MURGIA AVVELENATA: CHE SUCCEDE? ABBIAMO SCHERZATO SINORA?!

 


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MURGIA AVVELENATA


Resoconto della Conferenza dei servizi del 1° agosto 2006


a cura di Legambiente Altamura


 


Nella mattinata di oggi, 1° agosto 2006, si è tenuta presso gli uffici del Commissario delegato per l’emergenza ambientale nella Regione Puglia (Nichi Vendola) una conferenza dei servizi sul caso “Murgia avvelenata”?. La conferenza, convocata alle ore 10.30 e protrattasi sino alle 13.30, è stata utile a fare il punto sulle procedure di caratterizzazione e bonifica dei siti inquinati dell’Alta Murgia (in territorio di Gravina e di Altamura). La conferenza è stata coordinata dal dott. Limongelli, dirigente del settore ambiente della Regione Puglia, ed ha visto la partecipazione di dirigenti e tecnici dell’ARPA, di ricercatori del CNR (Vurro, Mascolo, Blonda), dell’avvocato Di Lorenzo componente del consiglio direttivo dell’Ente Parco Nazionale dell’Alta Murgia, di rappresentanti dei Comuni di Gravina ed Altamura (per quest’ultimo ha partecipato il Responsabile dell’Ufficio Ambiente, dott. Massimiliano Milano), del Presidente di Legambiente Altamura Silvio Galtieri. Erano presenti anche i legali rappresentanti della famiglia Quintano-Lauriero, proprietaria dei terreni in agro di Altamura, i loro tecnici e consulenti (ingegnere Egidio Tamburrino,  l’agronomo Antonio Lauriero), ed i rappresentanti dei proprietari delle aree in agro di Gravina.


 


E’ stato finalmente presentato dai proprietari dei fondi ”“ con diversi mesi di ritardo rispetto al cronoprogramma definito dal decreto commissariale (Fitto) del 5 agosto 2004 ”“ lo studio di caratterizzazione relativo al sito in agro di Altamura (Contrada Cervone) ricadente, per buona parte, nel perimetro del Parco Nazionale dell’Alta Murgia. La fase della caratterizzazione (vale a dire studio ed analisi del grado e della tipologia di inquinamento, attraverso prelievo di campioni ed analisi), preliminare alla bonifica, si sarebbe dovuta concludere in sei mesi, a partire dal 1° settembre 2004, quindi entro il 28 febbraio 2005.


 


Dalla Relazione Tecnica presentata soltanto questa mattina, si rileva la considerevole presenza di metalli pesanti (in particolare cromo) e di idrocarburi (leggeri e pesanti). Quanto alla presenza di questi ultimi si è osservato che non sembra esserci un collegamento diretto con l’attività  di spargimento di compost o fanghi; idrocarburi sono, infatti, presenti anche nei campioni prelevati al di fuori dell’area oggetto di esame, i c.d. sondaggi bianchi [l’ipotesi avanzata (che lascia tuttavia non poche perplessità , ndr) riconduce la presenza di queste sostanze all’uso di trattori e mezzi pesanti in agricoltura].


 


Questi dati vanno ad aggiungersi a quelli relativi al sito ricadente nel territorio di Gravina (composto da due particelle) e nel perimetro del Parco Nazionale dell’Alta Murgia, presentati in sede di conferenza dei servizi del 28 novembre 2005. Anche in questo caso dallo studio di caratterizzazione svolto da Sviluppo Italia per conto del Commissario Delegato, emerse una diffusa presenza nei terreni di idrocarburi, di metalli pesanti (cromo totale, piombo, rame, zinco), di nitriti e di percloroetilene, rispettivamente nell’acqua prelevata nella vasca di raccolta presente nella località  Finocchio (Gravina) e nell’acqua sotterranea prelevata da pozzo per uso irriguo in località  Capitolo (Trani).


 


Conclusa, pertanto, la fase della caratterizzazione, è tempo di pensare alla bonifica ed al ripristino ambientale dei siti inquinati. In tal senso, nella conferenza dei servizi di questa mattina è stata presentata dal Commissario delegato una proposta di studio scientifico, attraverso il coinvolgimento dei partner del progetto “Banca Dati Tossicologica del suolo”?, vale a dire di studiosi del CNR-IRSA e dell’Università  di Bari (dipartimenti di Chimica Agraria ed Entomologia Agraria). Si tratta di un’indagine tecnico-scientifica che prevede diverse fasi.


Fase A: preceduta da una verifica preliminare circa la fattibilità  tecnica, prevede la mappatura dell’estensione dell’inquinamento attraverso l’elaborazione delle immagini MIVIS, raccolte da piattaforma aerea.


Fase B: riguarda l’analisi del rischio sanitario, tesa a valutare se esistono pericoli immediati per la salute pubblica.


Fase C1: prevede approfondimenti conoscitivi utili all’individuazione delle attività  della messa in sicurezza e della bonifica da realizzare. Allo scopo di accertare l’effettivo stato di contaminazione del suolo (distinguendolo dai rifiuti e dai fanghi soprastanti che devono essere rimossi) ed il rischio reale per l’ambiente e per la salute umana, si effettuerà :


          una valutazione quantitativa dei rifiuti totali sversati e della estensione territoriale (comprese le aree esterne a quelle sequestrate);


          una valutazione in laboratorio della frazione bio-disponibile dei metalli presenti nei rifiuti;


          il campionamento dei suoli delle aree più compromesse, attraverso la metodologia sistematica a griglia con maglia più fitta, con prelievi a diverse profondità  (0-10 cm, 10-20 cm, 20-30cm), al fine di ottenere informazioni sulla mobilità  degli inquinanti (metalli e idrocarburi) lungo il profilo verticale;


          l’analisi dei parametri di base dei suoli campionati;


          il Test di Barlett sui vari campioni di suolo, per avere informazioni riguardo il potere ossidante del suolo nei confronti del cromo da Cr III (non tossico) e Cr VI (molto pericoloso perché solubile e quindi biodisponibile);


          prove di coltivazione di grano su parcelle da allestire in un’area contaminata e successiva analisi chimica delle diverse parti delle piante di grano, allo scopo di valutare l’eventuale assorbimento e traslocazione dei metalli da parte delle piante; [si spera, a tal proposito, nell’utilizzo di una rete di protezione, per evitare trasmigrazione attraverso uccelli ed altri animali, ndr] lo studio sarà  condotto durante un intero anno biologico (settembre 2006 ”“ agosto 2007);


          la verifica bibliografica riguardo la rimozione dei metalli dal suolo mediante fitodepurazione ed individuazione di specie vegetali in grado di assimilare i metalli (in particolare il cromo);


          test di mobilità  degli idrocarburi sui vari campioni.


La Fase C2 prevede, inoltre, la simulazione delle tecniche di bonifica, con verifiche prima in laboratorio e poi in situ, attraverso l’impiego di reattori biologici (c.d. microcosmi) per la degradazione degli idrocarburi, stimolata mediante areazione ed eventuale aggiunta di ammendanti.


– Fase D: riguarda le verifiche per la valutazione della potenziale contaminazione della falda, indagando il sistema suolo-sottosuolo-falda con interventi a larga scala e a scala di dettaglio nei siti a più alto rischio. Dai dati ottenuti si potranno ottenere delle previsioni, a medio e lungo termine, di scenari e quindi indicazioni sull’evoluzione dello stato di contaminazione; dati di fondamentale importanza per la pianificazione degli interventi di bonifica.


– Fase E: attiene all’uso degli indicatori biologici (insetti invertebrati) per la valutazione indiretta del grado di contaminazione, attraverso parametri quali la complessità  biologica, il valore ecologico, la qualità  e il senso delle trasformazioni dinamiche delle comunità , gli effetti delle azioni di cura degli ecosistemi. Si ricorrerà , inoltre, all’utilizzo di lombrichi per la stima della frazione biodisponibile (quella frazione che può essere assimilata da un organismo vivente).


 


Lo studio appena descritto si concluderà  entro 13-14 mesi a partire dal settembre 2006; richiede, in base ad una verifica preliminare dei costi, una spesa pari a 400.000 euro e sarà  finanziato dal Commissario delegato mediante fondi POR (con la possibilità , una volta conclusi i procedimenti penali, di rivalersi, eventualmente, nei confronti dei responsabili dell’inquinamento).


 


I proprietari dei suoli interessati hanno accolto questa proposta, accettando, quindi, automaticamente anche i risultati degli studi e le indicazioni che da questi si ricaveranno circa le modalità  di bonifica dei siti. Nel corso dello studio, oltre ai proprietari, saranno coinvolti, attraverso propri referenti, anche i Comuni di Altamura e Gravina (i cui rappresentanti hanno sollecitato maggiore celerità  nell’indicazione degli interventi funzionali alla bonifica) e l’Ente Parco Nazionale dell’Alta Murgia. Anche Legambiente Altamura ha chiesto di essere coinvolta nei prossimi passaggi del procedimento, che ha preso il via in seguito alla denuncia presentata proprio dall’associazione ambientalista (insieme ai CAM e ad alcune associazioni di categoria).


 


La conferenza dei servizi ha sancito, infine, la permanenza del divieto assoluto di coltivazione sui terreni contaminati. Soltanto in seguito ad un eventuale dissequestro da parte della magistratura, sarà  possibile affidare ad una successiva conferenza dei servizi la valutazione circa la possibilità  di coltivare sulle frazioni dei fondi che risultino, sulla base degli studi di caratterizzazione e di quelli sopra descritti, privi di qualunque sostanza inquinante.


Altamura, 1° agosto 2006


 


LEGAMBIENTE ALTAMURA


 


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Dalla Gazzetta del Mezzogiorno del 6 agosto 2006


 


 


ALTAMURA / Arrivati i risultati delle analisi di caratterizzazione sui terreni inquinati sequestrati nel 2003


 


SULLA MURGIA L’OMBRA DEL CROMO


 


In contrada Cervoni è l’elemento predominante insieme agli idrocarburi. I metalli non superano i livelli di guardia. «Nessun rischio per le falde»


 


ALTAMURA. ”“ Cromo e idrocarburi. Sono arrivati i risultati delle analisi di caratterizzazione sui terreni inquinati sequestrati nel 2003 in contrada Cervoni, la nota vicenda della «Murgia avvelenata». Tra i metalli pesanti solo il cromo supera i livelli di guardia. Mentre la presenza di idrocarburi non si spiega. Ci saranno altri studi e poi la bonifica.


L’inquinamento, dunque, c’è ed è confermato. Il caso scoppiò nell’estate di tre anni fa e destò clamore per giorni e giorni. Gli addetti ai lavori fornivano risultati delle analisi in base alle quali c’era massiccia presenza di diversi metalli pesanti, non solo cromo. Poi la bolla mediatica ha lasciato posto alle conferenze di servizi ed alla caratterizzazione per l’indagine sugli analisi di inquinamento. Oggi parlano gli ultimi risultati, ottenuti sulla scorta dei campionamenti effettuati dalla famiglia Quintano, proprietaria dei terreni, sotto la sorveglianza dell’Arpa (agenzia regionale per la protezione dell’ambiente).


E dicono che tra i metalli pesanti il cromo supera i parametri consentiti, anche di tre volte. Sarebbe però basico, non rischia di finire in falda. Oltretutto il monitoraggio delle acque finora è stato nella norma. Presenti anche altri metalli pesanti ma non sono fuori-legge.


Diffusa invece la presenza di idrocarburi, riscontrata sia in campioni di terra inquinata che in campioni «bianchi», cioè non inquinati.


Gli idrocarburi non c’entrano con lo spandimento di compost che è all’origine del deterioramento ambientale. Occorre dunque approfondire per capire.


L’esito della caratterizzazione ad Altamura (cromo e idrocarburi) era conosciuto agli addetti ai lavori da tempo ma solo negli scorsi giorni è stato presentato in una conferenza di servizi presso il commissariamento per l’emergenza ambientale in Puglia, che coordina le attività . Si è deciso di confermare il divieto alla coltivazione del grano, come invece volevano i proprietari, anche perché non c’è stato ancora il dissequestro da parte della magistratura.


I terreni saranno invece oggetto di altri studi che saranno condotti a partire da settembre dalla Banca tossicologica del suolo, vale a dire esperti del Cnr Irsa e dell’Università  di Bari. Saranno effettuate diverse indagini sul suolo ed anche sperimentazioni di coltivazione di grano su alcune particelle per una valutazione chimica dell’eventuale assorbimento dei metalli pesanti nelle piante. Solo dopo si farà  la bonifica. Lo studio durerà  oltre un anno. Costerà  400.000 euro (fondi Por).


Le conclusioni della conferenza non sono piaciute al movimento cittadino Aria fresca che ha «l’impressione che non si abbia alcuna idea di bonifica o di messa in sicurezza dei siti» e rileva che «si fa concreto il rischio che una bonifica non avverrà  mai e soprattutto che tutto ritornerà  come prima, magari autorizzando pure la coltivazione ed il pascolo sui terreni».


Sulla caratterizzazione si esprime l’agronomo Antonio Lauriero, uno dei tecnici incaricati dai privati. «È vero che c’è stato un ritardo nel completare – dice – ma si è trattato di un lavoro complesso e articolato affrontato in maniera molto scrupolosa, superando anche l’iniziale diffidenza sulla serietà  delle indagini».


Onofrio Bruno