ALTA MURGIA: QUESTA TERRA NON HA PACE. Contaminazioni, frodi, danni ambientali.

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Intervento pubblicato dal quotidiano Repubblica (Bari) del 13.01.06

ALTA MURGIA: QUESTA TERRA NON HA PACE! 

Questa terra non ha pace. Cosa (non) abbiamo fatto per meritarci tutto questo? Si sta rivelando una sorta di vaso di Pandora scoperchiato, da cui sta emergendo ogni genere di accidente o di malaffare. Dopo lo spargimento illegale di rifiuti e fanghi, gli sviluppi dell’inchiesta sul grano contaminato. Ora tocca alle condotte illegali di sfruttamento del territorio e di risorse pubbliche.

Nessuno si sorprenda, però: gli episodi accertati in questi giorni si consumano da anni e da anni sono denunciati da singoli e gruppi impegnati sul territorio. Abusi ed illegalità, di fatto favoriti dalla latitanza di istituzioni pubbliche e classi politiche prodighe di autorizzazioni, quanto parsimoniose nei controlli e nei dinieghi. Per lungo tempo, la Murgia ha dato l’impressione di essere stata abbandonata. Una terra di nessuno sottratta alle regole, territorio per vecchi e nuovi conquistatori senza storia e senza scrupoli, vuoto in un circolo di ambizioni ed interessi personali.

Questi ennesimi traumi sono i segni chiari della crisi di un sistema o blocco di potere; un grumo di interessi corporativi, protezioni burocratiche, complicità politiche. Sono anche, per non andare semplicemente rimossi, l’occasione per ripetere una riflessione sulla gravità dell’inerzia, dell’apatia, dello stare nel proprio “particulare" che diventa sempre più il “particolare di qualcuno, di pochi". Qualcuno vuole continuare a perpetuare questo “stato delle cose"? Davvero c’è ancora qualcuno disposto a pensare che questo “stato delle cose”¿ non sia in rapporto stretto con la nostra esistenza, la nostra salute, il nostro futuro? Guardiamoci attorno: viviamo in un territorio sempre più impoverito in termini di civiltà, cultura, risorse ambientali, socialità, quindi umanità.

Le tante difficoltà in cui ci si è imbattuti in questi anni e tutte le questioni che hanno visto consumarsi lacerazioni e conflittualità hanno una matrice comune: nascono da un deficit di analisi e di programmazione che sconta il nostro territorio a causa di una subcultura amministrativa che alberga da anni nelle istituzioni pubbliche. L’unica idea forte: campo libero alle incursioni ed alle iniziative dei privati, in pratica “ognuno faccia quello che vuole”¿! Una mesta (e, paradossalmente, onesta) ammissione della propria incapacità di amministrare e programmare ogni qualsivoglia progresso o crescita. Le conseguenze di questa filosofia, spiccia e concreta, si stanno vedendo e si rivelano devastanti.

Il problema è dunque politico e culturale, prim’ancora che giudiziario. Quale futuro immaginiamo per questa terra? La vogliamo continuare a considerare un “albergo ad ore" aperto a chiunque voglia continuare a fotterla con la scusa di lasciare sempre il compenso in denaro della sua prestazione incestuosa? Oppure coltiviamo sogni per un futuro migliore e collettivamente condiviso, una prospettiva che vada ben oltre il corto orizzonte degli egoismi personali?

Che fare? Questa è la stringente domanda, in cui ogni altra si risolve. Coltivare un quieto attendismo e vedere come il dramma si svolga e concluda? Oppure mobilitare le energie superstiti intorno ad una nuova (nei metodi e nei contenuti) stagione politica ed amministrativa ed erigerla ad estrema linea di generalità e stabilità? Rimettersi al gioco perdente delle parti, dei tatticismi ed opportunismi che ha visto aprire e chiudere, senza chiarezza e senza discontinuità, emergenze e scandali e piegarsi alla sorte “cinica e bara"? O innalzarvi di contro la volontà di nuovi disegni politici, di nuove stagioni amministrative?

C’è ora da domandarsi: ad una lunga fase caratterizzata da processi di accumulazione individuale della ricchezza e di impoverimento di risorse collettive, cosa segue? Quali sono i progetti di crescita collettiva previsti? Sotto questo profilo, il Parco Nazionale dell’Alta Murgia ha il pregio di essere l’unico progetto proposto, realisticamente perseguibile, in grado di tener conto, organicamente, di quel tanto di buono che ancora riservano il nostro territorio ed i tredici Comuni interessati: risorse ambientali e umane, produzioni agroalimentari tipiche, beni culturali. Non è più un’intuizione culturale di un’elite, ma una risposta obbligata e vitale per tutti. Non a caso, ne sono diventati consapevoli, pur con distinguo e riserve, anche coloro che per anni hanno avversato l’idea del parco. Non è dato sapere se una simile consapevolezza – considerando la riservatezza ed il silenzio che accompagnano i loro primi passi – l’abbiano acquisita il presidente e i membri del consiglio direttivo dell’Ente Parco di recente istituzione.

A monte, comunque, resta la chiave di tante traumatiche vicende, che sono apparse – a dire il vero solo ad occhi disattenti – un conflitto ideologico e politico, uno scontro tra ambientalisti e imprenditori, una guerra tra chi combatte per la salvaguardia della salute e della natura e chi invece persegue obiettivi economici. Magari utilizzando parole come «lavoro e sviluppo» come specchietto per le allodole. E invece no! Prima di tutto c’è un problema di regole. Regole che devono essere rispettate da tutti e che rappresentano una garanzia per tutti gli interessi coinvolti, un punto di equilibrio nella nostra convivenza e un punto di svolta per la nostra crescita.

ENZO COLONNA
consigliere comunale di Altamura
Movimento Cittadino Aria Fresca

 

 

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Dal New York Times, International, January 12, 2006 (da qui per il sito e la versione online)

The Bread Is Famously Good, but It Killed McDonald’s  

By IAN FISHER

 ALTAMURA, Italy, Jan. 10 – First, an inconvenient truth: This is not a new story. But somehow the tale of how the city with the best bread in Italy forced its McDonald’s out of business never really got told, and is spilling out now.

All the elements of a McDonald’s morality play remain relevant today: perceived corporate arrogance; traditional food triumphing over food product; a David in the form of a humble and graying baker against an expansionist American Goliath.

And, inevitably, it includes the French.

It was the leftist and Amero-skeptic French newspaper Libération that last week (clicca qui per leggere l’articolo del quotidiano francese) wrote the fullest account of what happened in Altamura, in southern Italy, where the road signs rightly welcome visitors to "The City of Bread."

"The long red mat was taken away secretly during the night," it reported, noting too that the "enormous M" over Piazza Zanardelli was "also packed up surreptitiously." The windows were covered "like a shroud on the victim of a culinary battlefield."

"Today," the newspaper said, "there are no longer Big Macs, Chicken McNuggets or industrial fries in Altamura.

"What Libération neglected to say, as have most of the other articles in an irresistible landslide of coverage in print and on the Web, is that the McDonald’s closed in December 2002. The paper spoke vaguely of events a "number" of months ago.

But no matter. The protagonists here in Altamura as well as many others are thrilled with the belated attention, and the distinction as the city whose food was so good that it closed down a McDonald’s without really trying.

"What took place was a small war between us and McDonald’s," said Onofrio Pepe, a retired journalist who founded an association here devoted to local delicacies. "Our bullets were focaccia. And sausage. And bread. It was a peaceful war, without any spilling of blood."

Mr. Pepe and several like-minded citizens of Altamura, a city of 65,000 residents, made up one wing of the army. They say they fought largely for pride and for their food, which includes a local mushroom called the cardoncello, focaccia, mozzarella and, most of all, a coarse-grain bread famous for millennia around Italy. The bread is protected as unique in European Union regulations, which note that Horace called it, in 37 B.C., "far the best bread to be had, so good that the wise traveler takes a supply of it for his onward journey."

When the McDonald’s first opened in early 2001, Mr. Pepe said, he was not opposed to it, and even welcomed the 25 or so jobs it created. "In the beginning," he said, "it seemed like modernization."Then the modern seemed to take over: McDonald’s erected the huge arches on a pole near the old town center, jarringly near the 13th century cathedral, beaming yellow neon 24 hours a day (and disturbing, Mr. Pepe said, little falcons that nested in nearby trees).

"It gave the sense of a city being occupied," he said. "It was considered a sort of challenge. Not a challenge to confront in anger but with a smile. They brought in their products, and we had ours."So his group held low-key protests to highlight local food, as another front on the war opened, very much unplanned.

A fourth-generation baker, Luca Digesu, now 35, opened Antica Casa Digesu, a small bakery right next to the McDonald’s. He said he had had no intention of challenging it, but had merely hoped to shake free some customers attracted to the spot by the novelty."I was afraid of McDonald’s," he said in his bakery on Tuesday. "I was afraid we would be completely glossed over. I was afraid no one would even notice us.

"For a while, McDonald’s drew in the customers of Altamura. "In the beginning," Mr. Digesu said, "McDonald’s was McDonald’s.

"But soon there was a migration of locals who preferred their own version of fast food: hunks of thick focaccia like the dozen that Mr. Digesu was tending in the oven as he spoke. Part of the reason seemed economic: Mr. Digesu said a big slice of focaccia cost the same as a single McDonald’s hamburger. It was also, clearly, preference.

McDonald’s began fighting back, offering school trips to visit the kitchens, free rentals of the restaurant for children’s birthday parties, coupons for children and a television for customers to watch soccer. Nothing seemed to work.

"They’d watch the game, and as soon as it was over go out and get focaccia," Mr. Pepe said.Finally, in December 2002, after less than two years in operation, the McDonald’s closed shop, according to the company, for lack of profitability. The huge space is now divided up into a jeans store and a bank. Mr. Digesu smiled broadly when asked how he felt that the Italian news media, which missed the story three years ago, are now hailing him as a modern-day David.

"I like it," he said. "McDonald’s is big. I am small. Right now it is 1-0."

The company sees it differently, of course. "In no way is this a defeat for McDonald’s," contended Mario Resca, president of McDonald’s in Italy, saying he hoped to double the number of McDonald’s here from the current 340. "If anything, I am proud that the local culture is appreciating its local cuisine because this means that McDonald’s has stimulated a healthy competition."

In the end, it seems there may simply be places in the world where McDonald’s is out of its depth on every front.

The landlord both for McDonald’s and Mr. Digesu happened to be Mr. Digesu’s brother-in-law. The brother-in-law gave Mr. Digesu a good deal on the rent. He did not do so for McDonald’s.

Then there is the local food – cheap and overwhelmingly good – and the people who have eaten it for centuries and consider it as much their tradition as their history. Odd as it might seem in a corporate boardroom, they put no value on a McDonald’s in Altamura.

"The majority couldn’t imagine McDonald’s becoming an integral part of their lives," said Patrick Girondi, 48, an entrepreneur from Chicago who has lived here for 15 years. "McDonald’s didn’t get beat by a baker. McDonald’s got beat by a culture."

Peter Kiefer contributed reportingfor this article.

 

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Dalla Gazzetta del Mezzogiorno (da qui per la versione online) del 12 gennaio 2006.

Operazione congiunta tra Carabinieri, Forestale e Finanza: frode di 10 milioni di euro all’Unione Europea

LA MURGIA SFREGIATA COSÌ

Pascoli trasformati in seminativi per avere i contributi: i 30 arresti

ALTAMURA. – Interi pezzi dell’ecosistema murgiano sbriciolati fino a diventare quasi deserto. Per trarne illegalmente profitto grazie agli incentivi previsti dai fondi comunitari. Si è abbattuta così sull’Alta Murgia l’operazione «Apocalisse» che ieri ha avuto il suo epilogo con trenta arresti di cui 15 tra Altamura, Ruvo e Gravina. L’inchiesta della Procura di Trani ha confermato quanto si temeva e si sapeva. Vale a dire che lo spietramento, quando è stato selvaggio ed incontrollato, ha portato ad una radicale modificazione dell’habitat murgiano fino a stravolgerne i profili e le caratteristiche paesaggistiche. Hanno interagito il Corpo forestale, i carabinieri e la Guardia di Finanza. In particolare i forestali hanno accertato le alterazioni del territorio, grazie a rilievi aerei e fotogrammetrici. Si è scoperto che la trasformazione dei fondi da pascolo a seminativo era finalizzata a percepire contributi della Comunità Europea. Secondo l’accusa si è configurata «una frode stimata in oltre 10 milioni di euro». Il punto principale dell’inchiesta è temporale: dal 1991 i terreni dell’Alta Murgia sono vincolati perché allora iniziò l’iter di trasformazione in area protetta. I terreni vincolati e non coltivati non avrebbero potuto essere quindi alterati. Invece enormi superfici di terreni murgiani non coltivati sono stati acquistati e spietrati per essere adibiti a seminativi su cui poi percepire i fondi. Secondo gli inquirenti circa un terzo del Parco, pari a 30 milioni di metri quadrati di superficie, sarebbe stato alterato e trasformato da pascolo in seminativi dopo la distruzione del complesso suola-roccia. Devastante l’impatto ambientale fino ad avviare i processi di desertificazione: i terreni trattengono meno l’acqua, sono più soggetti all’erosione ed hanno perso biodiversità. Gli inquirenti hanno diffuso la lista delle 30 persone arrestate. Ad Altamura sono 9: due ordinanze in carcere, Nicola Ventura, 74 anni (ha poi ottenuto i domiciliari per l’età) e Antonio Mercadante, 47, e sette ai domiciliari (Michele Ventura, Maria Cifarelli, Carlo Panettieri, Michele Panettieri, Francesco Ventura, Luigi Ventura e Laura Loreta Ventura, di età compresa fra i 68 e 24 anni). A Gravina sono 2, entrambi ai domiciliari: Paolo Lorusso e Giovanni Raguso, di 50 e 45 anni. A Ruvo le persone arrestate, con custodia in carcere, sono 4: Michele (due omonimi), Gaetano e Vincenzo Cucumazzo, fra i 44 ed i 32 anni. La difesa di alcuni degli indagati confida che alcuni aspetti della vicenda saranno chiariti. Una vicenda che scuote notevolmente la popolazione. «Gli ultimi sviluppi della vicenda del grano contaminato importato dall’estero e immesso nel ciclo alimentare e quello della truffa alla Ue sul selvaggio spietramento – commenta il consigliere regionale Michele Ventricelli – finalmente fanno giustizia e danno ragione a tutti coloro che si sono impegnati per salvare la Murgia con la battaglia del Parco Nazionale dell’Alta Murgia e per valorizzazione delle produzioni agro-alimentari del territorio». «Nessuno si sorprenda – sottolinea il consigliere comunale altamurano Enzo Colonna -. Gli episodi accertati in questi giorni si consumano da anni e da anni sono denunciati da singoli e gruppi impegnati sul territorio. Abusi ed illegalità, di fatto favoriti dalla latitanza di istituzioni pubbliche e classi politiche prodighe di autorizzazioni, quanto parsimoniose nei controlli e nei dinieghi».Onofrio Bruno

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Fonte: www.notizie-online.it

Alta Murgia: frodi a Ue e danni ambientali, 30 arresti

di Pasquale Dibenedetto (mercoledì 11 gennaio 2006)

Trenta arresti, 86 indagati, migliaia di ettari sequestrati nel Parco delll’Alta Murgia: sono alcuni dei risultati dell’operazione "Apocalisse", in corso da stamane, coordinata dalla  Procura di Trani, e condotta dalla Guardia di Finanza, dal Corpo Forestale e dai carabinieri.  

Le accuse vanno dalle frodi alla Unione Europea ai danni all’ambiente e alla indebita percezione di erogazioni a danno dello Stato italiano in materia di Pac (Politica agricola comunitaria), relative a seminativi, per un totale di 10 milioni di euro indebitamente percepiti. Nle novero ci sono anche gli spietramenti abusivi e le violazioni dei vincoli di tutela del paesaggio per un totale di oltre duemila ettari di territorio protetto nel Parco nazionale dell’Alta Murgia con gravissimi rischi idrogeologici.  Si tratta della piu’ vasta operazione mai condotta in Italia in materia di frodi alla Ue e danni all’ambiente. Sono circa 30 i milioni di metri cubi di terreno sequestrati nel Parco nazionale dell’Alta Murgia e Trani.

L’operazione e’ stata coordinata dal sostituto procuratore di Trani, Antonio Savasta, (lo stesso che ieri ha chiesto l’arresto dell’imprenditore coratino Francesco Casilo per la vicenda del grano contaminato). E’ scattata nel corso della notte e rappresenta l’atto finale di una lunga e complessa indagine che ha preso le mosse da un’intuizione del Comando stazione del Corpo Forestale dello Stato di Corato. E’ poi stata sviluppata, in base ai rispettivi aspetti di competenza, dalla stessa Forestale, dal Nucleo Antifrodi dei Carabinieri di Salerno, dal Comando Provinciale Guardia di Finanza di Bari, dal Gruppo Elicotteristi Gdf di Bari (Roan), nonche’ dal Comando Stazione del Corpo Forestale di Spinazzola. All’esecuzione dell’ordinanza di custodia cautelare emessa dal Gip Nardi hanno partecipato, oltre al Comando stazione forestale di Corato, il Coordinamento territoriale per l’Alta Murgia, diversi reparti regionali del Corpo forestale dello Stato, il Nucleo investigativo centrale di polizia ambientale del Cfs (Nicaf) di Roma, e il reparto elicotteri del Cfs. A questi si e’ affiancato il lavoro dei Carabinieri del Nucleo antifrode di Salerno, del Comando provinciale di Bari e del Nac di Roma e il Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Bari. I dettagli dell’operazione saranno esposti nel corso della conferenza stampa che avra’ luogo oggi presso l’ufficio del Procuratore capo di Trani, Nicola Barbera, in piazza Duomo alle 10.

 

Alta Murgia: frodi a Ue, manette a 4 fratelli famiglia Casillo

di Pasquale Dibenedetto

Ci sono anche Francesco Casillo, 39 anni, l’imprenditore di Corato arrestato ieri per la vicenda del grano contaminato all’ocratossina, e tre suoi fratelli Beniamino, Cardenia e Pasquale, tra le 30 persone destinatarie di altettante ordinanze di custodia cautelare in carcere, emesse oggi dalla Procura di Trani nell’ambito di una indagine condotta dal pubblico ministero Antonio Savasta (lo stesso dell’indagine sul grano) relativa a frodi ai danni dell’Unione Europea, indebita percezione di contributi in materia di Pac (Politica agricola comunitaria) e reati contro l’ambiente del Parco Nazionale del’Alta Murgia. Tra gli arrestati vi sono tre donne, alcuni pregiudicati e imprenditori agricoli, spesso componenti di un unico gruppo familiare. Si tratta di coloro che presentavano le domande di integrazione. Il primato spetta ad Altamura (9 arrestati, di cui 7 ai domiciliari) ma sono coinvolte anche persone redidenti a Gravina, Spinazzola, Minervino, Andria, Ruvo, Trani, Corato, Palazzo San Gervasio (Potenza), per truffe perpetrate dal 1997 al 2004. Per quelle precedenti e’ subentrata la prescrizione. I quattro componenti della famiglia Casillo sono accusati anche di associazione a delinquere finalizzata alle frodi comunitarie. Sono indagate 86 persone tra le quali anche un funzionario regionale, un ex funzionario dell’Irif, alcuni agronomi, il rappresentante legale di una azienda operante nella certificazione del biologico.