Puglia, stop all’energia eolica. Giunta rossa contro i sindaci.

DAL NOSTRO INVIATO
ALBERONA (Foggia) – Ci mancava poco che ogni mattina si inginocchiassero in adorazione di Eolo, dio del vento, e che costruissero un tempio in suo onore, per aver egli risolto tutti i problemi, o quasi, del borgo e del contado. Bilancio comunale risanato, tasse sugli immobili e sui rifiuti abolite, canone della bolletta Enel rimborsato e persino un contributo di mille euro per ogni figlio nato in paese ai genitori che decidessero di non emigrare. E invece eccoli qui, il sindaco di Alberona Arturo Petti e altri venti suoi colleghi del Subappennino dauno, di centrodestra e di centrosinistra, alle prese con la «moratoria» sull’energia eolica annunciata dal nuovo assessore regionale all’Ambiente e alle politiche energetiche, Michele Losappio, di Rifondazione comunista.
Moratoria, sì, proprio lo stesso termine usato per i missili e le armi nucleari, quasi che le pale eoliche che producono energia pulita in tutta Europa – e anche ad Alberona, dove sessanta eliche forniscono 36 megawatt di energia ogni anno – fossero un deterrente bellico. Quando hanno sentito parlare di moratoria i ventuno sindaci dauni si sono molto arrabbiati e hanno chiesto un incontro urgente con il presidente Nichi Vendola, perché, dice per tutti Arturo Petti, «o l’assessore non sa, o non capisce, oppure il suo deve considerarsi un comportamento molto strano». Non sanno spiegarsi, i ventuno sindaci, perché Losappio abbia scelto come bersaglio proprio l’eolico e non, per dire, le antenne dei telefonini sulle case o gli inceneritori, e proprio mentre in Puglia, e non solo, le energie alternative sono a dir poco trascurate, per la felicità  di chi vuole centrali a gas, carbone e petrolio.
Replica l’assessore, che la Puglia produrrebbe troppa energia eolica, 2.400 megawatt anziché i 1.300 previsti, e dice di essere affiancato anche dagli ambientalisti del Comitato per la difesa del paesaggio, Italia Nostra e una parte di Legambiente, preoccupati sia per l’impatto visivo delle pale, sia per la inevitabile moria di uccelli migratori che incapperebbero nelle eliche degli aerogeneratori.
Chi però rischia di finire triturato subito dalla «moratoria» sono i comuni interessati. Alberona, per esempio, con le nuove sessanta torri eoliche produrrebbe altri 120 megawatt di energia pulita e incasserebbe a titolo di sole royalties (versate dalle tre imprese energetiche con cui è stato firmato il contratto) 1.250.000 euro all’anno, quanto l’intero bilancio comunale. Una speranza un po’ più concreta per decidere di restare, in un paese bello e pittoresco, e anche «bandiera arancione» del Touring club (ottenuta quando le pale c’erano già ), ma povero, con una disoccupazione al 40 per cento e con una popolazione in continua diminuzione: i 1100 abitanti di oggi diventeranno 400 nel 2018. «Sono la povertà  e il degrado il ricatto che ci minaccia – dicono i sindaci -, non le royalties dell’energia eolica. Questa invece è per noi, “paesi del vento”, l’unica leva efficace contro un ritorno al passato che non vogliamo».
Sono gli stessi argomenti sollevati due anni fa, nei giorni del grande blackout , dal presidente della Repubblica, Carlo Azeglio Ciampi, che chiedeva come mai l’Olanda producesse un quarto dell’energia che consuma da fonti rinnovabili mentre da noi, in Puglia, a Minervino Murge, non decollasse un parco eolico che doveva essere il più grande d’Italia, 256 pale che avrebbero prodotto 300 megawatt di energia. La risposta a Ciampi, e al sindaco di Minervino, Michele Della Croce, è arrivata solo due mesi fa, dal precedente governo regionale, che ha dato parere favorevole, ma solo per 100 pale.
Va anche detto però che non mancano casi discutibili, che confermano i timori della corsa al finanziamento e alla royalty . Come quello di Troia, sempre in provincia di Foggia, che all’improvviso «scopre» l’eolico e parte in quarta per installare trecento pale un po’ dappertutto. Ma un caso controverso non può essere il termine di paragone. Specialmente quando si invocano gli accordi di Kyoto e ci si duole dei gas serra e delle guerre per il petrolio. E poi c’è l’energia di origine nucleare che l’Italia continua a importare. «In materia di fonti rinnovabili – continuano i sindaci – non ha senso dire “abbiamo già  dato”. L’assessore ha la sindrome di Oblomov». Ma di Oblomov, protagonista dell’omonimo romanzo, l’autore Ivan Goncharov scrive che «sul suo volto non v’era segno di un’idea ben definita, né di una qualunque forma di concentrazione mentale…». Il sindaco di Alberona sorride: «Perfetto, no?».