LA DISGRAZIA DELL’ONESTA’









Gazzetta del Mezzogiorno, 24 aprile 2003


LA DISGRAZIA DELL’ONESTA’

di GIUSEPPE DE TOMASO- 


Magistrati e giornalisti sicuramente hanno esagerato, in passato, nella «gogna mediatica», trasformando semplici indagati in sicuri colpevoli. Ma è diffusa l’impressione che la deterrenza di Mani Pulite non abbia sortito alcunché: il «partito» del malloppo è tutt’altro che in crisi, anzi sembra posseduto dal demone dell’impunità , forse ha moltiplicato il fatturato, perché, si sa, l’aumento del margine di rischio va adeguatamente salvaguardato.
Memori delle numerose assoluzioni e convertiti quasi tutti al principio del garantismo giuridico, i mass media non sparano più in copertina i titoli sugli arresti, più o meno eccellenti, per corruzione. Ma a sfogliare le pagine interne, si direbbe che le Tangentopoli siano come Saddam o Bin Laden: nessuno sa dire dove siano, ma loro, le Corruttopoli, riescono a mimetizzarsi come camaleonti. Fino a quando qualche procura non riesce a smascherarle.
Tutte le tangenti sono odiose, ma, nell’hit parade della vergogna, i soldi guadagnati illecitamente sulla pelle dei malati occupano certamente il primo posto.
Non sappiamo come finiranno le inchieste che negli ultimi tempi hanno toccato gli ospedali pugliesi, dalle mense alle apparecchiature mediche. Da garantisti, anzi da innocentisti fino a prova (definitiva) contraria, ci auguriamo che tutti gli imputati dimostrino la loro estraneità  ai fatti contestati. Ma che i disservizi, gli sprechi ed il malaffare non siano un’invenzione di qualche dipietrino locale, è sotto gli occhi di tutti.
E’ sconcertante, imperdonabile, che mentre le istituzioni (dallo Stato centrale alle Regioni) chiedono pesanti sacrifìci a cittadini e malati, dibattendosi tra il rincaro del ticket e l’introduzione dell’Irpef, un’allegra brigata di affaristi continua ad arricchirsi come se il rispetto della legge, il richiamo del Patto di Stabilità , la politica del rigore e del buon governo, siano un optional passato di moda o il trastullo di qualche amministratore ossessionato dai conti in ordine.
Quasi mezzo secolo fa, quand’era direttore del Mondo, il grande Mario Pannunzio scrisse un articolo dal contenuto (e titolo) profetico: «La disgrazia di essere onesti». Sottinteso: in una maggioranza di disonesti. E’ la sensazione che deve provare un povero malato, in corsia, leggendo degli scandali a getto continuo. Una sensazione che fa più male della stessa malattia. Deve provocare un moto di rabbia e ribellione prendere atto che il popolo degli ammalati costituisce per amministratori ed imprenditori disonesti ciò che una banca deve rappresentare per i malviventi: una tentazione permanente per la rapina. Perché di questo si tratta e a questo va detto basta.
Va riconosciuto alla Regione Puglia il merito di aver avviato con Fitto, Palese e Mazzaracchio una battaglia contro le spese inutili, non contro i servizi prioritari di assistenza. Dell’archiviazione ottica di dati, documenti, cartelle cliniche, si può fare a meno, ma delle siringhe e dei medicinali no. Invece il cosiddetto «sistema premiante di risulta» (l’appalto gonfiato che fa guadagnare tutti, dal più basso al più alto nella piramide ospedaliera), spesso ha beffato anche i migliori controllori, riuscendo ad imporre scelte e affari obiettivamente meno urgenti.
La «legge 28» del Duemila, più nota come legge Palese, copiata anche da altre Regioni, prevede in Puglia lo stop a quei beni e servizi non autorizzati dalla giunta regionale. I risultati sono arrivati: il trend di crescita della spesa sanitaria si è più che dimezzato, calando dal 12% al 5,6%. La Puglia (e anche la Basilicata) è ora in linea con i vincoli imposti dal Patto di Stabilità .
Ma, si sa, il diavolo si nasconde nei particolari. Quando la Regione Puglia ha chiesto ad alcune Asl (che lamentavano l’insufficienza di personale) di tirare fuori le piante organiche, ha dovuto attendere parecchio per la risposta: le assunzioni avevano già  superato il tetto delle piante organiche.
Conclusione. La magistratura vada avanti nel suo lavoro. Chi ruba nelle cure dei malati è doppiamente colpevole: per la giustizia degli uomini e per la giustizia di Dio.


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