LETTERA A NICHI VENDOLA/TEATRO MERCADANTE: QUANDO I MONDEZZAI DIVENTAVANO TEATRI

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Lettera aperta al Presidente Nichi Vendola

TEATRO MERCADANTE DI ALTAMURAOVVERO QUANDO I MONDEZZAI DIVENTAVANO TEATRI

Egregio Presidente Nichi Vendola,

questa sera sarà l’ospite d’onore di una serata musicale presso il Teatro Mercadante di Altamura. Organizzata da un’associazione esclusiva con il patrocinio anche della Sua Presidenza, si svolgerà nel cantiere aperto da un anno per il recupero ed ampliamento dell’unico teatro cittadino. I lavori sono stati resi possibili solo grazie all’intervento di imprese altamurane, operanti nel settore edile, che si sono accollati i costi in cambio della sua gestione per trenta anni. Senza retorica, vivrà un evento! Il Teatro è chiuso da 17 anni. Un’intera generazione non conosce quel luogo di storia e laica sacralità. Ora, il privilegio di vivere un incanto ritrovato, di un sogno realizzato, sarà riservato a Lei ed alla pattuglia selezionata di 150 invitati. È bene allora che sappia che quella del nostro teatro è una storia popolare, collettiva, di quelle che piacciono a Lei, è il pezzo più glorioso di un popolo orgoglioso.Il Teatro è stato costruito nel 1895 su un suolo comunale, che non figurava in catasto “essendo mondezzaio", concesso dal Comune ad un Comitato cittadino che con tale realizzazione intendeva onorare e ricordare il musicista altamurano Saverio Mercadante, grande protagonista della scena musicale dell’Ottocento, nel primo centenario della sua nascita (17 settembre 1795). Il Comitato si fece promotore della raccolta dei fondi che, con il lavoro a volte del tutto gratuito di professionisti, artigiani e maestranze locali, consentirono di realizzare in pochi mesi il teatro. Alle centinaia di cittadini (quasi trecento) che versarono contributi il Comitato promotore presentava lo statuto di un costituendo Consorzio a cui sarebbe stata affidata l’amministrazione e la gestione del Teatro. A chi versava almeno 5 lire si riconosceva l’adesione al Consorzio ed il diritto di essere preferito nell’acquisto dell’abbonamento per le singole stagioni teatrali con riferimento ad un palco o ad una poltrona determinati: il cosiddetto diritto di palco o poltrona, istituto giuridico ben noto e comune a molti teatri italiani sorti tra il Settecento e l’Ottocento, attraverso il quale, in sostanza, si gratificava chi aveva contribuito alla realizzazione di un teatro.Tale assetto di interessi, definito sia dalla convenzione stipulata tra il Comune ed il menzionato Comitato che dallo statuto consortile del 1895, è rimasto sostanzialmente immutato sino al 1993, anno di adozione di alcune modifiche statutarie da parte del Consorzio Teatro Mercadante o, meglio, dalle poche decine di persone, eredi di alcuni degli originari sottoscrittori. Tali modifiche andavano a configurare la posizione giuridica dei membri del Consorzio nei termini di una banale comproprietà (pro quota) dell’immobile e non più di una mera partecipazione all’associazione e di una titolarità del diritto di palco. Solo grazie ad una lunga e documentata campagna di informazione e sensibilizzazione condotta da numerosi cittadini ed associazioni (coordinati in uno spontaneo Comitato “Il Teatro di Tutti”¿) è stato possibile ottenere che il Comune avviasse un contenzioso che si è concluso, nel 2005, con una sentenza che ha dichiarato la nullità delle modifiche. Siamo ancora in attesa, nonostante le numerose sollecitazioni indirizzate agli attuali amministratori comunali, di vedere promossa e convocata un’assemblea consortile che dia esecuzione alla sentenza. Egregio Presidente,queste righe non intendono riproporre, nella pienezza delle problematiche che gli sono proprie, il tema del Teatro Mercadante, in particolare del suo recupero alla funzione che convenzioni, natura giuridica, statuti, leggi e sentire collettivo gli riconoscono.Né è possibile, purtroppo, ripercorrere la storia del teatro cittadino, pagine straordinarie di storia cittadina; quelle magistralmente ripercorse in un saggio di Pasquale Sardone, Dal Teatro Comunale al Teatro Mercadante: una città dietro il sipario (nel volume Teatro Mercadante. L’eredità dimenticata, Edizioni Torre di Nebbia, 1994) o riportate in numerosi interventi, documenti ed articoli dai periodici cittadini attivi negli anni ’90 del secolo appena passato Carta libera e Piazza.Dalle riunioni “serotine”¿ del Comitato provvisorio in una farmacia cittadina alla vivace polemica in merito alla (allora) marginalità del sito prescelto per la costruzione risolta grazie alle lucide ed attuali considerazioni dell’ingegnere progettista dell’opera Vincenzo Striccoli («un sito diventa centrale appunto col contenere edifizi pubblici, ove tutti sono costretti ad accorrere per necessità o diletto; la centralità, se non esiste, si crea e se non si crea non esisterà giammai»). Dalla deliberazione del Consiglio comunale del 15 febbraio 1895 di concedere al Comitato cittadino il diritto di edificare il teatro sull’area che meglio rispondeva ai requisiti descritti (un «suolo a nord della villa comunale di 1851 mq e del valore di lire ottocento, non figurante in catasto essendo mondezzaio», vicino a quel tempio dell’educazione che era il Collegio Cagnazzi e accolto dal «sorriso della natura, che viene dalla più pittoresca veduta che vanti la nostra città») alla cerimonia del 25 marzo 1895 per il collocamento della prima pietra («in questi tempi difficili, per le tristi condizioni economiche, che tutti deploriamo, ci parve ben ardua l’impresa; però i fatti hanno dimostrato il contrario; poiché il risultato delle nostre richieste ha superato di molto le aspettative di tutti; nello spazio appena di due mesi col foglio di sottoscrizione si è raggiunto la somma di lire quaranta mila circa. Questo spontaneo concorso di tutti i cittadini dimostra ad evidenza che Altamura non rimane seconda agli altri paesi civili», discorso tenuto da Filippo Baldassarra, presidente del comitato promotore, pubblicato dal periodico gravinese La Ginestra del 28 aprile 1895). Dalla speranza consegnata alla pergamena collocata nella prima pietra («Nel porre le basi di questo edificio arrise agli Altamurani la speranza che, col volgere degli anni, i posteri avrebbero sacro rispetto e gelosa cura di questo monumento, il quale, con la sua muta ma significante eloquenza, varrà ad ispirare nell’animo loro gli alti ideali da cui esso ebbe origine: il culto dell’Arte e la Carità cittadina») alla frenesia dei lavori di costruzione.Ed ancora. La gioiosa fibrillazione per i preparativi della grande serata inaugurale del 17 settembre 1895 («si ripuliscono gli alberghi, una infinità di forestieri verranno dai paesi vicini… al collegio si è addobbato un grandioso restaurant… l’addobbo è serio, elegante, semplice, di gran gusto, le sale sono piene di fiori, la cucina vera napoletana, vini eccellenti… ed anche prezzi eccellenti», corrispondenza per Il Meridionale, 7 settembre 1895). L’arrivo della compagnia lirica giunta da Napoli e la prova generale («benché trattasi di una prova, il pubblico in teatro è numeroso e sceltissimo. Sono già qui i critici più importanti della provincia, molti corrispondenti dei giornali di Napoli e di Roma. Vi è anche una signorina corrispondente di un giornale russo», corrispondenza per Il Meridionale, 17 settembre 1895). L’arroganza del regio Commissario straordinario (il consiglio comunale era stato sciolto dal re nel giugno precedente per irregolarità amministrative e finanziarie) che, scavalcando il Comitato cittadino, aveva presenziato in solitudine alla posa della lapide commemorativa ed aveva pronunciato il discorso di inaugurazione. L’entusiasmo e la mondanità della grande serata («sembrava che la grazia, la bellezza e l’eleganza si fossero dato convegno in quella festa di colori, di luce e di suoni», cronaca di Giuseppe Marvulli per il periodico Altamura del 29 settembre 1895).La collettività altamurana non cessò di assicurare impegno, lavoro e risorse finanziarie dopo la costruzione. Il Consiglio comunale, il 2 luglio 1896, deliberò la cessione delle suppellettili del vecchio Teatro Comunale al nuovo. Nel 1899, in occasione delle celebrazioni del primo centenario dei moti del 1799, si programmarono ulteriori lavori per il completamento della facciata e la città rispose generosamente: «circola da parecchi giorni per la città una commissione di cittadini allo scopo di raccogliere firme per offerte volontarie da servire al completamento della facciata del nostro teatro Mercadante. Ci viene assicurato che con poco lavoro hanno già raccolto oltre settecento lire, sebbene della suddetta commissione faccia parte qualche persona cordialmente antipatica alla maggior parte dei cittadini. Questo vuol dire che le offerte sono fatte per il vero scopo di finire il teatro e non per pura convenienza. Certamente qualcuno, firmando, ripete fra sé il notissimo: "Non tibi sed Petro"» (dal periodico altamurano Le Forbici, diretto da Cherubino Giorgio, 12 marzo 1899).Vano è poi rievocare come il Teatro Mercadante sia stato vissuto per un secolo come il luogo della cultura (stagioni operistiche entusiasmanti sino ai primi anni del Novecento; avanguardie musicali e teatrali animate da circoli e movimenti degli anni ’70; rassegne teatrali d’eccellenza, festival e concorsi musicali internazionali dedicati a Mercadante promossi nella metà degli anni ’80 dalla prima amministrazione di sinistra con l’allora assessore alla cultura Onofrio Pepe) e della politica cittadina democratica (congressi di partito, manifestazioni politiche e sindacali). Egregio Presidente,non è questa la sede nemmeno per tentare di illustrare le vicende e le ragioni che hanno determinato la decadenza e la chiusura del Teatro sul finire degli anni ‘80 o quelle che ne hanno protratto la chiusura per diciassette anni, come pure le difficoltà e gli innumerevoli tentativi di rendere compatibili, attraverso un nuovo assetto proprietario e gestionale, gli interessi privati insistenti sul bene con le sempre più accentuate esigenze di pubblica fruizione e con la sempre più sensibile consapevolezza di un diritto della cittadinanza altamurana su quell’immobile (una parziale documentazione è disponibile, in una sezione dedicata, nel sito www.altamura2001.com). Si tratta di questioni oggetto di ampio dibattito e si possono ritenere elementi ormai acquisiti alla conoscenza ed alla coscienza dell’opinione pubblica. Soprattutto, sono ora irrilevanti, se non sul piano storico, nel momento in cui a buon punto sono i lavori di recupero del teatro realizzati sulla base di un progetto che la città non conosce, approvato dal Commissario prefettizio all’inizio del 2005. Un intervento di recupero reso possibile solo grazie al lodevole impegno assunto da un gruppo di imprese altamurane a cui, con un contratto sottoscritto il 21 ottobre 2003, il Consorzio Teatro Mercadante ha concesso l’uso e la gestione del Teatro per trenta anni.Tuttavia, questi, sono elementi che rendono con evidenza l’inadeguatezza che, in questi anni, ha caratterizzato i rapporti tra il Consorzio Teatro Mercadante e la Città, ma soprattutto l’inadeguatezza di una classe politica ed amministrativa che non è stata in grado di assicurare alcun ruolo alla comunità locale, né in questa fase del recupero del Teatro, né nella sua futura gestione. Inadeguatezza che ha impedito di impegnarsi seriamente nel raggiungimento di una qualsiasi dignitosa soluzione concertata. Inadeguatezza che non ha consentito di dare seguito pure alla richiesta di avviare le procedure per l’acquisizione al patrimonio pubblico del teatro che veniva, nel gennaio 2000, da oltre seimila altamurani. Inadeguatezza che impedisce all’amministrazione in carica di discutere pubblicamente, in consiglio comunale, come da quindici mesi hanno richiesto numerosi consiglieri, delle possibili forme e condizioni di un impegno diretto del Comune almeno nella gestione del Teatro, di un’intesa con le imprese che ora stanno recuperando il teatro e con altri enti pubblici come Provincia e Regione. Presidente,tutto questo per dirLe che questa sera lì, in Teatro, tra quel pubblico selezionato, la comunità altamurana non ci sarà. Resterà fuori per l’incapacità, l’insipienza, il disinteresse, la responsabilità dei vari pezzi del potere cittadino che, in buona parte, troverà seduti accanto. Mi è costato molto, emotivamente, ma ho deciso di non accettare l’invito che le imprese impegnate nel recupero mi hanno molto cortesemente indirizzato (generoso riconoscimento per l’impegno dedicato in questi anni al tema). Per pudore, perché sento – non per ragioni soggettive (ma oggettive, per essere semplice consigliere di questo comune) – di dover condividere quella responsabilità. Presidente,però – per me, per noi, per l’intera comunità altamurana, quella fuori dal Teatro oltre che dal Potere che conta – senta tutta la fierezza di quella storia, che sentiamo ancora viva e nostra, e ci aiuti, con la Regione, ad inventare un luogo giuridico e, prima ancora, fisico in cui sia possibile far incontrare (per superarle, senza annientarle) soggettività diverse (pubbliche, private, collettive) che si pongono come obiettivo quello di restituire il Teatro Mercadante alla sua storia, alla sua funzione, alla Città.Se può inoltre, se ritiene opportuno – per  me, per noi, per l’intera comunità altamurana – perplesso domandi a chi Le starà seduto accanto con la fascia o con il belletto del Potere: «Ma cosa è successo ad Altamura? Come mai, in 111 anni, dopo una storia che ha visto trasformare un ‘mondezzaio’ in teatro, questa Città si ritrova un presente che vede, come è stato per il Mercadante sino a poco tempo fa, numerosi luoghi della cultura, della storia, dell’arte, del paesaggio, avvilirsi tristemente a immondezzai?!».

Altamura, 23 settembre 2006

enzo colonna

Consigliere comunale per il Movimento Aria Fresca

Animatore del Comitato “Il Teatro di Tutti

enzo@altamura2001.com

 

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ALCUNE CONSIDERAZIONI A MARGINE DELLA SERATA DI IERIRitengo che ci si possa ritenere soddisfatti della (piccola, ma significativa e necessaria) mobilitazione organizzata, ieri sera, dal Movimento Aria Fresca in occasione della riapertura temporanea del teatro [per una cronaca puntuale della serata in (e fuori) teatro, v. lo Speciale di Notizie Online, cliccando qui].

 

Sinteticamente si è riusciti:1) a raccontare un po’ della storia, remota e recente, del teatro;2) a riaffermare l’interesse, attuale, della comunità altamurana al suo teatro;3) a ribadire la necessità che la comunità altamurana recuperi un ruolo protagonista nella definizione delle sorti del teatro [v. ad esempio interventi del dottor Sardone della sovrintendenza regionale (che ha ripreso e rilanciato, sostanzialmente, la proposta elaborata, faticosamente e con mille mediazioni, nel 2001-2002: in questo sito tutta la documentazione sul punto) e dello stesso sindaco (ha parlato, genericamente e come Sardone, di una fondazione)];4) a costringere istituzioni ad aprire una discussione su questi temi [v. impegno del sindaco, preso con Vendola, a dedicare una seduta prossima del consiglio comunale al tema, come da 15 mesi avevamo richiesto senza esiti sinora];5) infine, sembra che, dinanzi ai rilievi sull’esclusività della serata di ieri, le imprese impegnate nel recupero abbiano deciso di tener aperto il cantiere ai cittadini, sia oggi, ma anche, forse, domenica prossima (se ho notizie più precise ve le fornirò).

 

In termini politici (ma non solo), non si può che essere soddisfatti dall’essere riusciti a far breccia o comunque a creare interesse negli operatori dell’informazione [interviste, menzione dei nostri documenti] e, soprattutto, nel Presidente Vendola, che ha ripreso il senso ed i toni della Lettera aperta.

A tal proposito, vi invito a leggere, di seguito, la trascrizione integrale del suo intervento (fatta dal corrispondente AdnKronos Pasquale Dibenedetto, che ringrazio) ed a visionare il servizio di AntennaSud curato da Giuseppe Pace [clicca qui].

Come ci aveva detto all’ingresso del teatro ieri sera lo stesso Vendola, effettivamente la nostre “carte”¿ le ha lette (e condivise) veramente.Altamura, 24 settembre 2006 

enzo colonna

 

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TEATRO MERCADANTE RIAPERTO PER UNA SERA – 23 SETTEMBRE 2006TESTO DELL’INTERVENTO DI NICHI VENDOLA Grazie per questo invito, per l’opportunità che mi è stata data di entrare in questo luogo così suggestivo, così importante che una città come Altamura, una città dai sentimenti forti, con un’opinione pubblica ricca, sempre capace di esprimere passioni forti, merita di riavere per poterne di fruire il pregio e la bellezza. È angosciante immaginare le generazioni che perdono la possibilità di condividere la propria formazione spirituale e culturale in grandi contenitori di pregio. Noi, che abbiamo vissuto la tragedia del Petruzzelli, sappiamo che cosa significa quando una città perde un teatro: perde un pezzo della propria identità. Come se perdesse l’anima. Dobbiamo porci e forse interrogarci su quale sia la ragione per la quale nel passato si trasformavano immondezzai in teatri, come in questo caso, e a partire dagli anni ottanta, in qualche caso un po’ da prima, si sono trasformati i teatri in immondezzai.È un punto della nostra riflessione. Io credo, se posso lanciare un’ipotesi ricongiungendomi ad alcune delle cose interessantissime che sono state dette, che poiché teatri avevano una funzione fondamentale di costruzione di un elemento di identità nazionale, rappresentavano la capacità della borghesia di esprimere un’egemonia nella costruzione dello stato unitario, della sua cultura e della sua tradizione, a un certo punto la nostra smarrita società, non ha avuto più bisogno di contenitori, dei luoghi di una socialità alta, perché una socialità frammentata, parcellizzata in città che non sono più comunità, è veicolata da un blob della tv spazzatura che non riesce a ricostruire gli elementi appunto di un’identità alta, densa. (applausi)Credo che stiamo uscendo da quella notte buia. Ho questa impressione: tutte le comunità stanno tornando a riflettere sulla propria architettura, sulle tracce della propria storia, tutti hanno bisogno di sapere qual è il cammino che hanno percorso, di recuperare le pietre di questo cammino. Perché credo che abbiamo tutti la percezione di uno smarrimento dal quale vogliamo liberarci e per ritrovarci dobbiamo volgere lo sguardo al passato. Senza padronanza critica del nostro passato non siamo più neanche in grado di pensare al futuro. Un teatro è un trampolino di lancio contemporaneamente nel passato e nel futuro. Noi intendiamo fare la nostra parte. Lo vogliamo fare in generale sui beni culturali. Abbiamo, in questo anno e mezzo, aperto il portafoglio per spendere soldi per scavi archeologici che oggi ci stanno dando lustro in tutta Europa. Ieri era meraviglioso nella notte del Subappennino Dauno, vedere in una villa romana che rappresenta uno degli scavi più importanti del mondo, vedere gli archeologi, i ricercatori e un grande attore come Michele Placido rivivere in una mensa ricostruita una notte di qualche millennio fa, recitando i Saturnali. È stato un momento incantevole. Appartiene a uno degli eventi che stiamo producendo per cercare di puntare su arte, cultura, ricerca, la bellezza, la promozione della bellezza. Noi anche sui teatri dobbiamo fare la nostra parte. Lo sa l’architetto Sylos Labini con quanta tenacia abbiamo immaginato una cosa più difficile rispetto al Mercadante, che cosa dovesse essere la ricostruzione con un appalto per la ricostruzione di un importante e fondamentale teatro come il Petruzzelli. Qui potete procedere più speditamente.

Poi c’è un problema della gestione. Ho letto tutte le carte che sono state prodotte, la polemica, il dibattito che vi è in città sulla sorte del Teatro Mercadante. Io penso anche persino gli elementi polemici sono il segno di una vitalità e di un amore forte che tutta la città ha nei confronti di questo teatro, penso che è giusto fare mettere all’ordine del giorno, come mi pare sia stato fatto, mettere all’ordine del giorno del consiglio comunale la questione di quale debba essere il percorso affinché la comunità intera si riappropri di questo gioiello. La Regione farà la sua parte come è del tutto ovvio perché la gestione poi è un luogo che vede le imprese, pregevoli e straordinarie in questa generosità, necessariamente le vede fare un passo indietro perché poi entrano in campo altre professionalità che devono fare di un teatro come questo non un piccolo teatro di provincia ma un teatro collegato a un circuito importante che deve produrre cartelloni importanti. Insomma dobbiamo lavorare per quell’obiettivo che stava dentro a quella bellissima frase di Dostoevski, un progetto, solo la bellezza salverà il mondo. (applausi)

 

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Di seguito il testo del volantino diffuso dal Movimento Aria Fresca nei pressi del teatro. 

PER UNA SERA E PER POCHI:

LA CITTA’ DOV’E’? CHI LA RAPPRESENTA? 

Questa sera il Teatro Mercadante sarà provvisoriamente riaperto, con una serata musicale ad inviti organizzata da una associazione esclusiva. La serata si svolgerà nel cantiere, aperto da circa un anno, per il recupero ed ampliamento del nostro unico Teatro cittadino. I lavori di restauro sono stati resi possibili solo grazie al lodevole intervento di imprese altamurane, operanti nel settore edile, che si sono accollati i costi in cambio della gestione del teatro per trenta anni. Saranno presenti esponenti politici, amministratori pubblici, una platea selezionata di 150 invitati.

Fa uno strano effetto, però, considerare gli inviti per pochi, esclusivi privilegiati, e paragonarli ai lungimiranti e straordinari sforzi collettivi che nel 1895 portarono all’edificazione del Teatro. Il Mercadante fu infatti costruito a tempo di record (appena sei mesi) su un suolo comunale, che non figurava in catasto “essendo mondezzaio”¿, concesso dal consiglio comunale dell’epoca ad un Comitato cittadino che raccolse i contributi di centinaia di altamurani grazie ai quali fu possibile, con il lavoro a volte del tutto gratuito di professionisti, artigiani e maestranze locali, realizzare il teatro.

 

Tutto questo per sottolineare che questa sera lì, in Teatro, tra quel pubblico selezionato, la comunità altamurana non ci sarà. Resterà fuori per l’insipienza, l’incapacità, il disinteresse, la responsabilità dei tanti pezzi di quella nomenclatura del potere cittadino che, imbellettati, saranno seduti l’uno accanto all’altro. Gli stessi pezzi di potere, le stesse persone che negli ultimi 17 anni non sono state capaci di elaborare un piano di recupero del Teatro.

Una classe politica ed amministrativa cittadina inadeguata, che non è stata in grado di assicurare alcun ruolo alla comunità locale né in questa fase del recupero del Teatro, né nella sua futura gestione e valorizzazione. Inadeguatezza che ha impedito di impegnarsi seriamente nel raggiungimento di una qualsiasi dignitosa soluzione concertata. Inadeguatezza che non ha consentito di dare seguito neppure alla richiesta di avviare le procedure per l’acquisizione al patrimonio pubblico del teatro che veniva, nel gennaio 2000, da oltre 6000 cittadini altamurani. Inadeguatezza che impedisce all’amministrazione in carica di discutere pubblicamente, in consiglio comunale, come da quindici mesi hanno richiesto numerosi consiglieri, delle possibili forme e condizioni di un impegno diretto del Comune almeno nella gestione del Teatro, di un’intesa con le imprese impegnate nel recupero e con altri enti pubblici come Provincia e Regione.

 

I nostri antenati avevano espresso una speranza nella pergamena posta nella prima pietra del Teatro: «che i posteri avrebbero sacro rispetto e gelosa cura di questo monumento, il quale, con la sua muta ma significante eloquenza, varrà ad ispirare nell’animo loro gli alti ideali da cui esso ebbe origine: il culto dell’Arte e la Carità cittadina».

Domandiamoci ora cosa ci stia accadendo, come sia stato possibile che, in 111 anni, da una storia che ha visto trasformare un “mondezzaio”¿ in teatro, in tempio laico cittadino, si sia passati ad un presente che vede i luoghi della cultura, della storia, del paesaggio, degradarsi tristemente a immondezzai. Come è stato sino a poco tempo fa per il Teatro e come è tuttora per molti altri luoghi della città.

Altamura, 23 settembre 2006

 MOVIMENTO CITTADINO ARIA FRESCA