 2009
MOVIMENTO CITTADINO ARIA FRESCA
Sede: Vico Mercadante (di fronte Chiesa S. Nicola). Sito internet: www.altamura2001.com
In questa pagina (clicca qul titolo), riportiamo il testo integrale di una recente interrogazione di alcuni parlamentari dell'Italia dei Valori, tra cui l'onorevole pugliese Pierfelice Zazzera, che, a seguito dell'indagine condotta a Trapani (clicca qui per saperne di più), hanno sollecitato una risposta da parte del Ministro dell'Interno in merito alle iniziative che si intendano adottare al fine di impedire che anche in Puglia, come in Sicilia, "si verifichi l'ingerenza della criminalità organizzata nella realizzazione di impianti di energia alternativa".
Sempre in questa pagina, riportiamo pure un articolo apparso sul quotidiano "la Repubblica - Bari" del 18 febbraio scorso.
Otto arresti nel trapanese. Scoperto patto tra fedelissimi di Messina Denaro, politici e imprenditori siciliani, campani e trentini. Rivelati intrecci societari e grandi affari nel settore dell'energia alternativa, da fonte eolica, mediante l'affidamento dei lavori necessari per la realizzazione degli impianti eolici (scavi, movimento terra, fornitura di cemento e di inerti) per un affare di centinaia di milioni di euro ai quali si aggiungono, per la stessa entità, gli ingenti finanziamenti regionali e nazionali previsti per la produzione di energia da fonti rinnovabili di cui le imprese hanno beneficiato.
Un business che da quache anno ha contagiato il territorio pugliese (nel foggiano, nel salento) ed anche la nostra Murgia. Professionisti, società, imprenditori, sigle sconosciute e uomini di altre terre (del Trentino, della Campania), hanno battuto e battono le nostre campagne proponendo contratti e guadagni facili ad agricoltori e proprietari di terreni (otto, dieci, tredici mila euro ad anno per ogni pala eolica insediata).
E dalle nostre parti cosa pensano e fanno le nostre classi dirigenti politiche e amministrative? Ma sì, una "pala" non si nega a nessuno. Peccato che a rompere le scatole e gli affari ci sia quella ZPS (Murgia Alta, Zona europea di Protezione Speciale), ci sia quel Parco (Parco nazionale dell'Alta Murgia).... leviamoceli di torno, impediscono - con i loro regolamenti, le loro misure di salvaguardia, i loro divieti - la crescita di pale e la coltivazione di affari.
Vi proponiamo [clicca sul titolo in alto o qui] le notizie diffuse questa mattina dal Corriere della Sera e dall'ANSA. Nomi e società che non dicono nulla? Sconosciuti dalle nostre parti, sulla Murgia? Eolo Murge, Esseolica, Sud Wind, Fri-El Green Power...?
Aggiornamento del 18 febbraio 2009. - Sempre in questa pagina, riportiamo un interessante articolo a firma di Cosimo Forina, pubblicato dalla Gazzetta del Mezzogiorno, edizione Nordbarese, del 18 febbraio 2009, che svela parte dei collegamenti a cui facevamo riferimento nel post di ieri.
Con una deliberazione consiliare approssimativa e, per certi versi, ambigua, per ora del tutto inefficace ed inutile, se non per evidenti scopi elettoralistici, la maggioranza di Stacca e amici ha deciso di far uscire Altamura ed il suo territorio dal Parco Nazionale dell'Alta Murgia. Eufemisticamente la chiamano riperimetrazione, ma quando sui circa 13000 ettari di territorio comunale attualmente compresi nel parco, si fanno uscire dal Parco circa 11000 ettari, beh... la volontà di abbandonare l'idea ed il progetto del Parco è chiara e non soggetta a manipolazioni lessicali. Salvo spendere la carta (vincente) del Parco quando si tratta di attrarre (da parte di privati o del comune) in Città finanziamenti europei, nazionali e regionali (ad esempio, il progetto di area vasta, assieme a Gravina Poggiorsini e Santeramo, non a caso l'hanno chiamata "La Città murgiana del benessere e della qualità della vita"... pensate un po'!) o quando si tratta di fare un po' di pubblicità (non sappiamo se realizzata solo con inserzioni di sponsor privati o con soldi pubblici) attraverso le pagine del più diffuso quotidiano regionale (La Gazzetta del Mezzogiorno) con uno scandaloso "Speciale Altamura" del 31 dicembre 2008. Ma questa è un'altra storia o la solita maledetta storia di un'informazione speciale...
Pubblichiamo in questa pagina, in sequenza:
un documento diffuso dalle forze e dai movimenti di opposizione sulla vicenda della deliberazione sul parco;
il testo integrale di tale provvedimento;
uno degli articoli apparsi nello "Speciale Altamura" della Gazzetta del 31 dicembre scorso;
l'articolo a firma di Donato Fiorenzo apparso nel medesimo quotidiano lo stesso giorno (nelle pagine riservate alla cronaca locale).
In questa pagina (clicca sul titolo in alto), mettiamo a disposizione un file, in formato .pdf, che riprende il provvedimento di sequestro dell'intera area, in contrada Grottelline, interessata ai lavori di realizzazione dell'impianto complesso per il trattamento e lo smaltimento dei rifiuti solidi urbani del bacino BA/4. Si tratta, tecnicamente, di un decreto di sequestro probatorio (che vale anche quale informazione di garanzia nei confronti degli indagati) firmato dal pubblico ministero, dott. Michele Ruggiero, sostituto procuratore presso la Procura della Repubblica del Tribunale di Trani.
Il provvedimento del dott. Ruggiero è chiaro e molto sensato. L'obiettivo del sequestro è quello di accertare anche ciò che in questi anni (da circa sette anni ad oggi, ancor prima che divenisse definitiva la scelta di Grottelline come sito per l'impianto di bacino, ancor prima dell'appalto per la sua realizzazione, ancor prima che iniziassero i lavori) singoli e gruppi (del territorio) sollecitavano, rimanendo inascoltati da sindaci, autorità di bacino (presieduta dal sindaco di Altamura), commissariato per l'emergenza rifiuti in Puglia e regione [a questo riguardo, v., ad esempio, un articolo dell'infaticabile Cosimo Forina per la Gazzetta del Mezzogiorno, edizione del nordbarese del 28 agosto 2008 (clicca qui)].
Vi proponiamo e consigliamo pertanto la lettura del decreto.
Il sequestro dell’impianto per il trattamento dei rifiuti in costruzione a Grotteline conferma la gravità della situazione rifiuti nel bacino altomurgiano (Ba4). Difficoltà reali, ampiamente prevedibili ed in alcuni casi da noi ampiamente previste, generate dal solito comportamento irresponsabile di chi non ha voluto vedere, non ha voluto sentire, non ha voluto parlare.
In questa pagina (clicca sul titolo in alto), una nota del Movimento Aria Fresca a margine del sequestro dell'impianto in costruzione a Grottelline e sulle conseguenze che deriveranno a carico dei cittadini altamurani.
Di seguito una serie di comunicati stampa e lanci di agenzia:
SPINAZZOLA (BA) - NOE: SEQUESTRATA L'AREA DELLA COSTRUENDA DISCARICA/ I carabinieri del NOE e del Comando Provinciale di Bari stanno eseguendo, a Spinazzola, un decreto di sequestro dell'area interessata dai lavori di realizzazione di una discarica per rifiuti solidi urbani.
Il provvedimento cautelare, scaturito dalle indagini coordinate dalla Procura della Repubblica di Trani, ha evidenziato irregolarità rispetto alle autorizzazioni rilasciate per l'area in argomento, peraltro sottoposta a vincolo idrogeologico e considerata bene culturale e paesaggistico di notevole interesse archeologico ed ambientale. [Comunicato Stampa del Comando Provinciale dei Carabinieri di Bari, 26/08/2008 ore 12:40]
RIFIUTI: CC NOE SEQUESTRANO DISCARICA NEL BARESE, DENUNCE/ Militari del Noe di Bari e carabinieri della compagnia di Andria (Bari) hanno sequestrato a Spinazzola, nel barese, una discarica per il conferimento di rifiuti solidi urbani, in fase di realizzazione, e hanno denunciato tre persone, tra le quali un funzionario della Regione Puglia. L'impianto, che si estende su un'area di circa 10 ettari nella località 'Grottelline', secondo i militari che hanno compiuto l'operazione al termine di indagini durate circa un anno, sarebbe stato realizzato in un luogo differente dal sito individuato dalla Regione Puglia, in una zona sottoposta a vincolo idrogeologico e a vincoli della soprintendenza, essendo un'area di rilevanza archeologica. Inoltre, sarebbe stato ampliato senza le autorizzazioni necessarie. Tra i denunciati c'e' un funzionario della Regione Puglia, accusato di abuso d'ufficio, per avere rilasciato una autorizzazione senza avere fatto compiere la necessaria valutazione di impatto ambientale. Le altre due persone sono il legale responsabile della ditta che sta realizzando l'impianto, un'associazione temporanea d'imprese, e l'ingegnere progettista, per violazione delle norme ambientali. Le indagini sono coordinate dal pm della procura di Trani Michele Ruggero. La discarica, che in parte ricade anche nell'area del Parco dell'Alta Murgia, sarebbe servita al conferimento dei rifiuti solidi urbani dei Comuni del bacino Bari 4.(ANSA, 26/08/2008 14:34)
SEQUESTRATA AREA DISCARICA IN COSTRUZIONE A GROTTELLINE/ I carabinieri del Noe e del Comando Provinciale di Bari, insieme a quelli della Compagnia di Andria, con il supporto aereo dell'Elinucleo di Bari Palese, hanno sequestrato in localita' Grotelline di Spinazzola l'area interessata dai lavori di realizzazione della discarica di rifiuti solidi urbani a servizio del Bacino Bari 4, quello che ha come città principale Altamura. Il provvedimento, scaturito dalle indagini coordinate dalla Procura di Trani, ha evidenziato irregolarità rispetto alle autorizzazioni rilasciate per l'area in argomento, peraltro sottoposta a vincolo idrogeologico e considerata bene culturale e paesaggistico di notevole interesse archeologico ed ambientale. Il provvedimento è stato notificato al responsabile della società esecutrice dei lavori, al progettista ed ad un funzionario regionale, ritenuto colpevole di aver falsamente attestato la destinazione finale di parte dell'area interessata dai lavori. La discarica dovrebbe servire il bacino Bari/4, comprendente i comuni di Altamura, Cassano Murge, Gravina in Puglia, Grumo Appula, Minervino Murge, Poggiorsini, Santeramo in Colle, Spinazzola e Toritto. [Pasquale Dibenedetto, Notizie-Online.it, 26 agosto 2008 ]
RIFIUTI/ BARI,SEQUESTRATA AREA PER FUTURA DISCARICA IN BACINO BA/4 - "Irregolarità sulle autorizzazioni rilasciate"/ I carabinieri del Noe e del comando provinciale di Bari hanno eseguito in località Spinazzola un decreto di sequestro dell'area interessata dai lavori di realizzazione di una discarica per rifiuti solidi urbani (RSU) a servizio del bacino BA/4. Il provvedimento cautelare, scaturito dalle indagini coordinate dalla Procura della Repubblica di Trani, ha evidenziato irregolarità rispetto alle autorizzazioni rilasciate per l'area, peraltro sottoposta a vincolo idrogeologico e considerata bene culturale e paesaggistico di notevole interesse archeologico ed ambientale. [APCOM, 26 agosto 2008]
RIFIUTI/ BARI, SEQUESTRATA AREA PER FUTURA DISCARICA IN BACINO BA/4 (2) - Ordinanza emessa da Michele Ruggiero, sostituto procuratore Trani / L'ordinanza di sequestro è stata emessa dal sostituto procuratore di Trani, Michele Ruggiero, e riguarda un'area in località Grottelline, su cui è prevista la realizzazione di una discarica al servizio del bacino Bari/4 (comuni di Altamura, Cassano Murge, Gravina in Puglia, Grumo Appula, Minervino Murge, Poggiorsini, Santeramo in Colle, Spinazzola e Toritto). Secondo le indagini questi lavori, realizzati in zona sottoposta a vincolo idrogeologico e considerata "bene culturale e paesaggistico di notevole interesse archeologico ed ambientale", sono stati effettuati in difformità/variazione essenziale rispetto ai provvedimenti autorizzatori. Tali attività hanno infatti interessato ulteriori aree, diverse e maggiori da quelle previste e autorizzate, danneggiando il patrimonio archeologico nazionale, alterando le bellezze naturali dei luoghi e creando pericolo di inondazione per la presenza di una lama e corso d'acqua a carattere torrentizio. Solo dopo l'inizio dei lavori, poi, è stata rilasciata la valutazione di impatto ambientale che invece è necessaria per avviare le attività. Il provvedimento è stato notificato al responsabile della società esecutrice dei lavori, al progettista ed ad un funzionario regionale, ritenuto colpevole di aver falsamente attestato la destinazione finale di parte dell'area interessata dai lavori. [APCOM, 26 agosto 2008]
Di seguito, una rassegna di articoli pubblicati dai quotidiani del 27 agosto 2008 (i files sono tratti dalla puntuale ed ottima rassegna stampa disponibile online nel sito del consiglio regionale pugliese: www.consiglio.puglia.it):
Doveroso pure richiamare (e rileggere alla luce dei nuovi eventi) un articolo dell'inviato Carlo Vulpio per il Corriere della Sera del 7 luglio 2006 dal titolo "Nel villaggio neolitico spuntano due discariche" che, all'epoca, scatenò reazioni aspre e dure [clicca qui per il testo dell'articolo].
In questa pagina (clicca sul titolo in alto o qui) un'interpellanza, indirizzata al sindaco di Altamura, con cui il Movimento Aria Fresca di Altamura, attraverso il suo consigliere comunale Enzo Colonna, torna sulla nota vicenda denominata "Murgia avvelenata".
In particolare, dopo una recente pronuncia del Consiglio di Stato che ha dichiarato inammissibile il ricorso e l'appello della Tersan Puglia, si sollecitano chiarimenti sulla mancata attuazione, a distanza di quasi cinque anni, di un’ordinanza adottata dal Comune di Altamura con la quale si diffidava detta società assieme ai proprietari dei terreni inquinati ad effettuare la messa in sicurezza, bonifica e ripristino ambientale.
Il Movimento Aria Fresca insiste inoltre nel chiedere chiarimenti in merito alla mancata attivazione di iniziative dirette ad ottenere – qualora la bonifica o il ripristino ambientale non fossero possibili, come purtroppo sembra essere emerso da studi e ricerche commissionate ad istituti universitari e di ricerca dalla Regione Puglia in questi anni – almeno il risarcimento dei danni (ambientali, economici, di immagine, ecc.) inflitti alla Città di Altamura a causa dello spargimento di rifiuti sulla Murgia scoperto cinque anni fa.
Parte il 7 maggio prossimo, il processo penale sulla vicenda "Astronave di Grumo". Questa la data fissata dopo che per due volte (il 14 novembre 2007 ed il 6 febbraio 2008) l'inizio del processo ha subito un rinvio. In entrambe le circostanze per difetti nella notificazione di atti processuali.
Sei gli imputati citati in giudizio - dinanzi al Giudice del Tribunale di Bari, sezione di Modugno (dott.ssa Campanile) - dai Sostituti Procuratori della Repubblica press il Tribunale di Bari Roberto Rossi, Renato Nitti e Lorenzo Nicastro. Si tratta degli amministratori delle società Tersan Puglia e Prometeo 2000, del progettista e direttore dei lavori, di due dirigenti pubblici (del servizio rifiuti della Provincia e del settore ecologia della Regione) che avevano dato il via libera all'impianto.
Per maggiori informazioni, documenti e considerazioni, rinviamo a:
AGGIORNAMENTO DEL 7 maggio 2008. - L'udienza non si è tenuta perché la dott.ssa Campanile, giudice presso il Tribunale di Modugno, non è più in servizio presso tale sede. L'udienza è stata rinviata al 28 maggio 2008.
La notizia è circolata rapidamente attraverso la Rete (Youtube, il blog di Beppe Grillo, il sito materano www.sassiemigranti.org, www.notizie-online.it da cui riprendiamo la notizia riportata più avanti. V. anche un articolo del Quotidiano della Basilicata del 7 aprile 2008, DA QUI).
Il Movimento Aria Fresca di Altamura, con il suo consigliere comunale Enzo Colonna, si è attivato con un'interpellanza urgente, il cui testo è disponibile in questa pagina (clicca qui o sul titolo in alto).
Intanto il Sindaco di Matera, l'avvocato Buccico, smentisce che l'amministrazione comunale materana abbia l'intenzione di realizzare un inceneritore (CLICCA QUI ed ANCHE QUI per un articolo della Gazzetta del Mezzogiorno, edizione della Basilicata, del 9 aprile 2008).
Da Notizie-Online.it (da qui), 5 aprile 2008 scritto da Onofrio Bruno:
Un video-scandalo sulla possibile realizzazione di un inceneritore a Matera, realizzato dal gruppo "Qui Matera Libera", in circolazione da qualche giorno, è stato pubblicato oggi nel celebre blog di Beppe Grillo. Nel filmato di 10 minuti un esperto, che decanta le lodi di questi impianti, confessa che sotto casa sua non lo vorrebbe mai.
Il filmato, di dieci minuti, mostra alcuni momenti della relazione di un professore universitario di Napoli che spiega come funzionano gli inceneritori escludendo che possano produrre le famigerate nanoparticelle, ritenute pericolose da alcuni scienziati per la salute pubblica in quanto veicoli di gravi patologie ai bronchi ed ai polmoni. Gli attivisti di "Qui Matera Libera" hanno posto delle domande mettendo in discussione quanto detto dall'esperto. Alcuni di essi sono stati identificati da agenti della polizia.
La parte più significativa è comunque a margine dell'incontro allorché l'espero dichiara candidamente che ha espresso cose che gli sono state chieste di dire e che alla domanda se vorrebbe un inceneritore sotto casa sua ha risposto con un "no" perentorio, accompagnato anche da un gesto della mano.
"Qui Matera Libera" ha preso le mosse dal piano triennale dei lavori pubblici (disponibile nel sito www.sassiemigranti.org: clicca qui) del Comune di Matera. Una delle voci è "Impianto di trattamento rsu (rifiuti solidi urbani) a ciclo chiuso - Project financing", con una spesa prevista di 30 milioni di euro. La delibera di giunta è dell'11 marzo. Circa tre settimane dopo si è tenuto il convegno dei Lions, una tempistica che ha insospettito i ragazzi del gruppo.
Il documento non riporta alcuna indicazione sul luogo. Del resto si tratta di un "progetto di finanza", per cui non è direttamente il Comune a realizzare ma un privato scelto dopo una selezione pubblica. Tuttavia alcuni "rumors" (da confermare) parlerebbero di una possibile localizzazione nell'area industriale di Jesce, al confine con Altamura e Santeramo. Una circostanza che potrebbe far scattare un "allerta" anche nel limitrofo territorio pugliese.
Chissà che non diventi allora anche argomento del prossimo Vday2 che è comunque dedicato all'informazione. Si terrà il 25 aprile sia a Matera che ad Altamura in piazza Resistenza.
Ad Altamura, nell'annosa e tormentata questione dell'Uomo fossile (rinvenuto il 1993 nella grotta di Lamalunga) e delle trentamila orme dei dinosauri (scoperte il 1999 nella cava Pontrelli), vanno delineandosi iniziative e responsabilità fino a qualche mese fa assenti.
Per l'Uomo il Ministero per i beni e le attività culturali ha destinato trecentomila euro finalizzati allo studio, alla tutela e alla valorizzazione. Per la paleosupeficie delle orme - immesse solo il 5 ottobre u.s. nel patrimonio demaniale - il governo regionale pugliese ha confermato il milione di euro assegnato al Comune di Altamura per le stesse finalità di indagine, conservazione e fruizione. Il sottosegretario on. Mazzonis, l'assessore regionale Lomelo, il sovrintendente Martines, hanno assunto impegni e decisioni di merito; tant'è che la Sovrintendenza regionale sta per costituire quel comitato scientifico, sempre annunziato e mai formato.
Deve ora attivarsi la Città al fine di consegnare a questi beni un connotato di qualità; essi, incastonati tra le tante preziosità ambientali, architettoniche e storiche presenti su questo territorio appulo-lucano, potrebbero configurarsi come polo attrattivo di caratura internazionale.
Per governare una tale complessità, ora sono in molti ad invocare una Fondazione idonea. Da sempre di ciò è convinto il Comitato cittadino per l'Uomo fossile e le Orme dei dinosauri che da tanti mesi opera volontaristicamente e fuori da ogni logica di schieramento. Esso si accinge in questi giorni a sollecitare associazioni, istituzioni, imprese, singole personalità a farsi protagonisti appassionati e partecipanti generosi nella costituzione - appunto - della Fondazione.
FABIO PERINEI
Comitato per l'Uomo fossile e le Orme dei dinosauri - Altamura
Il 14 novembre 2007, per sei imputati inizierà il processo penale, a seguito della citazione in giudizio firmata dai Sostituti Procuratori del Tribunale di Bari Roberto Rossi, Renato Nitti e Lorenzo Nicastro. Si tratta degli amministratori delle società Tersan Puglia e Prometeo 2000, del progettista e direttore dei lavori, di due dirigenti pubblici (del servizio rifiuti della Provincia e del settore ecologia della Regione) che avevano dato il via libera all'impianto.
In questa pagina (clicca sul titolo), un documento diffuso dal Movimento Aria Fresca con il decreto di citazione in giudizio e con un link di richiami a precedenti documenti e pubblicazioni.
Pubblichiamo in questa pagina una serie di documenti di aggiornamento sulle due vicende parallele della Cava dei Dinosauri e dell'Uomo Fossile di Altamura. Vicende che nell'ultimo periodo sono state riportate al centro dell'attenzione delle istituzioni e dell'opinione pubblica grazie all'opera di informazione e sensibilizzazione prodotta da almeno un anno a questa parte dal Comitato cittadino per l'Uomo fossile e le Orme di dinosauro, un comitato composto di singoli, gruppi ed associazioni, sorto spontaneamente in particolare su sollecitazione del già onorevole Fabio Perinei.
In questa pagina (clicca sul titolo), pubblichiamo in primo luogo il comunicato diffuso dal Comitato ad esito della Conferenza dei servizi sul tema "L'uomo fossile di Altamura e le orme dei dinosauri" convocata presso l'Assessorato Regionale ai Beni Culturali che si è tenuta a Bari il giorno 24 ottobre 2007. Riportiamo anche la sintesi di una nota presentata dal medesimo Comitato in occasione della Conferenza dei servizi. Inoltre riportiamo il comunicato stampa diffuso dai consiglieri regionali Ventricelli (SD) e De Santis (PdCI) in merito alla presentazione di una loro interrogazione urgente in Consiglio regionale sulla vicenda della Cava dei Dinosauri di cui pubblichiamo anche il testo integrale.
In questa pagina pubblichiamo la sentenza emessa il 4 ottobre 2007 dalla Corte di Giustizia CE sul Caso Altamura (il caso degli accordi di programma) che chiude il procedimento di infrazione avviato dalla Commissione Europea contro l'Italia (C 179/06).
La Corte di Giustizia europea non ha condannato l'Italia per gli accordi di programma di Altamura, vale a dire gli insediamenti industriali in deroga al piano regolatore nell'habitat protetto Murgia Alta (Zona di Protezione Speciale e proposto Sito di Importanza Comunitaria). Ha respinto infatti il ricorso presentato dalla Commissione europea [clicca qui per leggere il ricorso].
Dalla lettura dei motivi della decisione (abbiamo evidenziato in grassetto i passi più significativi), si comprende come la Corte non assolve affatto nel merito l'Italia (quindi, la Regione Puglia ed il Comune di Altamura). Si limita a rilevare che la Commissione non ha fornito adeguata prova in merito all'incidenza ed alla natura di tali accordi di programma. Prende atto che in realtà gli interventi edilizi programmati non sono stati tutti realizzati. Ne sono stati realizzati quindici (a fronte delle oltre 120 istanze).
È dunque molto probabile (se non addirittura certo) che se non ci fosse stato lo stop alle procedure di rilascio delle concessioni - su pressione di alcuni partiti e uomini politici locali e soprattutto di un consistente movimento di opinione con numerose associazioni, singoli, gruppi riuniti nel Coordinamento cittadino per lo sviluppo e la qualità della vita [per ricostruire la vicenda, sempre in questo sito, è possibile partire da quanto pubblicato QUI] - gli esiti del giudizio presso la Corte europea sarebbero stati ben diversi. Ed i guai per l'Italia, la Puglia, Altamura, sarebbero stati molto seri.