GIà™ LE MANI DA QUEI MAGISTRATI

Dalle pagine (del 31 marzo 2009) della Gazzetta del Mezzogiorno on the web (clicca qui), siamo venuti a conoscenza di questa sconcertante e preoccupante iniziativa del Ministro della Giustizia. Sulla questione, vi segnaliamo la nota di Peter Gomez, pubblicata nel suo blog, dal titolo "La legge del più forte" (clicca qui).

FITTO INDAGATO, ALFANO INVIA ISPETTORI A BARI

Gli ispettori sono guidati dal vice direttore dell’ufficio ispezione, Gianfranco Mantelli. 
I sostituti Rossi, Nitti e Nicastro scrivono al Csm chiedendo attenzione per la vicenda oggetto dell’inchiesta ministeriale sul loro operato

BARI – Un’ispezione ministeriale è in corso nella procura della Repubblica presso il tribunale di Bari. Secondo fonti giudiziarie baresi, l’ispezione è stata disposta dal ministro della Giustizia, Angelino Alfano, per verificare eventuali irregolarità compiute dai magistrati inquirenti nella conduzione di due inchieste nelle quali è imputato l’attuale ministro per gli Affari Regionali, Raffaele Fitto. I fatti contestati dalla procura a Fitto fanno riferimento agli anni scorsi quando egli era presidente della Regione Puglia. Gli ispettori giunti a Bari sono guidati dal vice direttore dell’ufficio ispezione, Gianfranco Mantelli.
Le inchieste sulle quali sono in corso verifiche con l’acquisizione di atti – a quanto si è appreso negli ambienti giudiziari baresi – sono quelle note come Cedis e La Fiorita. Per la prima, Fitto è già stato rinviato a giudizio per concorso in turbativa d’asta e interesse privato del curatore nella procedura di amministrazione straordinaria della società Cedis; per l’altra indagine, pende dinanzi al gup di Bari una richiesta di rinvio a giudizio per Fitto (per associazione per delinquere, concorso in corruzione, illecito finanziamento ai partiti, falso e peculato) e per una settantina di altri imputati, tra cui l’editore ed imprenditore romano Giampaolo Angelucci. L’ispezione – secondo le fonti giudiziarie baresi – nasce da diversi rilievi fatti dai legali di Fitto, durante e dopo l’ indagine, a proposito della presunta ritardata iscrizione nel registro degli indagati del nome dell’attuale ministro e sull’ irritualità con cui sono state disposte le intercettazioni telefoniche a suo carico. Entrambe le indagini sono state coordinate dai pm Roberto Rossi, Renato Nitti e Lorenzo Nicastro e coordinate dal procuratore aggiunto Marco Dinapoli.

ROSSI, NITTI E NICASTRO SCRIVONO AL CSM
Hanno scritto una lettera al Csm chiedendo attenzione per la vicenda oggetto dell’inchiesta ministeriale sul loro operato i tre sostituti procuratori del tribunale di Bari – Roberto Rossi, Renato Nitti e Lorenzo Nicastro – che hanno indagato sull’ex presidente della Regione Puglia, Raffaele Fitto, ora ministro per gli Affari Regionali. La lettera – il cui contenuto è riservato – è stata anche consegnata al procuratore facente funzioni di Bari, Emilio Marzano, che stamani ha ricevuto gli ispettori e che ha comunicato formalmente ai colleghi l’avvio dell’inchiesta amministrativa.
Secondo quanto si apprende da fonti giudiziarie, l’ispezione riguarderebbe la presunta ritardata iscrizione del nome di Fitto nel registro degli indagati; il fatto che la procura avrebbe avviato le intercettazioni a carico di Fitto in base a fatti datati, e quindi li avrebbe riciclati per utilizzarli a carico dell’allora presidente; e, infine, il difficile accesso alle conversazioni intercettate per la difesa del ministro. Nei processi in corso a Bari il ministro è difeso dal presidente della commissione Giustizia alla Camera, Giulia Bongiorno, e dal deputato del Pdl e componente della stessa commissione, Francesco Paolo Sisto.

ITALIA DEI VALORI: QUANDO LA MAGISTRATURA INDAGA I POTENTI SCATTANO LE ISPEZIONI
"Come si può leggere una ispezione del Ministero di Grazia e Giustizia alla procura di Bari nel momento in cui la stessa non si è ancora espressa sulla richiesta di rinvio a giudizio nei confronti del ministro Raffaele Fitto? Come un orologio svizzero quando la magistratura arriva ad indagare i potenti scattano le ispezioni". Se lo chiede Pierfelice Zazzera, coordinatore regionale dell’Italia dei Valori. "E’ la stessa sorte – prosegue – capitata a Luigi De Magistris e Clementina Forleo. Una volta vicino all’Olimpo del potere ecco scattare il meccanismo delle ispezioni, poi della denigrazione infine dell’accusa fino all’espulsione dalla magistratura. Insomma i politici non devono essere toccati dai magistrati anche se sbagliano". "Questa ispezione alla procura di Bari – conclude Zazzera – può solo avere un significato intimidire i magistrati dallo svolgere la loro azione e condizionarne il giudizio di qui a breve sul Ministro Fitto. Noi dell’Idv crediamo ancora alla separazione dei poteri, ad una magistratura autonoma e indipendente dal potere politico. Ma sappiamo che con questo governo è come parlare un’altra lingua. Siamo anche convinti che i magistrati non si faranno intimidire da nessuno e proseguiranno decisi verso l’accertamento della verità