ALTAMURA, ISOLA FELICE? MACCHà‰, IL PROCURATORE LAUDATI LANCIA L’ALLARME. QUALCUNO LO ASCOLTA?

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LA SCALATA DELLA MALA BARESE

Repubblica – edizione di Bari,  6 agosto 2010, pag. 3
http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2010/08/06/la-scalata-della-mala-barese.html

Si chiamava Luigi Cotugno. Aveva documenti perfetti.
Rispetto alle vecchie foto era ingrassato di qualche chilo. Tanto quanto
bastava per recitare la parte del barese trasferito in Spagna. Quando i
carabinieri lo hanno bloccato per mettergli le manette era il 13 maggio. Beveva
Coca Cola a un distributore di benzina nel comune di Castelfeddes, nella zona
di Barcellona. Luigi Cotugno non era Luigi Cotugno.

In realtà era un mafioso.
Vero. Si chiamava Luigi De Fronzo, era barese, e a suo modo era un agente di
commercio: comprava droga in giro per il mondo e la faceva arrivare – la
migliore e al prezzo più vantaggioso possibile – a Bari agli uomini del suo
clan, i Palermiti. La sua base era in Spagna ma negli ultimi anni i Carabinieri
hanno documentato «missioni esplorative» in Colombia, Santo Domingo, Kenya e
Stati Uniti.

Secondo il procuratore, Antonio Laudati, «De Fronzo è la prova che
la mafia barese si è ormai seduta ai salotti buoni della criminalità
organizzata». Una mafia nuova, quella barese. Grezza, con una struttura non
verticistica. Per questo pericolosissima. Non c’è nessuno che comanda. I vecchi
clan hanno perso l’egemonia di un tempo (Capriati e Parisi), i nuovi (Palermiti
e Strisciuglio) si contendono la palma di leader del settore e devono fare i
conti con i maxi blitz e la voglia di riempire i vuoti di potere da parte di
giovai ambiziosi.

Il business è praticamente soltanto uno: il traffico e lo
spaccio di sostanze stupefacenti. Ed è attorno alla droga, e quindi al
controllo del territorio, che in questi anni si è giocata la guerra tra i clan.
Una guerra che ora preoccupa particolarmente gli investigatori.

«I focolai –
ricostruisce Laudati – sono sostanzialmente tre. Il primo è quello tra
Manfredonia e Foggia, perché ormai la mala foggiana e quella garganica stanno
lavorando insieme. L’interesse è comune, la ragione è geografica: si trovano al
centro delle due principali rotte della droga, quella adriatica e quella che
porta verso la Campania».

Se quella di Foggia è una situazione radicata nel
tempo, in questo momento a preoccupare – perché in costante evoluzione – è la
situazione di Bari. La criminalità ha abbandonato la città. E si è sposta in
periferia
: nel sud barese (Acquaviva, Gioia del Colle) e soprattutto in zone
come Bitonto e Valenzano che secondo le analisi investigative rappresentano
oggi i due centri più a rischio nell’hinterland barese.

«Il sistema – spiega il
procuratore – è esattamente lo stesso che si è ripetuto a Napoli o a Palermo
con Scampia e lo Zen. Se vuoi la droga sai dove andare. Sei tu che cerchi lo
spacciatore. La malavita fa in modo di portarti lontano dai riflettori:
rischiano meno, sei meno visibile, è possibile avere un controllo maggiore del
territorio, non si allarme l’opinione pubblica e non si mettono a rischio
attività di riciclaggio come possono essere gli esercizi commerciali».

Controllo del territorio, dice Laudati. Non a caso. «In questi ultimi omicidi,
così come in quelli immediatamente precedenti, spicca l’arroganza delle
organizzazioni criminali. Guardate cosa è accaduto ad Altamura (ndr, duplice
omicidio il 27 marzo scorso): due persone sono state ammazzate in mezzo al
mercato e non c’è nessuno che ha visto, nessuno che racconta. Questo significa
avere il controllo assoluto del territorio. Questi sono criminali
professionisti»
.

E professionisti sono anche i killer che mercoledì hanno
sparato a Bitonto e Capurso. «Ci sono tutte le caratteristiche dell’agguato
mafioso: studio della vittima, controllo del territorio, commando che si muove
seguendo le vie di fuga».
A Bitonto la strada dove è avvenuto l’omicidio era
senza via di uscita, a Capurso hanno sparato mentre la vittima giocava al video
poker perché conoscevano le sue abitudini.

L’organizzazione è perfetta. Anche
perché la posta in gioco è elevatissima. Il denaro che gira è enorme, decine di
milioni di euro. I contatti sono di primissimo livello. I canali di
rifornimento degli stupefacenti sono ben radicati.

Il primo è quello spagnolo,
si veda appunto l’arresto di Di Fronzo, dove da tempo è radicata la joint
venture delle più grosse organizzazioni criminali italiani ed europee. «Sono
veri e propri consorzi della malavita – spiega Laudati che per anni ha guidato
la sezione del narcotraffico della Direzione nazionale antimagia – che
gestiscono rifornimenti e smercio. A quel salotto ora ci sono anche i baresi».

Il secondo canale è quello balcanico. «Il vero corridoio 8 oggi è quello della
malavita». Partono dall’Afghanistan, passano per Grecia e Albania, poi arrivano
a Brindisi. «E da qui che oggi passano le rotte dell’immigrazione clandestina,
della falsificazione e automaticamente anche degli stupefacenti con contatti
diretti tra la mafia balcanica e quella pugliese». Il passaggio oggi è
diventato fondamentale, quasi centrale. La colpa è degli attacchi terroristici
dell’11 settembre e quelli successivi di Londra e Madrid. «Oggi per i
narcotrafficanti – continua il procuratore – le rotte aeree sono praticamente
inservibili. Troppo rischioso. Si deve fare in altra maniera».

Come? Come da
anni fanno i narcos in Messico per il commercio con gli Stati Uniti, si
sarebbero organizzate con aree di stoccaggio in Maghreb per il mercato spagnolo
e nei paesi più piccoli del Balcani per quello italiano. «Provate ad andare in
Montenegro – conclude Laudati – e sentirete parlare ormai principalmente russo
e spagnolo». E ogni tanto anche barese.

GIULIANO FOSCHINI