IN CHE MANI È LA NOSTRA SALUTE?!

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La Repubblica – Bari, 8 dicembre 2007

 

MUORE DURANTE IL PARTO CESAREO

Dieci sanitari indagati all’ospedale di Altamura. Viva la bambina

di Gabriella De Matteis

Domenica prossima avrebbe compiuto 40 anni. E avrebbe festeggiato con la sua quarta figlia. Ma Caterina Lomurno di Altamura è morta durante il parto cesareo, dando alla luce una bambina di tre chili e otto. E ora sul caso il sostituto procuratore Ciro Angelillis ha aperto un’inchiesta. «Mia moglie stava bene. In sala operatoria è entrata reggendo la flebo con la mano destra. Era serena, felice. Mi ha detto di andare a prendere i vestiti per la piccola. Sono state le sue ultime parole. Non posso credere a quello che è accaduto» dice Vito Indrio, 44 anni, marito della donna.
La brutta storia di Caterina comincia alle dieci di giovedì sera. Il parto, nel reparto di ginecologia dell’ospedale di Altamura, è programmato. Per la signora è il quarto taglio cesareo. La quarta bambina. «Dopo mezz’ora un medico è uscito dalla sala operatoria. Ha detto che mia figlia stava bene, ma c’erano state alcune complicazioni per Caterina». L’intervento non va come previsto. La bambina nasce, sta bene, ma le condizioni della madre precipitano quasi subito. Perde sangue, ha un’emorragia, due trasfusioni non sono sufficienti. L’equipe chirurgica chiede altre sei sacche che arrivano dall’ospedale di Acquaviva. La giovane madre è sempre più grave. In sala operatoria arriva anche il primario che decide di asportare l’utero. Un tentativo inutile: Caterina muore nella notte.
«Quando il medico è uscito dalla sala operatoria ci ha detto che per mia moglie non c’era più nulla fare. Ci hanno parlato di un’emorragia che non sono riusciti a tamponare. Ma non è giusto, queste cose non possono succedere nel 2007 in un ospedale» si sfoga Vito. È stato lui a chiamare i carabinieri e a presentare una denuncia. Il fascicolo è stato affidato al magistrato di turno Ciro Angelillis che ha disposto l’autopsia, iscrivendo nel registro degli indagati i componenti dell’equipe chirurgica, dieci, tra medici e infermieri. «Mia moglie desiderava con forza questa bambina. Abbiamo aspettato sette anni prima di avere la prima figlia. Ci dicevano che non avevamo problemi, ma intanto lei non riusciva a rimanere incinta. Poi, all’improvviso, è nata la nostra primogenita che ora ha quindici anni e le altre due, di 14 e 8 anni» racconta Vito che di professione fa l’operaio. Caterina era contenta. Felice di questa nuova gravidanza. «Voglio giustizia, sapere cosa è successo» ripete l’uomo.
I carabinieri della compagnia di Altamura hanno acquisito le cartelle cliniche della donna. Alla famiglia di Caterina va il cordoglio dell’Asl di Bari che ha già avviato un’indagine interna. Le condizioni della donna non erano preoccupanti. Lo conferma anche Francesco Lomurno, il ginecologo che ha seguito l´ultima gravidanza della donna e che, giovedì notte, era in sala operatoria. «La paziente era ipertesa e assumeva una terapia per inibire le contrazioni dell’utero, ma il quadro clinico era tutto sommato buono» racconta il medico che aggiunge: «Purtroppo casi come questi possono capitare dovunque, in qualsiasi ospedale, a Bari come a Milano, non sono frequenti ma anche assolutamente imprevedibili». Caterina Lomurno era al quarto taglio cesareo e «questo – aggiunge – costituisce sicuramente un elemento di rischio».
Martedì la donna era arrivata in ospedale per alcuni controlli, «e in quell’occasione avevamo consigliato il ricovero», poi dopo un giorno il ritorno nella struttura sanitaria, questa volta per partorire. E la scoperta in sala operatoria della gravità del quadro clinico. La placenta era in posizione anomala, attaccata alla cicatrice dei precedenti tagli cesarei. Un’anomalia che, spiegano dall’ospedale, non poteva essere diagnosticata prima. E anche questo particolare sarà al centro dell’indagine della procura.
L’autopsia, disposta dal pm, sarà fondamentale anche per capire se l’emorragia sia stata gestita correttamente. E sempre l’esame necroscopico permetterà di chiarire le cause della morte di uno studente di 18 anni, sempre di Altamura. Giacomo Letorri aveva forti dolori all’addome. Per questo è stato più volte visitato dai medici del pronto soccorso, poi ricoverato nei reparti di chirurgia e medicina interna. Un’odissea conclusasi dopo quasi un mese con la morte. Il referto parla di epatite fulminante. Ma la famiglia ha presentato un esposto. E il sostituto procuratore Emanuele De Maria ha iscritto nel registro degli indagati quattro medici.


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La Repubblica – Bari, 11 dicembre 2007

 

MORTA DURANTE IL PARTO, 7 GLI INDAGATI

Oggi l’autopsia sulla donna deceduta ad Altamura. Sotto inchiesta l’intera equipe. L’esame dovrà chiarire se la tragedia poteva essere evitata. I sindacati: nostro dossier ad aprile sui rischi in quell’ospedale

di Gabriella De Matteis e Giuliano Foschini

Sette persone indagate per omicidio colposo. E una serie di esami chiesti dalla procura per capire il perché di una tragedia. Sarà eseguita questo pomeriggio l’autopsia sul corpo di Caterina Lomurno, la giovane madre di Altamura morta durante il parto cesareo. Il sostituto procuratore Ciro Angelillis conferirà l’incarico al medico legale Vito Romano che insieme a una ginecologa del Policlinico eseguirà l’esame. A causare il decesso sarebbe stata un´emorragia. Caterina Lomurno, che domenica avrebbe compiuto 40 anni, era al suo quarto taglio cesareo. «Stava bene, non aveva problemi di salute» ha raccontato il marito Vito Indrio che ha presentato una denuncia in procura.
Il magistrato Ciro Angelillis ha iscritto nel registro degli indagati sette, tra medici e infermieri: sono i componenti dell’equipe che ha operato la donna. Per loro l’accusa è di concorso in omicidio colposo. Caterina Lomurno aveva tre figlie di 15, 13 e 8 anni e nella notte tra giovedì e venerdì ha dato alla luce la quarta bambina. «Era felice per questa gravidanza, molto contenta» ha raccontato ancora il marito.
L’esame necroscopico chiarirà se la tragedia poteva essere evitata. «Casi come questi non sono frequenti, ma comunque possono accadere e non sono prevedibili» spiegano dall’ospedale di Altamura. Ma l’autopsia sarà necessaria anche per accertare se l’emorragia, causa della morte della giovane madre, sia stata gestita correttamente.
Parallelamente all’inchiesta della procura è stata aperta ieri ufficialmente anche quella interna della Asl. «Per avere un quadro più chiaro della situazione – spiega il direttore generale, Lea Cosentino – avremo bisogno di almeno due, tre giorni: quello che posso assicurare è che non ci sarà alcuna reticenza. Lavoreremo per la verità».
E di «verità» parlano anche i sindacati di base che tirano fuori oggi un dossier inviato al governatore Vendola ad aprile scorso nel quale denunciavano tutte le mancanze dell’ospedale di Altamura. «Ci troviamo di fronte – scrivono – a un non governo dei servizi: siamo lontani da obiettivi di razionalizzazione delle risorse. A quasi tutti i medici è stata assegnata una struttura semplice, anche a chi non ha un ambulatorio dove operare, dando soldi a pioggia e senza obiettivi. È la Asl (il riferimento è alla vecchia Bari 3) che ha il più alto numero di incarichi di tutte le Asl d´Italia. L’apice della illegalità – continuano – è stata raggiunta con una serie di provvedimenti nei quali si premiavano amici e amici degli amici, senza nemmeno un avviso pubblico».
Tra le accuse mosse dall’Rdb ad aprile c´era la difficoltà a regolare «la libera professione intramoenia». «Non viene data nessuna indicazione e informazione per l´utenza – scrivevano – in quanto a tariffe, luogo o orario delle prestazioni. Sono anni che come sindacato ci battiamo perché il cittadino-utente abbia un’informazione certa, su nostra pressione fu pure nominata una commissione della quale non è stato mai tenuto conto. L’attività in gran parte (esclusa quella strumentale) viene espletata in studi privati, ovvero senza controllo di prenotazioni e di ricevute fiscali. Si spaccia così un’attività extramoenia in intramoenia. Tutto il personale di supporto, da quello sanitario a quello amministrativo, viene tagliato fuori dai proventi, gestiti in proprio dai medici».
E proprio in questo capitolo, viene citato il caso della ostetricia che «per anni – si legge nel dossier – ha gestito in maniera illegale l’assistenza al parto fuori orario di servizio. La direzione uscente ha emanato delle disposizioni di divieto, ma il risultato è che sono aumentati i parti e i cesarei in urgenza». Tra gli obiettivi della inchiesta della Asl c’è proprio la volontà di capire se il cesareo che è costato la vita alla signora Lomurno poteva essere effettuato in un altro orario.

 

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Riportiamo di seguito, in versione integrale, il testo del dossier scritto e diffuso il 1° aprile 2007 dalle Rappresentanze sindacali di Base (Pubblico Impiego) della ex Ausl BA3 a cui si fa riferimento nell’articolo della Repubblica Bari (a firma di De Matteis e Foschini) dell’11 dicembre 2007. Evidenziate in grassetto le parti riprese dall’articolo.

 

RAPPRESENTANZE SINDACALI DI BASE – PUBBLICO IMPIEGO
CONFEDERAZIONE UNITARIA DI BASE
ex AUSL BA3

UN DISASTRO ANNUNCIATO
NELLA EX AUSL BA 3 NON C’ERA E NON C’E GOVERNO

Ribadiamo il nostro giudizio negativo sull’accorpamento delle ASL Pugliesi, nel merito e nel metodo. Nel merito, per le forti diversità di aggregazione tra  aree montane e pianeggianti, tra le aree metropolitane e quelle interne. Il peggio si realizza con il grande " elefante " della ASL BA composta da 1.300.000 abitanti e oltre 13.000 dipendenti, la più grande d’Italia.
Nel metodo, in quanto ai mancati coinvolgimenti delle Comunità interesssate, attraverso le conferenze dei Sindaci, le Organizzazioni Sindacali, e le Associazioni di volontariato. L’obiettivo delle mega ASL? Tagliare 6 Direttori Generali, 6 Direttori Sanitari, 6 Direttori Amministrativi? Poco più di due milioni di Euro. E dov’è finito il concetto di decentramento e di territorialità tanto cari alla sinistra? Scelte " sinistre " che rischiano di far pagare  le aree più deboli ( ad esempio la nostra)
Soprattutto quando sono dettate  da massimi sistemi o peggio da principi ideologici (abbattimento della frammentazione, abbattimento dei poteri dei Direttori Generali) piuttosto che dal rapporto diretto con le Comunità (territorio). Né tantomeno siamo d’accordo con chi sostiene, che bisogna pensare a costruire la "nuova-mega " ASL (massimi sistemi) e lasciare da parte i vecchi problemi. Ovvero fare solo ordinaria amministrazione nelle vecchie AUSL, mettendo un velo pietoso sulle illegalità commesse. Chiediamo invece che venga restituita la legalità per permettere a tutte le aree territoriali un rapporto che si fondi sui bisogni. Anzi noi come O. S. invitiamo la Giunta, i partiti di maggioranza e di opposizione a rivedere gli ambiti territoriali. Per la BA proponiamo, che sia divisa in BA Nord e BA Sud (area metropolitana e area interna) altrettanto per la FG (area montana ed area pianeggiante). Questo sicuramente migliorerebbe il rapporto con il territorio (sarebbe più omogeneo) e quindi gli utenti.
Nella ex AUSL/3, non c’è mai stato governo nei servizi. Questa O. S. dalla gestione " Moretti " a quella della " Cosentino " è stata chiamata ad un rapporto costruttivo e di lealtà, ma non ci sono stati risultati. Molti problemi sollevati, con altrettanto proposte di soluzione, non sono mai stati presi in considerazione, perché ci veniva detto " destabilizzano l’assetto politico, un Direttore deve avere equilibrio". Un equilibrio che noi abbiamo definito da "trapezista senza rete".

Ecco, i problemi nella nostra ex AUSL rimangono e negli anni, si sono sempre più appesantiti.
– NUOVO OSPEDALE DELLA MURGIA
: l’impegno della Giunta Regionale è quello di consegnarlo a fine 2007. Noi non ci crediamo, perché c’è molto da fare, ad esempio la piattaforma tecnologica (sale operatorie, aree di emergenza). Poi abbiamo appreso, che nell’ala già costruita entra la pioggia e che la stessa è già obsoleta rispetto alla nuova organizzazione dei servizi ospedalieri (chiamata circolare o open space). Per cui urge nominare un tecnico esperto di edilizia ospedaliera, per sottoporgli un possibile recupero. Il nuovo ospedale è un contenitore ed il contenuto? Ovvero le specialistiche oggi inesistenti dove stanno? A quando?

– DIRETTORI DEI DIPARTIMENTI: il problema della dirigenza è stato sempre il vero problema  della Ba/3.Incapace di organizzare e gestire, per responsabilità delle Direzioni che si sono succedute, che non solo non hanno individuato obiettivi, ma a verifica dell’operato, hanno dato sempre giudizi positivi, dando alla stessa lauti premi di produttività, con la complicità degli organi di controllo (nucleo di valutazione e collegio sindacale). Quanti "Dirigenti" hanno contrattato i budgets e gli obiettivi quando hanno firmato l’incarico quinquennale, come prevede la legge? Il caso dei DIRETTORI di DIPARTIMENTO, è il principale segnale di "non governo dei servizi". Inconsistenti ed inesistenti, (qualcuno ha promesso di andare in pensione se avesse mantenuto quell’incarico, ma sta ancora li abbarbicato a quella poltrona, fatta di pesanti stipendi) ma ben valutati e di conseguenza ben premiati economicamente. Lontani da obiettivi di razionalizzazione delle risorse, di dialettica e di interfacciamento all’interno delle strutture, delle quali sono il riferimento e gli indicatori di spesa. Non parliamo delle strutture semplici. Assegnate quasi a tutti i medici, anche a chi non ha un ambulatorio dove operare, dando soldi a pioggia e senza obiettivi. E’ la AUSL che ha il più alto numero di incarichi di tutte le AUSL d’Italia. Lo stesso è stato fatto per la nomina dei coordinatori infermieristici. Alcuni non coordinano neanche se stessi o svolgono competenze diverse da quelle per cui sono stati nominati coordinatori. Senza obiettivi (ma c’erano?) e senza valutazione sono stati inquadrati nei "quadri intermedi". Lo stesso dicasi delle posizioni organizzative, dove questa O. S. ha fatto una denuncia alla Corte dei conti. Ma l’apice della illegalità è stata raggiunta con una serie di provvedimenti, che noi abbiamo definito da "caduta degli dei" o provvedimenti di fine anno, dalla Direzione Cosentino. Certo anche su questi provvedimenti, hanno giocato molto i buoni rapporti tra l’ex Direttore Amministrativo,la mente della ex BA/3, ed i soggetti interessati. Tutto in nome della solita politica "equilibristica e clientelare." Veniamo al merito. Con la delibera n° 1149 del 22/12/06, si predeterminava (prima della valutazione) un premio di risultato da 10 mila Euro, ad un dirigente "esterno" , assunto per gli ottimi rapporti della parente con la Direzione e per questo poi nominato ad altri incarichi prestigiosi, mettendo fuori gioco il suo predecessore. Con le delibere n° 1150, 1151 e 1152 del 22/12/06, si nominavano tre dirigenti, con un provvedimento fatto al ciclostile, senza un regolare avviso pubblico, in un tempo di sei mesi, che significa fino ad espletamento del concorso e visto i tempi biblici dell’espletamento……….Il tutto è stato motivato " per il collocamento a riposo di alcuni dirigenti". Si scopre che in pensione è andato un solo dirigente, uno poi è consulente. Il classico caso di un topo che ha partorito tre topolini, ovvero nell’area gestione del Patrimonio, tuttora priva di un Direttore, ci sono un dirigente di ruolo e due facenti funzione ( appena nominati) ed un consulente, che è un ex dipendente in pensione, che ha avuto il compito di supplire alla carenza di quella struttura. Insomma un pasticcio da Corte dei Conti. Con la delibera n° 1174 del 28/12/16, si nominava un altro dirigente, alcuni giorni in contemporanea col predecessore. Ma dall’uno gennaio 2007 non partivano le nuove ASL, con i servizi centralizzati? Non  sarebbe stato più correto e  trasparente fare un avviso di selezione interna e far  partecipare tutti coloro che avevano i titoli? Ma non sarebbe più leale e legale, che a fronte di alcuni ricorsi e soprattuto di molti malumori degli esclusi quelle delibere venissero revocate, per dare anche qui un segnale di legalità e buon governo della cosa pubblica? Probabilmente per coloro che hanno governato la BA/3 il rispetto delle regole non è una priorità. Infatti l’unica delibera che è stata revocata dalla nuova gestione della ASL BA è stata quella della nomina di un responsabile del Servizio Infermieristico e qui la politica ha giocato un ruolo molto sporco. Questi provvedimenti non sono estemporanei, ma in continuità e coerenza con quelli fatti dalla Direzione precedente, che dopo aver tentato  di istituire il Dipartimento dell’area amministrativa (ci fu una vera insurrezione) con la delibera 806 ed 807 del 14/09/05, attribuiva competenze economiche, anche se non quantizzate sulle stesse delibere (questo è il trucco) a due dirigenti, riconoscendo loro funzioni in aree inesistenti, ovvero mai attivate funzionalmente. Oltre ad attribuire a questi ultimi ed ai soliti noti, premi di risultato, con fondi inesistenti e pare utilizzando fondi del bilancio corrente.

– RAPPORTO OSPEDALE-TERRITORIO: qui si raggiunge il peggio. Come ha detto il precedente Direttore Sanitario "la mano destra non sa quello che fa la mano sinistra". Non c’è e  non c’è mai stata un’attività di coordinamento tra le due realtà, che devono essere integrate. Un esempio il grande dramma delle bibliche liste di attesa per la riabilitazione, che in alcuni casi superano un anno e che molto spesso si tratta di bambini diversamente abili o  di anziani. Soggetti deboli e con scarse risorse economiche, che devono attendere come dice qualche operatore che "qualcuno vada a miglior vita". Una grande vergogna ed un grande segno di inciviltà quando si tratta di soggetti deboli. Mentre diverse terapiste vengono distratte ai loro compiti, assegnate ad altre mansioni amministrative, ma contraddizione più grande continuano a fare corsi di aggiornamento nel profilo di terapista a carico della AUSL. A questa situazione si lega la disfunzione dell’ufficio invalidi civili. Aperto al pubblico per due giorni la settimana e per un totale di quattro ore, con un conseguente affollamento dell’utenza, che perde l’intera giornata per consegnare la documentazione o per la sola richiesta di un modulo e di informazione. Certo anche i referti di invalidità sono consegnati con molto ritardo, con la grave conseguenza di non poter ottenere le  indennità dovute, ma ancora più grave non poter ottenere nei tempi le esenzioni dei tickets sanitari. E che dire della struttura riabilitativa di Altamura? Inadeguata e fatiscente, che offende la dignità degli utenti e degli operatori. Anche le liste di attesa per l’ADI (assistenza domiciliare integrata) sono molto lunghe e si registra la grande assenza del Comune di Altamura per le sue competenze.

– PROGETTI LEGGE 662 (per abbattere le liste di attesa): sono progetti che coinvolgono area ospedaliera ed area distrettuale. Si sono fatte assunzioni di personale sanitario e si faranno assunzioni di personale amministrativo, con il solo intento di fare cassa, per avere finanziamenti previsti dalla Regione, perché in molti casi dietro non c’è l’ombra di un progetto. Anche qui attenderemo il rendiconto dei dirigenti.

– ALPI (attività libero professionale intramoenia): Nessuna indicazione ed informazione per l’utenza in quanto a tariffe, luogo o  orario delle prestazioni. Sono  anni che questa O. S. si  batte  perché il cittadino-utente abbia un’informazione certa, su nostra pressione fu pure nominata una commissione, delle cui determine non è stato mai tenuto conto. L’attività in gran parte (esclusa quella strumentale) viene espletata in studi privati, ovvero senza controllo di prenotazioni e di ricevute fiscali. Si spaccia così un’attività extramoenia in intramoenia. Tutto il personale di supporto, da quello sanitario a quello amministrativo, viene tagliato fuori dai proventi, gestiti in proprio dai medici. E’ il caso dell’ostetricia, che per anni ha gestito in maniera illegale l’assistenza al parto fuori orario di servizio. La Direzione uscente ha emanato delle disposizioni di divieto, ma il risultato è che sono aumentati i parti ed i cesari in urgenza. Anche qui come O. S. avevamo fatto la proposta di inserire questa attività ritenuta attrattiva per le gestanti, nell’ambito dell’ALPI, con un tariffario e con la compartecipazione di tutti. Tutto inutile, con il risultato che sono aumentate le spese a carico della AUSL. L’attività aggiuntiva, è stata autorizzata per anni ad alcuni servizi senza controllo, (non si conosceva la reale attività istituzionale, come si poteva autorizzare quella aggiuntiva?) nei servizi come la dialisi, è stata autorizzata per evitare il trasferimento dei pazienti in altre ASL che avrebbe comportato grande disagio e per consentire a soggetti giovani di fare la terapia in orario compatibile con quello di lavoro. Le tariffe(le spettanze per gli operatori) sono state decise in maniera uniterale senza contrattazione e a fronte della protesta degli operatori, più volte hanno minaccato l’interruzione del servizio, la Direzione della ASL non ha dato risposte certe, ha preso solo tempo, dopo diversi incontri con gli stessi.

– I CONCORSI: e qui si tocca il fondo. Sono tre anni che sta in piedi il concorso per assumere gli infermieri. La prova scritta è stata fatta nel maggio del 2005. E’ dal lontano 1987 che non si fa un concorso, quindi sono venti anni che nella ex Ba/3 c’è una precarizzazione diffusa con i danni che si possono immaginare, turn-over continuo, ricerca spasmodica di infermieri su un mercato a bassissima domanda e ad altissima offerta. La conseguenza di una mancata politica del personale è quella di una presenza quasi totale di precari,  Infermieri ed Ausiliari nelle aree intensive. Recentemente è stato bandito un avviso pubblico ed un secondo concorso (per interni) per infermieri, ma nessuno sa quando saranno espletati. Nel luglio scorso è stato bandito un concorso per Ausiliari (potevano partecipare coloro che avevano avuto un rapporto di lavoro di almeno un anno negli ultimi cinque) ad oggi non è stato espletato (unica AUSL in Puglia). Dopo la scadenza della proroga al 30.06.07 degli Ausiliari in servizio, prevista dalla legge Regionale n° 39, che ha come obiettivo la stabilizzazione, sarà un disastro. Cosa succederà in mancanza di una graduatoria? Si ricorrerà di nuovo all’Ufficio collocamento (CTI) ritornando alla precarizzazione in contrasto con le norme vigenti? O si penserà ad un’ipotesi di proroga al 31/12/07? Ma il problema rimane nella sua gravità. Noi come R.d.B proponiamo in tempi rapidi di riaprire il concorso a tutti coloro che hanno maturato i requisiti alla data del nuovo bando e se i tempi non dovessero consentirlo, pensare allora ad una proroga al 31/12/07. Nel frattempo per chiudere con la precarietà bisognerà raffreddare il CTI ed assumere dalla graduatoria  che si andrà  a formulare fino a copertura dei posti vacanti.  Ricordiamo che ad oggi nonostante l’autorizzazione della Regione, questa rimane l’unica ex AUSL a non aver attivato i corsi di O. S. S. (operatore socio sanitario) che non solo andrebbero a qualificare questa figura di supporto dell’Infermiere, ma con il successivo inquadramento, libererebbero 80 posti di Ausiliario, che potrebbero essere coperti da quel concorso ad oggi non espletato.

– SERVIZIO EMERGENZA 118: l’adeguamento degli organici come previsto dalle disposizioni regionali,si impone. Abbiamo scongiurato come R.d.B. che anche questo servizio, venisse esternalizzato, come è avvenuto in molte ASL pugliesi (in alcune ASL viene gestito da società di comodo e da cooperative legate a personaggi politici, che sottopagano gli operatori) perché siamo convinti che l’emergenza più di tutti i servizi, deve essere pubblica. Ma per poterla qualificare, oltre ad adeguare gli organici, bisogna inserire la figura di "soccorritore" prevista dalle disposizioni regionali (anche qui è possibile qualificare ed allargare la base occupazionale). Ma manca una norma o una disposizione regionale, che chiarisca i rapporti tra il Pronto Soccorso ed il " 118 " ed il ruolo degli autisti o autisti soccorritori, una figura professionale non ancora ben definita, con tutte le spettanze già riconosciute in altre regioni. Ma il conflitto tra i due servizi, non è né accettabile né sopportabile. Qui è la Direzione che deve intervenire.

– RUOLO DELLE ASSOCIAZIONI: il rapporto non può essere formale, le stesse devono essere coinvolte in attività di supporto ai servizi della ASL. In particolare nell’aria dell’emergenza il ruolo delle assiciazioni di volontariato è fondamentale. Ma da qualche tempo si è perso quanto negli anni passati si è costruito, ricorrendo ad appalti molto discutibili sul piano della copertura economica (la spesa prevista è un’istigazione la lavoro nero) e sul piano della certezza assistenziale (molto spesso assistiamo a situazioni in cui i pazienti vanno a fare esami in altri presidi senza la presenza dell’infermiere).

– LO STATO DI DIRITTO: qui tocchiamo un tema molto delicato e spinoso, anche se con le norme in vigore, conquistate negli ultimi 50 anni, dovrebbe essere naturale pensare che la certezza del diritto per via di tali norme non può essere in discussione. Ma così non è perché, tali norme si interpretano in maniera penalizzante nei confronti dei lavoratori. Alcuni esempi. Il lavoratore assunto a tempo determinato nella ex Ba/3 non ha diritto ai congedi per aggiornamento e formazione professionale, in contrasto con le norme contrattuali e le disposizioni della regione. Lo stesso, non ha diritto al congedo per lutto. Oppure allo stesso vengono concessi un numero di giorni di ferie inferiori a quanto previsto dal contratto, ma dal 2006 finalmente si è iniziato a concedere i 34 giorni di ferie previsti. E gli anni precedenti? Un regalo all’Azienda dal momento in cui è difficile rivendicarli visto il clima ambientale. Diritto ad avere uno spazio dove gli operatori possano socializzare, confrontarsi su tematiche assistenziali. L’unico spazio adibito dalla nascita dell’ospedale di Altamura, a sala convegni è stato prima dimezzato e poi con un progetto recente lo si vuole cancellare, per dare posto ai soliti uffici dei dirigenti. Anche qui si prendono norme che danno diritto a questi spazi e si fa carta straccia, con il pieno silenzio di benpensanti ed associazioni sindacali. A proposito sono anni che le OO.SS. di questa ex AUSL non sono degnate del diritto ad avere una sede sindacale prevista dal contratto. In altre AUSL tutto questo è normalmente concesso, in questo pezzo di territorio, rimane ancora una conquista.

– QUESTIONE INFERMIERISTICA: un tema questo che avrebbe bisogno di una lunga trattazione ed un capitolo tutto per sè. Negli ultimi quindici anni si è parlato molto dell’emergenza infermieristica ovvero della mancanza di infermieri sul mercato, un problema tutto occidentale. I motivi sono vari e diversi e proprio per la loro complessità, non staremo qui a trattare. Ma è certo che, il dibattito sulla carenza infermieristica sembra si sia attenuato su quasi tutto il territorio nazionale per via degli   accorpamenti o  della  istituzione dei  dipartimenti,  o laddove  è avvenuto  per  il massiccio inserimento degli operatori di supporto, che in molti casi sono serviti non a supportare gli infermieri, ma a soppiantarli non solo per carenza sul mercato, ma anche per un problema di risparmio. Col risultato di peggiorare la qualità dell’assistenza. Nella nostra ex BA/3, un percorso di una migliore utilizzazione delle risorse è stato iniziato, ma in maniera molto blanda. Ma è onesto ammettere che il problema va molto più lontano della razionalizzazione. E’ la dotazione organica, che va rivista, perché è sottostimata, non risponde agli standard assistenziali, determinati dall’associazione tra esiti clinici e quantità/qualità degli infermieri che erogano l’assistenza, così come hanno determinato recenti studi in alcuni paesi occidentali. Ma anche qui senza avventurarsi in problemi di carichi di lavoro, molto più complessi, per semplificare il più possibile e per riportare l’obiettivo a quello che è più consono alle Direzioni, parliamo di standards. Ebbene secondo l’associazione degli infermieri americani (questo è uno degli ultimi esempi) che ha condotto una dura battaglia politica(ricordiamo in un sistema completamente privato della sanità) per definire un numero massimo o atteso di pazienti che ciascun infermiere dovrebbe gestire, un buon rapporto infermieri/pazienti dovrebbe aggirarsi su 1 a 5 a comunque inferiore a 6. Se almeno si rispettassero in maniera generale questi standards (senza entrare nei particolari delle aree di emergenza) miglioreremmo la qualità dell’assistenza. La ricaduta sulla professione sarebbe immediata, in quanto registreremmo infermieri più appagati e più motivati. Invece assistiamo ad un sistema depresso nel quale gli operatori non solo sono mal pagati, ma non contano nulla nelle scelte organizzative e gestionali dell’azienda, ma in una lontana prospettiva di governo clinico (se ne parla molto, anche senza sentire il parere degli infermieri) la vera innovazione, la dialettica interna ai servizi, ovvero la democrazia, risulterebbe una grande chimera. E questo risulterebbe il peggiore ed il più dannoso degli errori. In sintesi esiste una "centralità" del problema infermieristico, che questa azienda, la nuova azienda deve affrontare per superare la depressione del sistema. Le politiche professionali di cui abbiamo bisogno non dovrebbero essere orientate prevalentemente all’avanzamento professionale, alle logiche di carriera o di difesa professionale. Dovrebbero prioritariamente perseguire la sicurezza ed i migliori risultati per i pazienti. Quelli di oggi e quelli di domani.

– QUESTIONE CONTRATTUALE: su questo tema i ritardi sono insopportabili, per responsabilità della Direzione uscente, ma per molta responsabilità della RSU e delle OO. SS. concerative, che pur avendo i numeri, ovvero la maggioranza, non sono stati capaci di fare proposte e quando sono state fatte, non si è trovato un accordo, diventando facile presa della Direzione, che non ha mai lavorato per chiudere le questioni poste, ma molto spesso è rimasta a guardare quasi compiaciuta delle divisioni anche interne  alle OO. SS. Confederali, o  peggio dando  grande spazio a chi a tutti i costi cercava la visibilità.  Risultato è che oltre ai problemi da anni insoluti, l’ALPI, la attività aggiuntiva mai contrattata ecc. da dieci mesi si sta discutendo di una ipotesi di fascia retributiva da dare a tutti i lavoratori, ma è da un mese che si è formato un gruppo di lavoro o tecnico riunito in conclave ed ad oggi non sappiamo se la fumata è bianca o nera. Ovvero dopo aver propagandato che era possibile dare una fascia a tutti e la gran parte dei lavoratori è stata convinta che la fascia sarà data, apprendiamo che i conteggi sono partiti dal lontano 1998 e che le distanze con la Direzione si  fanno  ancora  più profonde. Nostro augurio è che da  questa lunga  telenovela si esca fuori, in maniera positiva per tutti i lavoratori, tralasciando propagande e meriti, perché se così non dovesse essere ,i lavoratori dopo le promesse si sentirebbero presi in giro.

– REPERIBILITÀ E STRAORDINARIO: questi sono stati da sempre i grandi problemi di questa BA/3. C’è una costante:più cresce il personale e più cresce lo straordinario. Tutto è direttamente proporzionale. L’istituto del recupero previsto dal contratto non esiste, è sufficiente andare in ferie o in malattia, per autorizzare in alcune occasioni anche 40 ore di straordinario mensili ad operatore. Non c’è controllo e soprattutto non c’è raziocinio. Si superano i tetti di spesa e poi chi lo fa in regime di reperibilità, non viene pagato, perché ha superato i limiti previsti. C’è necessità di rivedere l’assegnazione, perché è proprio nel miglior utilizzo dello straordinario che potrebbe trovarsi la chiave per aumentare il fondo delle fasce. Invece si vuole la botte piena e……
A questo si aggiunge il problema delle reperibilità. Autorizzate senza contrattazione, ad aree non sanitarie ed a operatori come falegnami, idraulici, elettricisti ecc. con una ditta esterna di manutenzione, la SIRAM, che costa alla collettività circa tre miliardi all’anno di vecchie lire. Tanto paga pantalone ed i soliti furbetti fanno quello che vogliono.
Altro problema che si trascina da anni è l’INQUADRAMENTO degli INFERMIERI GENERICI, delle PURICULTRICI e degli OPERATORI TECNICI, nella categoria " C ". Un atto dovuto in particolare alla categoria dei GENERICI, che per anni sono stati il pilastro del S.S.N. Ma quello che è dovuto nella ex BA/3 è sempre da conquistare con grandi difficoltà.
Questi alcuni problemi della ex BA/3, che questa O.S. vuole sottoporre all’attenzione, non solo dei mezzi di informazione e quindi dei cittadini-utenti, ma dei rappresentanti istituzionali che hanno preso i voti da questa comunità. Ognuno per la responsabilità del proprio ruolo, ne faccia l’uso che ritiene opportuno.
Altamura 01 Aprile 2007

Rappresentanze Sindacali di Base – P.I.-CUB
Ex AUSL BA/3